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In Siria, i bambini stanno morendo di bronchite: EMERGENZA RACCOLTA DI MATERIALI

6 Feb

baby 1RACCOLTA DI FARMACI URGENTI PER L’OSPEDALE ATAREB IN SIRIA (Tra Idleb e Aleppo) DOVE UNA PANDEMIA DI BRONCHITE MORTALE STA DECIMANDO I BAMBINI.

IL PUNTO DI RACCOLTA E’ :
MOSCHEA CASCINA GOBBA – Via Padova 366 – 20100 Milano
VI PREGHIAMO DI INDICARE SUL PACCO, OLTRE ALL’INDIRIZZO, ANCHE LA DICITURA : “Per Ospedale Atareb, Syria”.

La lista del MATERIALE E DEI FARMACI è la seguente:

MACCHINARI
Respiratore Hamilton
Pompe di infusione
Macchina emogas sangue arterioso con cassette (Arterial blood gas machine with cassettes)
Ion analizzatori
ATM secretions

FARMACI
Salbutamolo (o albuterolo)
Cortivet
Adrenalina
Serum salin (soluzione salina?)
Serum mix
Dexa
Antibiotici (per patologie respiratorie e bronchiali)
Small handle O2 generators
Macchine per aerosol (nebulizzatori)
Sachin devices.
Aghi cannule gialli per bambini

BABYLAC PRE MILK – LATTE PER BAMBINI NATI PREMATURI

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Dalla pagina di Mohammad Almaksour
Silent Death of Children
Atareb Hospital-
Last week three children died because of a disease called Inflammation bronchiolitis.
The manger of Atareb Hospital, Dr. Abdulrahman Obied has stated that 2000 patients have been infected with this deadly disease and all of the affected are children under one year. 20 dangerous cares were moved to Turkish Hospitals.

baby 2La morte silenziosa dei bambini nell’Ospedale Atareb in Siria (zona tra Idleb e Aleppo) L’articolo ci informa che c’è una grave crisi in atto che sta colpendo senza tregua i bambini più piccoli. La settimana scorsa, sono morti 3 a causa della Bronchite, e molti altri sono in condizioni precarie. Il Direttore dell’Ospedale Dr. Abdulrahman Obied ha dichiarato che 2000 dei suoi pazienti sono affetti da questa malattia e che tutti i bambini che ne soffrano hanno meno di un anno. 20 casi particolarmente gravi sono stati trasferiti in convogli disperati verso la Turchia nel tentativo di salvarli, siccome qui mancano molte cose.

 

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Basta con il silenzio – sostenete i rifugiati palestinesi in Yarmouk

27 Gen

Yarmouk refugee campSCRITTO DA Mariam Barghouti, tradotto da Mary Rizzo

Il caso dei rifugiati palestinesi è un argomento prioritario quando si parla della Palestina e della sua liberazione.

Tuttavia, sembra che quando i rifugiati palestinesi sono assediati e macellati in Siria ci sia un silenzio allucinante verso di loro. Il campo profughi di Yarmouk a Damasco è stato sotto assedio per quasi 550 giorni e lo è tutt’ora. Oltre 1.020 palestinesi sono morti nel campo per via della tortura nelle carceri del regime, a causa di esecuzioni e bombardamenti. Ogni morte atroce, e ogni gemito hanno come eco il silenzio. Di quelli che sono morti, oltre 200 sono morti come risultato diretto dell’assedio, e il numero dei morti non dà segno di fermarsi.

Mentre vi è un sentimento lamentoso riguardo ciò che sta accadendo ai profughi palestinesi in Siria; quando veniamo implorati di agire, i nostri difetti sono rivestiti sotto l’emblema della complessità e delle polemiche. Noi troviamo delle guistificazioni per questo assedio grottesco con proclami del tipo “Ma ricorda, il regime ha sostenuto la resistenza palestinese”, o che ci sono “troppi fattori in questo conflitto perché noi prendiamo una vera e propria posizione di parte.” Come il regime fece finta di estendere un braccio ai palestinesi mentre li macellava con l’altra impunemente. Ci sono stati “molti fattori” in tutte le situazioni di oppressione, ma siamo riusciti a prendere posizione contro di loro!

Confondere la situazione per potere giustificare l’oppressione fornisce al regime oppressivo ulteriori opportunità di continuare nei suoi crimini. Mentre tentiamo di razionalizzare le intenzioni di coloro che opprimono i residenti del campo, lo facciamo a scapito delle loro vite.

yarm 2Sembra che quando si parla del diritto di ritorno e dei profughi palestinesi, la maggior parte degli sforzi sono diretti verso un selezionato gruppo privilegiato. Forse è a causa della loro capacità di avere una piattaforma per esprimere le proprie opinioni e richieste. Allo stesso tempo, le voci dei profughi che soffrono dell’oppressione imposta ai campi in Libano o in Siria sono stati quasi silenziati. Questo dovrebbe indurci a riconsiderare il nostro punto di vista, come palestinesi. Per chi stiamo combattendo se mettiamo a tacere coloro dei cui nomi parliamo?

Quando i palestinesi in Siria hanno fatto appello alla comunità internazionale e proposto le loro richieste di porre fine all’assedio e la creazione di un percorso sicuro per uscire, si sono trovati di fronte a un silenzio, che continua ad estendersi oltre un anno e mezzo. Oltre al fallimento della comunità internazionale nel mostrare il sostegno, i palestinesi stessi hanno fallito nel fornire solidarietà per i fratelli che resistono alla crudeltà diffusa dal conflitto in corso.

Accanto al nostro silenzio verso la Siria e Yarmouk, nonostante la lotta e la forza contundente del conflitto, sia siriani che palestinesi all’interno del campo continuano a esprimere la loro solidarietà con le lotte in tutto il mondo e con la Palestina.

C’è una discrepanza tra lamentare una mostruosità ed esprimere sinceramente una solidarietà attiva attraverso il tentativo di mettere pressione sul governo e coloro che sono coinvolti nella distruzione di Yarmouk e altri campi in Siria.

Una volta acclamato come la capitale dei profughi palestinesi, Yarmouk ora è stato mezzo svuotato e assediato, mentre il numero dei suoi abitanti diminuisce di fronte alla morte. Prima del conflitto, Yarmouk aveva una popolazione di più di 1.000.000 persone, di cui 148.500 erano rifugiati palestinesi registrati presso le Nazioni Unite. Oggi, solo 18.000 rimangono nel campo alle prese con l’assedio e l’arduo compito di rimanere in vita.

Sono le nostre carenze, come parte della comunità internazionale, ma più in particolare come palestinesi di cui si parlerà quando questo asseidio macabro sarà finito. Non è il momento di sentirsi impotenti, piuttosto è il momento di prendere una posizione attiva contro l’ennesima ingiustizia commessa contro i palestinesi.

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Quelli nel campo hanno supplicato per un aiuto i palestinesi al di fuori e la comunità internazionale ad infinitum. Se continuiamo a prolungare il nostro silenzio, stiamo prendendo un ruolo attivo nel sostenere l’assedio; quindi anche noi siamo complici di questa ingiustizia.

E’ di vitale importanza esporre non solo l’assedio, ma i colpevoli responsabili per le mostruosità in corso. Il Fronte Palestinese per la Liberazione della Palestina – Comando Generale e altri hanno assistito il regime Assad, il carnefice primario dell’assedio del campo. Fino ad oggi, molti sforzi per rimuovere l’assedio sono stati ostruiti a causa della nostra incapacità di esprimere il nostro sostegno al popolo del campo e contestualmente la nostra inettitudine di divulgare chi siano i criminali responsabili.

Omettere tali fatti, e ignorare i colpevoli di questo scenario è agire sotto la bandiera della solidarietà attraverso la neutralità. In sostanza, si può rompere il nostro silenzio dell’assedio pur rimanendo complici nel convalidare l’oppressione tirannica sopportata dai palestinesi e dai siriani attraverso la nostra negazione dei perpetratori di questa ingiustizia calamitosa.

Nello stesso modo in cui memorizziamo risoluzioni delle Nazioni Unite per promuovere la causa palestinese, mentre parliamo dei resti delle case dalla Nakba, come ribadiamo storie tramandate dai nostri nonni sul loro esilio e le loro speranze di ritornare, come ululiamo la resistenza e gli sforzi per ricostruire villaggi palestinesi distrutti, dobbiamo chiederci: qual è il punto del lottare se molti di loro ritorneranno solo come fantasmi?

 

Sull’autrice:

Mariam Barghouti è una traduttrice palestinese e giornalista, e una studentessa all’università di Bir Zeit.

Originale: http://mondoweiss.net/2015/01/palestinian-refugees-yarmouk

SOS YARMOUK!!!!!!

26 Gen

yarmouk graphicSCRITTO DA MUSAAB BALCHI, tradotto da Fiore Sarti
YARMOUK CAMP, Siria – “Questo grafico fornisce informazioni sulla situazione a Yarmouk, il campo palestinese in Siria. Il grafico di per sé ha numeri e informazioni terrificanti per descrivere che cosa sta succedendo, è un disastro.
Vorrei sottolineare alcuni fatti che non possono essere incluse nel grafico.

Yarmouk è occupato dal fronte Alnusra, che è l’ala militare di Al Qaeda in Siria. Nel sud est di Yarmouk l’ISIS sta cercando di prendere il campo ad Alnusra. In realtà, hanno già preso una parte del territorio Yarmouk.

Nel frattempo, il regime siriano circonda Yarmouk per farlo tornare sotto al suo controllo, e non permette che alcun cibo entri nel campo. Ha lasciato entrare solo un numero limitato di scatole di aiuto, ma per più di un mese non è stato permesso altro. Il regime ha anche tagliato completamente la fornitura di acqua a Yarmouk e fa uso quotidiano di razzi lanciati sul campo.

Alnusra, che si trova all’interno di Yarmouk, aveva già ucciso 3 persone in pubblico con l’accusa di offese a dio. Inoltre, essi sono sospettati fortemente per l’uccisione di oltre 14 attivisti non violenti nel tempo passato.
Una settimana fa, ho parlato con il mio amico dentro Yarmouk. Ha detto che non si può nemmeno dare un’occhiata dalla finestra per paura che qualcuno lo uccida!

Aeham Ahmad il pianista è stato minacciato di taglio delle le dita se continua a fare i suoi spettacoli in pubblico.

La scorsa settimana, 2 persone, uno dei quali un bambino di solo alcuni mesi, sono morti a causa della fame.

Nello stesso periodo sono morti, un anno fa, 150 persone a causa della fame. Ora, la fame è quasi la stessa di quella volta. Inoltre, non ci sono acqua, forniture di medicina, ma solo razzi, scontri, ISIS, e Alqaeda.

Dobbiamo fare qualcosa prima che la fame mortale diventi un fatto concreto! Abbiamo bisogno del vostro aiuto! Io sono pronto a far parte di tutto ciò che si desidera fare a tale proposito. Pronti a lavorare insieme per fare qualcosa! Io non posso fare nulla da solo. Le Persone innocenti stanno chiedendo il nostro aiuto.

NOTA:
Yarmouk Camp è dove ho vissuto fino a giugno 2013, e il luogo da cui sono stato costretto a partire perché sono stato minacciato prima dell’assedio totale. Se non fosse stato per quelle minacce, sarei ancora all’interno del campo, insieme alle migliaia di persone che sono assediate ora.

Escalation di attacchi con barili bomba in Siria mentre cala l’attenzione del mondo

10 Nov
Danni collaterali?

Danni collaterali?

di Serene Assir per AFP – 01/11/2014. Traduzione di Claudia Avolio.

Nelle ultime settimane, mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla lotta contro i jihadisti, il regime siriano ha incrementato l’utilizzo di attacchi mortali coi barili bomba, uccidendo civili e seminando distruzione. In meno di due settimane gli aerei da guerra hanno sganciato almeno 401 barili bomba sulle aree controllate dai ribelli in otto province – a riferirlo è l’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo di monitoraggio.

L’attivista Yassin Abu Raed, dalla città di Anadan nel nord della provincia di Aleppo, ha visto la sua casa venire colpita tre volte dagli attacchi coi barili bomba. L’ultimo attacco l’ha distrutta completamente. “La morte ci circonda e a nessuno importa,” ha detto via Internet all’AFP. “I barili bomba uccidono chi amiamo di più, distruggono case, sogni e ricordi e ci lasciano senza alcuna speranza che le uccisioni possano un giorno fermarsi”.

“Tutto questo e nessuno ha mai sentito parlare di noi, a nessuno dispiace”.

L’Osservatorio – che documenta vittime ed attacchi contando su un’ampia rete di attivisti e medici sparsi nella Siria devastata dalla guerra – ha detto che dal 20 ottobre almeno 232 civili sono stati uccisi negli attacchi aerei del regime, inclusi quelli coi barili bomba. Il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha riferito che il numero di attacchi coi barili bomba è ora “molto più alto” rispetto a qualche settimana fa.

Il regime ha iniziato ad usare i barili bomba verso la fine del 2012, ma ha incrementato gli attacchi quest’anno con un’ondata di raid che solo a febbraio hanno ucciso centinaia di persone. I barili bomba sono di solito formati da grandi fusti di petrolio, bombole di gas o serbatoi d’acqua riempiti di materiale altamente esplosivo e rottami metallici.

I raid contro il campo per rifugiati

Mercoledì 29 ottobre degli elicotteri hanno sganciato quattro barili bomba su un campo di sfollati nella provincia nordoccidentale di Idlib, uccidendo almeno 10 persone e ferendone a decine secondo quanto riferito dall’Osservatorio. Gli attivisti hanno postato riprese video terribili su YouTube che mostrano corpi smembrati e i lamenti delle persone mentre cercano di salvare i sopravvissuti. Gli Stati Uniti hanno denunciato l’attacco come “barbarico”.

Ismail al-Hassan, infermiere volontario in un ospedale da campo nella provincia di Idlib, ha detto via Internet all’AFP che gli operatori sanitari affrontano immense difficoltà nel curare i feriti dopo l’esplosione di un barile bomba. “La maggior parte delle vittime degli attacchi coi barili bomba sono donne e bambini,” ha detto Hassan, aggiungendo che lo staff medico soffre una grave penuria di attrezzature, rendendo difficile curare in modo adeguato i feriti.

Hassan ha anche fatto notare che lui ed i suoi colleghi soffrono di profonde cicatrici psicologiche nel curare le vittime: “Una volta abbiamo dovuto decidere di lasciar morire un bambino: aveva troppe ferite nel corpo, non potevamo salvarlo”. Come molti siriani nelle zone controllate dai ribelli, Hassan prova del risentimento per il fallimento dell’Occidente nell’aiutare a far cadere il regime del presidente Bashar al-Assad.

“Tutti in Siria hanno capito che abbiamo solo Dio dalla nostra parte,” ha detto.

L’attenzione deviata del mondo

A febbraio il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria di porre fine agli attacchi contro i civili, con un riferimento specifico all’uso di barili bomba. Il governo nega di usare i barili bomba e dice di prendere di mira solo “terroristi”. Human Rights Watch, con sede a New York, ha espresso ripetuti richiami al regime di Damasco per il suo uso “illegale” di barili bomba, affermando che il tipo di arma colpisce in modo particolarmente indiscriminato.

La ricercatrice di HRW, Lama Fakih, ha detto che non c’è stato alcuno sforzo globale per ritenere il governo di Assad responsabile. “Mentre è in atto uno sforzo internazionale per porre fine agli abusi di Daesh (gruppo jihadista), non c’è alcuno sforzo congiunto per fermare gli abusi del governo siriano, compresi gli attacchi contro la popolazione civile,” ha detto.

Gli Stati Uniti ed i loro alleati perlopiù nel Golfo hanno avviato lo scorso mese degli attacchi aerei contro postazioni jihadiste in Siria, ma non si è discusso di estendere gli attacchi contro il regime di Assad. “Sfortunatamente, l’attenzione internazionale è stata deviata dall’avanzata di Daesh in Iraq e Siria,” ha detto Fakih all’AFP. Il direttore dell’Osservatorio Abdel Rahman si è trovato d’accordo con lei.

“Il numero degli attacchi aerei per mano del regime compresi quelli coi barili bomba è pazzesco, e negli ultimi giorni si è verificata una escalation,” ha detto. Ha accusato Damasco di “trarre vantaggio” dal fatto che il mondo è ora concentrato su Daesh per inasprire i suoi attacchi contro le aree dei ribelli. L’opposizione siriana afferma che le critiche internazionali al regime non sono abbastanza. “Gli Stati Uniti criticano il regime, ma non fanno nulla,” ha detto Samir Nashar, membro dell’opposizione nella Coalizione Nazionale, “Intanto, il regime sta avanzando militarmente”.

English article: http://news.yahoo.com/syria-escalates-barrel-bomb-attacks-world-attention-shifts-025623788.html

Assad espelle gruppi di Aiuti Umanitari mentre la Siria muore di fame

30 Mag
Assediere ed Affamare, la strategia del regime.

Assediare ed Affamare, la strategia del regime.

SCRITTO DA EMMA BEALS, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Dato che la situazione umanitaria all’interno della Siria si fa sempre più disperata, una ONG di primo piano rivela che il governo lo ha vietato di distribuire cibo e acqua alle zone controllate dai ribelli, come rappresaglia.

La situazione degli aiuti in Siria, terribile fin dall’inizio della guerra civile, ha raggiunto un nuovo, disperato apice a maggio, con le forze governative che affamano gli abitanti di Homs per forzare un cessate il fuoco; l’ONG Mercy Corps ha rivelato nell’ultima settimana che il regime di Assad aveva cacciato gli operatori da Damasco come rappresaglia, per il lavoro del gruppo in aree controllate dai ribelli. Le Nazioni Unite hanno anche ammesso pubblicamente di essere state minacciate di espulsione imminente dalla capitale, se si cercava di portare aiuti nel resto del paese devastato dalla guerra.

Cassandra Nelson, un direttore di Mercy Corps, ha detto al Daily Beast che il gruppo ha lasciato la capitale del paese “a seguito di una richiesta da parte delle autorità governative siriane a cessare la fornitura di assistenza umanitaria di là delle frontiere nelle zone non controllate dal governo, all’interno della Siria. Le autorità governative siriane hanno informato che Mercy Corps non poteva più operare da Damasco se non cessasse questo tipo di operazioni.”

L’ONG ha scelto di lasciare Damasco, piuttosto che abbandonare il suo programma ad Aleppo, dove sostiene di voler consegnare a 1,7 milioni di siriani “farina per panifici per assicurarsi che le famiglie abbiano accesso al pane quotidiano”, ha detto Nelson, così come “coperte, vestiti, kit di sopravvivenza per l’inverno, articoli per l’igiene, acqua e forniture igienico-sanitarie”.

Annunciando la sua espulsione, Mercy Corps è la prima ONG internazionale a rompere il silenzio sulla dimensione e la portata delle operazioni nel nord della Siria.

La maggior parte dei gruppi di aiuto restano in silenzio per paura di compromettere la loro capacità di operare in zone controllate dal governo come Damasco. Nel corso del conflitto, ormai al suo quarto anno, le ONG hanno operato nel nord del paese sotto un velo di segretezza, camminando sul confine a basso profilo senza entrare in questioni politiche ed operative, per assicurarsi la possibilità di fornire aiuto ad alcuni dei 9 milioni di persone in disperato bisogno all’interno della Siria.

Almeno 30 ONG internazionali stanno operando nel nord della Siria in questo modo, secondo Dominic Bowen, coordinatore del Forum delle ONG a Gaziantep.

Quel silenzio intorno alle operazioni nel nord ha permesso la valutazione e il monitoraggio dei bisogni umanitari, nonché il coordinamento e la raccolta di fondi vitali, difficile per le ONG che operano nella zona. Il Forum delle ONG è stato istituito in parte per colmare le lacune nella risposta umanitaria, normalmente attuata dalle Nazioni Unite.

Le Nazioni Unite si sono viste le mani legate nel fornire aiuti umanitari all’interno della Siria. Giovedì, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà per discutere la mancanza di progressi sulla risoluzione 2139, che cerca di consentire l’accesso umanitario a tutte le persone bisognose nel conflitto di Siria. La risoluzione, approvata nel mese di febbraio, ha chiesto a tutte le parti belligeranti di consentire ai gruppi umanitari di amministrare gli aiuti attraverso linee del fronte e i confini. Ma il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon, ha recentemente pubblicato un rapporto che ha dipinto un quadro di non conformità. “Le parti in conflitto, in particolare il governo della Siria, continuano a negare l’accesso all’assistenza umanitaria in maniera del tutto arbitraria e ingiustificabile”, ha detto, invitando il Consiglio di Sicurezza ad “agire per affrontare queste flagranti violazioni dei principi fondamentali della diritto internazionale”.

Il portavoce della missione del Regno Unito alle Nazioni Unite ha detto al Daily Beast che le violazioni sono “inaccettabili” aggiungendo, “che è diventato chiaro che avremo bisogno di intraprendere ulteriori azioni in risposta alla mancanza di conformità dalla Siria”. Due fonti di UNSC stati membri hanno confermato che ulteriori azioni da parte del consiglio sono imminenti.

Ma questa audace retorica sembra improbabile che si traduca in azione immediata. Un portavoce dell’Onu ha detto che l’attività di aiuto è stata “più difficile che in qualsiasi altro conflitto” e che “i bisogni sono molto, molto più grandi di quanto siamo in grado di fare.”

In un rapporto delle Nazioni Unite in materia di aiuti transfrontalieri, ottenuto dal Daily Beast, la strategia principale delle Nazioni Unite sembra essere la continuazione dello status quo. Il rapporto, scritto nel mese di aprile, esamina le possibili opzioni per il lavoro di fornitura di aiuti transfrontalieri, ma, in mancanza di approvazione del governo per l’utilizzo dei valichi di frontiera nel nord, sembra possibile consentire alle ONG che attualmente lavorano nella zona a continuare il loro lavoro con la facilitazione supplementare dalle Nazioni Unite, ove possibile, ad esempio in attività di lobbying per l’accesso al confine, attraverso una supplementare diplomazia.

Il rapporto rivela anche la mancanza di equivalenza tra problemi di accesso nelle zone controllate dal governo del paese e nelle aree controllate dai ribelli, affermando che molti dei gruppi ribelli più grandi nel territorio Aleppo e di Idlib, hanno un track record di cooperazione con gli sforzi per gli aiuti umanitari.

Ad alcune piccole spedizioni di aiuti è stato recentemente permesso di entrare in Siria. Un portavoce dell’Onu ha detto che 73 missioni cross-line sono state intraprese durante il conflitto, tra cui uno la settimana scorsa dal CICR, che opera esclusivamente in zone controllate dal governo del paese. Il CICR è anche riuscito a fornire aiuti nelle zone controllate dall’ISIS, nel nord-est del paese, in una missione approvata dal governo siriano in coordinamento con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana. Da parte dei gruppi sono state suggerite le aree di Manbij e Al-bab, che non avevano ricevuto aiuti per nove mesi, un reclamo contestato da un membro di una ONG che opera nel nord che stainvece trasportando su queste città, che non ha voluto essere citato di nome.

L’aiuto è stato fortemente politicizzato all’interno del conflitto. La campagna governativa, ‘Assediare e affamare’, in zone come la città vecchia di Homs e nei campi del Ghouta e di Yarmouk, ha punito collettivamente aree controllate dai ribelli per la loro fedeltà alla opposizione. Nel campo di Yarmouk, decine di residenti sono morti e, nonostante la risoluzione dell’ONU, l’UNRWA è stata in grado di fornire aiuti alimentari al campo assediato su base regolare. Il portavoce Christopher Gunness ha detto che l’Onu resta profondamente preoccupato per la situazione umanitaria disperata dei circa 18.000 civili intrappolati a Yarmouk, senza fine in vista del conflitto sanguinoso in Siria.

 

ORIGINALE http://www.thedailybeast.com/articles/2014/05/29/assad-expels-aid-groups-as-syria-starves.html

Piccola guida per i “simpatizzanti di Assad” che si auto-definiscono “pro-palestinesi”

7 Mag

SCRITTO DA NICOLE MAGNOONA GERVITZ, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

– Settembre Nero 1970: Hafez al Assad inviò carri armati in Giordania per sostenere i palestinesi contro l’Hascemita re Hussein. L’OLP vinse il sostegno popolare tra le masse arabe dopo che i regimi furono completamente screditati nel 1967 per mano di Israele. Re Hussein ordinò al suo esercito di attaccare le forze dell’OLP in Giordania a causa della sua politica dichiarata di volerlo rovesciare. Assad si rifiutò di inviare un forte sostegno militare siriano perché temeva un’altra guerra con Israele. Rifiutò di fornire copertura aerea ai carri armati siriani e furono costretti a ritirarsi in seguito al bombardamento da parte dei giordani.

Questo lasciò i palestinesi isolati, abbandonati, e diverse migliaia di loro furono massacrati dall’esercito di Hussein. Solo poche settimane dopo quel Settembre Nero, Hafez al Assad portò a termine il suo colpo di stato militare a Damasco.

 

– 1973: la Siria tentò di riprendere il controllo delle alture del Golan e fu un altro fallimento. Hafez al Assad si trovò a diventare la guardia di sicurezza di Israele per il confine settentrionale. Il colonnello Rafik Halawi, comandante druso della brigata di fanteria che fu distrutto dagli israeliani nel Golan, fu giustiziato sotto gli ordini di Hafez prima della guerra da un funzionario vicino. Il regime siriano sostenne che fu ucciso nella battaglia con Israele, e a chiunque fosse catturato fu imposto di non dire niente, minacciato con torture e prigionia.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

– 1976: Hafez al Assad sostenne i falangisti libanesi fascisti cristiani contro l’alleanza comunista libanese  – OLP, che si era formata in opposizione sia ai falangisti che alla tirannia baathista. L’invasione militare siriana del Libano nel 1976 fu approvata dagli USA. Tuttavia, l’alleanza libanese comunista – OLP spazzò via le forze di occupazione siriane nel giugno dello stesso anno. Due mesi dopo Hafez al Assad spezzò quella resistenza. I falangisti, sostenuti da Hafez al Assad, commisero un massacro di palestinesi nel campo profughi di Tal al Zaatar.

Con la benedizione della Lega Araba il governo siriano decise di allearsi con Israele per impedire la sconfitta dei falangisti. I campi palestinesi di Karantina e Tel al Zaatar furono assediati dall’esercito siriano, e 2.000 palestinesi furono uccisi.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

Una lettera aperta dalla resistenza palestinese fu diffusa quell’estate all’interno dei campi;

“Vengono utilizzate armi siriane – la maggior parte, purtroppo – contro il nostro accampamento, mentre i governanti di Damasco continuano a ripetere che sono qui in Libano per difenderci. Questa è una menzogna assassina, una bugia che ci fa soffrire più di qualunque cosa … Ma noi desideriamo informare che ci batteremo in difesa di questo campo con le nostre mani nude, anche se tutte le nostre munizioni e tutte le nostre armi saranno esaurite, e che stringeremo la cinghia in modo da non lasciarci uccidere dalla fame. Abbiamo deciso di non arrendersi e non ci arrenderemo … “

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni '80.

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni ’80.

– 1980: Nell’ambito della sua repressione feroce contro i dissidenti di sinistra, nel 1980 il regime di Hafez al Assad arrestò centinaia di attivisti sia del Partito d’Azione Comunista che del Partito comunista siriano, nel tentativo di soffocare le ultime voci di dissenso dopo che aveva schiacciato la Fratellanza Musulmana. Restarono i comunisti siriani a lavorare con un gruppo di dissidenti palestinesi, quello fu chiamato “Comitato Popolare Palestinese del campo profughi di Yarmouk”, nel governatorato di Damasco. Fu fondato nel 1983, ma fu costretto a sciogliersi due anni più tardi a causa della campagna di arresti di Hafez al Assad. 200 membri del Partito d’azione comunista furono arrestati dalle forze di sicurezza siriane nel 1986.

– L’OLP cominciò a incrinarsi nel 1983. Il colonnello Saed Abu Musa era rivale di Arafat e guidò una ribellione contro al Fatah nella valle del Bekaa. Abu Musa era stato un soldato professionista nell’esercito giordano prima di entrare nell’OLP.

Il regime siriano lo sostenne, fornendogli armi. Abu Musa e i suoi seguaci cacciarono gli uomini di Arafat da Tripoli, quell’estate. Quando un giornalista del Newsweek chiese a Yasser Arafat un commento riguardo l’ammutinamento, egli rispose: “Non mi chiedere di burattini e cavalli di Troia … Assad vuole la mia pelle. Vuole la resa palestinese, e non voglio dargliela.”

La maggior parte dei rifugiati palestinesi scelsero Arafat contro il fantoccio siriano, ma come conseguenza, Hafez cacciò via gli uomini di Arafat da Tripoli, e la resistenza palestinese fu depotenziata.

– Nella “guerra dei campi”, tra il 1985 e il 1988, Hafez al Assad reclutò il movimento sciita libanese Amal. In quel momento era in conflitto con Hezbollah, ed aprì il fuoco contro i palestinesi e Hezbollah contemporaneamente.

Libano: Tripoli è una città a maggioranza sunnita, con una minoranza alawita che ha fornito sostegno finanziario al governo siriano. Gli alawiti siriani furono posti nel Parlamento libanese interamente per lle pressioni di Damasco. Le leggi sulla naturalizzazione del Libano vennero completamente sovvertite.

I rifugiati palestinesi provenienti dalla Nakba del 1948, e durante il suo sequel nel 1967, che hanno vissuto nei campi profughi, non possono ottenere la cittadinanza libanese, ma agli alawiti siriani è garantito in qualsiasi momento.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

– 2000: Mentre Bashar al Assad elogiava la seconda Intifada, centinaia di palestinesi languivano nelle sue carceri. Attieyeh Dhiab Attieyeh, un palestinese di 30 anni, morì nel carcere di Tadmur all’inizio del 2000, a causa di negligenza medica. Era già molto malato quando fu trasferito a Tadmur nel 1996. Attieyeh era un membro di Fatah, la fazione guidata da Yasser Arafat, e fu arrestato nel 1989 nel sud del Libano prima di essere inviato in Siria.

– 2008: C’è una somiglianza tra il massacro di Hama del 1982 e Piombo fuso.

In entrambi i massacri, i minareti delle moschee sono stati distrutti dalle forze di occupazione, che hanno sostenuto che i minareti venivano utilizzati dai cecchini islamici. Non ci sono prove di ciò in entrambi i casi, ma c’è la prova del disgusto per l’Islam ortodosso espresso da entrambi i regimi.

– Maggio 2011: Rompendo l’assedio (del regime siriano) su Deraa, a pochi palestinesi dal campo di Yarmouk  è stato possibile consegnare alcune forniture mediche di cui si aveva disperatamente bisogno.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

– Nakba Day 2011: Centinaia di palestinesi provenienti dai campi profughi nei dintorni di Damasco furono inviati nella zona demilitarizzata che separa la Siria dalle alture del Golan. La sicurezza dei civili palestinesi non era la priorità. La recinzione fu violata e le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco, e una dozzina di palestinesi furono uccisi. Ci fu un secondo spargimento di sangue a giugno, nel Naksa Day, l’anniversario dello scoppio della guerra del giugno 1967. Un’altra decina di palestinesi furono uccisi. Questi fatti erano senza precedenti,  perché mai prima di allora il governo siriano aveva spinto centinaia di palestinesi sul Golan, in entrambi gli anniversari. Perché nel 2011? Per distogliere l’attenzione dal massacro in corso nelle strade siriane. Uno dei principali rami dell’intelligence siriana si occupa solo di questioni relative alla Palestina. E’ impossibile che l governo siriano non sapesse che una violazione della recinzione del Golan sarebbe costata tante vite palestinesi.

– Autunno 2011: Ghiyath Matar, un giovane di origini palestinesi che viveva nei sobborghi di Daraya di Damasco, utilizzò la strategia di distribuire rose e acqua alle forze di sicurezza alawite inviate dal regime per sparare sui manifestanti.

images (6)Ai primi di settembre del 2011 era morto. Il suo cadavere mutilato fu consegnato alla famiglia quattro giorni dopo il suo arresto. Diversi inviati americani hanno partecipato al suo funerale. Il portavoce del regime di Assad sostenne che una banda armata fu responsabile della tortura e della morte di Ghiyath, e questa è una mezza verità perché, dopo tutto, quella banda armata era inviata dal governo.

– Come risultato della campagna di repressione genocida di Bashar al Assad, Yarmouk è diventata la casa per un milione di profughi siriani sfollati entro la fine del 2011. Quando l’Esercito siriano libero guadagnò terreno nella periferia meridionale di Damasco, l’esercito siriano cominciò a colpire il campo mentre, allo stesso tempo, armava il pro-regime PFLP-GC. Mortai sono stati sparati sul campo da parte delle forze di Assad prima ancora che l’FSA vi mettesse piede.

– Estate 2012: paramilitari alawiti che vivevano a Nisreen, vicino a Yarmouk, aprirono il fuoco su una massiccia manifestazione anti-governativa, uccidendo dieci palestinesi, tra cui un bambino.

– Autunno 2012: L’FSA istituì una linea di alimentazione attraverso Yarmouk, a cui seguì una massiccia punizione collettiva per mano del regime: le forze governative siriane e le milizie alawite circondarono Yarmouk, e nell’ottobre del 2012 gli ingressi al campo furono aperti solo per due o tre giorni alla settimana. I civili portavano il peso della violenza; la fame, la malattia, e i bombardamenti indiscriminati. 

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei "pro-palestinesi" osservavo un totale silenzio.

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei “pro-palestinesi” osservavo un totale silenzio.

– Dicembre 2012: aerei militari del regime siriano bombardano una moschea a Yarmouk, che ospitava rifugiati siriani sfollati. Decine furono uccisi. Il pretesto per una tale atrocità era che l’FSA aveva nascosto alcune armi nel seminterrato della moschea.

– 2013: Khaled Bakrawi. un giovane siro-palestinese organizzatore di comunità e membro fondatore della Fondazione Jafra per il soccorso e lo sviluppo della gioventù, fu arrestato dalle forze di sicurezza statali alawite, nel gennaio del 2013, per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto a Yarmouk. A settembre i palestinesi di Yarmouk seppero che Khaled fu ucciso sotto tortura in un centro di detenzione a Damasco.

Khaled Bakrawi prese parte alla marcia di giugno nel Golan. Vedendo il leader del FPLP-CG, Ahmad Jibril, condurre il popolo nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, e sapendo cosa stava per accadere, cercò di dissuadere i suoi compagni palestinesi dal seguire gli ordini di Ahmad Jibril, ma inutilmente. Khaled fu costretto a guardare come le forze di sicurezza di Stato alawiti si rilassavano bevendo tè, mentre i soldati di occupazione israeliani scaricavano proiettili verso i suoi fratelli. Khaled prese due proiettili nella gamba.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Il giovane che fu definito eroe per i proiettili sionisti, sarebbe poi svanito nell’oblio dopo il suo assassinio per mano delle forze di sicurezza di Bashar al Assad.

– I Palestinesi di Yarmouk sono stai a volte uccisi da altri palestinesi. Il missile russo BM -21 Grad fu utilizzato per attaccare Yarmouk nel luglio del 2013. Due missili grad furono lanciati sulla struttura di panificio di Hamdan il 24 luglio, uccidendo quindici civili. E’ stato riferito sia da Reuters che dal Comitato di Coordinamento campo di Yarmouk che questo attacco è stato effettuato dal FPLP-CG. Quindici palestinesi di Yarmouk morirono di fame tra settembre e dicembre del 2013. Il numero dei profughi palestinesi uccisi dal 2011 in Siria ha raggiunto i 1.597, oltre ad altri 651 dispersi o imprigionati, e i 74 torturati a morte nei centri di detenzione del regime dal 2013.

– L’annichilimento del paese da parte del regime di Assad è positivo per Israele: un despota arabo che schiaccia il suo popolo ha sempre un posto speciale nel cuore sionista. Israele ha sempre fatto affidamento sui despoti arabi corrotti come Bashar al Assad, per reprimere le masse al suo posto; un sentimento anti-iraniano è stato seminato nel mondo arabo a causa della sua colonizzazione della Siria.

E Hezbollah è troppo occupato nell’omicidio di siriani per causare disturbo ad Israele. Ed Israele non è più esposto ad alcuna pressione ad abbandonare le alture del Golan.”

originale: http://wewritewhatwelike.com/2014/05/05/a-guide-for-the-palestinian-or-pro-palestinian-shabiha-sympathizer-in-your-life/

SIRIA, GENERAZIONE PERDUTA.

29 Apr
Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di  Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

SCRITTO DA KHALED HOSSEINI, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

“Qualcosa nel ragazzo non andava. Sembrava disorientato, staccato dal suo ambiente.
Parlava a malapena, e quando lo faceva era a monosillabi piatti, i suoi occhi erano assenti e bassi, come se il peso di tutto quello che avevano visto fosse troppo pesante per poterli alzare. Era l’immagine di una silenziosa devastazione, di un’infanzia sempre scheggiata.

Lui aveva 14 anni, un rifugiato siriano, seduto con la sua famiglia in una piccola stanza nel palazzo di registrazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a Erbil, nel nord dell’Iraq. Negli affollati, rumorosi uffici al piano terra, decine di rifugiati appena arrivati in coda per registrarsi, tra cui una famiglia di Rom esausta, dall’aspetto polveroso – e una donna siriana con un piede che zoppicava nei corridoi, che implorava ad ogni passante di darle asilo in Germania.

Nell’ufficio al piano di sopra, da me, il padre del ragazzo era seduto su un tavolo.

Un ragazzo di bell’aspetto di 36 anni che ha raccontato, con ammirevole calma, la storia della straziante fuga della sua famiglia, due settimane prima, dalla loro città natale, Aleppo, e il loro viaggio attraverso il confine turco e nella regione del Kurdistan Iraqeno.

Prima della guerra, ha detto, lavorava in un negozio di scarpe, e i suoi tre figli eccellevano a scuola. Era una vita borghese modesta, ma felice. Ma poi arrivò la guerra, e improvvisamente le granate hanno sibilato tutto il giorno, e Aleppo è stata crivellata dalle bombe. Ha perso il suo lavoro e la scuola dei suoi figli ha chiuso; sarebbero passati due anni di scuola prima di un’eventuale fuga.

Ben presto, è mancata elettricità, nessun servizio telefonico, senza cibo. Il padre ha venduto beni della famiglia, fino all’ultimo pezzo di arredamento. Quando i soldi finirono, prese in prestito la farina dai vicini di casa per far fare il pane alla moglie.

“A volte non mangiavamo per due o tre giorni, avevamo solo pane e acqua da dare ai bambini per sopravvivere” ha detto.

Eppure, si sentiva relativamente fortunato, anche se le esplosioni avevano danneggiato il palazzo in cui vivevano. Ma la fortuna ha voluto che la famiglia riuscisse a correre fuori quando una bomba colpì il loro edificio di cinque piani. L’ultimo piano è stato demolito. Ha descritto una scena di carneficina. Quattro persone sono morte: un uomo anziano e tre bambini; molti altri sono stati feriti. Fu allora che la famiglia decise di fuggire e venire a Erbil per stare con il fratello, che lavorava in un hotel.

Mi ritrovai a sperare che non mi avrebbe detto le cose seguenti, ma lo ha fatto: “I nostri ragazzi hanno visto tutto. Persone strappate in 100 pezzi. La carne degli esseri umani lacerata davanti a noi. Carne e sangue”. Rubai uno sguardo al suo ragazzo, e un velo di buio svolazzava sul suo viso.

Io sono padre di due figli. Non riesco a immaginare cosa avrebbe fatto loro vedere queste cose raccapriccianti. Eppure, è ciò che sta accadendo ogni giorno in Siria. Un’intera generazione di bambini, testimone della catastrofe, non è in grado di frequentare la scuola, le loro vite sperimentano la violenza, il dolore e la fuga.

Quest’anno, la Siria supererà il mio paese natale, l’Afghanistan, in termini di rifugiati.

Ora ci sono 2,5 milioni di profughi provenienti dalla Siria, 1,2 milioni dei quali sono bambini. Due terzi dei bambini rifugiati siriani, e quasi tre milioni di bambini all’interno del paese, non vanno a scuola. Si trovano ad affrontare un futuro spezzato. La Siria è sul punto di perdere una generazione. Questa è forse la conseguenza più grave di questa terribile guerra.

Mi è stato raccontato tanto da Payman, una ragazza di 16 anni che vive con i suoi genitori e tre fratelli più giovani nel campo di Kawergosk, nei pressi di Erbil. Kawergosk è stato costruito quasi letteralmente durante la notte lo scorso agosto, quando un improvviso afflusso di decine di migliaia di siriani è entrato nel nord dell’Iraq. Oggi, è sede di 12.000 persone, una città di tende bianche distesa ai piedi di una collina verde, scolpita da uno zig-zag di piste fangose lungo le quali gli uomini fumano e parlano di guerra, i ragazzi tirano calci ai palloni e le donne si chinano sulle spirali di fumo dei fuochi di cottura.

Payman indossava una maglietta blu a righe con una farfalla dei cartoni animati sul davanti , ma come molti bambini siriani che ho incontrato, il suo comportamento era di un’età superiore ai suoi anni. Nella tenda della famiglia, Payman mi ha fatto vedere vecchie fotografie e mi ha mostrato un home video di una festa di compleanno di tanto tempo fa. Avevano visto quei video innumerevoli volte, ha detto, e ancora, ogni sera, si riuniscono per guardarlo ancora, trafitta da quelle immagini sgranate di quando erano più liberi, più felici incarnazioni di se stessi.

Payman è rimasta composta fino a quando ho pronunciato la parola “educazione”. Le salirono lacrime agli occhi scuri quando mi disse che le sue speranze di finire la scuola e di diventare una scrittrice sembravano ora un sogno logoro. “Senza scuola non c’è futuro”, disse. “Non c’è felicità.”

In Siria, la guerra non accenna a finire. Molte altre famiglie come Payman saranno costrette ad abbandonare le loro case e a fuggire attraverso le frontiere. I paesi vicini – Iraq, Libano, Giordania, Egitto, Turchia – stanno generosamente facendo quello che possono, a caro prezzo per le proprie economie, i servizi sociali e le infrastrutture.

In Libano, per esempio, i profughi siriani costituiscono quasi un quarto della popolazione.

TS Eliot scrisse una volta che l’umanità non può sopportare troppa realtà. Ma questa è una realtà che tutti dobbiamo sopportare, non possiamo restare in una nebbia di apatia.

I paesi vicini alla Siria non possono e non dovrebbero portare il costo della cura dei rifugiati da soli. La comunità internazionale deve condividere l’onere con loro, fornendo aiuti economici, investendo nello sviluppo in quei paesi, e aprendo i propri confini a disperate famiglie siriane in cerca di protezione. E i cittadini comuni possono aiutare a finanziare la formazione di milioni di bambini siriani come Payman, al fine di garantire che il loro futuro non sia completamente distrutto.

Quando abbiamo lasciato l’edificio di registrazione, ho visto il padre che avevo incontrato prima, e la sua famiglia, in attesa di registrarsi, in un ufficio affollato. Suo figlio seduto su una sedia di legno, immobile, con le braccia incrociate, gli occhi vuoti.

Per un attimo, ha guardato nella mia direzione. Ho intravisto la condizione di un’intera generazione di bambini siriani, catturati tra il dolore di quanto è successo e l’incertezza di ciò che deve ancora arrivare. Il ragazzo sbatté le palpebre e distolse lo sguardo. Non ho visto alcun riconoscimento nei suoi occhi.

* Khaled Hosseini è un ambasciatore per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’autore dei romanzi “The Kite Runner ” e, più recentemente, “E le montagne fecero eco.”

 

Originale: http://www.nytimes.com/2014/04/13/opinion/sunday/syrias-lost-generation.html

L’assedio di Al-Assad … da Tel Zaatar a Yarmouk

3 Apr
profughi siriani massacrati in 1976 in Tel el-Zaatar, con l'aiuto delle forze di Hafez Al-Assad

profughi siriani massacrati in 1976 in Tel el-Zaatar, con l’aiuto delle forze di Hafez Al-Assad

SCRITTO DA MARAH AL-BAQA’I, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

“In Siria siamo al punto di trasferire il sangue da persona a persona, da coloro che sono morti a coloro che ne hanno bisogno, senza neanche prove per vedere se i gruppi sanguigni sono compatibili. Da persona a persona tramite grandi siringhe da 60 millilitri, perché le borse necessarie per la conservazione del sangue non sono più disponibili.” 

Questa era una dichiarazione rilasciata da un centro di statistiche in Siria, e presumibilmente proveniva da una delle infermiere che lavora nel campo profughi di Yarmouk, altrimenti noto come il campo della morte. C’è attualmente un solo ospedale in grado di ricevere i malati e i feriti, la clinica Falasteen. La clinica ha un solo medico di guardia e lui è in realtà uno studente di medicina che deve ancora finire gli studi.

Il regime di Al-Assad ha preso di mira e distrutto tutti gli ospedali e le cliniche del campo profughi di Yarmouk, e la maggior parte dei suoi medici sono stati assassinati o colpiti direttamente per aver accettato di trattare e curare i morenti e i membri feriti dell’opposizione.

Il blocco imposto dal regime di Al- Assad al campo, che va dal lancio di razzi e bombardamenti, pioggia di agenti chimici da aerei e divieto di far entrare cibo e medicine da un intero anno, è diventato un crimine di guerra che minaccia tutti i cittadini, compresi quelli che risiedono nelle loro case.

profughi palestinesi, vittime dei bombardamenti del regime siriano su Yarmouk

profughi palestinesi, vittime dei bombardamenti del regime siriano su Yarmouk

Come è possibile che stiamo discutendo di un campo profughi palestinese che il governo siriano giurò di proteggere? Il governo siriano ha l’obbligo di curare e proteggere questo campo secondo le norme fondamentali del diritto internazionale e secondo un accordo preso con l’UNRWA , l’organizzazione dell’ONU fondata appositamente per far fronte alle esigenze dei profughi palestinesi.

La tregua di Ginevra

La clausola principale della prima conferenza di Ginevra ha chiesto al regime di sollevare l’assedio sui civili e di fare in modo che il cibo e le altre necessità possano essere trasportate. Eppure, non ci sembra che questo abbia avuto un significato circa la pressione internazionale da esercitare sul regime nonostante che questa clausola, sotto il titolo “Responsabilità di proteggere i civili”, sia un principio approvato dall’Assemblea Generale alle Nazioni Unite nel 1995. Entrambi, gli ambasciatori alle Nazioni Unite e i membri della Lega Araba, hanno fallito su questo principio di base, che ora è niente di più di inchiostro su carta, a partire dall’iniziativa di Kofi Anan che portò a Ginevra II.

La conferenza di Ginevra II si è tenuta dopo potenze internazionali mettono grande pressione sull’opposizione siriana a partecipare. Gli Stati Uniti e una serie di potenze europee hanno ritenuto di poter convincere il regime di Al-Assad a rispettare gli inquilini di base della prima conferenza di Ginevra, anche se non ha rispettato dopo la firma.

In prima linea delle richieste che l’opposizione posta sul tavolo è stato quello di sollevare l’assedio zone controllate dall’opposizione a Homs. In realtà, il successo dell’opposizione su questo punto è considerato uno dei più grandi innovazioni di Ginevra II.

La conferenza di Ginevra II si è tenuta dopo che le potenze internazionali fecero pressione sull’opposizione siriana a partecipare. Gli Stati Uniti e una serie di potenze europee hanno ritenuto di poter convincere il regime di Al-Assad a rispettare le linee di base della prima conferenza di Ginevra, anche se poi esse non sono state rispettate dopo la firma.

In prima linea delle richieste dell’opposizione c’era quella di sollevare l’assedio dalle zone controllate dall’opposizione a Homs. Il successo dell’opposizione su questo punto è considerato una delle più grandi innovazioni di Ginevra II.

L’inviato speciale per la Siria delle Nazioni Unite e Lega Araba, Lakhdar Brahimi, ha proposto una tregua umanitaria in modo che le forniture potessero raggiungere le persone bloccati nelle zone calde del conflitto nella parte vecchia di Homs, dove hanno bisogno di cibo, vestiti e assistenza medica dopo più di un anno sotto assedio.

Il regime di Al-Assad si affrettò ad accettare questa proposta perché ci vide uno sbocco internazionale, attraverso il quale avrebbe trattato direttamente con le Nazioni Unite, dandosi anche l’occasione perfetta per isolare l’opposizione attraverso un accordo fatto con l’UNRWA.

Il regime accolse la richiesta nei negoziati per il solo scopo di raggiungere i suoi obiettivi. La tregua ha permesso al regime di accedere alle zone di conflitto a Homs, e successivamente di detenere e interrogare i membri dell’opposizione. Alimenti e forniture mediche non sono stati fatti entrare in queste aree di conflitto, e alle Nazioni Unite non è stato concesso l’accesso a queste regioni. Al contrario, il regime è stato ancora in grado di devastare e intimidire i civili inermi.

È in questo modo che il regime ha cercato di sfruttare la posizione dell’opposizione e usarla a suo vantaggio.

Yarmouk tra le fauci della morte

Sotto l’influenza di questa forma di ritorsione arrivò la decisione del regime di sollevare l’assedio fuori dal campo profughi di Yarmouk, in modo da farlo apparire come una continuazione del suo percorso verso una decisione regionale. In realtà, questo passaggio è parte del senso di razzismo selettivo del regime, accompagnato da violenze e abusi orientati verso chi sfugge dal suo assedio. Molti di coloro che sfidano il regime vengono arrestati e interrogati in condizioni che in genere non soddisfano le basi fondamentali dei diritti umani e dei diritti civili in condizioni di guerra.

Il regime di Al-Assad, sostenuto da armati delle milizie palestinesi, ha fornito ai cittadini nelle zone di conflitto solo un temporaneo senso di sicurezza, ed è così che è stato in grado di ottenere il controllo di aree che in precedenza erano al di fuori del suo. Il regime ha poi impedito a cibo e forniture mediche di base di entrare nel campo. I membri delle milizie palestinesi erano dispersi tra i civili a Damasco e nei suoi dintorni, e fu una sorpresa per molti vedere che questi gruppi erano armati con armi sofisticate!

Il regime di Al-Assad, che si accredita come il “difensore di ogni resistenza e dei rivoluzionari”, ha vietato al popolo palestinese di avere qualsiasi tipo di armi sul suolo siriano. Anche un coltello da cucina è visto come un’arma pericolosa in mano a un palestinese.

truppe siriane mentre invadano il libano e mirano ai campi profughi dei palestinesi.

truppe siriane mentre invadano il libano e mirano ai campi profughi dei palestinesi.

 L’eredità del padre

Questo tipo di opportunismo razziale non nasce col regime di Bashar Al-Assad. Questa pesante eredità è stata ereditata dal padrino degli omicidi settari e della punizione collettiva, Hafez Al-Assad, padre dell’attuale presidente. L’assedio corrente sul campo profughi di Yarmouk è una ripetizione storica dell’assedio su Tel El- Zataar a Beirut, in un momento in cui le forze siriane in Libano controllavano in due modi: formalmente, attraverso il governo, e alimentando il conflitto settario.

Alla fine di giugno 1976, le forze siriane si allearono con sette cristiane estremisti del tempo, cooperando nell’imporre un assedio spaventoso sul campo profughi palestinese di Tel El- Zataar. Il blocco durò due mesi e il campo, che era la casa di 20.000 palestinesi e 15.000 libanesi, fu oggetto di violenze e punizioni collettive. A cibo e altri generi di prima necessità fu proibito di entrare nel campo. Circa 5.500 proiettili cadevano sulle teste dei civili, e alla Croce Rossa fu severamente vietato di entrare nell’area.

La notte del 14 agosto 1976, le forze di Hafez Al-Assad presero d’assalto il campo, indebolito dalla fame, dalla paura e dalla fatica, e commisero una delle stragi più atroci, che costò la vita a più di 3.000 palestinesi caduti vittima della violenza sistematica. Queste milizie marciarono sotto le divise del governo siriano commettendo crimini indicibili come il taglio della pancia a donne incinte, massacri di bambini e anziani, così come violenze sessuali e saccheggi.

Durante quello stesso periodo, Jisser Al-Basha e Al-Kalantina, altri due campi palestinesi, furono attaccati dal regime. Il silenzio e la morte colpirono la città e il mondo guardò con orrore le immagini televisive dei media internazionali sulla strage avvenuta per mano di Hafez Al-Assad.

Gli osservatori internazionali documentarono i massacri, tra essi lo storico Israel Shahak, noto per la sua dura critica al governo israeliano e, come tale, è spesso accusato di antisemitismo. Shahak scrisse che le forze siriane eseguirono quel massacro con il pieno sostegno di Israele e di un certo numero di gruppi politici americani.

Sull’orlo della morte

Il 3 marzo 2014, Al -Jazeera ha trasmesso un notiziario in diretta dal campo profughi di Yarmouk. Mostrava una delle scene più traumatiche che mai sia stata visualizzata su uno schermo televisivo: un uomo che urlando chiedeva a Israele di “salvarlo” dalle fauci del regime di Al-Assad.

“Io sono malato! Ho bisogno di medicine … portatemi agli ebrei!”, scongiurava.

Questa lezione di storia dimostra che il figliol prodigo ha ripristinato l’eredità di suo padre tiranno. Questa lezione è stata unica per il popolo siriano, perché proprio il governo del paese sottopone la sua gente alla violenza e all’estremismo.

 

originale: http://www.middleeastmonitor.com/articles/middle-east/10613-al-assads-blockadefrom-tel-zaatar-to-yarmouk

Confessioni di uno ‘Shabiha’ lealista di Assad: come ho violentato e ucciso per £ 300 al mese.

20 Mar
Famiglie attorno i corpi delle vittime di violenza compiuto in Tremseh dalle forze di milizia note come "Shabiha" (foto AP)

Famiglie attorno i corpi delle vittime di violenza compiuto in Tremseh dalle forze di milizia note come “Shabiha” (foto AP)

Tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti 

Ruth Sherlock ascolta la confessione agghiacciante di un membro ‘Shabiha ‘ della milizia pro-Assad, rilasciata perché probabilmente potrebbe presto incontrare la sua morte.

Da Ruth Sherlock, provincia di Idlib, Siria settentrionale, il 14 luglio 2012.

Seduto nel buio di grotta fetida che è servita come prigione improvvisata, Mohammed ha confessato con la franchezza di un uomo che sapeva di non avere scampo dalla morte.

Per l’equivalente di £ 300 al mese, più un “bonus” di 100 sterline per ogni vittima, era diventato un sicario del presidente Bashar al Assad, ha detto.

Ed inoltre, godendo di ogni minuto di questo compito.

“Noi amiamo Assad perché il governo ci ha dato tutto il potere – se volessi prendere qualcosa, uccidere una persona o violentare una ragazza, potevo farlo” ha detto, con voce calma e tranquilla, priva di rimorsi.

“Il governo mi ha dato 30.000 sterline siriane al mese e un extra di 10.000 per ogni persona che ho catturato o ucciso. Ho stuprato una ragazza, e il mio comandante stesso ha violentato più volte. Era normale.”

Mohammed – ma non è il suo vero nome – mi ha parlato la scorsa settimana in un centro di detenzione segreto ribelle in provincia di Idlib, nel nord della Siria, dove era stato catturato poche settimane prima durante uno scontro a fuoco con le unità dell’Esercito siriano libero.

Nascosto tra le colline, le grotte calcaree dove ora è confinato erano una volta utilizzate dalle unità ribelli per nascondersi dalle forze del presidente Assad, e per riporre le loro armi.

Ora, a 16 mesi dall’inizio della rivolta, sono diventati una prigione per i combattenti pro-regime catturati.

L’aspetto di Mohammed è molto diverso dagli altri 25 con i quali ha condiviso la prigione sotterranea. Mentre tutti erano scarni, con lo sguardo disorientato dei militari di leva dell’esercito siriano, lui era un membro del gruppo degli Shabiha, la temuta milizia civile pro -Assad, per i quali la guerra è una questione di affari e di piacere, accusati dei peggiori massacri del conflitto.

Come molti dei suoi, aveva l’ aspetto di un Arnold Schwarzenegger arabo, con enormi bicipiti, affinati durante sessioni di palestra interminabili, rigonfiati sotto una stretta T-shirt bianca.

Quello stesso fisico intimidatorio lo ha reso facilmente identificabile come membro della Shabiha, quando è stato catturato, e ora ha efficacemente segnato il suo destino.

Mentre i coscritti ordinarie dell’esercito siriano possono essere trattati come prigionieri di guerra, gli Shabiha sono spesso giustiziati – soprattutto quelli come Mohammed, la cui notorietà personale come criminale si era diffusa in tutta la provincia.

E’ stato così che, senza alcuna aspettativa di misericordia, ha parlato candidamente dei suoi crimini – raccontando la sua storia personale in modo disinibito, e sul perché la Siria è diventata così intrisa di violenza.

Nato a Orem al Kubra, un villaggio di contadini fedeli al regime del presidente Bashar al – Assad, quando la rivolta è iniziata era in un primo momento riluttante a farsi coinvolgere, ha detto.

“I miei amici si stavano unendo alla Shabiha, e mi incoraggiarono ad andare con loro.

Esitavo, e gli uomini della base Air Force locale mi picchiarono fino a quando non accettai.

“Ho preso informazioni su persone che non amano Assad, le ho catturate e messe in prigione. Il governo mi ha dato una pistola.”

Per la prima volta nella sua vita, Mohammed, che è sui trent’anni, si è ritrovato sia con denaro che con potere. Non solo: egli era inoltre esente dal dover rispondere alla legge siriana.

Ha descritto uno stupro che aveva commesso. “Era una studentessa dell’Aleppo University. Era giorno e stavo guidando per la città con il mio capo. Lei stava passando per la strada. Ho detto al mio capo ‘Cosa ne pensi di questa ragazza? Non è bella?’

“L’abbiamo presa e messa in macchina. Siamo arrivati in una casa abbandonata e l’abbiamo violentata. Dopo, l’abbiamo uccisa. Aveva visto i nostri volti e quali fossero i nostri quartieri, e non poteva vivere.”

Per settimane, lui e i suoi amici hanno disseminato la loro furia intorno ad Aleppo, il principale centro commerciale della Siria settentrionale. Durante una manifestazione anti-Assad, ha detto di aver ucciso un uomo sparando nella folla.

Ho chiesto quale fosse stata la sua motivazione. Si è stretto nelle spalle. Non era particolarmente interessato a difendere il regime del presidente Assad, ha detto, né la minoranza della setta alawita del leader siriano, da cui la maggior parte degli Shabiha sono incaricati. “Non era per Bashar. Non mi preoccupavo di  Bashar al Assad. Tutto quello che mi interessava era di aver ottenuto potere.”

Ascoltando parlare, veniva la tentazione di chiedersi se poteva aver detto davvero tutto, forse per ordine dei suoi rapitori. Ma la nostra intervista aveva luogo in un angolo appartato del carcere, ben fuori dalla loro portata d’orecchio, e se fosse stato sotto pressione per fabbricare una storia, mistificare, avrebbe potuto facilmente farlo più che discretamente.

Non mostrava nessun tipo di nervosismo che ho invece riscontrato in precedenza tra i prigionieri nelle carceri dei ribelli in Libia, dove era spesso evidente che alcuni seguivano un “copione” confessionale.

L’unico barlume di emozione è arrivato quando gli ho chiesto perché sembrava così privo di emozioni. “Sono cresciuto in una famiglia normale, e mi è stato insegnato a rispettare le donne”, ha detto. “Ma il diavolo ha preso possesso della mia mente, in quei giorni.”

originale http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/9400570/Confessions-of-an-Assad-Shabiha-loyalist-how-I-raped-and-killed-for-300-a-month.html 

Tel Al-Zaatar e Yarmouk – gli assedi dei campi di rifugiati, le somiglianze

11 Mar

Tamim-Al-Barghoutidi Tamim al-Barghouti. Traduzione di Claudia Avolio.

Il campo di rifugiati palestinesi di Yarmouk, Damasco, è sotto assedio da mesi, esposto ad attacchi aerei e via terra. Molti dei rifugiati muoiono di fame e finiscono per mangiare foglie e cactus. La mancanza di acqua pulita causa anche la diffusione di malattie intestinali e cutanee. I neonati e le loro madri, gli anziani, gli ammalati ed i feriti sono morti per via della penuria di medicinali. Il campo è stato bombardato in numerose occasioni e chiunque provi a uscirne viene ucciso. Anche se il regime siriano ha permesso l’ingresso nel campo di alcuni aiuti – in seguito alla pressione dei media stranieri – ha poi di fatto continuato con l’assedio appena la pressione si è allentata o l’attenzione dei media non era più vigile.

I tentativi da parte dei sostenitori del regime di negarne la responsabilità per le condizioni del campo sono penosi. Il campo di Yarmouk è un quartiere di Damasco: la responsabilità legale, etica, locale e regionale del campo resta nelle mani dell’esercito che controlla la città – l’esercito del regime. Anche se i sostenitori del regime sostengono di portare avanti una causa o un diritto, compiere il male è mille volte meglio di sostenere che quel male lo si sta compiendo nel nome di una causa.

Il regime siriano ha una lunga storia legata al far morire di fame i palestinesi – forse più lunga di qualsiasi altro regime arabo. Tre dei quattro Paesi attorno alla Palestina sono stati coinvolti nella morte di palestinesi: il Settembre nero, Sabra e Shatila e l’assedio di Gaza. Ma solo uno dei quattro Paesi è rimasto coinvolto in un bagno di sangue palestinese tre volte: Tel Zaatar, la Guerra dei Campi e ora Yarmouk. In tutt’e tre i casi, la scena è la stessa: il regime siriano usa milizie alleate e ordina loro di circondare il campo.

Nel caso di Tel Al-Zaatar (1976), ha usato le milizie maronite-cristiane libanesi, formate dalla principale milizia cristiana, i Falangisti, così come le forze del Kataeb, i Guardiani dei Cedri e il movimento Marada.

Nella Guerra dei Campi (1985-88), il regime ha reclutato il movimento sciita libanese Amal che a quei tempi era in un conflitto armato con Hezbollah per il controllo su Beirut e sul sud. Hezbollah non ha preso parte alla Guerra dei Campi, ma il movimento Amal ha aperto il fuoco contro i palestinesi e contro Hezbollah nello stesso momento.

Oggi, il regime siriano fa affidamento sul suo stesso esercito e su alcune milizie palestinesi leali al regime come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina / Comando Generale e Fatah al-Intifada.

In tutt’e tre i casi le forniture di acqua ed elettricità sono state tagliate dai campi, privati anche dei beni comuni che una volta esauriti hanno portato la popolazione a morire di fame. In tutt’e tre i casi la fame ha costretto le persone a nutrirsi di foglie e a chiedere una fatwa per poter mangiare cani, gatti ed animali morti. Le donne che si dirigevano ai pozzi funzionanti e alle pompe d’acqua ai margini del campo sono state uccise dai cecchini che lo circondavano.

Stando alle testimonianze di Hussain Ayyad e Maysa Khatib, residenti a Tel Al-Zaatar, le donne cui i cecchini hanno sparato sono cadute nei pozzi e la gente è stata costretta ad utilizzarli anche mentre i corpi delle martiri vi si trovavano dentro. Non sono riusciti a rimuovere i corpi perché i cecchini continuavano a sparargli.

In tutt’e tre i casi, ai media è stato detto che il livello di fame nei campi era una bugia, che i resoconti dei testimoni erano deliranti e che la fame delle vittime era solo un bisogno di stare sotto ai riflettori. In tutt’e tre i casi, le forze che hanno imposto l’assedio ai campi mangiavano e bevevano davanti alle telecamere delle agenzie news intorno al campo, per umiliare ed insultare ancora di più la gente.

Una delle stazioni tv libanesi che sostiene il regime siriano ha mandato in onda un servizio sul campo di Yarmouk, mostrando i soldati che hanno imposto l’assedio mentre mangiavano con uno dei corrispondenti della tv. Nel farlo, negavano il fatto che la gente fosse affamata, ripetendo la scena del latte versato durante gli assedi di Sabra e Shatila e di Burj El-Barajneh negli anni ’80 – il primo imposto dal Libano e supportato da Israele (giugno-settembre 1982), il secondo imposto dal Libano e supportato dalla Siria (1985-88).

In tutt’e tre i casi, il regime siriano ha dichiarato di aver ucciso i palestinesi per le loro opinioni radicali e la loro resistenza, ma non si è mai scontrato con Israele, neppure quando ha bombardato Damasco. In tutt’e tre i casi, umiliare i palestinesi nei media è stata parte essenziale della guerra contro di loro. Non era solo per demoralizzare la gente nei campi e chi li difendeva sotto assedio, ma anche per distorcere l’immagine della Palestina e dei simboli politici e culturali palestinesi. Questo, confondendo l’opinione pubblica siriana e libanese e le reazioni a tali atti, o quantomeno ritardando le loro eventuali azioni per opporsi all’assedio dei campi.

Refugee camp in Damascus, SyriaIl 9 gennaio 2014 il portavoce dell’UNRWA Christopher Gunness ha detto: “La somma sofferenza civile di Yarmouk si fa più profonda, con report di malnutrizione diffusa a macchia d’olio e assenza di assistenza medica, anche per chi ha gravi ferite causate dal conflitto e per le donne partorienti, con conseguenze fatali per alcune di loro”.

Il britannico The Guardian ha riportato le parole dello stesso portavoce a un mese da quell’affermazione, il 9 febbraio 2014, in cui diceva che il dottor Ibrahim Mohammed (UNRWA) ha salvato la vita di un neonato di 14 mesi di nome Khaled, provato da una grave malnutrizione. Il piccolo ha vissuto quasi solo d’acqua per due mesi. Sua madre Noor, 29 anni, ha detto che bollivano l’acqua con spezie per nutrirsi e che una volta finita, hanno iniziato a mangiare l’erba, finché non è finita anche quella.

In un messaggio documentato dall’Euro-Mediterranean Human Rights Network (EMHRN) – un’organizzazione con base a Ginevra che lavora in coordinamento con l’UNRWA per portare cibo nel campo – si parla di una ragazza di 15 anni di nome Heba e del suo piccolo di 5 mesi, che hanno riferito a chi distribuiva il cibo per conto dell’ONU di non aver mangiato per tre giorni e che perciò lei non aveva potuto allattare il suo bambino. Quando i paramedici hanno dato al piccolo dell’acqua, gli ha causato un gonfiore dovuto al fatto che non aveva avuto nulla nello stomaco per giorni. I paramedici erano preoccupati per lui e uno dei dottori della Croce Rossa Internazionale è stato incaricato di curare il piccolo.

Questi esempi di fame sono stati seguiti in passato dall’uccisione di chiunque cercasse di lasciare il campo. Nel caso di Tel Al-Zaatar, per esempio, dopo aver fatto morire di fame il campo per mesi, le milizie Falangiste supportate dal regime siriano, hanno annunciato che avrebbero permesso ai palestinesi di uscire per consentire alla Croce Rossa di trasportarli ai suoi rifugi. Quando i palestinesi hanno iniziato a lasciare il campo, le milizie hanno iniziato ad ucciderli. A riferirlo è Maysa al-Khatib, tra i sopravvissuti del massacro la cui testimonianza – insieme a quella di Hussain Ayyad – è stata pubblicata nell’appendice palestinese del quotidiano libanese Al-Safir il 12 agosto 2013 ed il 15 settembre 2012.

“Un massacro è stato commesso contro ogni giovane uomo e ragazzo sopra i 10 anni che abbia tentato di lasciare il campo, così come contro decine di ragazze, donne e anziani. Una donna con in braccio il suo piccolo di appena due giorni è stata avvicinata da uno degli assassini, che ha preso il bambino e l’ha gettato lontano. Il piccolo è finito tra alcuni alberi e la donna non ha potuto scorgere il punto in cui il corpicino era atterrato. Una giovane donna con le gambe ferite si stava trascinando verso la folla e uno degli assassini ha detto all’altro: “Prendila sotto l’albero di fico e falla contenta”. Lei ha replicato: “La morte è mille volte meglio”. Lui ha detto: “Allora muori,” e le ha sparato.

Mio cugino Ghazi stava portando sulle spalle mia nonna, pensando che così l’avrebbe salvata dalla morte – loro hanno ucciso prima lei e poi lui. Un’anziana donna è scivolata cadendo in un fosso e mentre cercava di uscirne, uno degli assassini ha detto: “Dove vai? Resta dove sei”, e le ha sparato diverse volte alla testa.

Abu Yaseen Freijah, infermiere dell’UNRWA, era vestito con la sua bianca uniforme e portava sua moglie che era stata colpita da uno sparo alla spalla e gli assassini gliel’hanno strappata dalle braccia, hanno legato le sue gambe a due auto e le hanno messe in moto in due diverse direzioni.

Mio cugino Ali, 17 anni, mite ed innocuo, è stato legato al cofano di un’auto che è partita a tutta velocità sull’asfalto. Abu Akram, il famoso venditore di tessuti, ha cercato di fermare gli assassini che stavano prendendo suo figlio, dando loro tutti i soldi che aveva, ma loro hanno ucciso il ragazzo davanti ai suoi occhi e poi hanno sparato anche a lui, prendendo i soldi.”

Ad oggi, quelli che hanno commesso il massacro di Tel Al-Zaatar e hanno fatto morire la gente di fame nella Guerra dei Campi non sono stati puniti ed alcuni sono anche diventati ministri e capi di organi rappresentativi in Libano e leader in Siria. Queste tragedie si stanno ripetendo nel campo di Yarmouk. Anche se l’inizio delle tragedie in atto a Yarmouk è simile agli inizi delle tragedie a Tel Al-Zaatar, dobbiamo tutti agire perché non finiscano nello stesso modo.

Tamim Al Barghouti è un poeta palestinese ed un politologo. Al Barghouti proviene da una famiglia di letterati. Suo padre è il poeta palestinese Mourid Barghouti, e sua madre la scrittrice e studiosa egiziana Radwa Ashour. Questo articolo è stato pubblicato in arabo sul quotidiano Shorouk, il 25 febbraio 2014.

http://palestinianpundit.blogspot.se/2014/02/tel-al-zaatar-and-yarmouk-refugee-camp.html?showComment=1393665781150 in inglese

http://wewritewhatwelike.com/2014/03/11/tel-al-zaatar-et-yarmouk-sieges-des-camps-de-refugies-les-similitudes/ in francese