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Il “Caso Tytty” e la causa siriana

19 Apr
Tytty Cherasien, nome d'arte

Tytty Cherasien, nome d’arte

Scritto da Mary Rizzo – Nel corso del mese, sono emersi dei fatti sempre più sconvolgenti che riguardano una persona che è riuscita a ritagliarsi uno spazio, anzi, di crearsi una posizione di spicco, nel mondo dell’attivismo in Italia. Questa persona ha approfittata della buona fede di persone che sono impegnate nel sociale, negli aiuti ai profughi e alle persone di strada, per inserirsi in situazioni dove avrebbe potuto ottenere visibilità e/o informazioni, e in alcuni casi, soldi.

E’ stato già scritto (qui, qui e qui) del furto di identità che questo personaggio, conosciuta ai più con il nome Tytty Cherasien, (vero nome probabilmente Stefania Cianfrini) ha messo in atto per inventarsi una storia d’amore con un medico che salva bambini gravemente ammalati, e al tempo stesso, raccoglieva soldi per aiutare i suoi piccoli pazienti. Ma di questa causa, non ha avuto nulla a che fare veramente, perché il medico non esiste e le foto dei bambini erano preso da internet a zonzo. Però, soldi da donare, quelli, sì che esistono e sono stati versati nel suo conto paypal da tante persone generose.

Queste erano le persone che per primo hanno capito la gravità dei fatti e hanno invitato anche altre persone che fossero coinvolte con Tytty di ragionare insieme sulla vicenda, per chiarire i contorni. Un numero inaspettatamente alta di persone si sono fatte avanti che hanno avuto, in un modo o in un altro, a che fare con Tytty Cherasien. Facendo ciò, hanno scoperchiato il vaso di Pandora. Non posso e non voglio entrare nei fatti degli altri inganni, che avranno il loro sede più appropriato, ma basta dire che una marea di bugie così meschine, tutte diverse e spesso contraddittoria, tutte da una persona sola, non ho mai immaginato. E’ davvero impressionante.

Che Tytty fosse una che se la cercava sempre la stima/la compassione e in fondo, di essere al centro dell’attenzione di tutti non è sfuggito a molti di noi nella campagna in sostegno della rivoluzione siriana. Spesso si lavora in modo frammentaria sulle varie tematiche, e non si ha molte possibilità di riscontro con altri, la mole di cose da fare è veramente immenso e spesso le differenze di approccio e di personalità non si calcola, ma è lampante che è riuscita ad arrampicare in una zona “importante” per la causa, e tante sarebbero state le opportunità per lei di ottenere molte informazioni e contatti importanti.

Ha occasionalmente scritto sulla Siria. I suoi “reportages”, alcuni dei quali leggo per la prima volta in questi giorni, erano storie senza grande spessore, tanto erano generiche e cercavano di essere poetiche, ma una lettura da persone con conoscenza della logistica, poteva solo farla constatare che erano al limite dell’impossibile, se non a volta del ridicolo. Il soggetto dei pezzi, a ben leggere, non era la guerra o i siriani, ma Tytty Cherasien e la sua scoperta personale del fantastico io.

Ho sempre sentito raccontare che era “Israelita” addirittura con una Yiddishe Mame che si era scampata Dachau, con la propria vita divisa “tra Tel Aviv e Gaza” (cosa già di per sé assurda, ma forse si aspirava di essere considerato come il compianto Juliano Mer Khamis). Quindi, anche se su Facebook spesso liquidava persone con un tono stanco e sofferente, da vittima, parlando di come “in questi giorni, sto soffrendo tanto. Abbiamo subito un altro lutto in Siria”. Allora, qualunque cosa dovevi dire, non poteva mai essere tanto importante, e tu ti ritiravi al tuo posto subordinato a tutto questo immenso dolore dopo avere condiviso espressioni di compianto. Avrebbe potuto essere vero, siccome ognuno di noi perdeva amici e amici nostri perdevano parenti sotto le bombe e nelle distruzione delle città. Non era una cosa terribilmente assurda di perdere cari. Solo che lei non li intendeva come una persona coinvolta con la cause intendesse le perdite come delle perdite degli altri. Lei voleva che gli altri credessero che erano membri della propria famiglia.

Il fatto che voleva far credere che la sua famiglia fosse sotto bombardamento, ottenendo le condoglianze della gente, è assolutamente sconvolgente se consideri che tutti gli attivisti soffrono per i loro amici (e tanti per i propri parenti), perché ogni giorno qualcuno che conosci ha un lutto in famiglia, ma VERAMENTE, e non per finta. L’insensibilità ad altre persone è una cosa che non può che sconvolgere. E’ anche un’offesa alla verità.

Roba da pazzi, insomma, e per un motivo che mi sfugge completamente, le sue storie totalmente priva di risconto sono state anche ignorate dai siriani con cui era in stretta amicizia. E’ possibile che non le si chiedesse mai di chiarire delle cose o come (miracolo dei miracoli!) si riusciva a scorrazzare con €40.000 di farmaci dentro la Siria in pieno guerra, ed in più trovare il tempo (e la voglia) di fare un po’ di sano turismo nei musei?

Alcune persone nel attivismo che hanno avuto a che fare con lei in modo molto approfondito hanno scelto di tenere il silenzio sul “Caso Tytty”, aspettando che “la giustizia fa il suo corso”. Buono per loro se credono nei tempi della giustizia, ma ricordiamo che siamo nel Paese di Ilaria Alpi, Ustica e Diaz. La giustizia che tutti noi vogliamo tarda ad arrivare, e invece, la verità preme di vedere la luce più che mai.

La verità è che la storia di Tytty Cherasien non è fatto solo delle truffe e delle bugie nel attivismo, ma ha costruito un vero castello di bugie raccontate agli amici del cuore, non solo agli sconosciuti per acquisire l’alone della santità. Alcune di queste persone hanno soddisfatto i suoi bisogni materiali, hanno preso cura dei suoi animali, anche in condizioni che facendo ciò li metteva in grande difficoltà, hanno “prestato” soldi per pagare una casa, fino a comprarla una cucina Ikea. Poi, queste persone, una volta usate per le cose materiali, venivano spesso scaricate. Ognuno di queste persone ha subito (in ogni senso della parola) il fascino del personaggio Tytty, che si presentava a loro sempre come vittima e simultaneamente come eroina.

A me preme dire una cosa, sicuramente ha fatto del bene ad alcune persone, e sicuramente ha fatto del male ad alcune persone, ma ha fatto, se per disegno o per maldestria, non saprei dire, male alla causa giusta della rivoluzione siriana. Nessuno è perfetto, ma il protagonismo in questa causa è un problema che a volte ha dei risvolti solo negativi.

Ha cercato, ed ha ottenuto, una considerazione molto al di sopra dei suoi meriti, e persone vicine a lei avrebbero dovuto essere pignoli e meticolosi quando sentivano i fatti che li raccontava, particolarmente perché otteneva informazioni spesso molto riservato. I nemici della rivoluzione hanno scritto pesta e corna di lei e di come si era spesso entrata e uscita la Siria senza lasciarne tracce. Infatti, non lasciava traccia perché non ci stava affatto, e questo avrebbe dovuto essere verificato da noi, invece che presa alla parola, per quanto la sua parola vale con il senno di poi.

Tanti hanno invece creduto ad una cosa scritta su di lei che nessuno di noi avrebbe mai creduto, cioè, un suo coinvolgimento con trafficanti di persone. E’ stato scritto che assisteva i trafficanti di profughi, il che non ha mai ammesso, ed infatti, non esiste che una persona coinvolta con i salvataggi ed i transiti di profughi approva o facilità il traffico. E’ proprio il contrario del lavoro che gli attivisti fanno. Al tempo degli articoli spazzatura sui sequestri delle attiviste italiane, pur non essendo più amiche, ho scritto a Tytty in Facebook (unico mezzo in cui i nostri scambi si sono avvenuti) dicendo che avevo letto gli articoli e le ho infatti chiesto scusa per non avere dimostrato a lei nel passato un mio sostegno/amicizia, ma sapevo che quello che scrivevano su di lei fosse falso, aggiungendo che esprimeva la mia dispiacere per il sua coinvolgimento e la mia stima per quello che fa.

Perché va detto e ripetuto, assolutamente nessuno che ha a che fare con persone che scappano dalla Siria ha mai cercato di sostenere o dare copertura ai trafficanti. Il nostro intervento si limitava sempre a cercare di dare alle persone che ci avevano indicato un desiderio di fuggire dei numeri di soccorso, di avvisarli di non fidarsi dei tanti truffatori/sfruttatori che vedono queste persone solo come prede. Casomai, si proteggeva per quel poco che si poteva, e si metteva in guardia. Ci sono infatti molti casi di siriani che denunciano i loro trafficanti per gli abusi e soprusi subiti durante i tragitti in mare, che a volte erano due settimane di sofferenza e violenza. Lo sa bene la Marina Militare che ha accolto molte testimonianze dei profughi, che hanno aiutato ad individuare i criminali.

Nessuno che si da da fare per la Siria sarebbe coinvolto in questi crimini, anche se alcune persone avrebbero approfittate della loro posizione per cercare di lanciarsi nella (purtroppo) molto lucrativo business dell’industria della solidarietà, non quella solidarietà vera, silenziosa, operosa, onesta, etica, che agisce dietro le quinte, che non cerca e non vuole le luci della ribalta. Tytty ha cercato le luci, e ha raccontato una tonnellate di bugie vergognose per sembrare più importante dei siriani stessi, fingendo anche lei ad appartenere a quel popolo che soffre e rischia l’esistenza ogni giorno.

Le sue bugie non hanno, comunque, il potere di riflettersi sulla causa, riflettono solo su se stessa, e di quanto male può fare una persona che vive di bugie, perché sempre ci vuole persone onesta e in buona fede per sperare di essere creduta, per diventare un’eroina senza un vero motivo.

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Mondo ipocrita

7 Gen

Siamo cosi bravi da potere rifornire di carburante un caccia bombardiere e paracadutare le armi ai nostri combattenti con il rischio di finire nelle mani dei nostri nemici ma facciamo molta fatica a lanciare dal cielo qualche sacco di farina e un po’ di latte per i bambini.

La macchina di fango

20 Gen

fangoSCRITTO DA AMEDEO RICUCCI

Visto che in Rete ognuno è libero di s/parlare – è come al Bar Sport, non conta la competenza, conta l’irruenza – e visto che in pochi si rendono conto di quanto strumentali siano le polemiche che una certa stampa sta alimentando abilmente sul rapimento e sul riscatto che sarebbe stato pagato per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, credo sia giunto il momento di precisare la mia modestissima opinione di “persona informata sui fatti”:

1) E’ vero: Greta & Vanessa hanno fatto una grossa sciocchezza ad andare in Siria così come hanno provato ad andarci loro: a) perché all’epoca – luglio 2014 – nel Nord del Paese non erano affatto garantite le condizioni di sicurezza né per i giornalisti né per gli operatori umanitari; e b) perché nel volontariato internazionale non ci si improvvisa, ci sono regole da rispettare ed il fai-da-te crea solo problemi, a se stessi e a quelli che si vuole aiutare.

2) Detto questo, vanno riconosciute a Greta & Vanessa una nobiltà d’animo, una generosità e un coraggio fuori dal comune. Da tempo, infatti, mentre la stragrande maggioranza degli italiani che oggi le criticano se ne stavano passivi ed indifferenti di fronte a quella che è LA PIU’ GRAVE EMERGENZA UMANITARIA DAL DOPOGUERRA AD OGGI – sono parole dell’ONU e si riferiscono alla tragedia siriana – Greta & Vanessa hanno sentito il dovere morale di fare qualcosa per un popolo che soffre, solo per aver osato ribellarsi a un dittatore sanguinario.

3) Nel darsi da fare, Greta & Vanessa sono entrate ovviamente in contatto con diversi membri della comunità italo-siriana, impegnati da tempo nell’invio di aiuti, ambulanze e quant’altro potesse alleviare le sofferenza del popolo siriano. Molti di loro li conosco da tempo – a cominciare dai “bolognesi” Yasser, Maher e il dr. Nabil – e posso rassicurare tutti che non di fondamentalisti islamici si tratta, né tanto meno di terroristi. L’accusa è semplicemente RIDICOLA. Sono tutte persone che hanno aiutato me ed altri giornalisti ad entrare in Siria – fra gli altri: Cristiano Tinazzi ed Elio Colavolpe – ci hanno ospitato nelle loro case e ci hanno protetto. Il tutto non per soldi ma perché l’Italia e il mondo intero sapessero quello che stava succedendo in Siria.

4) E’ ovvio che molti membri della comunità italo-siriana hanno parte delle loro famiglie ancora in Siria. Ed è gente che è stata costretta spesso ad imbracciare un fucile per difendere la propria casa e il proprio villaggio. Non di “terroristi” si tratta, dunque, ma di “partigiani”, che si sono ribellati al dittatore e non hanno avuto altra scelta che combatterlo armi in mano. Le brigate nelle quali combattono sono quasi sempre affiliate all’Esercito Siriano Libero – o almeno lo erano nel 2012, nel 2013 e per buona parte del 2014 . – e si sono opposte spesso e volentieri all’Isis pagando anche un duro prezzo, in termini di morti e feriti.

5) Non mi scandalizzo né mi indigno all’idea che sia stato pagato un riscatto per liberare Greta & Vanessa (oppure me e i miei compagni di sventura). Sono infatti d’accordo con il ministro Paolo Gentiloni e dico che “UN GRANDE PAESE SI IMPEGNA A LIBERARE I PROPRI CITTADINI SEQUESTRATI”. Trovo che sia una scelta di “civiltà” e trovo invece ipocrita la linea della “fermezza” che adottano Stati Uniti E Gran Bretagna, visto che entrambi questi Paesi trattano lo stesso con i terroristi, organizzando ad esempio scambi scandalosi di ostaggi – l’ultimo in Afghanistan: 5 capi Talebani in cambio di 1 ostaggio americano.

6) La macchina del fango che una certa stampa ha lanciato a tutta velocità contro Greta & Vanessa non trova affatto una ragione nel tentativo di fare chiarezza sulla vicenda – il che sarebbe del tutto legittimo – ma serve ad alimentare l’islamofobia crescente, rinfocolata dalle stragi di Parigi, e la campagna ad essa correlata contro gli immigrati. Serve cioè a saldare l’equazione MUSULMANO=FONDAMENTALISTA=TERRORISTA.

Bashar Al Assad and ISIS are twins .. They are both killing the Syrian people

9 Lug

Tre milioni di siriani muoiono di fame mentre l’Onu aspetta

7 Mag
Distribuzione di cibo. Le ogranizzazioni internazionali non attraversano i confini senza il permesso del regime, che nega il permesso se i destinatari non sono "lealisti" al regime.

Distribuzione di cibo. Le organizzazioni internazionali non attraversano i confini senza il permesso del regime, che nega il permesso se i destinatari non sono “lealisti” al regime.

SCRITTO DA JOHN JACKSON, tradotto da Fiore Haneen Tafesh  Sarti

SIRIA – “Oltre tre milioni di siriani, all’interno del proprio paese, ma molti vicino ai suoi confini, hanno urgente bisogno di cibo e assistenza medica. Proprio dall’altra parte di quei confini, in paesi come la Turchia, necessitano rifornimenti d’emergenza delle Nazioni Unite.

In alcuni casi la distanza tra il popolo e gli aiuti è di pochi minuti di distanza. Ma non potranno essere consegnati, perché cinque agenzie delle Nazioni Unite non attraverseranno le frontiere della Siria senza il consenso del regime di Assad – consenso che viene continuamente negato. Questa settimana, le più importanti agenzie umanitarie delle Nazioni Unite si confrontano con l’opportunità storica di realizzare veramente la ragione della loro esistenza.

Il 22 febbraio, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato all’unanimità una risoluzione che impone al regime in Siria di consentire “un rapido, sicuro e senza ostacoli accesso umanitario” per le agenzie delle Nazioni Unite, compresi gli aiuti oltre i suoi confini. Il regime non ha ottemperato alla richiesta, e continua a utilizzare la fame come arma di guerra.

Ogni 30 giorni da tale risoluzione, il capo delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Valerie Amos, deve riferire sulla sua attuazione. La seconda relazione sarà consegnata oggi. Si conferma che il regime ha ampiamente ignorato la risoluzione, negando arbitrariamente il permesso alle agenzie delle Nazioni Unite di fornire aiuti transfrontalieri nei territori controllati dall’opposizione.

Un certo numero di governi (compreso il Regno Unito), organizzazioni per i diritti umani, studiosi legali, hanno concluso che questo costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario. Come tale, l’ONU ha il diritto legale di attraversare il confine senza il consenso del regime.

Ora non è tempo di attendere un parere legale unanime, perché l’unanimità non arriverà mai. Ora è il momento di riempire i camion e fare si che gli aiuti per i milioni che ne hanno bisogno possano arrivare.

Invece, aspettiamo. Non c’è dubbio che queste agenzie esitano perché ci sono seri calcoli da fare. Discutendo su come il regime potrebbe reagire se si attraversasse la frontiera senza consenso. Nessuno è così ingenuo da pensare che ci si trovi in una posizione facile o semplice.

Ma nessun calcolo che attualmente va fatto comporta un’importanza superiore alle vite di quei tre milioni di persone. Queste vite non devono essere sacrificate alle opportunità politiche. Una campagna politica sulla Siria ha lanciato una petizione che punta sui capi delle cinque agenzie: Anthony Lake (UNICEF), Ertharin Cousin (PAM) e Antonio Guterres (UNHCR), Valerie Amos (OCHA ) e Margaret Chan (OMS). Si dà a tutti noi la possibilità di dire a questi cinque dirigenti che hanno il nostro appoggio per inviare i camion, per fornire cibo e medicine e essere dalla parte giusta della storia.

Il prezzo della non azione sarà abbandonare ancora un altro popolo eroicamente appeso a un filo circa la sua stessa sopravvivenza. E ciò aggiungerebbe ancor più frustrazione e disillusione per l’ONU e la sua capacità non solo di agire, ma di agire efficacemente. In poche parole, la reputazione delle Nazioni Unite, che per molti in tutto il mondo ha ancora speranza di successo, ne sarebbe ulteriormente danneggiata. Ma se cogliessero questo momento, fornendo ciò che è di vitale importanza per i nostri fratelli e sorelle in Siria nel loro momento di maggior bisogno – ricorderebbero la loro ragione d’essere.”

http://www.huffingtonpost.com/john-jackson/three-million-syrians-go-hungry_b_5188100.html

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Save Aleppo.

4 Apr

What Bashar Al Assad has done for his election campaign.
by Mike Arab channel

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Damascus a hundred years ago .

1 Apr

Pictures from the beautiful Damascus about a hundred years ago or more .. Greetings to Damascus and its people and whoever loved the beautiful and inveterate Syria .. The land of fathers and grandfathers
We’r coming back.
by Mike Arab Channel.

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The FSA protects the Armenian churches in Kasab from Assad .

28 Mar

By Mike Arab Channel

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Our children and the bloody bread of Bashar Al Assad

24 Mar

Our children are teaching us how the resistance and dignity will be .. Just listen to this amazing dialogue between a little girl and her father .
by Mike Arab channel.

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Promo of the Syrian Revolution..

15 Mar

Promo of the Syrian Revolution..
55% of the Syrian people were displaced, arrested or martyred by the criminal Assad regime through the last 3 years