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SOS YARMOUK!!!!!!

26 Gen

yarmouk graphicSCRITTO DA MUSAAB BALCHI, tradotto da Fiore Sarti
YARMOUK CAMP, Siria – “Questo grafico fornisce informazioni sulla situazione a Yarmouk, il campo palestinese in Siria. Il grafico di per sé ha numeri e informazioni terrificanti per descrivere che cosa sta succedendo, è un disastro.
Vorrei sottolineare alcuni fatti che non possono essere incluse nel grafico.

Yarmouk è occupato dal fronte Alnusra, che è l’ala militare di Al Qaeda in Siria. Nel sud est di Yarmouk l’ISIS sta cercando di prendere il campo ad Alnusra. In realtà, hanno già preso una parte del territorio Yarmouk.

Nel frattempo, il regime siriano circonda Yarmouk per farlo tornare sotto al suo controllo, e non permette che alcun cibo entri nel campo. Ha lasciato entrare solo un numero limitato di scatole di aiuto, ma per più di un mese non è stato permesso altro. Il regime ha anche tagliato completamente la fornitura di acqua a Yarmouk e fa uso quotidiano di razzi lanciati sul campo.

Alnusra, che si trova all’interno di Yarmouk, aveva già ucciso 3 persone in pubblico con l’accusa di offese a dio. Inoltre, essi sono sospettati fortemente per l’uccisione di oltre 14 attivisti non violenti nel tempo passato.
Una settimana fa, ho parlato con il mio amico dentro Yarmouk. Ha detto che non si può nemmeno dare un’occhiata dalla finestra per paura che qualcuno lo uccida!

Aeham Ahmad il pianista è stato minacciato di taglio delle le dita se continua a fare i suoi spettacoli in pubblico.

La scorsa settimana, 2 persone, uno dei quali un bambino di solo alcuni mesi, sono morti a causa della fame.

Nello stesso periodo sono morti, un anno fa, 150 persone a causa della fame. Ora, la fame è quasi la stessa di quella volta. Inoltre, non ci sono acqua, forniture di medicina, ma solo razzi, scontri, ISIS, e Alqaeda.

Dobbiamo fare qualcosa prima che la fame mortale diventi un fatto concreto! Abbiamo bisogno del vostro aiuto! Io sono pronto a far parte di tutto ciò che si desidera fare a tale proposito. Pronti a lavorare insieme per fare qualcosa! Io non posso fare nulla da solo. Le Persone innocenti stanno chiedendo il nostro aiuto.

NOTA:
Yarmouk Camp è dove ho vissuto fino a giugno 2013, e il luogo da cui sono stato costretto a partire perché sono stato minacciato prima dell’assedio totale. Se non fosse stato per quelle minacce, sarei ancora all’interno del campo, insieme alle migliaia di persone che sono assediate ora.

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SIRIA, Memorie di una camera di tortura

4 Giu

Syria-torture-AFPSCRITTO DA UMBERTO BACCHI, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Dopo la morte di Hamza, Ahmed prese il nocciolo di una delle poche olive che gli erano state date per il pranzo dalla guardia carceraria, e scarabocchiò sul muro.

“In memoria di un padre di tre ragazze, scomparso in questa cella. Voleva vivere”.

Ahmed aveva conosciuto Hamza solo per pochi minuti, ma, dice, lo trovò impossibile da dimenticare. Quella mattina, era appena stato messo in isolamento all’arrivo presso la filiale della sicurezza politica del governo di Damasco.

Ahmed sapeva che è saggio tacere quando si arriva in un nuovo centro di detenzione.

Era stato trasferito ad altri rami della direzione della sicurezza generale del regime dal suo arresto per essere interrogato, e aveva ricevuto la stessa “festa di benvenuto”, come la chiama lui, ovunque.

“I primi due giorni ti picchiano e ti torturano per farti cedere”, dice.

Ma la nuova cella aveva solo pareti, senza gabinetto, di cui lui aveva bisogno.

“Sono stato stupido. Bussai alla porta chiedendo di andare in bagno. La guardia disse: ‘Sì, ti porteremo’. Una volta nel corridoio hanno mi hanno percosso tirando fuori l’inferno da me, dicendomi di farla lì. Non ne fui capace, e mi gettarono di nuovo in isolamento”, ricorda nervosamente, fumando una sigaretta.

Ahmed pensò che fosse finita per quel giorno, ma ben presto si rese conto di essersi sbagliato.

“Ho sentito che percuotevano un altro ragazzo, poi qualcuno gridò: ‘sta morendo’, e la mia porta si aprì di nuovo”.

“Lo gettarono nella mia cella. Era rosso di sangue e indossava solo i boxer e una t -shirt che è stata lacerata”, dice Ahmed.

“‘Mi disse che aveva freddo. Poggiai la sua testa sulla mia gamba, gli diedi la mia camicia e iniziammo a parlare.”

Hamza era un rivenditore di auto dalla città vecchia di Damasco. Era stato arrestato per il suo presunto coinvolgimento nella rivoluzione. “Ha combattuto per il diritto ad una vita migliore”, dice Ahmed.

Hamza gli raccontò delle sue tre figlie. “Ricordo ancora i nomi: Sarah, Fayruz e Afaf”.

Poi afferrò la lunga barba di Ahmed, cresciuta durante la detenzione, e lo pregò di contattare la sua famiglia se mai fosse morto.

“Chiuse gli occhi, ed io pensai che dormiva, mentre la sua mano teneva ancora la mia barba. Poi, improvvisamente, spirò”, dice Ahmed.

“Rimasi scioccato, piangevo”, dice, mentre i suoi occhi si fanno rossi e acquosi, e si accende un’altra sigaretta.

“Ho detto alla guardia che era morto. Rise. ‘E che cosa dobbiamo fare?’ disse. ”

Il corpo di Hamza fu lasciato nella cella di Ahmed per due giorni. Poi le guardie dissero ad Ahmed di portare il corpo fuori dalla cella.

“C’era una fila di loro in attesa, fuori. Cominciarono a colpirmi mentre portavo fuori il corpo di Hamza”.

Ahmed chino la testa in giù, portando il suo viso vicino al corpo di Hamza.

“Purtroppo cominciava a decomporsi”, dice Ahmed.

Lasciò cadere a terra il corpo e corse di nuovo nella cella. Le guardie lo seguirono.

“Uno disse: ‘Per farti diventare un uomo forte, ti darò un regalo’ e mi colpì con il taser sulla schiena”, dice Ahmed.

“Non sentii nulla. Nessun dolore. Il dolore era dentro, avevo perso la sensazione del dolore fisico.”

La detenzione

Non c’era altro motivo per cui Hamza fu gettato nella sua cella che il piacere sadico delle guardie e del loro disprezzo per la vita umana, dice Ahmed.

Era la primavera del 2012 e la Siria stava entrando nella violenza che continua ancora oggi.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), nei primi quattro mesi e mezzo del 2014, 847 prigionieri, tra cui 15 minori e sei donne, sono morti di torture, esecuzioni sommarie, e maltrattamenti, nelle carceri siriane e nelle basi militari.

Dall’inizio del conflitto, circa 18.000 persone detenute dal governo sono scomparse, e molti sono considerati morti, secondo il SOHR.

Ahmed ci è passato, ma è sopravvissuto. IBTimes UK lo ha incontrato in un bar vicino a Piazza Taksim, a Istanbul, dove vive come rifugiato.

Nato a Homs, è stato incrociato da un collega attivista e arrestato all’inizio del 2012.

Lui non era un combattente ribelle, ma aveva attivamente sostenuto la rivolta contro il governo di Bashar al-Assad, prendendosi cura della logistica e della ricerca di forniture mediche, cibo e denaro.

Ha detto che il periodo più duro della detenzione sono stati i primi sette giorni in cui “nessuno ti parla, ti picchiano solo”.

Nelle mani dei servizi di sicurezza di Assad, è stato torturato a lungo. E’ rimasto appeso nudo per ore, docce di acqua e poi preso a scosse elettriche diverse volte. Aveva le unghie strappate dal suo piede sinistro e il polpaccio destro infilzato.

Ora ride, mostrando la ricrescita delle unghie nodose: “Questo è nulla in confronto a quello che altre persone hanno subìto.”

Mostra una lunga cicatrice sulla fronte, dicendo che un dentista gli ha chiesto circa $3.000 per risolvere ciò che era rimasto delle sue mascelle e dei denti. La sua vista a volte diventa sfuocata, e improvvisi mal di testa sono compagni quotidiani, dice.

 

La fuga

Dopo cinque mesi a Damasco, un giudice lo trasferì di nuovo a Homs, dove ha affrontato un processo con l’accusa di appartenenza a un gruppo terroristico.

Il figlio istruito di una famiglia benestante, fu più fortunato di tanti altri.

Sua madre aveva perso il marito ed era disposto a cose estreme per salvare il suo unico figlio.Quando seppe che stava per essere trasferito in un carcere militare, raccolse i suoi risparmi, si mise in contatto con le persone giuste, e pagò 8 milioni di sterline siriane (£ 30.000) per corrompere e assicurare la liberazione di Ahmed.

“Mia madre è un eroe. Andò nei luoghi più pericolosi per liberarmi”, dice.

Fu rilasciato per il suo 31° compleanno, nel mese di ottobre 2013. Una settimana più tardi un veicolo militare si fermò davanti alla sua casa.

Sua madre gli disse di non preoccuparsi: avevano pagato e lui era un uomo libero, ora; ma Ahmed era così traumatizzato dalla sua esperienza che il suo corpo tremava alla vista di una divisa. Si nascose in cantina. Era la cosa giusta da fare.

“Volevano riportarmi indietro. Qualcuno aveva fatto il mio nome alla sicurezza aeronautica a Homs”, dice. “Hanno detto loro che ero a Damasco e l’hanno creduto.”

Ad Ahmed restavano due opzioni: unirsi a un gruppo di ribelli o fuggire.

Ha scelto la seconda.

“Quando sono entrato in prigione sapevo chi fossero tutti i soggetti coinvolti nella rivolta a Homs. Quando uscii era diverso. Le cose erano cambiate”, dice.

Ancora più importante però, era per Amhed aiutare la madre, e trovare un lavoro per rimborsarla.

Ha pagato un contrabbandiere che lo ha derubato prima di condurlo attraverso il confine libanese. “Ha detto: ‘dammi tutto quello che hai, o ti consegno ai militari'”, ricorda Ahmed.

Dal Libano ha viaggiato verso la Turchia e poi ad Istanbul.

Mentre parlavamo, i ribelli stavano completando il loro ritiro da Homs, segnando la fine di tre anni di resistenza.

Ahmed è scoraggiato, ma non rassegnato. “Tutto quello che abbiamo cercato di costruire è perso … ma non significa che non possiamo costruire di nuovo”, dice, promettendo di tornare, un giorno.

“Amo il mio paese, ma soprattutto amo la mia città, molto, amo Homs. Quando andavo a scuola incidevo o scarabocchiavo il mio nome in giro per la città. Non avrei mai pensato che lo avrei fatto anche dentro le mura di un carcere, ma ora il mio nome è lì. Sono dappertutto, lì”.

I tentativi di Ahmed per contattare la famiglia di Hamza hanno avuto successo.

I nomi sono stati cambiati per proteggere la loro identità.

 

ORIGINALE: Syria: Memoir of an Assad Torture Chamber

http://www.ibtimes.co.uk/syria-memoir-assad-torture-chamber-1449360

Piccola guida per i “simpatizzanti di Assad” che si auto-definiscono “pro-palestinesi”

7 Mag

SCRITTO DA NICOLE MAGNOONA GERVITZ, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

– Settembre Nero 1970: Hafez al Assad inviò carri armati in Giordania per sostenere i palestinesi contro l’Hascemita re Hussein. L’OLP vinse il sostegno popolare tra le masse arabe dopo che i regimi furono completamente screditati nel 1967 per mano di Israele. Re Hussein ordinò al suo esercito di attaccare le forze dell’OLP in Giordania a causa della sua politica dichiarata di volerlo rovesciare. Assad si rifiutò di inviare un forte sostegno militare siriano perché temeva un’altra guerra con Israele. Rifiutò di fornire copertura aerea ai carri armati siriani e furono costretti a ritirarsi in seguito al bombardamento da parte dei giordani.

Questo lasciò i palestinesi isolati, abbandonati, e diverse migliaia di loro furono massacrati dall’esercito di Hussein. Solo poche settimane dopo quel Settembre Nero, Hafez al Assad portò a termine il suo colpo di stato militare a Damasco.

 

– 1973: la Siria tentò di riprendere il controllo delle alture del Golan e fu un altro fallimento. Hafez al Assad si trovò a diventare la guardia di sicurezza di Israele per il confine settentrionale. Il colonnello Rafik Halawi, comandante druso della brigata di fanteria che fu distrutto dagli israeliani nel Golan, fu giustiziato sotto gli ordini di Hafez prima della guerra da un funzionario vicino. Il regime siriano sostenne che fu ucciso nella battaglia con Israele, e a chiunque fosse catturato fu imposto di non dire niente, minacciato con torture e prigionia.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

– 1976: Hafez al Assad sostenne i falangisti libanesi fascisti cristiani contro l’alleanza comunista libanese  – OLP, che si era formata in opposizione sia ai falangisti che alla tirannia baathista. L’invasione militare siriana del Libano nel 1976 fu approvata dagli USA. Tuttavia, l’alleanza libanese comunista – OLP spazzò via le forze di occupazione siriane nel giugno dello stesso anno. Due mesi dopo Hafez al Assad spezzò quella resistenza. I falangisti, sostenuti da Hafez al Assad, commisero un massacro di palestinesi nel campo profughi di Tal al Zaatar.

Con la benedizione della Lega Araba il governo siriano decise di allearsi con Israele per impedire la sconfitta dei falangisti. I campi palestinesi di Karantina e Tel al Zaatar furono assediati dall’esercito siriano, e 2.000 palestinesi furono uccisi.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

Una lettera aperta dalla resistenza palestinese fu diffusa quell’estate all’interno dei campi;

“Vengono utilizzate armi siriane – la maggior parte, purtroppo – contro il nostro accampamento, mentre i governanti di Damasco continuano a ripetere che sono qui in Libano per difenderci. Questa è una menzogna assassina, una bugia che ci fa soffrire più di qualunque cosa … Ma noi desideriamo informare che ci batteremo in difesa di questo campo con le nostre mani nude, anche se tutte le nostre munizioni e tutte le nostre armi saranno esaurite, e che stringeremo la cinghia in modo da non lasciarci uccidere dalla fame. Abbiamo deciso di non arrendersi e non ci arrenderemo … “

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni '80.

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni ’80.

– 1980: Nell’ambito della sua repressione feroce contro i dissidenti di sinistra, nel 1980 il regime di Hafez al Assad arrestò centinaia di attivisti sia del Partito d’Azione Comunista che del Partito comunista siriano, nel tentativo di soffocare le ultime voci di dissenso dopo che aveva schiacciato la Fratellanza Musulmana. Restarono i comunisti siriani a lavorare con un gruppo di dissidenti palestinesi, quello fu chiamato “Comitato Popolare Palestinese del campo profughi di Yarmouk”, nel governatorato di Damasco. Fu fondato nel 1983, ma fu costretto a sciogliersi due anni più tardi a causa della campagna di arresti di Hafez al Assad. 200 membri del Partito d’azione comunista furono arrestati dalle forze di sicurezza siriane nel 1986.

– L’OLP cominciò a incrinarsi nel 1983. Il colonnello Saed Abu Musa era rivale di Arafat e guidò una ribellione contro al Fatah nella valle del Bekaa. Abu Musa era stato un soldato professionista nell’esercito giordano prima di entrare nell’OLP.

Il regime siriano lo sostenne, fornendogli armi. Abu Musa e i suoi seguaci cacciarono gli uomini di Arafat da Tripoli, quell’estate. Quando un giornalista del Newsweek chiese a Yasser Arafat un commento riguardo l’ammutinamento, egli rispose: “Non mi chiedere di burattini e cavalli di Troia … Assad vuole la mia pelle. Vuole la resa palestinese, e non voglio dargliela.”

La maggior parte dei rifugiati palestinesi scelsero Arafat contro il fantoccio siriano, ma come conseguenza, Hafez cacciò via gli uomini di Arafat da Tripoli, e la resistenza palestinese fu depotenziata.

– Nella “guerra dei campi”, tra il 1985 e il 1988, Hafez al Assad reclutò il movimento sciita libanese Amal. In quel momento era in conflitto con Hezbollah, ed aprì il fuoco contro i palestinesi e Hezbollah contemporaneamente.

Libano: Tripoli è una città a maggioranza sunnita, con una minoranza alawita che ha fornito sostegno finanziario al governo siriano. Gli alawiti siriani furono posti nel Parlamento libanese interamente per lle pressioni di Damasco. Le leggi sulla naturalizzazione del Libano vennero completamente sovvertite.

I rifugiati palestinesi provenienti dalla Nakba del 1948, e durante il suo sequel nel 1967, che hanno vissuto nei campi profughi, non possono ottenere la cittadinanza libanese, ma agli alawiti siriani è garantito in qualsiasi momento.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

– 2000: Mentre Bashar al Assad elogiava la seconda Intifada, centinaia di palestinesi languivano nelle sue carceri. Attieyeh Dhiab Attieyeh, un palestinese di 30 anni, morì nel carcere di Tadmur all’inizio del 2000, a causa di negligenza medica. Era già molto malato quando fu trasferito a Tadmur nel 1996. Attieyeh era un membro di Fatah, la fazione guidata da Yasser Arafat, e fu arrestato nel 1989 nel sud del Libano prima di essere inviato in Siria.

– 2008: C’è una somiglianza tra il massacro di Hama del 1982 e Piombo fuso.

In entrambi i massacri, i minareti delle moschee sono stati distrutti dalle forze di occupazione, che hanno sostenuto che i minareti venivano utilizzati dai cecchini islamici. Non ci sono prove di ciò in entrambi i casi, ma c’è la prova del disgusto per l’Islam ortodosso espresso da entrambi i regimi.

– Maggio 2011: Rompendo l’assedio (del regime siriano) su Deraa, a pochi palestinesi dal campo di Yarmouk  è stato possibile consegnare alcune forniture mediche di cui si aveva disperatamente bisogno.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

– Nakba Day 2011: Centinaia di palestinesi provenienti dai campi profughi nei dintorni di Damasco furono inviati nella zona demilitarizzata che separa la Siria dalle alture del Golan. La sicurezza dei civili palestinesi non era la priorità. La recinzione fu violata e le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco, e una dozzina di palestinesi furono uccisi. Ci fu un secondo spargimento di sangue a giugno, nel Naksa Day, l’anniversario dello scoppio della guerra del giugno 1967. Un’altra decina di palestinesi furono uccisi. Questi fatti erano senza precedenti,  perché mai prima di allora il governo siriano aveva spinto centinaia di palestinesi sul Golan, in entrambi gli anniversari. Perché nel 2011? Per distogliere l’attenzione dal massacro in corso nelle strade siriane. Uno dei principali rami dell’intelligence siriana si occupa solo di questioni relative alla Palestina. E’ impossibile che l governo siriano non sapesse che una violazione della recinzione del Golan sarebbe costata tante vite palestinesi.

– Autunno 2011: Ghiyath Matar, un giovane di origini palestinesi che viveva nei sobborghi di Daraya di Damasco, utilizzò la strategia di distribuire rose e acqua alle forze di sicurezza alawite inviate dal regime per sparare sui manifestanti.

images (6)Ai primi di settembre del 2011 era morto. Il suo cadavere mutilato fu consegnato alla famiglia quattro giorni dopo il suo arresto. Diversi inviati americani hanno partecipato al suo funerale. Il portavoce del regime di Assad sostenne che una banda armata fu responsabile della tortura e della morte di Ghiyath, e questa è una mezza verità perché, dopo tutto, quella banda armata era inviata dal governo.

– Come risultato della campagna di repressione genocida di Bashar al Assad, Yarmouk è diventata la casa per un milione di profughi siriani sfollati entro la fine del 2011. Quando l’Esercito siriano libero guadagnò terreno nella periferia meridionale di Damasco, l’esercito siriano cominciò a colpire il campo mentre, allo stesso tempo, armava il pro-regime PFLP-GC. Mortai sono stati sparati sul campo da parte delle forze di Assad prima ancora che l’FSA vi mettesse piede.

– Estate 2012: paramilitari alawiti che vivevano a Nisreen, vicino a Yarmouk, aprirono il fuoco su una massiccia manifestazione anti-governativa, uccidendo dieci palestinesi, tra cui un bambino.

– Autunno 2012: L’FSA istituì una linea di alimentazione attraverso Yarmouk, a cui seguì una massiccia punizione collettiva per mano del regime: le forze governative siriane e le milizie alawite circondarono Yarmouk, e nell’ottobre del 2012 gli ingressi al campo furono aperti solo per due o tre giorni alla settimana. I civili portavano il peso della violenza; la fame, la malattia, e i bombardamenti indiscriminati. 

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei "pro-palestinesi" osservavo un totale silenzio.

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei “pro-palestinesi” osservavo un totale silenzio.

– Dicembre 2012: aerei militari del regime siriano bombardano una moschea a Yarmouk, che ospitava rifugiati siriani sfollati. Decine furono uccisi. Il pretesto per una tale atrocità era che l’FSA aveva nascosto alcune armi nel seminterrato della moschea.

– 2013: Khaled Bakrawi. un giovane siro-palestinese organizzatore di comunità e membro fondatore della Fondazione Jafra per il soccorso e lo sviluppo della gioventù, fu arrestato dalle forze di sicurezza statali alawite, nel gennaio del 2013, per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto a Yarmouk. A settembre i palestinesi di Yarmouk seppero che Khaled fu ucciso sotto tortura in un centro di detenzione a Damasco.

Khaled Bakrawi prese parte alla marcia di giugno nel Golan. Vedendo il leader del FPLP-CG, Ahmad Jibril, condurre il popolo nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, e sapendo cosa stava per accadere, cercò di dissuadere i suoi compagni palestinesi dal seguire gli ordini di Ahmad Jibril, ma inutilmente. Khaled fu costretto a guardare come le forze di sicurezza di Stato alawiti si rilassavano bevendo tè, mentre i soldati di occupazione israeliani scaricavano proiettili verso i suoi fratelli. Khaled prese due proiettili nella gamba.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Il giovane che fu definito eroe per i proiettili sionisti, sarebbe poi svanito nell’oblio dopo il suo assassinio per mano delle forze di sicurezza di Bashar al Assad.

– I Palestinesi di Yarmouk sono stai a volte uccisi da altri palestinesi. Il missile russo BM -21 Grad fu utilizzato per attaccare Yarmouk nel luglio del 2013. Due missili grad furono lanciati sulla struttura di panificio di Hamdan il 24 luglio, uccidendo quindici civili. E’ stato riferito sia da Reuters che dal Comitato di Coordinamento campo di Yarmouk che questo attacco è stato effettuato dal FPLP-CG. Quindici palestinesi di Yarmouk morirono di fame tra settembre e dicembre del 2013. Il numero dei profughi palestinesi uccisi dal 2011 in Siria ha raggiunto i 1.597, oltre ad altri 651 dispersi o imprigionati, e i 74 torturati a morte nei centri di detenzione del regime dal 2013.

– L’annichilimento del paese da parte del regime di Assad è positivo per Israele: un despota arabo che schiaccia il suo popolo ha sempre un posto speciale nel cuore sionista. Israele ha sempre fatto affidamento sui despoti arabi corrotti come Bashar al Assad, per reprimere le masse al suo posto; un sentimento anti-iraniano è stato seminato nel mondo arabo a causa della sua colonizzazione della Siria.

E Hezbollah è troppo occupato nell’omicidio di siriani per causare disturbo ad Israele. Ed Israele non è più esposto ad alcuna pressione ad abbandonare le alture del Golan.”

originale: http://wewritewhatwelike.com/2014/05/05/a-guide-for-the-palestinian-or-pro-palestinian-shabiha-sympathizer-in-your-life/

La Primavera Araba: come mai ci vuole così tanto tempo per la rivoluzione siriana?

9 Apr

binniSCRITTO DA WALEED BUNNI, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

La primavera araba iniziò tre anni fa, quando Mohammad Bouazizi si diede fuoco, a significare con la sua azione che il popolo arabo ne aveva avuto abbastanza di umiliazioni, mortificazione corruzione dei dittatori venuti dopo l’indipendenza.

Lo schiaffo di una poliziotta sul volto di Bouazizi fu il colpo che ruppe la paura e il silenzio.

Le rivoluzioni della libertà iniziarono in Tunisia, si diffusero in Egitto, abbattendo due regimi tirannici in meno di due mesi. I giovani in Libia e in Siria furono ispirati a porre fine al lungo periodo di buio sotto due dei regimi più feroci del mondo.

Anche loro sentivano di poter spezzare le loro catene e camminare verso la libertà.

I libici decisero di protestare pacificamente, come già i tunisini e gli egiziani avevano fatto, ma il dittatore Muammar Gheddafi scatenò l’esercito, e cominciò a uccidere i libici, trasformando la rivolta pacifica in una rivolta armata.

I libici resistettero, mentre il loro tiranno continuò ad ucciderli usando tutte le armi erano a sua disposizione, e stava per vincere, fino a quando la comunità internazionale decise, con il sostegno della Lega Araba, di intervenire dalla parte dell’opposizione.

Con l’intervento internazionale la battaglia terminò a favore dell’opposizione in meno di tre mesi. Il regime di Gheddafi crollò, fu arrestato e poi giustiziato, ponendo fine all’epoca del cosiddetto “Re dei Re”.

L’esperienza libica ha incoraggiato i siriani a rompere la barriera della paura, rafforzata da arresti, torture e uccisioni, nella repressione brutale del governo di una rivolta a Hama nel 1980.

La caduta di Gheddafi ha dato ai siriani la speranza che non avrebbero affrontato il mostro più cattivo da soli, e che la comunità internazionale e i loro amici arabi, all’epoca accanto ai Libici, avrebbero usato la forza per rovesciare un regime che non è meno brutale del loro, e che non li avrebbero lasciati soli nella loro battaglia. Sfortunatamente, non è stato così.

La delusione da parte dei siriani ha approfondito solo loro tragedia, e ha portato a distorsioni della loro rivoluzione. Hanno tollerato tutte le uccisioni, gli arresti e le torture, insistendo sulla natura pacifica della loro rivoluzione, per i primi sei mesi, come il tiranno stesso aveva ammesso. Il regime, tuttavia, li spinse verso la lotta armata fin dal primo giorno, con le forze di sicurezza che arrestavano giovani manifestanti torturandoli brutalmente, insultando il loro onore e quello delle loro famiglie, come anche il loro credo religioso, in un chiaro settarismo.

Gli arrestati venivano rilasciati come combattenti in questo progetto del regime, come io stesso ho visto fare con i miei figli durante i loro 60 giorni di detenzione nell’inchiesta del ramo politico della sicurezza. Il regime voleva trasformare la rivoluzione della libertà e dignità in una guerra settaria. I ribelli hanno cercato quanto più possibile di scongiurarlo.

Tuttavia, con l’indifferenza della comunità internazionale e l’insistenza del regime è stata data alla rivolta una dimensione settaria; con l’inclusione di milizie settarie libanesi e irachene, e con la diffusione di video dell’uccisione di manifestanti tramite tortura, e con l’uso di specifici gruppi siriani utilizzati dai teppisti del regime, con la morte, e liberando migliaia di prigionieri salafiti, il regime ha garantito che quella battaglia non poteva più darsi pacificamente.

Dopo un anno di questa battaglia, il terreno era diventato fertile per gruppi estremisti che seguono l’ideologia di Al-Qaeda, per contrastare l’autorità del Libero Esercito Siriano. Alcuni di questi soldati e comandanti disertati dal regime con un programma patriottico estremista e settario sono stati attratti da questi gruppi, incoraggiati dal sostegno e dalle pratiche fedeltà.

Tutto questo è successo sotto gli occhi delle agenzie di intelligence regionali e internazionali. Ci furono una serie di false promesse di sostegno alle forze patriottiche e democratiche che avrebbero potuto trasformare le cose a favore della rivoluzione, e costringere il regime ad acconsentire ad una soluzione politica che potrebbe avere compiuto ciò che più di 200.000 morti non hanno compiuto.

Diverse centinaia di migliaia di persone hanno sperimentato l’arresto, la tortura, mentre milioni sono sfollati all’interno del paese e fuori.

Tutte queste riflessioni portano a chiedere: è stato progettato che la Siria debba essere il cimitero della primavera araba, temendo la diffusione del movimento di protesta ad altri regimi della regione?

Si è voluto dare un esempio orribile al popolo spingendo i siriani a questo tragico destino? O gli americani e i russi vogliono che la Siria sia un terreno dove ridurre il potere delle milizie di Hezbollah, di Iran e Al Qaeda tutti insieme, mettendoli in una battaglia tra loro e con un unico perdente, il popolo di Siria?

I siriani vinceranno, alla fine, ma il prezzo sarà alto, e non solo per loro.

Ma anche per le parti che stanno lavorando per estendere la crisi a sostegno del tiranno, o che stanno bloccando le possibilità di una soluzione politica che avrebbe messo fine al regime mantenendo l’unità della terra e del popolo.

La primavera araba può essere ritardata di qualche tempo, ma la storia ci insegna che le persone che anelano alla libertà non saranno mai fermate.

In inglese: http://www.english.globalarabnetwork.com/2014040813360/Opinion/the-arab-spring-why-the-syrian-revolution-taking-very-long-time.html

Confessioni di uno ‘Shabiha’ lealista di Assad: come ho violentato e ucciso per £ 300 al mese.

20 Mar
Famiglie attorno i corpi delle vittime di violenza compiuto in Tremseh dalle forze di milizia note come "Shabiha" (foto AP)

Famiglie attorno i corpi delle vittime di violenza compiuto in Tremseh dalle forze di milizia note come “Shabiha” (foto AP)

Tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti 

Ruth Sherlock ascolta la confessione agghiacciante di un membro ‘Shabiha ‘ della milizia pro-Assad, rilasciata perché probabilmente potrebbe presto incontrare la sua morte.

Da Ruth Sherlock, provincia di Idlib, Siria settentrionale, il 14 luglio 2012.

Seduto nel buio di grotta fetida che è servita come prigione improvvisata, Mohammed ha confessato con la franchezza di un uomo che sapeva di non avere scampo dalla morte.

Per l’equivalente di £ 300 al mese, più un “bonus” di 100 sterline per ogni vittima, era diventato un sicario del presidente Bashar al Assad, ha detto.

Ed inoltre, godendo di ogni minuto di questo compito.

“Noi amiamo Assad perché il governo ci ha dato tutto il potere – se volessi prendere qualcosa, uccidere una persona o violentare una ragazza, potevo farlo” ha detto, con voce calma e tranquilla, priva di rimorsi.

“Il governo mi ha dato 30.000 sterline siriane al mese e un extra di 10.000 per ogni persona che ho catturato o ucciso. Ho stuprato una ragazza, e il mio comandante stesso ha violentato più volte. Era normale.”

Mohammed – ma non è il suo vero nome – mi ha parlato la scorsa settimana in un centro di detenzione segreto ribelle in provincia di Idlib, nel nord della Siria, dove era stato catturato poche settimane prima durante uno scontro a fuoco con le unità dell’Esercito siriano libero.

Nascosto tra le colline, le grotte calcaree dove ora è confinato erano una volta utilizzate dalle unità ribelli per nascondersi dalle forze del presidente Assad, e per riporre le loro armi.

Ora, a 16 mesi dall’inizio della rivolta, sono diventati una prigione per i combattenti pro-regime catturati.

L’aspetto di Mohammed è molto diverso dagli altri 25 con i quali ha condiviso la prigione sotterranea. Mentre tutti erano scarni, con lo sguardo disorientato dei militari di leva dell’esercito siriano, lui era un membro del gruppo degli Shabiha, la temuta milizia civile pro -Assad, per i quali la guerra è una questione di affari e di piacere, accusati dei peggiori massacri del conflitto.

Come molti dei suoi, aveva l’ aspetto di un Arnold Schwarzenegger arabo, con enormi bicipiti, affinati durante sessioni di palestra interminabili, rigonfiati sotto una stretta T-shirt bianca.

Quello stesso fisico intimidatorio lo ha reso facilmente identificabile come membro della Shabiha, quando è stato catturato, e ora ha efficacemente segnato il suo destino.

Mentre i coscritti ordinarie dell’esercito siriano possono essere trattati come prigionieri di guerra, gli Shabiha sono spesso giustiziati – soprattutto quelli come Mohammed, la cui notorietà personale come criminale si era diffusa in tutta la provincia.

E’ stato così che, senza alcuna aspettativa di misericordia, ha parlato candidamente dei suoi crimini – raccontando la sua storia personale in modo disinibito, e sul perché la Siria è diventata così intrisa di violenza.

Nato a Orem al Kubra, un villaggio di contadini fedeli al regime del presidente Bashar al – Assad, quando la rivolta è iniziata era in un primo momento riluttante a farsi coinvolgere, ha detto.

“I miei amici si stavano unendo alla Shabiha, e mi incoraggiarono ad andare con loro.

Esitavo, e gli uomini della base Air Force locale mi picchiarono fino a quando non accettai.

“Ho preso informazioni su persone che non amano Assad, le ho catturate e messe in prigione. Il governo mi ha dato una pistola.”

Per la prima volta nella sua vita, Mohammed, che è sui trent’anni, si è ritrovato sia con denaro che con potere. Non solo: egli era inoltre esente dal dover rispondere alla legge siriana.

Ha descritto uno stupro che aveva commesso. “Era una studentessa dell’Aleppo University. Era giorno e stavo guidando per la città con il mio capo. Lei stava passando per la strada. Ho detto al mio capo ‘Cosa ne pensi di questa ragazza? Non è bella?’

“L’abbiamo presa e messa in macchina. Siamo arrivati in una casa abbandonata e l’abbiamo violentata. Dopo, l’abbiamo uccisa. Aveva visto i nostri volti e quali fossero i nostri quartieri, e non poteva vivere.”

Per settimane, lui e i suoi amici hanno disseminato la loro furia intorno ad Aleppo, il principale centro commerciale della Siria settentrionale. Durante una manifestazione anti-Assad, ha detto di aver ucciso un uomo sparando nella folla.

Ho chiesto quale fosse stata la sua motivazione. Si è stretto nelle spalle. Non era particolarmente interessato a difendere il regime del presidente Assad, ha detto, né la minoranza della setta alawita del leader siriano, da cui la maggior parte degli Shabiha sono incaricati. “Non era per Bashar. Non mi preoccupavo di  Bashar al Assad. Tutto quello che mi interessava era di aver ottenuto potere.”

Ascoltando parlare, veniva la tentazione di chiedersi se poteva aver detto davvero tutto, forse per ordine dei suoi rapitori. Ma la nostra intervista aveva luogo in un angolo appartato del carcere, ben fuori dalla loro portata d’orecchio, e se fosse stato sotto pressione per fabbricare una storia, mistificare, avrebbe potuto facilmente farlo più che discretamente.

Non mostrava nessun tipo di nervosismo che ho invece riscontrato in precedenza tra i prigionieri nelle carceri dei ribelli in Libia, dove era spesso evidente che alcuni seguivano un “copione” confessionale.

L’unico barlume di emozione è arrivato quando gli ho chiesto perché sembrava così privo di emozioni. “Sono cresciuto in una famiglia normale, e mi è stato insegnato a rispettare le donne”, ha detto. “Ma il diavolo ha preso possesso della mia mente, in quei giorni.”

originale http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/9400570/Confessions-of-an-Assad-Shabiha-loyalist-how-I-raped-and-killed-for-300-a-month.html 

Libertà per le donne siriane – Nuovi arresti di adolescenti

20 Dic

 

 

 

Muna Burhan e Ruba Omar

 

Muna Burhan e Ruba Omar sono due giovani studentesse di Damasco. Sono state arrestate e portate via dal Campus universitario della capitale.

E’ l’ennesima aggressione all’interno di un campus universitario, l’ennesimo arresto di civili inermi.

Ricordiamo che il numero accertato dei prigionieri per reati di opinione in Siria supera i 200 mila. Tra di loro molte donne, molti giovani, persino alcuni bambini.

Ricordiamo anche che il regime usa sistematicamente lo strumento della tortura e dello stupro. Sono ormai migliaia le ragazze e le donne che hanno subito questo atroce crimine da parte dei criminali del regime.

La “speranza” (è terrificante usare questa parola in un contesto simile), è che siano state rapite “solo” per chiedere un riscatto alle loro famiglie. In questo caso potrebbero venire rilasciate a seguito del pagamento di una consistente cifra…

Se emergesse, invece, che le due ragazze sono attive nell’opposizione al regime e che sono state arrestate per questa ragione,  il loro destino sarebbe davvero terribile…

Condividete la loro foto e la loro storia, perché simili crimini contro l’umanità non possono lasciarci indifferenti, non possono lasciarci indifferenti, non possono lasciarci indifferenti!!!!

Non lasciamo che il silenzio le uccida!

Esecuzioni di prigionieri: decine di corpi carbonizzati in piazza

9 Dic

 

 

 

 

8 dicembre 2012 – Aleppo, località di Jimet Azzahra Almaliya

aleppo 8 dicembre 2012 Jamia Azzahra Almalyia

 

Decine di corpi carbonizzati di prigionieri sono stati abbandonati ieri in una piazza di Aleppo. Alla luce del sole, in mezzo al via vai di gente – hanno raccontato testimoni oculari che sono riusciti a scattare le foto – gli uomini del regime hanno “scaricato” numerosi corpi completamente bruciati. La piazza, hanno raccontato, è completamente circondata dalle milizie del regime, che ne controllano le vie d’accesso. Si tratterebbe di giovani che sono stati sequestrati dal regime nei giorni scorsi, torturati e poi uccisi per non essersi uniti agli squadroni della morte, i shabbiha e per essersi espressi contro assad e le sue violenze.

La spettacolarizzazione della morte, con le esecuzioni in pieno giorno, di fronte al via vai di gente e l’esposizione di corpi torturati, carbonizzati, sgozzati, sta diventando una routine in Siria. Il regime mostra i muscoli, lancia messaggi inequivocabili agli oppositori e al mondo intero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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