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SOS YARMOUK!!!!!!

26 Gen

yarmouk graphicSCRITTO DA MUSAAB BALCHI, tradotto da Fiore Sarti
YARMOUK CAMP, Siria – “Questo grafico fornisce informazioni sulla situazione a Yarmouk, il campo palestinese in Siria. Il grafico di per sé ha numeri e informazioni terrificanti per descrivere che cosa sta succedendo, è un disastro.
Vorrei sottolineare alcuni fatti che non possono essere incluse nel grafico.

Yarmouk è occupato dal fronte Alnusra, che è l’ala militare di Al Qaeda in Siria. Nel sud est di Yarmouk l’ISIS sta cercando di prendere il campo ad Alnusra. In realtà, hanno già preso una parte del territorio Yarmouk.

Nel frattempo, il regime siriano circonda Yarmouk per farlo tornare sotto al suo controllo, e non permette che alcun cibo entri nel campo. Ha lasciato entrare solo un numero limitato di scatole di aiuto, ma per più di un mese non è stato permesso altro. Il regime ha anche tagliato completamente la fornitura di acqua a Yarmouk e fa uso quotidiano di razzi lanciati sul campo.

Alnusra, che si trova all’interno di Yarmouk, aveva già ucciso 3 persone in pubblico con l’accusa di offese a dio. Inoltre, essi sono sospettati fortemente per l’uccisione di oltre 14 attivisti non violenti nel tempo passato.
Una settimana fa, ho parlato con il mio amico dentro Yarmouk. Ha detto che non si può nemmeno dare un’occhiata dalla finestra per paura che qualcuno lo uccida!

Aeham Ahmad il pianista è stato minacciato di taglio delle le dita se continua a fare i suoi spettacoli in pubblico.

La scorsa settimana, 2 persone, uno dei quali un bambino di solo alcuni mesi, sono morti a causa della fame.

Nello stesso periodo sono morti, un anno fa, 150 persone a causa della fame. Ora, la fame è quasi la stessa di quella volta. Inoltre, non ci sono acqua, forniture di medicina, ma solo razzi, scontri, ISIS, e Alqaeda.

Dobbiamo fare qualcosa prima che la fame mortale diventi un fatto concreto! Abbiamo bisogno del vostro aiuto! Io sono pronto a far parte di tutto ciò che si desidera fare a tale proposito. Pronti a lavorare insieme per fare qualcosa! Io non posso fare nulla da solo. Le Persone innocenti stanno chiedendo il nostro aiuto.

NOTA:
Yarmouk Camp è dove ho vissuto fino a giugno 2013, e il luogo da cui sono stato costretto a partire perché sono stato minacciato prima dell’assedio totale. Se non fosse stato per quelle minacce, sarei ancora all’interno del campo, insieme alle migliaia di persone che sono assediate ora.

Piccola guida per i “simpatizzanti di Assad” che si auto-definiscono “pro-palestinesi”

7 Mag

SCRITTO DA NICOLE MAGNOONA GERVITZ, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

– Settembre Nero 1970: Hafez al Assad inviò carri armati in Giordania per sostenere i palestinesi contro l’Hascemita re Hussein. L’OLP vinse il sostegno popolare tra le masse arabe dopo che i regimi furono completamente screditati nel 1967 per mano di Israele. Re Hussein ordinò al suo esercito di attaccare le forze dell’OLP in Giordania a causa della sua politica dichiarata di volerlo rovesciare. Assad si rifiutò di inviare un forte sostegno militare siriano perché temeva un’altra guerra con Israele. Rifiutò di fornire copertura aerea ai carri armati siriani e furono costretti a ritirarsi in seguito al bombardamento da parte dei giordani.

Questo lasciò i palestinesi isolati, abbandonati, e diverse migliaia di loro furono massacrati dall’esercito di Hussein. Solo poche settimane dopo quel Settembre Nero, Hafez al Assad portò a termine il suo colpo di stato militare a Damasco.

 

– 1973: la Siria tentò di riprendere il controllo delle alture del Golan e fu un altro fallimento. Hafez al Assad si trovò a diventare la guardia di sicurezza di Israele per il confine settentrionale. Il colonnello Rafik Halawi, comandante druso della brigata di fanteria che fu distrutto dagli israeliani nel Golan, fu giustiziato sotto gli ordini di Hafez prima della guerra da un funzionario vicino. Il regime siriano sostenne che fu ucciso nella battaglia con Israele, e a chiunque fosse catturato fu imposto di non dire niente, minacciato con torture e prigionia.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

– 1976: Hafez al Assad sostenne i falangisti libanesi fascisti cristiani contro l’alleanza comunista libanese  – OLP, che si era formata in opposizione sia ai falangisti che alla tirannia baathista. L’invasione militare siriana del Libano nel 1976 fu approvata dagli USA. Tuttavia, l’alleanza libanese comunista – OLP spazzò via le forze di occupazione siriane nel giugno dello stesso anno. Due mesi dopo Hafez al Assad spezzò quella resistenza. I falangisti, sostenuti da Hafez al Assad, commisero un massacro di palestinesi nel campo profughi di Tal al Zaatar.

Con la benedizione della Lega Araba il governo siriano decise di allearsi con Israele per impedire la sconfitta dei falangisti. I campi palestinesi di Karantina e Tel al Zaatar furono assediati dall’esercito siriano, e 2.000 palestinesi furono uccisi.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

Una lettera aperta dalla resistenza palestinese fu diffusa quell’estate all’interno dei campi;

“Vengono utilizzate armi siriane – la maggior parte, purtroppo – contro il nostro accampamento, mentre i governanti di Damasco continuano a ripetere che sono qui in Libano per difenderci. Questa è una menzogna assassina, una bugia che ci fa soffrire più di qualunque cosa … Ma noi desideriamo informare che ci batteremo in difesa di questo campo con le nostre mani nude, anche se tutte le nostre munizioni e tutte le nostre armi saranno esaurite, e che stringeremo la cinghia in modo da non lasciarci uccidere dalla fame. Abbiamo deciso di non arrendersi e non ci arrenderemo … “

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni '80.

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni ’80.

– 1980: Nell’ambito della sua repressione feroce contro i dissidenti di sinistra, nel 1980 il regime di Hafez al Assad arrestò centinaia di attivisti sia del Partito d’Azione Comunista che del Partito comunista siriano, nel tentativo di soffocare le ultime voci di dissenso dopo che aveva schiacciato la Fratellanza Musulmana. Restarono i comunisti siriani a lavorare con un gruppo di dissidenti palestinesi, quello fu chiamato “Comitato Popolare Palestinese del campo profughi di Yarmouk”, nel governatorato di Damasco. Fu fondato nel 1983, ma fu costretto a sciogliersi due anni più tardi a causa della campagna di arresti di Hafez al Assad. 200 membri del Partito d’azione comunista furono arrestati dalle forze di sicurezza siriane nel 1986.

– L’OLP cominciò a incrinarsi nel 1983. Il colonnello Saed Abu Musa era rivale di Arafat e guidò una ribellione contro al Fatah nella valle del Bekaa. Abu Musa era stato un soldato professionista nell’esercito giordano prima di entrare nell’OLP.

Il regime siriano lo sostenne, fornendogli armi. Abu Musa e i suoi seguaci cacciarono gli uomini di Arafat da Tripoli, quell’estate. Quando un giornalista del Newsweek chiese a Yasser Arafat un commento riguardo l’ammutinamento, egli rispose: “Non mi chiedere di burattini e cavalli di Troia … Assad vuole la mia pelle. Vuole la resa palestinese, e non voglio dargliela.”

La maggior parte dei rifugiati palestinesi scelsero Arafat contro il fantoccio siriano, ma come conseguenza, Hafez cacciò via gli uomini di Arafat da Tripoli, e la resistenza palestinese fu depotenziata.

– Nella “guerra dei campi”, tra il 1985 e il 1988, Hafez al Assad reclutò il movimento sciita libanese Amal. In quel momento era in conflitto con Hezbollah, ed aprì il fuoco contro i palestinesi e Hezbollah contemporaneamente.

Libano: Tripoli è una città a maggioranza sunnita, con una minoranza alawita che ha fornito sostegno finanziario al governo siriano. Gli alawiti siriani furono posti nel Parlamento libanese interamente per lle pressioni di Damasco. Le leggi sulla naturalizzazione del Libano vennero completamente sovvertite.

I rifugiati palestinesi provenienti dalla Nakba del 1948, e durante il suo sequel nel 1967, che hanno vissuto nei campi profughi, non possono ottenere la cittadinanza libanese, ma agli alawiti siriani è garantito in qualsiasi momento.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

– 2000: Mentre Bashar al Assad elogiava la seconda Intifada, centinaia di palestinesi languivano nelle sue carceri. Attieyeh Dhiab Attieyeh, un palestinese di 30 anni, morì nel carcere di Tadmur all’inizio del 2000, a causa di negligenza medica. Era già molto malato quando fu trasferito a Tadmur nel 1996. Attieyeh era un membro di Fatah, la fazione guidata da Yasser Arafat, e fu arrestato nel 1989 nel sud del Libano prima di essere inviato in Siria.

– 2008: C’è una somiglianza tra il massacro di Hama del 1982 e Piombo fuso.

In entrambi i massacri, i minareti delle moschee sono stati distrutti dalle forze di occupazione, che hanno sostenuto che i minareti venivano utilizzati dai cecchini islamici. Non ci sono prove di ciò in entrambi i casi, ma c’è la prova del disgusto per l’Islam ortodosso espresso da entrambi i regimi.

– Maggio 2011: Rompendo l’assedio (del regime siriano) su Deraa, a pochi palestinesi dal campo di Yarmouk  è stato possibile consegnare alcune forniture mediche di cui si aveva disperatamente bisogno.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

– Nakba Day 2011: Centinaia di palestinesi provenienti dai campi profughi nei dintorni di Damasco furono inviati nella zona demilitarizzata che separa la Siria dalle alture del Golan. La sicurezza dei civili palestinesi non era la priorità. La recinzione fu violata e le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco, e una dozzina di palestinesi furono uccisi. Ci fu un secondo spargimento di sangue a giugno, nel Naksa Day, l’anniversario dello scoppio della guerra del giugno 1967. Un’altra decina di palestinesi furono uccisi. Questi fatti erano senza precedenti,  perché mai prima di allora il governo siriano aveva spinto centinaia di palestinesi sul Golan, in entrambi gli anniversari. Perché nel 2011? Per distogliere l’attenzione dal massacro in corso nelle strade siriane. Uno dei principali rami dell’intelligence siriana si occupa solo di questioni relative alla Palestina. E’ impossibile che l governo siriano non sapesse che una violazione della recinzione del Golan sarebbe costata tante vite palestinesi.

– Autunno 2011: Ghiyath Matar, un giovane di origini palestinesi che viveva nei sobborghi di Daraya di Damasco, utilizzò la strategia di distribuire rose e acqua alle forze di sicurezza alawite inviate dal regime per sparare sui manifestanti.

images (6)Ai primi di settembre del 2011 era morto. Il suo cadavere mutilato fu consegnato alla famiglia quattro giorni dopo il suo arresto. Diversi inviati americani hanno partecipato al suo funerale. Il portavoce del regime di Assad sostenne che una banda armata fu responsabile della tortura e della morte di Ghiyath, e questa è una mezza verità perché, dopo tutto, quella banda armata era inviata dal governo.

– Come risultato della campagna di repressione genocida di Bashar al Assad, Yarmouk è diventata la casa per un milione di profughi siriani sfollati entro la fine del 2011. Quando l’Esercito siriano libero guadagnò terreno nella periferia meridionale di Damasco, l’esercito siriano cominciò a colpire il campo mentre, allo stesso tempo, armava il pro-regime PFLP-GC. Mortai sono stati sparati sul campo da parte delle forze di Assad prima ancora che l’FSA vi mettesse piede.

– Estate 2012: paramilitari alawiti che vivevano a Nisreen, vicino a Yarmouk, aprirono il fuoco su una massiccia manifestazione anti-governativa, uccidendo dieci palestinesi, tra cui un bambino.

– Autunno 2012: L’FSA istituì una linea di alimentazione attraverso Yarmouk, a cui seguì una massiccia punizione collettiva per mano del regime: le forze governative siriane e le milizie alawite circondarono Yarmouk, e nell’ottobre del 2012 gli ingressi al campo furono aperti solo per due o tre giorni alla settimana. I civili portavano il peso della violenza; la fame, la malattia, e i bombardamenti indiscriminati. 

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei "pro-palestinesi" osservavo un totale silenzio.

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei “pro-palestinesi” osservavo un totale silenzio.

– Dicembre 2012: aerei militari del regime siriano bombardano una moschea a Yarmouk, che ospitava rifugiati siriani sfollati. Decine furono uccisi. Il pretesto per una tale atrocità era che l’FSA aveva nascosto alcune armi nel seminterrato della moschea.

– 2013: Khaled Bakrawi. un giovane siro-palestinese organizzatore di comunità e membro fondatore della Fondazione Jafra per il soccorso e lo sviluppo della gioventù, fu arrestato dalle forze di sicurezza statali alawite, nel gennaio del 2013, per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto a Yarmouk. A settembre i palestinesi di Yarmouk seppero che Khaled fu ucciso sotto tortura in un centro di detenzione a Damasco.

Khaled Bakrawi prese parte alla marcia di giugno nel Golan. Vedendo il leader del FPLP-CG, Ahmad Jibril, condurre il popolo nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, e sapendo cosa stava per accadere, cercò di dissuadere i suoi compagni palestinesi dal seguire gli ordini di Ahmad Jibril, ma inutilmente. Khaled fu costretto a guardare come le forze di sicurezza di Stato alawiti si rilassavano bevendo tè, mentre i soldati di occupazione israeliani scaricavano proiettili verso i suoi fratelli. Khaled prese due proiettili nella gamba.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Il giovane che fu definito eroe per i proiettili sionisti, sarebbe poi svanito nell’oblio dopo il suo assassinio per mano delle forze di sicurezza di Bashar al Assad.

– I Palestinesi di Yarmouk sono stai a volte uccisi da altri palestinesi. Il missile russo BM -21 Grad fu utilizzato per attaccare Yarmouk nel luglio del 2013. Due missili grad furono lanciati sulla struttura di panificio di Hamdan il 24 luglio, uccidendo quindici civili. E’ stato riferito sia da Reuters che dal Comitato di Coordinamento campo di Yarmouk che questo attacco è stato effettuato dal FPLP-CG. Quindici palestinesi di Yarmouk morirono di fame tra settembre e dicembre del 2013. Il numero dei profughi palestinesi uccisi dal 2011 in Siria ha raggiunto i 1.597, oltre ad altri 651 dispersi o imprigionati, e i 74 torturati a morte nei centri di detenzione del regime dal 2013.

– L’annichilimento del paese da parte del regime di Assad è positivo per Israele: un despota arabo che schiaccia il suo popolo ha sempre un posto speciale nel cuore sionista. Israele ha sempre fatto affidamento sui despoti arabi corrotti come Bashar al Assad, per reprimere le masse al suo posto; un sentimento anti-iraniano è stato seminato nel mondo arabo a causa della sua colonizzazione della Siria.

E Hezbollah è troppo occupato nell’omicidio di siriani per causare disturbo ad Israele. Ed Israele non è più esposto ad alcuna pressione ad abbandonare le alture del Golan.”

originale: http://wewritewhatwelike.com/2014/05/05/a-guide-for-the-palestinian-or-pro-palestinian-shabiha-sympathizer-in-your-life/

Perché sono contro il regime? Le parole di un martire.

12 Giu

Pubblicata da Hani Dalati il giorno martedì 10 gennaio 2012
Prima della rivolta
Sono contro il regime perché mi sono stancato di ascoltare promesse e discorsi da parte delle autorità corrotte, mentre parlano spudoratamente di lotta alla corruzione. Sono contro il regime perché non voglio che nessun cittadino siriano passi la vita in prigione, muoia a causa della tortura o esca di prigione ormai senza senno solo perché ha espresso una sua opinione. Sono contro il regime perché non voglio vedere bambini rovistare nei cassonetti e mangiare gli avanzi dei nostri pasti circondati da un odore atroce in un Paese dove la ricchezza viene ogni giorno rubata da chi dovrebbe governare. Sono contro il regime perché non voglio che il sogno dei giovani siriani diventi l’emigrazione e non il viaggio. Così come mi rattrista leggere sui giornali locali dei loro successi nelle terre della diaspora, con l’indicazione (siriano d’origine) solo perché nel loro Paese non trovano possibilità di esprimere le proprie capacità. Sono contro il regime perché non voglio che i giovani della mia Nazione passino la vita a studiare per poi lasciare la laurea in un cassetto e andare in giro a cercare un lavoro (operaio, muratore, tassista), mentre l’avanzare del tempo fa dimenticare loro ciò che hanno imparato. Sono contro il regime perché voglio vedere le braccia della bilancia della giustizia equipararsi, voglio vedere i malati entrare in ospedale, non in macelli, perché voglio vedere una riforma profonda del sistema d’istruzione, di polizia, dell’esercito e di tutte le istituzioni nazionali. Sono contro il regime perché il regime ci ha insegnato i suoi slogan da quando eravamo piccoli e sono rimasti solo slogan. Sono contro il regime perché non so chi rappresenta il popolo; ho scoperto di recente che uno degli uomini al potere è Mansour e l’ho scoperto solo perché i suoi accompagnatori hanno deturpato il viso di un bambino per un diverbio a scuola con il minore dei suoi figli.
Dopo la rivolta
Sono contro il regime perché si fa aiutare da persone infami per tutelare i suoi interessi.
Sono contro il regime perché invoca la democrazia, ma scatena il suo esercito contro ogni individuo che chiede libertà. Sono contro il regime perché mi sono stancato di riconoscere gli errori individuali che hanno causato migliaia di martiri. Sono contro il regime perché dice di lottare contro bande armate e i suoi squadroni della morte (shabbiha) portano e usano spudoratamente le armi contro i manifestanti. Sono contro il regime perché invoca riforme e allo stesso tempo eleva di grado i suoi affiliati corrotti e protegge i responsabili del massacro di tanti innocenti. Sono contro il regime perché parla di complotto ai suoi danni, come se intanto stesse facendo il suo dovere nei confronti del suo popolo.
Infine
Sono contro il regime
Sono contro l’opposizione
Sono contro ogni goccia di sangue che versa un cittadino siriano, qualunque sia la sua opinione
Sono con popolo siriano libero

PS.

HANI DALATI è DIVENTATO MARTIRE PER LA LIBERTA 4 MESI FA ED ERA L’ESEMPIO DELL’OPPOSITORE PACIFISTA.


hani

Storie di martiri – L’ultimo bacio

27 Dic

martire Abdelhaleq Sabi3 AlashqarBaci che non si possono dimenticare, come il bacio di questo angelo biondo al padre, il giovane martire Abdelkhalek Sabi3 Alashqar, di Homs. Sul commento alla foto c’è scritto che la città di Homs non dimentica i suoi martiri e su questo mio commento in italiano scrivo che nemmeno noi li dimenticheremo mai, che racconteremo le loro storie, pubblicheremo le loro foto, li faremo vivere nei nostri ricordi.

Molti ci criticano perchè non dedichiamo la nostra attenzione alle battaglie sul campo, altri ci accusano di “sentimentalismo”… ma la nostra è una scelta, una scelta ben precisa.

Noi vogliamo ricordare questi innocenti che sono morti solo per aver chiesto libertà; molti di loro non hanno mai imbracciato un’arma, non hanno mai neppure manifestato. Sono morti nelle loro case, sono morti prestando soccorso ai feriti, sono morti per essersi messi in fila per comprare il pane. Poi ci sono i morti sul campo, coloro che hanno lasciato la tranquillità delle loro vite per difendere i civili, arruolandosi nell’Esercito Siriano Libero; tra di loro ci sono molti studenti, lavoratori, persino delle donne. Civili costretti dalla violenza del regime a diventare soldati.

Ogni giorno noi riportiamo i numeri della tragedia, gli aggiornamenti, ma al centro del nostro impegno ci sono e ci saranno sempre le persone umane, perchè la vita di ogni individuo è sacra e quando di spezza la vita di qualcuno tutta l’umanità perde qualcosa di sacro.

 

Al Rastan, 5 settembre: bambino nasce da madre morta

9 Set

Al Rastan, provincia di Hama, 5 settembre 2012 – Sotto i bombardamenti del regime muore una giovane donna, al nono mese di gravidanza. La corsa in ospedale, per lei non c’è più nulla da fare; muore a seguito delle ferite riportate nell’esplosione, ma i medici riescono nel miracolo e fanno nascere il bambino. Intorno è un via vai di barelle con martiri e feriti.

Il piccolo si affaccia alla vita e non può nemmeno ricevere il bacio di benvenuto dalla madre, né sentirne il calore, la voce. Nasce da una madre morta: sembra un controsenso, mettere la parola morire, vicino alla parola nascere, ma purtroppo questa è la realtà della Siria oggi. Bambini che muoiono quando sono ancora nel grembo materno, bambini che muoiono sotto i bombardamenti, bambini che muoiono di paura e persino bambini che muoiono per il mal nutrimento. Secondo i dati della FAO sono almeno 1,3 milioni i bambini che hanno urgente bisogno di aiuti umanitari, vittime della mal nutrizione e di malattie virali.

“Tenetevi pure i vostri aiuti, le vostre lacrime e le vostre preghiere”

28 Ago

28 agosto 2012 – Homs Al Khaldye: morta anche la terza figlia: intorno alla mezzanotte Ayat Alghafir ha raggiunto i fratellini Farhan e Rihan e la madre Lama Arub

Dolore che si aggiunge al dolore questa notte a Homs, nel quartiere di Al Khaldiye. Intorno alla mezzanotte si è spenta anche Ayat, la più piccola dei fratellini Alghafir,  morti oggi con la madre sotto i bombardamenti del regime criminale. Ayat è morta in ospedale e il giovanissimo medico che ha tentato di soccorrerla lancia all’umanità e ai potenti del mondo un messaggio forte. “Tenetevi pure i vostri aiuti, le vostre lacrime e le vostre preghiere. Cosa dovremmo comprare con i vostri soldi? Qualche garza, qualche lenzuolo da ospedale, o i sudari per avvolgere i nostri figli? Anche le vostre raccolte, destinate ai profughi… andate a vedere come vivono, sono in condizioni disumane… Non vogliamo più niente da nessuno, niente”….

Il sudario che avvolge la madre di questi tre piccoli angeli

 

Giornalisti nel mirino: il regime uccide il giornalista Mussab Mohamed Alawdallah

22 Ago

Dar’à  – 22 agosto 2012

Si chiamava Mussab Mohamed Alawdallah, era un giornalista sportivo e culturale, scriveva per il quotidiano Teshreen. Le milizie del regime hano fatto irruzione nella sua abitazione a Damasco e l’hanno trucidato. Un’esecuzione in piena regola, che ha visto come vittima un giovane professionista, un testimone della verità che ha deciso di non coprire le malefatte del regime, schierandosi apertamente con la libertà, con il diritto di parola e di cronaca, con la rivolta. L’ennesima vittima nelle fila dei giornalisti, cronisti , reporter, fotografi, cineoperatori, cameraman; l’ennesimo eroe che cade per aver scelto la libertà e la fedeltà ai valori che fanno del giornalismo non solo un mestiere, ma una scelta di vita e una missione. Dal marzo 2011, secondo quanto documentano i coordinamenti locali in Siria, sono oltre 100 gli operatori dell’informazione, professionisti o amatoriali – autodidatti e comunicatori, che hanno trovato la morte sotto i bombardamenti, sotto il tiro dei cecchini, o di killer incaricati di commettere esecuzioni contro gli oppositori.

 

Storie di martiri: Il fisioterapista Redwan Rustom Ismail

17 Ago

 

17 agosto 2012- Al Qusair

Il martire fisioterapista Redwan Rustom Ismail

Questo giovane è morto oggi di ritorno dai campi profughi del Libano, dove era andato a prestare la sua opera. Redwan, fisioterapista che amava il suo lavoro e lo viveva come una missione, era stato per mesi insieme ai suoi connazionali, assistendoli e curandoli con tutta la sua professionalità e la sua passione. è stata ucciso lungo la via del ritorno ad Al Qusair; voleva passare la festa di fine Ramadan a casa, con la famiglia. Ora festeggerà in Paradiso… un altro angelo generoso che si unisce alla fila dei martiri siriani uccisi dal regime.

 

 

 

Baraa Al Boushi, un altro martire della verità

12 Ago

Dall’inizio della Rivolta in Siria, abbiamo sentito innumerevoli storie di gente comune arrestata e uccisa dal regime, colpevole di aver documentato la realtà di ciò che sta accadendo. Il governo di Assad si impegna duramente per evitare che il materiale dei citizen journalists raggiunga il resto del mondo, principalmente perché queste persone sono riuscite a dare le prove di ciò che accade.

E ancora, Baraa al Boushi è stato ucciso a Tall (Damasco), l’11 agosto 2012.

Al Boushi, da Sabounyeh (piccolo villaggio di Hama) si era laureato in giornalismo, a Damasco nel 2010, e cominciò il servizio militare obbligatorio quello stesso anno. Attese a lungo prima di disertare per fornire informazioni all’opposizione dalle file dell’esercito stesso, consapevole dei rischi che ciò comportava.

“Quando cominciò la Rivoluzione, fu il primo a coordinarsi segretamente con noi” – dice Jaber Ahmad, amico di Al Boushi – “quando alla fine abbandonò l’esercito, iniziò a fare ciò in cui era bravo”.

Il regime cominciò un massiccio bombardamento su Tall lo scorso venerdì.

“Sapevamo che l’area sarebbe stata attaccata, ma Baraa voleva recarsi li per documentare gli eventi”, afferma Matar Ismael, amico e collega di Al Boushi.

La sua presenza nell’area di Tall avvenne con l’aiuto dell’Esercito Libero; avrebbe dovuto lavorare a stretto contatto con i diversi gruppi, documentando e facendo interviste per importanti canali televisivi. Nel terzo giorno di bombardamenti su Tall, Matar Ismael venne a conoscenza della morte del suo amico.

“Era una persona eccezionale per la Rivoluzione. Ora sento come se avessi perso una parte della mia anima, nonostante non lo conoscessi da molto. Credeva fermamente nell’ideale della verità, documentando ciò che realmente accadeva. E’ morto per il suo Paese.”

Storie di martiri: Husam Addin Armazi

1 Ago

31 luglio 2012 – Aleppo

Husam era un giovane studente di medicina, viveva con la sua famiglia in Germania. Aveva davanti un futuro tutto da vivere, una carriera promettente, il sogno di un matrimonio, con dei figli, una casa… era uno sportivo, amava lo sci e amava stare all’aperto. Husam è rimasto talmente colpito dalle proporzioni della repressione che ha colpito il suo, il nostro popolo, da decidere di lasciare tutto, famiglia, amici, studio, spensieratezza, per unirsi alle fila dei volontari dell’Esercito Siriano Libero.

Si è arruolto, proprio come facevano i giovani ai tempi della guerra mondiale; ha lasciato il camice per imbracciare un’arma e andare nella sua città d’origine, Aleppo, a difendere i nonni, i famigliari e la popolazione civile. Husam è morto oggi, durante i combattimenti nella città della Rocca.

La storia di questo giovane ci tocca molto perchè Husam era come noi, nato e vissuto in Europa, in una terra di pace, democrazia, libertà, ma ha sentito il dovere di tornare nella Terra Madre a difendere gli indifesi. Questa repressione senza fine ci sta uccidendo e logorando, sta strappando i nostri giovani alle loro vite, alla loro spensieratezza, ai loro affetti… Vogliamo che il sacrificio di Husam non sia  dimenticato, che nessun giovane debba più lasciare gli studi per combattere… Vogliamo che i giovani siriani, in Siria e nelle terre della diaspora, possano finalmente godere della libertà, senza morire nelle mani di un regime guerrafondaio che non ha uguali nella storia.

 

حسام الدين أرمنازي، طالب طب في ألمانيا .. مع استشراء قتل النظام للسوريين قرر أن يترك “شهادة الطب” وينضم للجيش الحر …..
استشهد اليوم في حلب …. إلى جنات الخلد يا أشرف الناس