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I palestinesi in Siria lottano per il pane e l’auto-rappresentanza

22 Dic
Manifestanti palestinesi in solidarietà con i palestinesi in Yarmouk. Demotix/Mahmoud Essa. All rights reserved.

Manifestanti palestinesi in solidarietà con i palestinesi in Yarmouk. Demotix/Mahmoud Essa. All rights reserved.

di Céline Cantat. Open Democracy 5/12/2014. Traduzione di Claudia Avolio.

In un recente articolo pubblicato da Russia Today e ripostato su siti solidali verso la Palestina, Sharmine Narwani offre una versione della situazione dei palestinesi in Siria considerevolmente diversa da quella descritta da numerosi rifugiati siro-palestinesi.

Nel suo articolo, Narwani descrive la popolazione palestinese come infinitamente grata al regime, che non avrebbe mai fallito nel sostegno alla lotta palestinese. I rifugiati palestinesi in Siria – piuttosto che avere una propria rappresentanza politica e guardare ai propri interessi rispetto alla crisi che colpisce il Paese in cui hanno vissuto per oltre 60 anni – avevano un solo motto politico: “neutralità”. Dichiara inoltre che “ribelli islamici” avrebbero sfidato questa neutralità invadendo quartieri palestinesi e obbligando i rifugiati ad imbracciare le armi.

L’autrice presenta i palestinesi in Siria come un blocco omogeneo, che parla con una sola voce – cioè quella dei loro leader politici, che sono le principali fonti nel suo articolo. Tralascia sia la diversità della comunità politica palestinese che – punto più importante – il modo in cui il regime siriano ha coltivato il conflitto tra le fazioni palestinesi sin dagli anni ’70, per meglio garantire la sua presa egemonica sulla regione.

Nel 1976 Hafez al-Assad disse a Yasser Arafat: “Non c’è alcun popolo palestinese, non c’è alcuna entità palestinese, c’è solo la Siria… Siamo dunque noi – le autorità siriane – ad essere i veri rappresentanti del popolo palestinese”. Kissinger, grande ammiratore di Hafez al-Assad, spiegò che “ad Assad non piaceva il PLO perché uno Stato palestinese indipendente avrebbe sconvolto il suo obiettivo strategico a lungo termine: quello di una Grande Siria”.

Narwani cita diversi rappresentanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (FPLP-CG) guidato da Ahmad Jibril. Il FPLP-CG è un alleato storico del regime siriano, che lo sostiene in termini materiali e logistici. Nel 1976, quando l’esercito siriano permise alle milizie libanesi cristiane di uccidere migliaia di combattenti del PLO e di civili palestinesi nel corso dell’assedio di Tel al-Zaatar, il FPLP-CG gli rimase leale. In modo simile, nel corso della guerra nel campo degli anni ’80, il FPLP-CG prese le parti del regime siriano del Baath e assassinò numerosi combattenti del PLO in suo nome.

In seguito alla sconfitta della rivoluzione palestinese, il FPLP-CG aiutò il regime siriano arrestando e detenendo combattenti del PLO entrati in Siria. La fazione continua a sostenere il regime siriano ancora oggi, pattugliando i campi palestinesi in Siria e fornendo intelligence riguardo la popolazione locale. L’autrice cita anche As-Sai’qa e Fatah el-Intifada, rispettivamente la branca palestinese del partito siriano Baath e un gruppo di dissidenti rispetto a Fatah di Yasser Arafat incoraggiati dal regime siriano  a formare il proprio gruppo, che lo stesso regime sostiene e controlla da vicino.

Narwani cita poi diversi funzionari dell’Esercito Palestinese di Liberazione (PLA) che secondo dei siro-palestinesi “non ha più nulla a che fare col liberare la Palestina”. Istituitosi in origine in diversi Paesi arabi, si è mobilitato raramente e sempre per ordine del regime siriano per fornire supporto al suo esercito nel corso delle guerre libanesi. Kissinger suggerì che era in pratica “una branca dell’esercito siriano”, che Hafez al-Assad poteva usare per rinforzare il suo ascendente sul Libano e destabilizzare il PLO.

Nel PLA esiste una unità priva di personale sin dal 1983. Quell’anno, mentre i combattimenti imperversavano in Libano, il regime siriano ordinò ai giovani coscritti del PLA di sparare ai combattenti del PLO rifugiatisi nel campo palestinese di Beddawi, nel nord del Paese. I coscritti si rifiutarono: dei soldati siriani gli spararono sul posto, tutti. L’unità resta, ma da allora è rimasta senza personale.

Quando, in seguito agli accordi di Oslo, venne istituita l’Autorità Palestinese, il resto delle branche del PLA nei Paesi arabi si dissolse eccetto in Siria, dove venne posto sotto il diretto comando dell’esercito siriano. Dalla fine della guerra libanese, il PLA non si è mobilitato in alcuna azione per liberare la Palestina.

Ad ogni modo, è stato di recente chiamato a rapporto dal regime siriano perché proteggesse siti strategici. Le unità del PLA sono state poste a Adra, sud di Damasco, per impedire a gruppi armati d’opposizione di avanzare verso la capitale. Altre unità sono state inviate a Harran al-Awamid, dove proteggono un impianto elettrico. I giovani palestinesi obbligati a fare il servizio militare pagano un alto prezzo: i disertori vanno incontro alla morte e a ritorsioni verso le proprie famiglie.

Ancora prima dell’inizio della rivolta in Siria, queste organizzazioni avevano perso gran parte della loro credibilità tra la popolazione palestinese nel Paese. Sin dal 1982, il disimpegno della comunità dalla politica di partito è andata crescendo, allargando la forbice tra leadership politica e rifugiati. Una gran parte dei palestinesi in Siria rese chiaro il proprio malcontento ritirando dalle fazioni palestinesi la propria partecipazione.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbash (da non confondersi con il FPLP-CG che se ne distaccò per schierarsi dalla parte siriana nel 1968) aveva storicamente mantenuto una posizione intermedia nel panorama politico palestinese, assicurando un equilibrio tra le fazioni. Ma dopo la morte di Abu Ali Mustafa nel 2001 – successore di George Habbash – il FPLP si era indebolito, anche in seguito agli arresti in Palestina dei due prossimi leader, Ahmad Saadat e Abdelrahim Maluh.

Di conseguenza, negli anni 2000 Maher Taher – nuovo leader del FPLP in Siria – si avvicinò al regime siriano e a Hamas. Il segretario dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, venne allora ospitato e pienamente supportato da Damasco. Maher Taher ha preso le distanze da Hamas solo in seguito al disaccordo tra il partito islamico e Bashar al-Assad, come risultato del sostegno di Hamas verso la rivolta siriana.

Narwani cita Maher Taher come se rappresentasse i palestinesi in Siria. Tuttavia, rifugiati palestinesi arrabbiati lo cacciarono dal cimitero di Yarmouk quando provò a presenziare i funerali dei giovani uccisi dall’esercito israeliano nel Golan il 5 giugno 2011 – giornata che Narwani descrive in modo inaccurato.

La storia iniziò alcuni mesi prima. Attivisti palestinesi, incoraggiati dalle rivolte arabe, si erano rivolti ai rifugiati palestinesi in Egitto, Giordania, Libano e Siria perché organizzassero manifestazioni davanti al confine con Israele nei loro rispettivi Paesi per il 15 maggio – il giorno della commemorazione della Nakba (“catastrofe” in arabo, in riferimento alla creazione dello Stato di Israele e l’esilio di migliaia di palestinesi dalla loro terra natia).

Il regime siriano decise di permettere l’evento, per restaurare la propria immagine di “campione della resistenza contro Israele” e distrarre l’attenzione da ciò che stava avvenendo all’interno della Siria. Ma quando i palestinesi giunsero nel Golan, di cui una parte fu conquistata da Israele nella guerra del 1967, il regime non poteva immaginare la piega che gli eventi avrebbero preso.

Questo tipo di manifestazione si limita di solito a qualche discorso e foto di leader di fazioni e alcuni membri del partito Baath. Stavolta, infiammati dagli eventi in tutto il mondo arabo ed esasperati dalla situazione in Siria, un gruppo di giovani palestinesi attraversò la zona militare siriana puntando al confine israeliano.

In centinaia li seguirono. Raggiunsero l’altro lato, prendendo di sorpresa l’unica pattuglia israeliana sul posto. Furono chiamati rinforzi per il lato israeliano e soldati aprirono il fuoco sulla folla, uccidendo quattro palestinesi e ferendone altre decine. I leader delle fazioni palestinesi, accompagnati dai loro bodyguard e da alcuni combattenti, non fecero nulla per evitare l’uccisione di civili palestinesi.

Ciò che davvero sorprese i palestinesi quel giorno non fu il fatto che Israele sparò contro di loro. Fu semmai scoprire che la strada verso il confine e verso la Palestina non era – come il regime aveva sempre dichiarato – cosparsa di mine. L’unico ostacolo tra i rifugiati e la Palestina erano le bugie del regime siriano.

In seguito a questo tragico episodio, delle fazioni palestinesi – in particolare il FPLP-CG – decise di organizzare un evento simile per il 5 giugno, giorno della commemorazione della Naksa (la sconfitta araba del 1967). Questa proposta accese discussioni infervorate nei campi, soprattutto a Yarmouk. I palestinesi si ritrovarono davanti ad una domanda inaspettata e senza precedenti: questo invito poteva condurli alla terra natia o era una trappola che li avrebbe condotti alla morte? Ora sapevano che il confine era aperto dalla parte siriana. Ma l’esperienza del 15 maggio aveva loro anche insegnato che le fazioni palestinesi non li avrebbero difesi.

La sera del 4 giugno, il regime annunciò ufficialmente che l’evento era stato cancellato. Ma il giorno dopo, pullman allestiti dal regime siriano e dal FPLP-CG erano fermi all’entrata del campo. Gruppi di giovani palestinesi di Yarmouk furono portati come da programma nel Golan. Al loro arrivo, si resero conto con sorpresa che Anwar Raja, a capo delle pubbliche relazioni del FPLP-CG (anch’egli intervistato da Narwani) li stava aspettando con giornalisti e reporter di diversi canali siriani ufficiali. Raja si lanciò in un’arringa riguardante la “vera resistenza”, dicendo che l’unica vera battaglia che invitava a sacrificarsi era la lotta contro Israele. Quel giorni, altri 25 giovani palestinesi furono uccisi e 350 feriti. Né Anwar Raja né i suoi bodyguard si diressero da alcuna parte vicina al confine, né difesero i loro compatrioti palestinesi.

Queste furono le ragioni della rabbia palestinese che li condusse a cacciare Maher Taher dal cimitero quando i funerali si stavano svolgendo. Questa stessa rabbia poi condusse la folla agli uffici del FPLP-CG dove residenti del campo intendevano ritenere responsabili i leader della fazione. Lì trovarono ad aspettarli le mitragliatrici dei combattenti di Ahmad Jibril, colui che diede l’ordine di aprire il fuoco sulla folla, il che risultò nell’uccisione di diversi manifestanti.

Incontrando una tale, sanguinosa repressione, la rabbia dei manifestanti si alimentò ancora di più e, a dispetto dei proiettili del FPLP-CG, iniziarono a invocare “la caduta delle fazioni” (el sha’ab yourid esqat el fasa’il). Appropriandosi dello slogan della rivoluzione araba, la gente di Yarmouk intravvide la possibilità della propria rivolta. Protetto dai suoi bodyguard armati, Ahmad Jibril scappò, lasciando dietro di sé tre dei suoi combattenti che vennero calpestati dalla folla mentre questa si faceva a tutti i costi largo per aprire le porte, giungere agli uffici e darli alle fiamme.

Nei mesi seguenti, il FPLP-CG rafforzò le sue operazioni di sicurezza nei campi. Solo a Yarmouk, oltre 1000 palestinesi furono arrestati ed interrogati dal braccio palestinese dei servizi di sicurezza siriani. Il FPLP-CG iniziò anche ad armare i suoi sostenitori nel campo, nonostante la riluttanza di altre fazioni palestinesi. Non ci volle molto perché milizie del FPLP-CG apparissero nel campo. Sostenevano le operazioni dell’esercito siriano nelle aree confinanti, come Tadamon e Hajr al-Aswad. Fermarono ed uccisero persone che percepivano come nemici. Derubarono anche molti negozi ed abitazioni.

Nel corso dell’estate durante la quale Narwani visitò Yarmouk per la prima volta, diverse bombe caddero sul campo. Nessuno sapeva con certezza da dove provenissero. Ma quando l’aereo militare MiG prese a bombardare il campo il 16 dicembre 2012, prendendo di mira edifici civili come ospedali, scuole e moschee, fu chiaro che erano pilotati e controllati da ufficiali dell’esercito siriano. Questo intenso bombardamento forzò molta della popolazione di Yarmouk a scappare tra il 16 e il 17 dicembre. In seguito a questo esodo di massa di palestinesi, tra cui combattenti del FPLP-CG, gruppi armati entrarono a Yarmouk dalle zone vicine. Non si trovarono neanche a dover combattere: il campo era già mezzo vuoto.

Dopo l’arrivo di gruppi d’opposizione a Yarmouk, il regime siriano stabilì un checkpoint all’entrata del campo, di lì a poco conosciuto in Siria come uno dei più pericolosi di tutto il Paese. Il checkpoint la mattina era aperto e la gente poteva attraversarlo finché uno dei cecchini del regime posizionati lì vicino cominciava a sparare sui passanti. Questo era il segnale che la via non era più sicura. Il checkpoint restava poi chiuso per il resto della giornata.

Quando usavano quest’unico punto di passaggio, le donne erano spesso vessate dai soldati, e molte persone – soprattutto giovani uomini – venivano arrestati. I palestinesi mi hanno detto come, per attraversare il checkpoint dalla rotonda che segna l’inizio del campo, si muovevano in gruppi, in strette file e zigzagando di continuo per evitare di essere colpiti dai cecchini: “Sentivamo la morte avvicinarsi ad ogni passo”. Tuttavia dovevano lasciare il campo in cui il cibo stava diventando sempre più scarso. I soldati avevano limitato la quantità di pane che ogni abitante poteva portare dentro con sé a una sola busta. Le famiglie non erano più in grado di nutrire i propri figli.

Nel luglio 2013, il regime sigillò ermeticamente il campo, su cui venne imposto un inflessibile assedio. Col pretesto di obbligare i combattenti nemici ad uscire, la popolazione venne circondata. La gente fu lasciata senza cibo né medicine e per settimane senza acqua potabile. Decine di persone sono morte per gli effetti dell’assedio – soprattutto bambini, donne ed anziani. A mantenere l’embargo è solo il regime. E solo il regime è responsabile delle morti che ne sono risultate. Malgrado ciò, nel suo articolo Narwani non giudica nulla di tutto questo come da menzionare, nonostante gli echi delle guerre medievali che ce ne giungono e l’ineguagliabile crudeltà che riflette.

Quando descrive le difficoltà incontrate dalle agenzie umanitarie nel tentativo di distribuire aiuti alimentari a Yarmouk, Narwani non fa riferimento al fatto che il campo è sotto assedio. Non spiega che il regime siriano controlla l’entrata principale al campo, la più vicina a Damasco, e che quindi solo il regime può decidere di lasciar passare i convogli umanitari.

Il portavoce dell’UNRWA Chris Gunness nel gennaio 2014 ha spiegato che “quando le autorità siriane hanno finalmente permesso all’UNRWA di distribuire aiuti a Yarmouk, l’hanno obbligata ad usare l’entrata sud. Ciò significa che il convoglio ha dovuto attraversare 20 km in un’area di intenso conflitto armato in cui molti dei gruppi armati d’opposizione – tra cui i gruppi jihadisti più estremisti – avevano una forte presenza”. Gunness ha aggiunto: “Citando preoccupazioni legate alla sicurezza, le autorità siriane non hanno permesso all’UNRWA di passare per l’entrata nord di Yarmouk, che era sotto il controllo del governo ed era considerata molto più accessibile e relativamente meno rischiosa”.

Ci si può legittimamente chiedere quali problemi di sicurezza possano giustificare l’invio di un convoglio umanitario in una zona di intenso conflitto. A meno che, certo, la volontà del regime di distribuire aiuti umanitari agli abitanti assediati ed affamati di Yarmouk fosse in realtà una finta.

I residenti del campo hanno raccontato una storia molto diversa da quella che Narwani ha ottenuto parlando con gli alleati del regime siriano:

“Gli aiuti non sono entrati. Eravamo tutti presenti, gruppi di civili del campo. Quello che è successo è che il regime siriano e la gente di Jibril (Ahmad Jibril del FPLP-CG) hanno iniziato uno scontro per evitare che gli aiuti avessero accesso al campo. Non avevamo né militanti né armi. E la gente  presente, come potete vedere, erano tutti civili, nessuno di noi possiede armi. Quindi hanno iniziato questo scontro prendendo a dire “Ci sono persone dei vostri che ci stanno sparando”. Nessuno di noi stava sparando. Siamo qui solo per prendere gli aiuti per le persone. Insomma hanno dato vita a questo scontro e ci hanno sparato tre missili da un carrarmato – noi non abbiamo carriarmati – tre missili di carrarmato sono stati sparati contro di noi. E gli uomini hanno svolto riprese del luogo in cui il missile del carrarmato è stato sparato. Hanno fatto questo per inasprire l’assedio sul campo. Ed è l’uccisione dei palestinesi e di quest’area”.

Nel tentativo di porre fine a questa carestia organizzata, una delegazione dell’Autorità Palestinese è alla fine entrata a Damasco per negoziare la possibilità di portare cibo nel campo. Il regime siriano ha fatto finta di essere d’accordo di far entrare 2 camion dell’UNRWA, ma questo convoglio irrisorio è stato fermato da un gruppo di shabbiha (civili pagati che operano come paramilitari del regime) prima che potesse raggiungerne i beneficiari. I negoziati si sono trascinati, ma l’Autorità Palestinese non è mai riuscita a garantire sostegno umanitario ai palestinesi di Yarmouk.

I palestinesi di Siria sono stati davvero tirati dentro il conflitto siriano. Sono rimasti vittime delle manovre del regime dittatoriali e dei suoi alleati. Più che mai, si ritrovano ora orfani del mondo arabo, traditi dai loro leader politici, presi nella morsa tra proiettili israeliani, quelli del regime siriano e quelli delle fazioni palestinesi alleate. Questo non può che ricordarci la situazione dei siriani che, dopo oltre tre anni dall’inizio della loro rivolta, si ritrovano presi tra il regime sanguinario e gruppi estremisti ugualmente brutali.

Nel momento in cui ciò viene scritto, i colpevoli sono ancora a piede libero e i loro crimini contro le popolazioni siriana e palestinese in Siria continuano.

Originale in inglese: https://www.opendemocracy.net/arab-awakening/c%C3%A9line-cantat/palestinians-in-syria-struggle-for-bread-and-agency

Piccola guida per i “simpatizzanti di Assad” che si auto-definiscono “pro-palestinesi”

7 Mag

SCRITTO DA NICOLE MAGNOONA GERVITZ, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

– Settembre Nero 1970: Hafez al Assad inviò carri armati in Giordania per sostenere i palestinesi contro l’Hascemita re Hussein. L’OLP vinse il sostegno popolare tra le masse arabe dopo che i regimi furono completamente screditati nel 1967 per mano di Israele. Re Hussein ordinò al suo esercito di attaccare le forze dell’OLP in Giordania a causa della sua politica dichiarata di volerlo rovesciare. Assad si rifiutò di inviare un forte sostegno militare siriano perché temeva un’altra guerra con Israele. Rifiutò di fornire copertura aerea ai carri armati siriani e furono costretti a ritirarsi in seguito al bombardamento da parte dei giordani.

Questo lasciò i palestinesi isolati, abbandonati, e diverse migliaia di loro furono massacrati dall’esercito di Hussein. Solo poche settimane dopo quel Settembre Nero, Hafez al Assad portò a termine il suo colpo di stato militare a Damasco.

 

– 1973: la Siria tentò di riprendere il controllo delle alture del Golan e fu un altro fallimento. Hafez al Assad si trovò a diventare la guardia di sicurezza di Israele per il confine settentrionale. Il colonnello Rafik Halawi, comandante druso della brigata di fanteria che fu distrutto dagli israeliani nel Golan, fu giustiziato sotto gli ordini di Hafez prima della guerra da un funzionario vicino. Il regime siriano sostenne che fu ucciso nella battaglia con Israele, e a chiunque fosse catturato fu imposto di non dire niente, minacciato con torture e prigionia.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

– 1976: Hafez al Assad sostenne i falangisti libanesi fascisti cristiani contro l’alleanza comunista libanese  – OLP, che si era formata in opposizione sia ai falangisti che alla tirannia baathista. L’invasione militare siriana del Libano nel 1976 fu approvata dagli USA. Tuttavia, l’alleanza libanese comunista – OLP spazzò via le forze di occupazione siriane nel giugno dello stesso anno. Due mesi dopo Hafez al Assad spezzò quella resistenza. I falangisti, sostenuti da Hafez al Assad, commisero un massacro di palestinesi nel campo profughi di Tal al Zaatar.

Con la benedizione della Lega Araba il governo siriano decise di allearsi con Israele per impedire la sconfitta dei falangisti. I campi palestinesi di Karantina e Tel al Zaatar furono assediati dall’esercito siriano, e 2.000 palestinesi furono uccisi.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

Una lettera aperta dalla resistenza palestinese fu diffusa quell’estate all’interno dei campi;

“Vengono utilizzate armi siriane – la maggior parte, purtroppo – contro il nostro accampamento, mentre i governanti di Damasco continuano a ripetere che sono qui in Libano per difenderci. Questa è una menzogna assassina, una bugia che ci fa soffrire più di qualunque cosa … Ma noi desideriamo informare che ci batteremo in difesa di questo campo con le nostre mani nude, anche se tutte le nostre munizioni e tutte le nostre armi saranno esaurite, e che stringeremo la cinghia in modo da non lasciarci uccidere dalla fame. Abbiamo deciso di non arrendersi e non ci arrenderemo … “

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni '80.

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni ’80.

– 1980: Nell’ambito della sua repressione feroce contro i dissidenti di sinistra, nel 1980 il regime di Hafez al Assad arrestò centinaia di attivisti sia del Partito d’Azione Comunista che del Partito comunista siriano, nel tentativo di soffocare le ultime voci di dissenso dopo che aveva schiacciato la Fratellanza Musulmana. Restarono i comunisti siriani a lavorare con un gruppo di dissidenti palestinesi, quello fu chiamato “Comitato Popolare Palestinese del campo profughi di Yarmouk”, nel governatorato di Damasco. Fu fondato nel 1983, ma fu costretto a sciogliersi due anni più tardi a causa della campagna di arresti di Hafez al Assad. 200 membri del Partito d’azione comunista furono arrestati dalle forze di sicurezza siriane nel 1986.

– L’OLP cominciò a incrinarsi nel 1983. Il colonnello Saed Abu Musa era rivale di Arafat e guidò una ribellione contro al Fatah nella valle del Bekaa. Abu Musa era stato un soldato professionista nell’esercito giordano prima di entrare nell’OLP.

Il regime siriano lo sostenne, fornendogli armi. Abu Musa e i suoi seguaci cacciarono gli uomini di Arafat da Tripoli, quell’estate. Quando un giornalista del Newsweek chiese a Yasser Arafat un commento riguardo l’ammutinamento, egli rispose: “Non mi chiedere di burattini e cavalli di Troia … Assad vuole la mia pelle. Vuole la resa palestinese, e non voglio dargliela.”

La maggior parte dei rifugiati palestinesi scelsero Arafat contro il fantoccio siriano, ma come conseguenza, Hafez cacciò via gli uomini di Arafat da Tripoli, e la resistenza palestinese fu depotenziata.

– Nella “guerra dei campi”, tra il 1985 e il 1988, Hafez al Assad reclutò il movimento sciita libanese Amal. In quel momento era in conflitto con Hezbollah, ed aprì il fuoco contro i palestinesi e Hezbollah contemporaneamente.

Libano: Tripoli è una città a maggioranza sunnita, con una minoranza alawita che ha fornito sostegno finanziario al governo siriano. Gli alawiti siriani furono posti nel Parlamento libanese interamente per lle pressioni di Damasco. Le leggi sulla naturalizzazione del Libano vennero completamente sovvertite.

I rifugiati palestinesi provenienti dalla Nakba del 1948, e durante il suo sequel nel 1967, che hanno vissuto nei campi profughi, non possono ottenere la cittadinanza libanese, ma agli alawiti siriani è garantito in qualsiasi momento.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

– 2000: Mentre Bashar al Assad elogiava la seconda Intifada, centinaia di palestinesi languivano nelle sue carceri. Attieyeh Dhiab Attieyeh, un palestinese di 30 anni, morì nel carcere di Tadmur all’inizio del 2000, a causa di negligenza medica. Era già molto malato quando fu trasferito a Tadmur nel 1996. Attieyeh era un membro di Fatah, la fazione guidata da Yasser Arafat, e fu arrestato nel 1989 nel sud del Libano prima di essere inviato in Siria.

– 2008: C’è una somiglianza tra il massacro di Hama del 1982 e Piombo fuso.

In entrambi i massacri, i minareti delle moschee sono stati distrutti dalle forze di occupazione, che hanno sostenuto che i minareti venivano utilizzati dai cecchini islamici. Non ci sono prove di ciò in entrambi i casi, ma c’è la prova del disgusto per l’Islam ortodosso espresso da entrambi i regimi.

– Maggio 2011: Rompendo l’assedio (del regime siriano) su Deraa, a pochi palestinesi dal campo di Yarmouk  è stato possibile consegnare alcune forniture mediche di cui si aveva disperatamente bisogno.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

– Nakba Day 2011: Centinaia di palestinesi provenienti dai campi profughi nei dintorni di Damasco furono inviati nella zona demilitarizzata che separa la Siria dalle alture del Golan. La sicurezza dei civili palestinesi non era la priorità. La recinzione fu violata e le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco, e una dozzina di palestinesi furono uccisi. Ci fu un secondo spargimento di sangue a giugno, nel Naksa Day, l’anniversario dello scoppio della guerra del giugno 1967. Un’altra decina di palestinesi furono uccisi. Questi fatti erano senza precedenti,  perché mai prima di allora il governo siriano aveva spinto centinaia di palestinesi sul Golan, in entrambi gli anniversari. Perché nel 2011? Per distogliere l’attenzione dal massacro in corso nelle strade siriane. Uno dei principali rami dell’intelligence siriana si occupa solo di questioni relative alla Palestina. E’ impossibile che l governo siriano non sapesse che una violazione della recinzione del Golan sarebbe costata tante vite palestinesi.

– Autunno 2011: Ghiyath Matar, un giovane di origini palestinesi che viveva nei sobborghi di Daraya di Damasco, utilizzò la strategia di distribuire rose e acqua alle forze di sicurezza alawite inviate dal regime per sparare sui manifestanti.

images (6)Ai primi di settembre del 2011 era morto. Il suo cadavere mutilato fu consegnato alla famiglia quattro giorni dopo il suo arresto. Diversi inviati americani hanno partecipato al suo funerale. Il portavoce del regime di Assad sostenne che una banda armata fu responsabile della tortura e della morte di Ghiyath, e questa è una mezza verità perché, dopo tutto, quella banda armata era inviata dal governo.

– Come risultato della campagna di repressione genocida di Bashar al Assad, Yarmouk è diventata la casa per un milione di profughi siriani sfollati entro la fine del 2011. Quando l’Esercito siriano libero guadagnò terreno nella periferia meridionale di Damasco, l’esercito siriano cominciò a colpire il campo mentre, allo stesso tempo, armava il pro-regime PFLP-GC. Mortai sono stati sparati sul campo da parte delle forze di Assad prima ancora che l’FSA vi mettesse piede.

– Estate 2012: paramilitari alawiti che vivevano a Nisreen, vicino a Yarmouk, aprirono il fuoco su una massiccia manifestazione anti-governativa, uccidendo dieci palestinesi, tra cui un bambino.

– Autunno 2012: L’FSA istituì una linea di alimentazione attraverso Yarmouk, a cui seguì una massiccia punizione collettiva per mano del regime: le forze governative siriane e le milizie alawite circondarono Yarmouk, e nell’ottobre del 2012 gli ingressi al campo furono aperti solo per due o tre giorni alla settimana. I civili portavano il peso della violenza; la fame, la malattia, e i bombardamenti indiscriminati. 

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei "pro-palestinesi" osservavo un totale silenzio.

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei “pro-palestinesi” osservavo un totale silenzio.

– Dicembre 2012: aerei militari del regime siriano bombardano una moschea a Yarmouk, che ospitava rifugiati siriani sfollati. Decine furono uccisi. Il pretesto per una tale atrocità era che l’FSA aveva nascosto alcune armi nel seminterrato della moschea.

– 2013: Khaled Bakrawi. un giovane siro-palestinese organizzatore di comunità e membro fondatore della Fondazione Jafra per il soccorso e lo sviluppo della gioventù, fu arrestato dalle forze di sicurezza statali alawite, nel gennaio del 2013, per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto a Yarmouk. A settembre i palestinesi di Yarmouk seppero che Khaled fu ucciso sotto tortura in un centro di detenzione a Damasco.

Khaled Bakrawi prese parte alla marcia di giugno nel Golan. Vedendo il leader del FPLP-CG, Ahmad Jibril, condurre il popolo nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, e sapendo cosa stava per accadere, cercò di dissuadere i suoi compagni palestinesi dal seguire gli ordini di Ahmad Jibril, ma inutilmente. Khaled fu costretto a guardare come le forze di sicurezza di Stato alawiti si rilassavano bevendo tè, mentre i soldati di occupazione israeliani scaricavano proiettili verso i suoi fratelli. Khaled prese due proiettili nella gamba.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Il giovane che fu definito eroe per i proiettili sionisti, sarebbe poi svanito nell’oblio dopo il suo assassinio per mano delle forze di sicurezza di Bashar al Assad.

– I Palestinesi di Yarmouk sono stai a volte uccisi da altri palestinesi. Il missile russo BM -21 Grad fu utilizzato per attaccare Yarmouk nel luglio del 2013. Due missili grad furono lanciati sulla struttura di panificio di Hamdan il 24 luglio, uccidendo quindici civili. E’ stato riferito sia da Reuters che dal Comitato di Coordinamento campo di Yarmouk che questo attacco è stato effettuato dal FPLP-CG. Quindici palestinesi di Yarmouk morirono di fame tra settembre e dicembre del 2013. Il numero dei profughi palestinesi uccisi dal 2011 in Siria ha raggiunto i 1.597, oltre ad altri 651 dispersi o imprigionati, e i 74 torturati a morte nei centri di detenzione del regime dal 2013.

– L’annichilimento del paese da parte del regime di Assad è positivo per Israele: un despota arabo che schiaccia il suo popolo ha sempre un posto speciale nel cuore sionista. Israele ha sempre fatto affidamento sui despoti arabi corrotti come Bashar al Assad, per reprimere le masse al suo posto; un sentimento anti-iraniano è stato seminato nel mondo arabo a causa della sua colonizzazione della Siria.

E Hezbollah è troppo occupato nell’omicidio di siriani per causare disturbo ad Israele. Ed Israele non è più esposto ad alcuna pressione ad abbandonare le alture del Golan.”

originale: http://wewritewhatwelike.com/2014/05/05/a-guide-for-the-palestinian-or-pro-palestinian-shabiha-sympathizer-in-your-life/

La Primavera Araba: come mai ci vuole così tanto tempo per la rivoluzione siriana?

9 Apr

binniSCRITTO DA WALEED BUNNI, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

La primavera araba iniziò tre anni fa, quando Mohammad Bouazizi si diede fuoco, a significare con la sua azione che il popolo arabo ne aveva avuto abbastanza di umiliazioni, mortificazione corruzione dei dittatori venuti dopo l’indipendenza.

Lo schiaffo di una poliziotta sul volto di Bouazizi fu il colpo che ruppe la paura e il silenzio.

Le rivoluzioni della libertà iniziarono in Tunisia, si diffusero in Egitto, abbattendo due regimi tirannici in meno di due mesi. I giovani in Libia e in Siria furono ispirati a porre fine al lungo periodo di buio sotto due dei regimi più feroci del mondo.

Anche loro sentivano di poter spezzare le loro catene e camminare verso la libertà.

I libici decisero di protestare pacificamente, come già i tunisini e gli egiziani avevano fatto, ma il dittatore Muammar Gheddafi scatenò l’esercito, e cominciò a uccidere i libici, trasformando la rivolta pacifica in una rivolta armata.

I libici resistettero, mentre il loro tiranno continuò ad ucciderli usando tutte le armi erano a sua disposizione, e stava per vincere, fino a quando la comunità internazionale decise, con il sostegno della Lega Araba, di intervenire dalla parte dell’opposizione.

Con l’intervento internazionale la battaglia terminò a favore dell’opposizione in meno di tre mesi. Il regime di Gheddafi crollò, fu arrestato e poi giustiziato, ponendo fine all’epoca del cosiddetto “Re dei Re”.

L’esperienza libica ha incoraggiato i siriani a rompere la barriera della paura, rafforzata da arresti, torture e uccisioni, nella repressione brutale del governo di una rivolta a Hama nel 1980.

La caduta di Gheddafi ha dato ai siriani la speranza che non avrebbero affrontato il mostro più cattivo da soli, e che la comunità internazionale e i loro amici arabi, all’epoca accanto ai Libici, avrebbero usato la forza per rovesciare un regime che non è meno brutale del loro, e che non li avrebbero lasciati soli nella loro battaglia. Sfortunatamente, non è stato così.

La delusione da parte dei siriani ha approfondito solo loro tragedia, e ha portato a distorsioni della loro rivoluzione. Hanno tollerato tutte le uccisioni, gli arresti e le torture, insistendo sulla natura pacifica della loro rivoluzione, per i primi sei mesi, come il tiranno stesso aveva ammesso. Il regime, tuttavia, li spinse verso la lotta armata fin dal primo giorno, con le forze di sicurezza che arrestavano giovani manifestanti torturandoli brutalmente, insultando il loro onore e quello delle loro famiglie, come anche il loro credo religioso, in un chiaro settarismo.

Gli arrestati venivano rilasciati come combattenti in questo progetto del regime, come io stesso ho visto fare con i miei figli durante i loro 60 giorni di detenzione nell’inchiesta del ramo politico della sicurezza. Il regime voleva trasformare la rivoluzione della libertà e dignità in una guerra settaria. I ribelli hanno cercato quanto più possibile di scongiurarlo.

Tuttavia, con l’indifferenza della comunità internazionale e l’insistenza del regime è stata data alla rivolta una dimensione settaria; con l’inclusione di milizie settarie libanesi e irachene, e con la diffusione di video dell’uccisione di manifestanti tramite tortura, e con l’uso di specifici gruppi siriani utilizzati dai teppisti del regime, con la morte, e liberando migliaia di prigionieri salafiti, il regime ha garantito che quella battaglia non poteva più darsi pacificamente.

Dopo un anno di questa battaglia, il terreno era diventato fertile per gruppi estremisti che seguono l’ideologia di Al-Qaeda, per contrastare l’autorità del Libero Esercito Siriano. Alcuni di questi soldati e comandanti disertati dal regime con un programma patriottico estremista e settario sono stati attratti da questi gruppi, incoraggiati dal sostegno e dalle pratiche fedeltà.

Tutto questo è successo sotto gli occhi delle agenzie di intelligence regionali e internazionali. Ci furono una serie di false promesse di sostegno alle forze patriottiche e democratiche che avrebbero potuto trasformare le cose a favore della rivoluzione, e costringere il regime ad acconsentire ad una soluzione politica che potrebbe avere compiuto ciò che più di 200.000 morti non hanno compiuto.

Diverse centinaia di migliaia di persone hanno sperimentato l’arresto, la tortura, mentre milioni sono sfollati all’interno del paese e fuori.

Tutte queste riflessioni portano a chiedere: è stato progettato che la Siria debba essere il cimitero della primavera araba, temendo la diffusione del movimento di protesta ad altri regimi della regione?

Si è voluto dare un esempio orribile al popolo spingendo i siriani a questo tragico destino? O gli americani e i russi vogliono che la Siria sia un terreno dove ridurre il potere delle milizie di Hezbollah, di Iran e Al Qaeda tutti insieme, mettendoli in una battaglia tra loro e con un unico perdente, il popolo di Siria?

I siriani vinceranno, alla fine, ma il prezzo sarà alto, e non solo per loro.

Ma anche per le parti che stanno lavorando per estendere la crisi a sostegno del tiranno, o che stanno bloccando le possibilità di una soluzione politica che avrebbe messo fine al regime mantenendo l’unità della terra e del popolo.

La primavera araba può essere ritardata di qualche tempo, ma la storia ci insegna che le persone che anelano alla libertà non saranno mai fermate.

In inglese: http://www.english.globalarabnetwork.com/2014040813360/Opinion/the-arab-spring-why-the-syrian-revolution-taking-very-long-time.html

Vademecum progressista per parlare della Siria

29 Ago
in ogni parte del mondo, la gente ha riconosciuto la lotta per la libertà del popolo siriano

in ogni parte del mondo, la gente ha riconosciuto la lotta per la libertà del popolo siriano

Scritto da Ramah Kudaimi, tradotto da Mary Rizzo

Con la Siria di nuovo nelle notizie per via dell’orrifico attacco di armi chimiche della settimana scorsa che ha ucciso centinaia di civili e per via delle minacce dagli USA di rispondere con attacchi militari, ecco alcune delle cose da fare e da evitare se sei un attivista progressista/radicale, attivista no-war mentre cerchi di capire quale risposta sia la più giusta.

1. IN NESSUN MODO dire o far capire che entrambe le parti hanno torto e non è chiaro chi sosterremmo se siamo coinvolti militarmente. Questo è un insulto nei confronti ad ogni siriano che è scesa per le strade e ha continuato a manifestare contro sia il regime sia quelle forze che vogliono usare questo tempo di guerra per imporre il loro proprio potere sopra gli altri. È una vergogna quanti gruppi progressisti negli USA semplicemente saltano sul carro di  “entrambi le parti sono cattive” quindi non dovremmo essere coinvolti. Ci sono un milione di bambini che sono dei profughi e ciò è la colpa del regime. È il regime che bombarda le città con gli aeri; è il regime che ha comandato il paese con la forza brutale per decenni. Qualunque dichiarazione che non riconosce questo è di nuovo un insulto a quelli che hanno sacrificato così tanto.

2. NON esagerare con il confronto tra Iraq e Siria. Egualmente ridicoli sono quelli che guardano a Kossovo come un esempio di intervento militare da seguire per sostenerlo in Siria, è abbastanza patetico quando così tanti progressisti e simpatizzanti della sinistra sono solamente ossessionati con delle presunte false prove dell’uso delle armi chimiche.  Ci sono 100.000 siriani morti, la maggioranza uccisa dalle armi convenzionali. Così ci sono un milione ed uno di scuse per gli USA ad intervenire e falsificando delle attacchi di armi chimiche non serviva proprio.  Credo che non c’è anche alcuna base per dichiarare che al Qaeda ha accesso ed usa tali armi. Al Qaeda ha lottato contro gli USA per una decade in Iraq e non ha schierato tali armi nemmeno una volta . Ma all’improvviso li usano nella Siria? E se i ribelli hanno avuto queste armi, il regime sarebbe caduto tanto tempo fa.

3. NON ossessionarvi di al-Qaeda, gli estremisti Islamici, i jihadisti, ecc. E’ dal 9/11  che i progressisti hanno con buon motivi respinti appellativi del genere quando parlano della Guerra Contro il Terrorismo degli USA, ma guarda caso come li usano con facilità quando di tratta della Siria, e ci credono pure.  La stragrande maggioranza dei siriani, sia quelli che si sono armati che quelli che continuano a resistere attraverso i mezzi non violenti, non ha nulla a che fare con i gruppi estremisti e loro lottano contro tutte le forze che distruggono il loro paese, se sono del regimi o dei così-detti gruppi di oppositori.  È anche importante che si tiene presente che il Free Syrian Army non è un esercito di comando centrale con gli ordini dati dall’alto. È un gruppo di vari battaglioni diversi tra loro e non formalmente uniti e qualsiasi persona potrebbe dichiarare di farne parte.

4. FARE NOTARE tutti fallimenti degli USA nei confronti  della Siria e come bombardare il paese non è quello che serve. Non credo personalmente che gli USA saranno coinvolti militarmente Hanno promesso delle armi ai ribelli e devono ancora consegnarle. In nessun modo partecipa gli USA perché come è stato segnalato da Gen. Martin Dempsey ed in un pezzo di opinione nel New York Times, NYT, è molto più utile per gli “interessi” americani che siano i siriani ad uccidere l’un l’altro. Penso che va benissimo di prendere una posizione che gli USA non dovrebbe essere coinvolta attraverso un intervento militare. NON METTERLO come “Via Le Mani dalla Siria – Hands off Syria”, implicando che questo è una sorta di cospirazione americana. NON ARGOMENTARE che il punto di tutto questo è che gli USA non hanno il diritto di prendere una parte contro l’altro in una guerra civile.  NON DIRE che tutto quanto è un discorso di soldi, siccome chiediamo più aiuti umanitari. NON PRESENTARLO come questo sarebbe la soluzione che metterebbe la parola fine alla sofferenza dei siriani.

5. INDICARE SEMPRE l’ipocrisia degli USA mentre giudica Russia per avere inviato armi al regime. Appena la settimana scorsa una storia è uscita che gli USA inviano bombe a grappolo per un valore di $640 milioni ai Sauditi. Le armi continuano ad entrare come sempre in Egitto, in Bahrein e in Israele malgrado le massicce violazioni di diritti umane. FARE un appello per la fine delle vendite di armi a tutti i regimi nella regione.

6. NON PERMETTERE che l’interessamento genuino degli crimini dell’imperialismo americano, israeliano, saudita, ecc, ti fa guardare le immagini e video dei bambini morti e pensare che questi sono parte di una cospirazione.  Bashar è un dittatore autoritario ed il suo record di resistenza ha delle cosucce un po’ particolare. E’ sufficiente ricordare che Bashar Assad ha collaborato con gli USA sulle cose come le renditions della CIA. Soltanto perché la CIA addestra pochi combattenti in Giordania o un anonimo leader dei ribelli viene quotato da qualche giornale israeliano non significa che questo non è un’insurrezione legittima siriana contro un regime brutale.

7. EVIDENZIARE il coraggio senza pausa delle persone siriane che sono scesi nelle strade per protestare contro il regime, gli estremisti, e tutti gli altri che vorrebbero distruggere la loro lotta per la libertà e la dignità. Come dovunque, la diffusione di immagini di violenza sempre prende il sopravvento sulla diffusione di costante resistenza non violenta.

8. FORTEMENTE ESORTARE delle persone per donare a favore di aiuto umanitario. Tra le morti, le carcerazioni, gli sfollati interni ed i profughi, penso che 30-40 percento della popolazione siriana è in un modo o un altro sradicato.

9. Non ho effettivi soluzioni da suggerire che promuovi alle persone coinvolte in discussioni con te.  Forse spingere per una tregua effettivo potrebbe essere un’opzione, che richiederebbe la pressione su Russia che costringe Bashar a fare un passo indietro. So che la mia incapacità di dare le risposte su come risolvere la situazione è un punto a mio sfavore, ma a volte la migliore linea di condotta è semplicemente di essere in solidarietà con la gente nella loro lotta, semplicemente riconoscendolo come una lotta.

10. I siriani meritano lo stesso rispetto per la loro lotta come ogni altra lotta nella regione merita rispetto: La Tunisia, Egitto, Libia, Bahrein, Yemen e sempre Palestina.

Originale http://mondoweiss.net/2013/08/dos-and-donts-for-progressives-discussing-syria.html

Per capire la guerra e l’opposizione siriana: Intervista con Soubhi Dachan

28 Ago

Soubhi Dachan

La Siria ha finalmente guadagnato un posto nei notiziari italiani dopo quasi un’anno e mezzo dal suo inizio. Il pubblico italiano si trova “con un’altra guerra incomprensibile” che fa irruzione tra le solite beghe dei politici nostrani nei nostri telegiornali. L’opposizione al regime in Italia ha un suo proprio percorso, ma in moltissime istanze, combacia con quella in Siria. Per aiutarci a comprendere questa guerra e queste opposizioni, che già fanno parte della Storia, abbiamo intervistato un oppositore siriano in Italia, Soubhi Dachan. Le sue parole ci portanto a pensare che anche se ci sono ormai due fazioni che sono chiaramente militari, questo non può essere definito una guerra civile, ma è piuttosto un genocidio nato dalla risposta alle rivolte pacifiche popolare. E non solo: è un genocidio dichiarato, ma che utilizza una forte propaganda per dipingerlo in un’altra maniera; un genocidio che viene “osservato” da tutte le potenze nel regione e non solo, quando non viene invece alimentato da loro.

Come è iniziata la rivolta in Siria? Chi si sta ribellando e a che cosa?

28 Bambini a Daraa. 28 Bambini sono stati la miccia che ha scatenato la rivolta. 28 bambini delle scuole elementari che al ritorno da scuola, hanno  scritto sul muro una frase che avevano visto sulle emittenti satellitari, presi dalle grandi manifestazioni nel mondo arabo: il popolo vuole la caduta del regime.

28 bambini hanno scatenato la furia cieca dei demoni al potere da 40 anni nello stato siriano, che hanno usato 18 diversi servizi di sicurezza per reprimere il popolo.

Durante la notte, una unità di questi servizi capeggiata da un parente del tiranno Assad ha fatto incurione casa per casa e ha preso tutti e 28 i bambini.

L’indomani, il capo tribù (a Daraa è molto forte il concetto tribale per cui un capo tribù ha più seguito e rispetto del sindaco della città o di chi che sia) si reca al commissariato di polizia dove incontra il cugino del presidente.

Il corpo di Hamza Khatib, 13 anni, arrestato e torturato fino alla morte

Il capo tribù gli chiede di rilasciare i bambini e di farli ritornare alle proprie famiglie, sani e salvi e promette di punire severamente la loro maleducazione e la loro offesa e promette di pagare un pegno per questo gesto ignobile.

Il comandante gli dici letteralmente: “dite alle loro famiglie che i loro figli non esistono più. Dite loro di farne altri. E se i loro mariti non sanno come si fanno, portatele da noi, penseremo noi a ingravidarle.”

Il capo tribù che portava il velo bianco sulla testa con il cerchietto nero, prese il cerchietto nero e lo mise sul tavolo. Nel linguaggio beduino questo significa che non c’è più spazio di dialogo, e che i bambini saranno liberati con la forza.

Ed ebbe inizio la rivolta.

E’ parte della ondata di rivolte nel medio oriente e nord Africa per un ideale di libertà e cambiamento, oppure ha delle specifiche che lo rende diverse dalle altre rivolte?

Quando vedevamo le emittenti satellitari con le prime rivolte arabe scoppiavamo tutti di gioia. Quando abbiamo visto i primi movimenti in Siria ci siamo subito preoccupati perchè solo i siriani conoscono bene la criminalità di questo regime e di come sia appoggiato da più potenze per una serie di interessi regionali/internazionali.

E’ una guerra civile alimentato da settarismo?

In Siria la guerra civile è una carta che sta cercando di usare il regime a tutti i costi, per poter mostrare alle minoranze  che il regime è la loro unica salvezza. In Siria non esiste un problema settario, a differenza di altri paesi si parla di convivenza pacifica di centinaia di anni e non di tolleranza. La Siria è stata un lume di civiltà dove anche le confessioni religiose cristiane o meno perseguitate in Europa hanno trovato rifugio.

In Siria è in corso una rivolta contro un tiranno dove tutte le componenti della società civilie, etnica e religiosa stanno prendendo parte. Non per niente a Homs, la prima formazione militare di disertori era composta da cristiani, alawiti e musulmani.

Ha senso di parlare di riforme, elezioni, sistemi di governo o democrazie durante una rivolta o guerra che sia?

Non solo non ha senso, ma è un continuo legittimare un tiranno che non ha eguali nella storia recente. Anche i tiranni della storia passata usavano la loro crudeltà per la conquista di altri popoli e non per difendere gli interessi di qualche altra nazione massacrando il proprio popolo.

Parlare di tutte queste cose significa continuare a legittimare il genocidio del popolo siriano.

La rivolta è armata o pacifica, dato il motivo della rivolta, esiste un pregiudiziale verso la tipologia della rivolta, perde il suo valore se non rimane pacifica?

La rivolta è stata la rivolta a memoria d’uomo più pacifica che si possa ricordare. Per nove mesi il popolo ha risposto agli spari e alle bombe con i fiori. Hanno iniziato a manifestare chiedendo riforme, hanno ricevuto i cecchini in cambio. Hanno poi manifestato con le manifestazioni di piazza, chiedendo giustizia, con i cori, i cortei, le preghiere. Hanno ricevuto in cambio i colpi di mortaio sulla folla inerme.  Per nove mesi il popolo siriano ha risposto alle torture, abusi, stupri, rapimenti , ebbene il popolo ha risposto con gli slogan “il popolo siriano è uno ed unito, il popolo siriano vuole la libertà, il popolo siriano vuole la caduta del regime”.

foto: Salah Methnany

Lo slogan principale della rivoluzione è ed ancora oggi rimane “Pacifica, Pacifica, Pacifica”.

La rivoluzione è stata soprannominata dagli oppositori “la rivoluzione della dignità e delle libertà”.

Dopo nove mesi di massacri, i disertori e non il popolo hanno deciso di impugnare le armi a difesa del popolo e non come forma di attacco. Dopo 12 mesi di massacri anche alcune parti del popolo hanno impugnato le armi sempre a difesa della propria dignità, della propria famiglia, del proprio popolo.

E nonostante ciò ancora oggi i ribelli pregano il popolo di continuare a manifestare pacificamente, anche nei campi profughi, nelle strade, nei cimiteri, ad ogni corteo.

E’ giusta la terminologia che si usa nei mass media, “rivolta, opposizione, ribelle” e così via? Quale sono le parole adatte per riferire correttamente a quello che succede in Siria?

I mass media si sono comportati in maniera vergognosa. Ancora oggi parlano della rivoluzione dei fiori siriani per bocca del regime o di suoi affiliati. I manifestanti pacifici sono stati chiamati ribelli. I soldati disertori sono stati chiamati gruppi armati. Il popolo inerme è stato chiamato fazione in guerra.

I media hanno contribuito in modo significativo al massacro del popolo siriano.

In Siria è in atto un genocidio di massa. Il burattino Assad, ha l’ordine preciso di non lasciare il potere fino a quando la Siria non avrà più un esercito, non avrà più sicurezza, strutture, infrastrutture, istituzioni civili e militari etc.. In Siria è in atto la cancellazione di una civiltà, la distruzione di chiese e moschee, la violazione sistematica dei diritti umani, delle convenzioni internazionali.

In Siria è in atto un vero e proprio genocidio. Stupri di massa, sgozzamenti delle persone, donne, anziani, bambini.  Distruzione di ogni cosa, campi coltivati, case, monumenti millenari. In Siria si sta distruggendo l’umanità.

Chi è il CNS e quale ruolo ha nella rivolta?

Il CNS è il consiglio Nazionale Siriano. E’ nato dopo circa 6 mesi dalla rivolta con l’intento di dare una voce al popolo siriano in tutte le sue sfaccettature e non una rappresentanza. Questo perchè in Siria la parola opposizione è restata un tabù per 40 anni, l’unico forma di opposizione che è rimasta per 40 anni è stata quella dei Fratelli Musulmani, ragione per cui  c’era una legge che metteva subito a morte un sospettato di appartenere a questa organizzazione.

Il Consiglio Nazionale Siriano è nato come supporto tecnico/diplomatico estero alla rivoluzione. Ha inglobato dentro di sè la maggioranza delle componenti della società siriana, laici, cristiani, alawiti, musulmani sunniti, sciiti, drusi, curdi, componenti delle società tribali etc, formazioni laiche, formazioni islamiche etc..

E’ stato presieduto per due mandati da Burhan Ghalioun, laico e nel terzo mandato da Abdulbasit Sida, curdo siriano.

Uno dei motivi per cui a livello internazionale non è stato riconosciuto per un lungo periodo è che il Consiglio Nazionale Siriano comprende la varie componenti della società siriana, mentre la volontà di alcune potenze mondiali è stata quella di isolare alcune componenti importati della società siriana, in perfetto stile dittatoriale.

A questo riguardo un applauso va al governo italiano precedente e attuale i quali hanno ascoltato, a differenza dei media e di altre istituzioni, molto attentamente il popolo siriano e non il regime sanguinario e si è speso per primo nell’invio di aiuti umanitari  e di ospedali da campo e si è speso a livello diplomatico internazionale nel supporto del popolo siriano.

Chi sono i Fratelli Musulmani?

I Fratelli Musulmani sono un movimento popolare che si ispira al movimento dei Fratelli Musulmani di Egitto. E’ un movimento pacifico che concilia stato, istruzione, religione, politica  e diplomazia, stato civile e diritti delle minoranze. E’ nato in Siria dagli intellettuali e religiosi siriani, ed ha avuto un fortissimo consenso popolare. Quando Hafez al Assad andò al potere li perseguitò e li costrinse ad impugnare le armi per difendersi, ma poi visti i massacri di Hama in 1982 (più di 50.000 morti) i fratelli destituirono le armi e furono esiliati (qualora fossero riusciti a scappare), torturati, imprigionati, uccisi e negato loro l’esistenza in Siria. Anche i parenti loro furono perseguitati, ragione per cui lasciarono la Siria.

Membri dell’Esercito Libero Siriano in Azzaz

Chi è il Libero Esercito Siriano?

Il primo soldato a disertare fu un soldato di Daraa. Gli ordinarono di sparare cannonate sulla folla che manifestava pacificamente. Chiamò suo padre e gli chiese: cosa faccio papà? Gli disse: “non rivolgere mai le armi contro il tuo popolo.” E fu il primo soldato a essere ucciso dal regime. Poi la prima fazione non ufficiale fu quella di Al Rastan, Homs circa 5 mesi dopo la rivolta. Una intera divisone girò le spalle ai gerarchi. Questa divisione ancora oggi resiste. Poi ci fu quella a Lattakia, dove i soldati si rifugiarono nel campo profughi palestinese, per poi essere bombarati dal cielo e dal mare dalle milizie di Assad.

Il Libero Esercito Siriano nasce ufficialmente intorno all’ottavo mese della rivolta, quando diversi comandanti che avevano disertato, hanno deciso di costutuirlo e di dare organizzazione a tutti i soldati che hanno deciso di non rivolgere le armi contro il proprio popolo, il proprio sangue.  Scrivendo un patto di onore a difesa del popolo siriano e chiedendo al popolo siriano di non unirsi alle armi ma di continuare a manifestare pacificamente. Poi la situazione di lì è evoluta e molti ribelli si sono uniti alle armi. Oggi i volontari del libero esercito siriano non di provenienza militare sono circa il 50% .

Come mai non c’è attenzione a livello mondiale sulla questione siriana, e come mai anche con molteplici rapporti anche da organizzazioni mondiali come l’Onu e Human Rights Watch, sembra essere grande indifferenza?

La Siria è il crocevia degli interessi mondiali. La posizione strategica, la vicinanza a Israele, l’abilità del regime nel giocare con argomenti popolari quali questione palestinese, difese e tutula delle minoranze etc.. ha fatto sì che il regime è ancora appoggiato oggi dalle potenze mondiali, in quanto comodo per la tutela di interessi nella zona. Il regime siriano non ha consentito mai un punto di vista differente, non ha mai consentito in Siria se non la voce del regime stesso. Ha messo tutte le persone della propria setta nei centri chiave di potere, dalle istituzioni semplici come quelle dei lavoratori, fino a quelle militari.

I media volontariamente parlano poco della Siria e in maniera caotica. Nonostante la presenza massiccia di video, documentazioni, foto e testimoni oculari come le forze dell’Onu o i satelliti. In una qualsiasi altra parte del mondo le prime pagine dei giornali avrebbe documentato giornalmente ciò che succede. Ma non per la questione siriana.

Per questo giornalisti e i loro sponsor sono criminali in egual misura al tiranno e ai suoi sgherri con la loro vergonosa complicità e il loro inqualificabile silenzio.

Che ruolo potrebbe svolgere forze esterne, l’Onu, la Nato, l’ICC, l’Unione Europeo, la Lega Araba e così via e cosa pensi devono essere il loro obiettivo?

Tutte queste forze sono vincolate al parere delle grandi potenze. Coloro che dicono che la comunità internazionale non è abile a sostenere il popolo siriano sono palesemente bugiardi. Se la comunità internazionale si mettese in testa di aiutare il popolo siriano, con una settimana la siria sarebbe libera. Basteremmo 100 missili stinger e armi ai ribelli. Cosa che tutti millantano di fare ma nessuno in pratica fa.

Purtroppo la siria vive un complesso di isolamento internazionale.  Anche quando paesi come la Turchia, l’Italia o altri paesi ancora vogliono sinceramente aiutare il popolo siriano, trovano il muro delle varie potenze da oriente a occidente. La storia del veto è una pagliacciata, tutti sono d’accordo nel tenere il burattino, ognuno per i suoi scopi. C’è chi ha la volontà di destabilizzare l’intera area medio orientale. Per questo tutti questi interessi convogliano nel burattino Assad. Che continua a servire imperterrito i suoi padroni pur di rimanere al potere.

alcune persone esprimono il loro amore per Assad

Assad gode di sostegno in Siria?

Assad è sostenuto dalla sua setta (e non tutta) e dalle varie persone con cui ha intrattenuto business e altri opportunisti che hanno fatto la bella vita a scapito dell’intero popolo. Alcune parti delle minoranze etnico religiose lo sostengono non per amore, ma per paura di essere poi messe alle strette nella futura Siria. Cosa che è palesemente effetto della propaganda del regime, in quanto le minoranze avevano ministri e funzionari nei governi islamici o comunque precedenti ad Assad. Questo è parte dell’opera del regime, che, come si è dimostrato ora, ha provato a far scoppiare una guerra civile in Libano prendendo di mira il patriarca cristiano che avrebbe dovuto far visita ad un quartiere musulmano. Grazio a Dio è stato scoperto per tempo.

Il suo potere è retto solo dalla forza militare, Assad non ha più sostegno in Siria. E il potere militare è forte grazie ai continui rinforzi che arrivano dagli Stati limitrofi sia in armi che in soldati e mercenari.

Voi come rivoltosi all’estero come mai vi opponete al regime?

Gli oppositori all’estero sono di due categorie: chi si oppone da 40 anni e chi si è opposto durante la rivolta. Certo è che entrambi non hanno mai amato il regime. Il primo motivo per cui ci opponiamo è la causa umanitaria. In Siria è in corso una catastrofe umanitaria. E come oppositori che hanno avuto l’ebrezza di godere della libertà, della dignità nei paesi europei  e altrove di certo non possiamo sopportare in questa epoca storica, nell’epoca di internet, di vedere questi soprusi, la distruzione dei paesi di origine dei nostri genitori. Molti come me, grazie a questo regime non hanno mai messo piedi in Siria. Siamo uomini liberi e ci opponiamo alla tirannia, sia in Siria, sia altrove.

Grazie a diversi milioni di siriani all’estero in siria arrivano gli aiuti. Businessman, professori universitari, impiegati, operai, imprenditori, stanno dando il loro sangue e tutti i loro averi per non lasciare soli i propri fratelli siriani.

Siriani durante una protesta in Italia

Come è organizzata l’opposizione in Italia? Come è nata?

L’opposizione in Italia è presente da anni con persone che hanno lasciato la siria 40 anni fà, che all’epoca erano studenti e non hanno avuto modo di tornare da uomini liberi in un paese dittatoriale. Durante la rivolta l’opposizione vecchia e nuova si sono incontrati, conosciuti, hanno superato le varie divisioni che il regime aveva radicato in mezzo al popolo siriano. Ora con diversi gruppi e modi cercano tutti di sostenere la rivolta, chi a livello diplomatico, chi a livello umanitario, chi con l’uso dell’informazione attraverso internet, chi sui giornali, chi sui blog, chi nel proprio ambiente di studio e lavoro, chi organizzando eventi pubblici, chi in strada manifestando. Dalla Lombardia alla Sicilia ci sono state manifestazioni di solidarietà e sostegno al popolo siriano. Ognuno contribuisce nel proprio modo a sostenere questa rivoluzione.

Ci sono esponenti del regime che cercano di intrufolarsi nella opposizione, ma il marcio viene sempre fuori, e vengono prontamente isolati.

Da chi si sente rappresentato?

La risposta a questa domanda è quella che è stata data dal popolo siriano nelle strade: “Il Consiglio Nazionale Siriano mi rappresenta, l’Esercito Libero Siriano mi rappresenta, i Comitati Locali di Opposizione mi rappresentano.”

Cosa si può fare in Italia e in Europa per sostenere la rivoluzione?

Si sta lavorando per cercare di avere fronti uniti di opposizioni, si cerca di fare attività di pressione sulla classe politica per supportare la raccolta di aiuti umanitari, di cerca di agire a livello diplomatico per sostenere l’opposione e le decisioni internazionali. Certo sarebbe di buon auspicio se l’Europa si facesse coraggiosa con il riconoscere il Consiglio Nazionale Siriano, credo che di conseguenza anche i paesi arabi si incoraggerebbero nel fare questo passo.

Ora come ora ciò che più urge è porre fine a questa catastrofe umanitaria e costituire un corridio umanitario, specie per i profughi interni alla Siria e ai confini dei paesi limitrofi.

L’Europa potrebbe comunque congelare i vari miliardi della famiglia Assad e dei suoi sgherri, potrebbe darli alla opposizione per rifornire di aiuti il popolo siriano. Si può far molto. Si sta facendo molto poco.

L’istituzione di una no fly zone, significherebbe la morte del regime nel giro di pochi giorni.

Dopo un anno e mezzo di rivolta che bilancio stima?

30.000 morti, 300.000 imprigionati, 70.000 dispesi. Due milioni e mezzo di profughi. In Siria morti, imprigionati o dispersi sono matematicamente morti.

scena di una strage in Aleppo

Il bilancio è che il regime è impazzito, continuamente umiliato dal Esercito Libero Siriano nonostante l’inferiorità tattica, bellica e numerica, distrugge tutto ciò che può distruggere. Essendo poi un regime codardo come lo sono i mercenari che lo seguono, se la prendono con i civili ineremi, sgozzandoli, facendoli  a pezzi,mettendo i cecchini dove c’è folla per fare il numero maggiore di morti, per esempio dove c’è la fila per il pane. Il regime ora ha fatto squadroni che spargono morte in tutta la Siria, spacciandosi per l’Esercito Libero Siriano. Questo perchè il popolo ha sostenuto e continua e sostenere l’Esercito Libero Siriano, nonostante la fame, l’assenza di acqua, corrente, gas, medicine etc.. L’Esercito Libero Siriano ha liberato il 70% della Siria, il regime controlla la Siria dell’aria, usando le cluster bomb (vietate dalla Convenzione di Ginevra), fa rastrellamenti di civili casa per casa, stupra ogni essere umano, donna, uomo, bambino. E’ un regime che non ha eguali in criminalità nella storia. Evirano bambini, tagliano le persone a pezzi. Hanno staccato la corrente alle incumbatrici negli ospedali, facendo morire i neonati.

Distruggono tutto, chiese, moschee, abitazioni, culture, monumenti. L’importante per loro è rimanere al potere. Per concludere: il bilancio è drammatico. Ma il popolo siriano ha detto e ribadito: o la libertà o la morte. Non c’è una terza via. E i siriani cantano ai funerali dei propri cari la vittoria.

Assad perirà o scapperà. E la vittoria tanto attesa sarà ancora più dolce e la Siria sarà il faro di di libertà di ogni popolo nel mondo, poichè i siriani da soli avranno sconfitto un regime sostenuto da mezzo mondo.

I siriani stanno dando tutto ciò che hanno di più caro, famiglia, casa, affetti, amici, averi. Stanno dando tutto. Non per la Siria. Ma per ogni uomo libero e degno. Per ogni uomo che non accetta di chinare la testa al tiranno e di accettare abusi e soprusi. Questo è il bilancio. Siria libera, e la rivoluzione continua..

L’inizio a Dar’à, 17 mesi fa… indimenticabile. Unforgattable beginning in Dar’à

24 Ago

Indimenticabile momento – unforgettable – lan nansa:
l’inizio della rivolta a Dar’à, 17 mesi fa… vi ricordate?


Alcuni bambini di quarta elementare scrivevano sul muro della proria scuola, emulando le proteste degli altri giovani protagonisti della primavera araba,  “Il popolo vuole la caduta del regime”. Identificati, sequestrati, torturati …alcuni di loro non sono mai stati riconsegnati alle famiglie. Proprio le loro famiglie e la loro gente ha così rotto il coprifuoco che durava in Siria da oltre 40 anni, scendendo a protestare per le strade, sfidando i divieti imposti dal regime, che per tutta risposta ha aperto su di loro il fuoco. Era il 15 marzo 2011, l’inizio di Sawret al Karameh, l’inizio della rivolta per la dignità. Era l’inizio della rinascita della Siria, della Siria che per la prima volta accostava al suo nome la parola Horrie, libertà… Non dimenticheramo mai queste immagini, non dimenticheramo mai il sacrificio dei nostri martiri, dei nostri giovani, non tradiremo mai il loro messaggio. Siria Libera!

Ai ragazzi di Aleppo

26 Lug

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Ai ragazzi di Aleppo :
in seguito agli ultimi avvenimenti, bombardamenti e irruzioni nella città, bisogna evitare la ripetizione dello scenario di Homs perché è completamente inutile e porterà alla diffusione di una esagerata paura presso la popolazione, e questo di conseguenza porterà all’esercito libero siriano, agli attivisti e ai gruppi di soccorso un peso in più da sopportare.
Quello che vi viene chiesto, quindi, è :
– Chiedere soltanto l’aiuto di Allah (Dio) perché, come avrete ben notato, è inutile chiedere aiuto al mondo o agli arabi, nessuno di loro ha mai fatto qualcosa di concreto.
– La trasmissione delle notizie deve essere il più possibile priva di sentimentalismi; questo vale soprattutto per tutti coloro che lavorano nei media ( tv, giornali, radio ecc..)
– Le notizie che arriveranno ai telegiornali devono essere sicure al 100% e bisogna evitare di trasmettere tutte quelle che potrebbero creare problemi .
– bisogna accertarsi della correttezza delle dicerie prima di diffonderle, come per esempio la notizia dell’acqua avvelenata o quella dell’uso dell’arma chimica.
– Per la sicurezza della popolazione bisogna evitare di avvicinarsi all’esercito libero siriano né in caso di scontri né in caso di tranquillità, per paura che vengano presi di mira, insieme ai soldati dell’esercito libero, da parte delle milizie di Assad.
– L’attività di soccorso deve essere fatta soltanto da persone addestrate che sanno esattamente quello che devono fare; e questo punto deve essere osservato per limitare la caduta di morti durante i bombardamenti perché si sa che il regime oramai prende di mira anche i soccorritori.
– Tener nota degli errori che si fanno durante le operazioni che vengono fatte sotto bombardamento ( soccorso, sfollamento di case e palazzi) per trarne lezione nelle le future operazioni.

di Maher Battagliero.

بعد تسارع الاحداث والقصف والاقتحام و كل هذه الأحداث الجارية .
إن تكرار سيناريو حمص غير مجدي ابدا و سيسبب خوف وهلع عند المدنيين اكتر من اللازم … هذا التوتر سيسبب إرباك وحمل زائد على الجيش الحر الموجود بحلب وعلى الناشطين وفرق الإغاثة …
و المطلوب من الشباب :

1 – المناشدة لله فقط . أما أسلوب مناشدة العالم والعرب و ما سواه فهو كلام فارغ و لا يسمن و لا يغني من جوع .

2 – نقل الأخبار يجب أن تكون بأسلوب خال من المشاعر قدر الإمكان و خصوصا الإعلاميين في الصفحات الكبيرة .

3 – الأخبارالتي ستصل للإعلام المرئي , من المفروض أن تكون منقحة جدا و مؤكدة و في حال كان الخبر صحيحا و لكنه سيسبب مشكلة فلا داعي لذكره .

4 – التأكد من اي اشاعة قبل نشرها من قبيل تسميم المياه أو استخدام الأسلحة الكيماوية .

5 – عدم الوقوف بجانب عناصر الجيش الحر قدر الإمكان لا في حالة الإشتباك و لا في حالة الهدوء حفاظا على سلامة المدنيين .

6 – التحرك لأعمال الإغاثة يكون فقط من الإشخاص المدربين و القادرين على أداء هذه الأعمال , لضمان تخفيف التجمعات البشرية و عدم سقوط ضحاياجراء القصف .

7 – ملاحظة السلبيات و الأخطاء خلال جولات القصف و العمل على تجنبها و دراستها للإستفادة منها لاحقا

I Pensatori Grossolani e la Siria

20 Lug

Il campo rifugiati palestinese di Yarmouk manifesta contro il regime

SCRITTO DA ROBIN YASSIN-KASSAB, tradotto da Mary Rizzo

Uno dei miei ex-amici afflitto dal infantilismo sinistroso, ha recentemente fatto riferimento all’Esercito Siriano Libero come a una “banda settaria”. La frase sarebbe potuta venire dalla penna di Asa’ad Abu Khalil, il quale, lo dico con sconforto, sembra avere un pubblico ampio, ma sarebbe potuta venire da uno qualsiasi di un crescente numero di pensatori grossolani nei ranghi della sinistra occidentale.

Devo ammettere che pure io, nel passato, mi sono abbandonato ad un tale, grossolano, modo di pensare. Per esempio, mi riferivo al Qatar e all’Arabia Saudita come “Stati clienti degli USA”, come se questo fosse tutto quanto si potesse dire di loro. Lo facevo come una risposta indignata ai mainstream media che si riferiscono alle tirannie pro-occidentali come ‘moderate’; ma naturalmente, Qatar e Arabia Saudita hanno ognuno le proprie, diverse agende, che sono pure in competizione l’una con l’altra, e non si comportano sempre come vorrebbe l’America.

Questo è vero più che mai ora, in un mondo multipolare e nel bel mezzo di una crisi economica disastrosa nell’occidente, di quanto non lo fosse dieci anni fa. I lavoratori cinesi che eseguono i progetti petroliferi e ingegneristici nel Golfo sono solamente uno dei  segni visibili di questo ordine mutevole. (Il mio discorso di ‘sinistrosi infantili’ non comprende l’intera sinistra, naturalmente. Simon Assaf dei Socialist Workers, per esempio, capisce quello che succede. Lo stesso dicasi di Max Blumenthal. E, ovviamente, molti altri.)

Il problema, con i pensatori grossolani, è che non sono capaci di adattarsi ad una realtà in rapido cambiamento. Invece delle evidenze, principi e strumenti analitici, sono armati solamente di paraocchi ideologici. Molti, dell’attuale assortimento, sono diventati politicizzati dalla Palestina e dall’invasione dell’Iraq in poi, due casi in cui il cattivone imperialista è senza nessun dubbio americano. Come risultato, leggono ogni altra situazione attraverso la lente US-imperialista.
Gheddafi aveva aperto i giacimenti petroliferi libici allo sfruttamento occidentale, aveva comprato armi occidentali e aveva torturato i sospetti della CIA nelle “rendizioni”. Ispirati dai sollevamenti popolari in Egitto e Tunisia, i libici si sono levati contro la tirannia con incredibile coraggio. Quando la Gran Bretagna e la Francia, per proprie ragioni, sono intervenute per affrettarne la fine, attraverso il degrado delle forze mercenarie di Gheddafi (un aiuto importante, ma non decisivo – la caduta di Gheddafi era causato dal sollevamento in Tripoli e dall’influsso di Thuwar dal Jebel Nafusa), i pensatori grossolani, in modo estremamente offensivo, hanno dipinto la rivoluzione popolare come un complotto straniero. Alcuni hanno anche, in retrospettiva, elevato Gheddafi alla statura di eroe anti-imperialista. E, dalla caduta del vecchio regime, hanno fatto tutto il possibile per dipingere la Libia come uno Stato fallito, il sito di un genocidio, il nuovo Iraq. Francamente, è piuttosto offensivo per l’Iraq e non solo per la Libia.

Il fatto che la politica e la società civile siano state effettivamente proibite per decenni, ed il fatto che Gheddafi avesse imposto una guerra civile al suo popolo, traumatizzandolo e spingendo migliaia di giovani a prendere le armi, significa che la nuova  Libia deve affrontare problemi immensi. Non è una notizia, questa. Ogni qualvolta che che un regno dittatoriale finisce violentemente, tutti i problemi che sono stati soppressi vengono a galla con forza. E’ come togliere il coperchio da una pentola a pressione: tutto il bene ed il male, nella società, tutta l’intelligenza e la stupidità che sono state precedentemente nascoste, escono fuori di getto. Non sto presentando un argomento in favore del mantenimento della dittatura. Alcune centinaia di persone sono state uccise in Libia dalla caduta di Gheddafi, principalmente in battaglie tra milizie rivali. A volte ha avuto un aspetto tribale o di vendetta, ma non c’è stata nessuno tipo di pulizia etnica.

Esiste un movimento separatista con pochi aderenti nell’est. Gruppi estremisti islamisti hanno fatto molto rumore. Molti degli giovani armati sono restii a restituire le armi. Ma, c’è stata un’elezione che ha avuto grande successo. Se il nuovo governo sarà capace di assorbire le milizie in un esercito nazionale e di risolvere le dispute tribali, regionali e di altro genere, entro un processo politico condiviso, Libia avrà un futuro molto migliore davanti a sè. I sondaggi d’opinione ed anche le conversazioni con i libici, dimostrano che una maggioranza schiacciante è felice che Gheddafi non ci sia più e sono ottimisti riguardo al futuro. Ma, cosa mai potrebbe importarsene dell’opinione pubblica i pensatori grossolani?

Dopo 17 mesi di carneficina in Siria, non c’è una zona di non sorvolo. Il grado di intervento occidentale e ‘cliente’ è il seguente: l’Arabia Saudita e il Qatar forse stanno dando una piccola quantità di armi leggere. I turchi forse li aiutano a coordinare la consegna delle armi. La CIA sembra avere qualche uomo presente che guarda dove vanno le armi e sperano (invano) di assicurarsi che non possono mai finire nelle mani di militanti anti-sionisti. Dall’altra parte c’è un regime spudoratamente settario che considera il suo popolo schiavo e lo uccide, distruggendo le loro città con armamenti russi. La Russia imperialista, che ha oppresso i musulmani nel Caucaso e nell’Asia Centrale, e che porta metà della colpa per tutte le guerre calde in Africa dalla Guerra Fredda in poi, sta rifornendo il regime con elicotteri d’attacco, ricambi per carri armati e munizioni, mentre il numero dei morti va ben oltre i 17 mila. La Russia protegge anche il regime dalla condanna dentro il Consiglio di Sicurezza all’Onu. Gioca esattamente lo stesso ruolo con la Siria che gli Stati Uniti giocano con Israele. Ma come vedono questa situazione i pensatori grossolani? Per loro, è solamente un altro caso limpidissimo di aggressione imperialista americana contro un nobile regime di resistenza, e nuovamente, le persone sono solamente degli strumenti passivi.

Quando va bene, sono degli strumenti passivi. Sono anche dipinti come musulmani selvaggi, con le barbe incolte e con le donne coperte dalla testa ai piedi, che non meritano la democrazia o diritti, perché sono troppo arretrati per poterla usare nel modo giusto. Se dai loro la democrazia vedrete che voteranno i Fratelli Musulmani, faranno strage degli Alawi e faranno fuggire i cristiani fino a Beirut. I pensatori grossolani ricercano l’evidenza dei crimini commessi dalla resistenza popolare, e nel momento in cui finalmente li trovano (di solito con evidenza davvero esili) li usano per diffamare il movimento intero. Esigono che la resistenza tratti con un regime che ha dimostrato una volta dopo l’altra che l’unica strategia che ha è l’uccidere. Pretendono che la gente rimanga pacifica mentre i loro bambini vengono torturati, le loro donne stuprate, i loro quartieri rasi al suolo. I pensatori grossolani sinistrosi però non applicano lo stesso criterio alla resistenza popolare dei palestinesi. Sono solamente i sionisti che farebbero QUELLO.

Chiamare l’Esercito Siriano Libero una banda settaria equivale a chiamare le persone siriane una banda settaria. Rivela una consapevole ignoranza della realtà. L’ESL si è formato come risposta alla violenza rivoltante perpetrata dal regime siriano, che a questo stadio è certamente una banda settaria. Le sue unità alawite lavorano con civili alawiti per massacrare i sunniti. Questo fatto è un disastro per gli alawiti e per tutti quanti; pianta i semi di una guerra potenziale che potrebbe distruggere il Paese per generazioni, ed è uno dei primi motivi per cui il regime deve andarsene il più presto possibile. Però, l’ESL è in realtà costituito da centinaia di milizie locali che a volte cooperano tra di loro. Consiste di soldati disertori (queste persone sono degli eroi –   sono fuggite dall’esercito al costo di un’enorme rischio personale, perché non si sentivano più capaci di uccidere la propria gente; la maggior parte dei soldati che hanno cercato di disertare sono stati giustiziati nei loro tentativi di lasciare l’unità) e uomini locali che si sono armati per difendere i loro quartieri. Poiché l’ESL è composto da gente comune, comprende una varietà enorme di opinioni politiche.  Alcuni soldati sono Baathisti delusi, alcuni sono laici, alcuni della sinistra, alcuni sostengono la Fratellanza Musulmana e altri sono attratti dalla retorica estremista wahabita. Alcuni, non ho dubbi, sono criminali, perché alcune delle persone siriane sono criminali. Alcuni sono entrati a farne parte nella speranza di ottenere benefici monetari o sessuali, perché ci sono semplicemente persone motivate da queste cose.

La maggiore parte sono persone apolitiche e ne fanno parte perché vogliono far cadere la tirannia. Loro combattono perché non hanno altra scelta. Naturalmente, esiste il grande pericolo che persone apolitiche potrebbero essere facilmente manipolate dalla retorica settaria, specialmente dato il fatto che il loro nemico strumentalizza il settarismo.

E’ davvero un periodo difficile per le rivoluzioni nel mondo musulmano e globalmente. Il collasso del modo di pensare della sinistra e il suo scopo, e il dibattito pubblico che si restringe sempre di più, aggiunto al consumismo, ha lasciato libera la via a forme retrograde di politica religiosa o nazionalista. Alcune dei video delle battaglie che hanno l’etichetta “Esercito Siriano Libero” hanno l’aspetto e il sonoro  tristemente simile a video jihadisti dall’Iraq. Per ora, è semplicemente un problema di stile e di ignoranza, e potrebbe essere facilmente male interpretato dall’occhio orientalista. La maggior parte delle persone siriane sono religiose, che a noi piaccia o meno. Ma la maggior parte delle persone siriane sono anche coscienti che una guerra settare non produrrebbe vincitori. La chiamata Allahu Akbar esprime una fede che è necessaria per superare la paura d’essere uccisi dai cecchini. Non significa automaticamente “Uccidi gli infedeli”. Ma, con chi sto parlando ora? I palestinesi usano la retorica religiosa e dicono “gli ebrei” invece che “i sionisti”, e non sembra turbare affatto i pensatori grossolani.

Più è lungo il tempo in cui si protrae la battaglia, più abbrutite diventeranno le persone, e più diventa reale la possibilità che le voci settarie della vendetta prendano il sopravvento. E’ il dovere di ogni persone giusta, che sia di sinistra oppure no, di sostenere il popolo oppresso nella loro lotta. Chiunque lo faccia, e che abbia abbastanza rispetto per i siriani da basare i loro commenti sui fatti e le conoscenze invece che sulle presunzioni, meriterebbe il diritto di offrire consigli politici ai siriani.

L’ESL è inevitabilmente disorganizzato e superato nel numero. Ma è molto più organizzato di quello che era alcuni mesi fa, e ora sta liberando il territorio. Lotta con impegno e con una risolutezza incredibile. Oggi la battaglia è concentrata dentro Damasco. E qualche giorno fa, era dentro i campi rifugiati palestinesi di Yarmouk e altri. Il che mi fa ritenere stranissimo che i pensatori grossolani persistano nel pensiero che il regime sia in qualche modo una minaccia per Israele. E’ vero che Siria ha aiutato gli Hezbollah a resistere, e questo non è cosa di poco conto. E’ pure vero che il regime siriano ha massacrato i palestinesi a Tel al Zaatar e altri campi palestinesi in Libano, che dal 1973 il confine con il Golan occupato è stato il più tranquillo di quelli degli altri Stati che hanno accordi di pace con Israele e che la Siria non ha mai neppure provato a sparare contro gli aerei israeliani che hanno bombardato il suo territorio da quando Bashar ha ereditato il potere. Ma le cose sono diventate molto più chiare da quando è iniziato il sollevamento. Rami Makhlouf he detto al New York Times che la sicurezza d’Israele sarebbe stata contingente alla sicurezza del regime siriano.

Paul Woodward in “War in Context” cita la Reuters sul recente trasporto di armi chimiche da parte del regime: un ufficiale israeliano ha comunque detto che i movimenti dimostravano un tentativo del Presidente Bashar al-Assad di fare “preparazioni tali per assicurare che le armi non cadessero nelle mani degli irresponsabili”. “Questo sarebbe di sopporto al ragionamento che tale questione finora sia stata trattata responsabilmente finora.”

Woodward poi aggiunge: Dunque, mentre la parola di Damasco è che ‘terroristi’ armati con “mitra made in Israele” hanno eseguito il massacro in Tremseh ieri, la parola di Tel Avivi è che non ci si deve preoccupare delle arme chimiche siriane, finché rimangono nelle mani responsabili del governo.

Ci potrebbe essere un po’ di verità in quell’affermazione. Però, non è esattamente la retorica che ci si aspetterebbe dal rappresentante dell’alleanza che si presume stia sparando colpi per la caduta di Assad. Al contrario: dimostra che Israele preferirebbe di gran lunga che Assad rimanga al potere.

Ecco un proposito più semplice per i pensatori grossolani: Hezbollah è stato capace di registrare vittorie perché ha avuto il rispetto per la sua gente, ed è successo a causa della sua gente. Un regime che uccide la propria gente e rade a suolo l’infrastruttura nazionale, che scherza con la dinamite del conflitto settario, mettendo il futuro del popolo intero in bilico, non sarebbe capace di conseguire una vittoria anche se ce la metteva proprio tutta.

Venerdì scorso, in decine di migliaia hanno manifestato contro la barbarie del regime nei campi palestinesi vicino Damasco. Le forze del regime gli hanno sparato contro, uccidendo undici persone. Moltissime altre sono state portate via nei rastrellamenti, e saranno torturati in detenzione. Il portavoce e bugiardo professionista Jihad Maqdisi ha poi descritto i palestinesi come “ospiti maleducati” facendo arrabbiare i siriani ed i palestinesi, che ora, più che mai, sono lo stesso popolo.

Blanket Thinkers www.qunfuz.com

GRAZIE AD ANGELO GABRIELLI PER LA REVISIONE

Houla: Non cambia nulla / da Amal (Jadiliyya)

9 Giu

una manifestazione a Binnish, tutti i massacri

Da AMAL per Jadiliyya, Tradotto in italiano da Angelo Gabrielli

Lo confesso: le immagini della carneficina di Houla non mi hanno commosso come sembra che abbiano commosso il resto del mondo. Sì, erano tragici, orribili atti di violenza contro le più innocenti delle vittime. Ma non hanno rotto nulla dentro di me che non fosse già spezzato, né hanno aumentare il livello di indignazione o di dispiacere che sento ogni giorno per ciò che sta accadendo in Siria.

Forse perché nelle ventiquattro ore prima di sentir parlare del massacro di Houla, avevo sentito che il parente di un amico era stato ucciso, avevo sentito dire che un anziano parente di un altro amico era stato rapito da bande per un riscatto, avevo ricevuto disperati messaggi di Skype da un attivista di Homs, che gridava: “i miei cari sono andati, i miei cari sono andati”, riferendosi a tre attivisti della Shaam News Network che erano stati uccisi dalle forze di Assad, e avevo parlato con il fratello di un martire di Aleppo, che mi ha detto che, poiché suo fratello maggiore è stato ucciso una settimana fa, stava cercando di agire normalmente ma la verità era che il suo “cuore ardeva.”

Nel tardo pomeriggio, quando ho visto il primo video dei figli di Houla, con la loro piccola fessura aperta sotto la gola, sotto i loro lividi, volti angelici, tutto quello che potevo sentire era ancora un altro tonfo pesante di paura. Qualcosa che avevamo sentito molte volte prima.

I giorni successivi a Houla portarono la notizia della morte di Basel Shehade, il brillante e giovane regista che è stato ucciso dai proiettili che cadono sopra Homs. (Smetteranno mai di cadere le bombe su Homs?) I giorni successivi a Houla portarono notizie di continui bombardamenti, dell’incendio di Aleppo e della campagna di Idleb, e la morte di un’altra dozzina di uomini – i loro occhi bendati e le mani legate – assassinati a Deir al-Zor. I giorni successivi a Houla portato notizie di migliaia di rifugiati siriani in Egitto che si trovarono bloccati, con le case vuote, le tasche vuote, e un tetro, incerto futuro. I giorni successivi a Houla continuarono come tutti i giorni prima.

Ma gli occhi del mondo si sono fermati sul massacro.

Le immagini di Houla provocarono l’indignazione del mondo nelle sue prevedibili forme: in strazianti testimonianze di bambini che guardano le loro famiglie mentre sono assassinate, in editoriali vagamente intrisi di settarismo, che cinicamente mettono in discussione chi avrebbe perpetrato i crimini, con occhi asciutti, le dichiarazioni in lattina dei portavoce del regime che si lamentano degli “tsunami di menzogne” dei media, che dipingerebbero il regime come criminale quando in realtà si tratterebbe di una “vittima”. C’era indignazione per le immagini stesse e l’indignazione per la decisione di esporre al pubblico internazionale le immagini violente (in modo da non turbare un innocente ragazzo o ragazza inglese).

E l’indignazione si trasferì dalle analisi e dai racconti alle domande: Funziona il piano delle Nazioni Unite? È un modo giusto di procedere un’investigazione guidata dal regime? Chi ha commesso i crimini? E uccidere per mezzo dei bombardamenti (del regime) è così male come uccidere da distanza ravvicinata (da sconosciuti “mostri” secondo Bashar al-Assad)? Si pronuncia Houla o Huli? Sono stati macellati i sunniti o gli sciiti (o sunniti che si erano convertiti allo sciismo)? Siamo con o contro l’intervento straniero? Chi sostituirà Assad? Chi armerà i ribelli? Chi sono i ribelli? Perché l’opposizione siriana è ancora frammentata? E naturalmente il dibattito: sarà Houla la Sabra e Shatila siriana?, la Srebrenica siriana, il punto di svolta della Siria? A cosa esattamente il “mondo” sta rispondendo? Le immagini che feriscono la sensibilità? La brutalità pura? Il numero dei morti? Le storie raccapriccianti?

Nel corso degli ultimi quindici mesi, abbiamo visto Houla e le varianti di Houla succedersi più e più volte. Abbiamo assistito a corpi macellati nel mese di febbraio nel massacro di al-Zeitoun Karm. Abbiamo visto uomini e ragazzi grondanti di sangue, con la metà dei loro volti spazzati via, ancora lottando per respirare. Abbiamo guardato mentre una intera città fu distrutta, missile su missile. Abbiamo visto un uomo schiacciato da un carro armato di Assad, più e più volte, in strade piene di uomini, li abbiamo visti uccidere.

Abbiamo visto bambini morti, non solo macellati, ma bombardati, bruciati e mutilati. Sappiamo che, oltre ai 52 bambini morti di Houla, ce ne sono centinaia di altri, oltre agli uomini assassinati a Houla e alle donne, ci sono migliaia di altri. I nostri morti sono stati lasciati a marcire per le strade di Homs. I nostri morti sono stati sepolti nei parchi pubblici di Hama. La fossa comune di Houla è solo un altra da aggiungere alle altre, ad Homs, Hama, Rastan e Jisr al-Shoughour.

E non dimentichiamo le migliaia di siriani ignoti sepolti sotto le fondamenta di cemento di un hotel di lusso a Hama, da Assad il vecchio. Houla è stata una tragedia. Ma non era un punto di svolta. Non era nemmeno vicino, non a noi, almeno.

Forse lo è stato di coloro che hanno fatto scommesse sul futuro della Siria. Oppure, di coloro che detenevano in segreto, il magico “numero” di quanti siriani siano autorizzati a morire prima che sia troppo. Quanti ancora più raccapriccianti video violenti possiamo vedere prima di poter realmente non riescire a sopportarne più? Quante persone devono ancora morire prima che il mondo dica quando è troppo è troppo, o si allontani dai loro schermi? Quanto tempo ci vorrà ancora prima che il numero di morti quotidiani in Siria non sia più sulle prime pagine e diventi un campo di battaglia invisibile, come l’Iraq, come l’Afghanistan, e come la Libia? Quanto tempo ci vorrà prima che siate resi insensibili? Quanto tempo prima che dimentichiate?

I cinici ancora sostengono che la maggioranza del popolo siriano ancora sostiene il regime assassino (anche se da questo momento il regime e la sua “maggioranza silenziosa” dovrebbero essere irrilevanti, come lo sarebbero in qualsiasi altra parte del mondo di fronte a tale violenza, compreso il Bahrain). Quando un regime decide di uccidere migliaia dei suoi, i suoi sostenitori sono diventati complici, e non sono più dei cittadini neutrali. Perché i dibattiti vuoti? Poiché il mondo, che guarda con cautela (seppur con orrore), non ha ancora deciso sulla nostra “cosiddetta” rivoluzione.

Essi sostengono che è cambiata dai suoi romantici inizi ed è diventata armata, violenta, e settaria. Mentre il mondo dubita, abbiamo visto il “settario” Abd al-Basset Sarout e i suoi “sanguinari salafiti” fratelli del FSA cantare in una stanza per una bara di legno lucido con una croce, mentre sostenevano il corpo del loro amico Basel Shehade martoriato di schegge di granate.

Abbiamo visto il regime sparare sul funerale di Basel, giovedi scorso a Damasco alle migliaia di pacifici che volevano aderire alla cerimonia in chiesa e accendere una candela in suo onore. Abbiamo visto, venerdì scorso, nelle moschee di tutta la Siria, come gli uomini musulmani abbiano recitato una preghiera “assente” per il loro martire, martire della Siria, Basel. Anche queste sono le persone siriane, che il mondo voglia vederle o meno. O forse loro solo tollerano vederli come cadaveri avvolti nei sudari.

Coloro che ancora discutono, alla ricerca del Punto di Svolta in Siria, dovrebbero smettere di esercitare se stessi. Per quelli che sperano che sia Assad a cambiare i suoi metodi e smetta di uccidere, non trattenete il respiro. Per coloro che sono stati in attesa del loro magico “numero”, è troppo tardi. Il numero è troppo alto e ha superato la soglia del perdono. Il gioco è cambiato mesi fa, mentre voi eravate voltati altrove. Sia che i vostri occhi decidano di confrontarsi o scivolare via dalle immagini dei nostri figli uccisi, non fa alcuna differenza. Perché ci siamo già passati, per affrontare il domani, che contiene una sola certezza siriana: ci sarà del sangue. Io, insieme a migliaia di siriani, ho preso una decisione dal momento in cui la prima unghia è stata strappata dalle mani innocenti di Bashir Abazid e dei suoi compagni di scuola a Daraa. Dopo decenni di nostro silenzio, abbiamo avuto due parole per il regime di Assad: Game Over.

Per quanto riguarda il mondo, attraverso tutto lo spettro, da quelli costantemente preoccupati e in ansia, a quelli che rivendicano che Houla era una “bufala”, compresi tutti gli altri che sono in mezzo: abbiamo una domanda: Qual è il tuo numero?

Il popolo siriano rimane, solo loro. The Syrian people stand their ground, alone

9 Giu

So: -Kofi Annan > Assad hasn’t respected even one point of my plan.

-Ban Ki Moon > Assad has lost his legitimacy.

-Hilary Clinton > Assad must go. …

-SNC > We understand that the FSA is the only group that defends the Syrian people, sorry but we’ve been busy thinking.

-Arab League >No to a military intervention.

-Russia > No one says Assad has to stay, but in the meantime we will send our reinforcements.

-Hassan Nasrallah > my problems with the Syrian people can be resolved with war, peace or love. –

– But the people are still protesting and the Free Syrian Army has begun the attack

– that is all that counts for me the rest is meaningless.

Dunque:

-Kofi Annan_________ Assad non ha rispettato neanche un punto del mio piano.

-Ban Ki Moon _________ Assad ha perso la legittimità.

-Hilary________________ Assad deve andare via.

-Il Cns________________ abbiamo capito che l’esercito siriano libero è l’unico che difende il popolo siriano, scusate ma prima eravamo impegnati a pensare .

-La lega araba _______________no a un intervento militare.

-Russia_________________________ non è detto che Assad deve rimanere ma intanto mando i paracadutisti.

-Hassan Nassrallah__________________i miei problemi con il popolo siriano li possiamo risolvere con la guerra, la pace o l’amore.

– ma il popolo manifesta ancora è l’esercito siriano libero è passato all’attacco

– a me basta e avanza tutto il resto non conta
(scritto da M.T)