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Vanessa e Greta: le nostre eroine che sanno l’importanza dell’esserci

20 Gen

van a casagreta a casaScritto da Mary Rizzo

Centinaia di articoli, migliaia di commenti e decine di congetture sono emersi dopo la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo dalla loro prigionia in Siria. Leggendoli, sono continuamente sconvolta dal contenuto, soprattutto perché il rapporto del contenuto di questi articoli con la realtà è vicino a zero. E, naturalmente, dal momento che quelli di noi che conoscono queste donne hanno agito responsabilmente, seguendo le indicazioni del nostro governo a mantenere il silenzio stampa per il loro bene, ha dato spazio agli avvoltoi e mostri di stampo orientalista, cospiratorio, reazionario giornalismo scandalistico, che vedono in loro tutti gli ingredienti per i loro “articoli”: belle, giovani fanciulle che sono vittime del male che hanno abbracciato. Gli articoli sono venuta fuori basando la loro ricerca sugli articoli della spazzatura, pieni di falsità e congetture folle, perché in quei 5 mesi e mezzo senza fine, gli scrittori di spazzatura avevano carta bianca e le loro invenzioni, che naturalmente avranno le risposte che abbiamo dovuto tenere dentro visto che ora che è possibile rispondere a loro, e certamente sorgeranno delle cause contro di loro per la diffamazione che contengono.

Cinque mesi e mezzo in cui coloro che sanno come sono effettivamente le cose, sono stati scoraggiati dal manifestare la nostra solidarietà in pubblico, ci è stato chiesto di non fare cortei, creare petizioni, anche di evitare di fare qualcosa di così semplice come fare una pagina di sostegno su Facebook. Chiedere attivisti di andare contro i loro istinti di protestare, sempre nelle strade e coinvolgendo il pubblico in attività di sensibilizzazione sta chiedendo un sacco da loro, soprattutto se la cosa che si chiede di fare è quello di mantenere il silenzio per quanto riguarda le persone che conoscono e amano molto. Ma questo è stato fatto, alcuni di noi abbiamo dovuto sospendere i nostri sentimenti di delusione su come funziona il nostro governo, e semplicemente confidare nel loro buon operato e obbedire. Il nostro governo li ha liberato e ha  adempiuto l’obbligo di riportare le nostre concittadini che sono stati vittime di criminali in un paese straniero. Siamo grati a loro per i loro sforzi e entusiasti del loro successo.

Ci sono altri italiani che non sono così felice, però. Uno di loro, per esempio, è un ex ministro, Luca Zaia che dice, (prendendo le parole di qualche sconosciuto utente di “Tweeter” come legittima contro la parola del suo governo che stabilisce che nessun riscatto è stato pagato e leggi internazionali sono stati rispettati) “ci deve essere una norma per chi si mette nei guai, si arrangi a tirarsi fuori” Lui suggerisce che i beni delle famiglie di Greta e Vanessa dovrebbero essere confiscati per la vita, per rimborsare lo Stato italiano, in realtà. Tutto ciò è davvero sorprendente, proveniente da qualcuno che, quando era ministro dell’Agricoltura ha soggettato la cittadinanza dello Stato italiano multe pari a 2,4 miliardi di euro per non avere aderito ai limiti comunitari della produzione di latte, “I truffatori delle quote latte ci sono costati 4,5 miliardi.Nel 2009 l’allora ministro leghista Zaia salvò gli «splafonatori» privando Equitalia del potere di riscossione”.

Poi ci sono quelli che dicono che sono stati coinvolti con jihadisti e milizie di ogni genere. Altri che dicono che hanno dovuto restare in Italia e prendere cura dei nostro tanti poveri e bisognosi. Altri ancora dicono che non avevano la preparazione di andare dove sono andati a fare quello che ci hanno detto che erano lì a fare. Nessuno dei primi due gruppi hanno la più pallida idea di chi Greta e Vanessa sono. Non sanno che sono stati coinvolti nell’aspetto umanitario di ciò che è una zona di guerra. Hanno assolutamente un punto di vista, dato il loro interesse e la conoscenza della situazione, ed è impossibile rimanere “neutrale di fronte all’oppressione”, o far finta che non ci sia una guerra in corso e conoscere come è iniziato e quali aree sono soffrendo di più. Non sanno che anche loro hanno fatto esperienze di volontariato in Italia e sono stati addestrati sui soccorsi in Italia e in altri paesi, e che non erano “inviati” da nessuno. Sembra stranissimo a queste persone che giovani donne possono avere una conoscenza su una situazione molto complessa. Solo perché quelli che li condannano non hanno una comprensione, presume che dovrebbe essere lo stesso per Vanessa e Greta. Il terzo gruppo di critici ha un leggero vantaggio perché, mentre si sbagliano sul conto della loro total mancanza di preparazione, hanno ragione che questo tipo di volontariato in una zona di guerra non ha assolutamente alcun regole e tutto può succedere, anche per la persona più preparata, quindi questo è tanto più vero per due singoli rappresentanti di un gruppo umanitario di cui erano tra i fondatori, senza una forte e aggiornato utilizzo di norme di sicurezza collaudate e di uno staff per organizzare ogni particolare fino al più piccolo dettaglio.

Coloro che dubitano la loro sincerità, però, o per che chiede come mai dovesse essere così coinvolti in Siria, evidentemente non hanno avuto la stessa esposizione alle informazioni che le ragazze hanno avuto. Quelli che vengono informati della situazione della popolazione siriana, che hanno imparato a conoscere la sofferenza e il massacro di persone innocenti, in particolare i bambini, semplicemente non possono semplicemente spegnerlo. Esso diventa una sorta di ossessione, una sofferenza costante. Ci sono semplicemente persone nel mondo, le persone empatiche e umanitari, e Vanessa e Greta sono due di loro, che quando vedono la sofferenza degli altri, entrano in uno stato di profonda com-passione. Si sentono completamente la sofferenza, condividono il dolore altrui e diventa così profondamente parte di loro che sentono che il loro dovere è quello di aiutare, non possono NON aiutare. Essi credono nella forza dell’amore e il dovere umano di non distogliere lo sguardo, ma di fare come altri hanno fatto prima di loro in tutta la storia dell’umanità, dove le persone che ci  vengono dati come esempio per la vita vanno al covo del lebbroso e lo abbracciano, per fargli sentire che non è solo al mondo e cercare di guarire le sue ferite. Sapevano che il loro aiuto potrebbe essere una goccia nel mare, ma il potere di condividere la sofferenza, essere presente e testimonianza, che è qualcosa che si sentivano in dovere di fare, e tutto il consiglio amichevole di coloro che le amano non potevano cambiare la percorso che si misero davanti a se stesse, di essere lì per gli altri. Se ci sono coloro che dubitano che questo sentimento può esistere, dico che sono circondati da persone di colore grigio, e quando si trovano soli e nel dolore, potrebbero trovarci senza qualcuno che gli sta accanto, questo genere di cose non è contemplato nel loro mondo. Ma questo è il mondo di Greta e Vanessa, il mondo della compassione e della condivisione del peso che portano gli altri.

E ‘disgustoso leggere i vari commenti di persone che li criticano duramente o anche cercano di rovinare con delle bugie o le diffamano. Ma è bene rendersi conto che provengono da un mondo che è estraneo alla mia e a quella di Greta e Vanessa, che per fortuna godono del sostegno di molti, nonostante le voci più forti di quelle persone vili e volgari. Nelle scuole di tutta Italia (se prendo un esempio della scuola superiore della mia figlia) l’ora di religione – sì, le scuole pubbliche italiane hanno questo, e dato che gli studenti preferiscono stare insieme durante il giorno, anche quelli che non sono cattolici partecipano e sono fondamentalmente le classi in cui vengono discusse etica e attualità – tutti gli studenti hanno applaudito le ragazze, dicono che sono orgoglioso di loro, le ammirano, pensano che sono il miglior rappresentante delle ideali umani, ma semplicemente che si sono sbagliate nel avere sottovalutato quanto fosse pericoloso e di aver causato loro famiglie preoccupazione. In Italia, a differenza dell’America, i giovani spesso vivono a casa anche dopo che hanno raggiunto la maggior età, e l’indipendenza non è completa, anche se il diritto di prendere decisioni importanti è riconosciuto, è ancora considerato necessario di ottenere l’approvazione dei genitori per alcune cose, e in questo caso, gli studenti della classe della mia figlia hanno pensato che questa era l’unica cosa che hanno fatto male. Sembra che ragazzi di 17 anni hanno una migliore comprensione di persone che hanno 50 a volte …

Ma c’è un argomento che rimane da discutere, ed è di capire il modo in cui è successo. Tutto quello che sappiamo è che, nonostante il circo mediatico, la teoria del “jihad” è ridicola e altrettanto ridicola è quello che stavano lavorando per la FSA. Le dinamiche verranno fuori in tempo, e piuttosto che le piccole deboli Pollyanna che alcuni possono avere pensato che sono, le due donne italiane stanno dimostrando di essere più forti dei leoni. Essi non solo hanno dovuto subire gli orrori della prigionia, ma sono pienamente collaborando con i magistrati che indagano sul rapimento. Essi, in primo luogo, che credono nella giustizia e nella dignità, non stanno andando a trattenere nessun informazione che conduce all’arresto di coloro che sono responsabili per il loro rapimento e la loro detenzione contro la propria volontà. E’ possibile che i responsabili non vivono in una zona di guerra, così la giustizia può in effetti essere servita.

Si dice che nelle loro audizioni davanti gli investigatori, che hanno aperto il caso di indagare e perseguire i responsabili, che erano a conoscenza del motivo per cui sono stati rapiti nel momento in cui sono stati portati via, perché hanno chiesto: “Perché ??” e la risposta è stata: “Per i soldi”.

Sì, è qui che quelli di noi che non solo amano e ammirano Vanessa e Greta dobbiamo ora prendere una  forte posizione. Noi, come loro, crediamo nella giustizia, nei diritti umani e la maggior parte di noi anche sosteniamo la rivoluzione contro Assad. Siamo assolutamente pronti a condannare ogni e qualsiasi gruppo e individuo che non solo ha violato i diritti di umanitari, ma che hanno tradito la causa di opposizione a Assad se si impegnano in azioni che vanno contro i diritti umani e danneggiano persone innocenti. Se è vero che, come ammettono, si trovavano in un luogo considerato sicuro, solo di essere invece essere portate in una trappola abilmente creato da chi ha agito come amici solo per tradirli, allora questo non sta per essere sepolto sotto il tappeto, perché è vergognoso. Invece, ci fidiamo più che mai nelle nostre autorità di indagare, trovare le prove che si rivelerà che essi sono stati ingannati da ragazzi che si vantano della loro importanza all’interno della Siria con l’opposition e le loro connessioni eccellenti e sicuri, e non ci sarà nessun riposo se si scopre che si tratta di persone che si nascondono dietro la bandiera della rivoluzione siriana o agiscono come se fossero per il rovesciamento di Assad o anche se sono (come possono vantare) molto rispettati dai rivoluzionari e anche influente in Siria. Se le loro tattiche sono gli stessi, il trattamento di persone innocenti, come merce, una forma spicciola di traffico di esseri umani, che è tanto più vergognoso perché si è lavato il cervello che è per “la causa”. Non è per qualsiasi causa che Vanessa e Greta e il resto di noi sostengono. Se si tratta di una o più persone coinvolte nella milizia dell’opposizione, il mio augurio personale per loro è che semplicemente che continuano come stanno facendo, perché anche se ottengono il martirio, non hanno la possibilità di raggiungere mai Jannah (paradiso) perché hanno commesso un crimine così efferato, che non c’è modo di espiarlo. Essi staranno ad imparare che cosa è la reclusione e le privazioni, in eterno.

Se hanno anche il pensiero che la vita di queste donne hanno un valore X e le hanno ingannate o portato ad essere ingannate, allora non sono diversi da quello di cui siamo contro, e, si spera presto, saranno esposti, e che dovrebbe pagare il loro debito con la giustizia fino al loro ultimo giorno sulla terra. Essi non troveranno  nessun “amici” che coprono per loro o li da la pacca sulla spalla, o che giustificano quello che hanno fatto. Chiunque sia, che si sentono il cerchio si chiude su di loro, e prima che il popolo siriano è libero di tali traditori, meglio è. E’ anche un peccato che grazie a situazioni come questa, altri sforzi umanitari sono contrastati, sollievo e aiuti per la popolazione siriana che soffre sta per essere negata e la fine del regime di Assad sta per essere spostato ancora più avanti nel tempo. Sì. Grazie al tradimento di tali tipi di persone contro tutto ciò che è buono e giusto, che abusano la fiducia e la buona fede e la purezza delle persone oneste. Essi tradiscono tutta la Siria dalle loro azioni.

Infine, ringraziamo Greta e Vanessa dal cuore per averci dimostrato che c’è davvero l’umanità, per essere la bella persone che sono. Vogliamo per loro solo la gioia, la felicità, la serenità che meritano tanto e siamo entusiasti del fatto che loro sono riuniti con le loro famiglie che li hanno sostenuti con forza e ha attraversato la propria sofferenza, ma che non sono punitivi, perché non c’è nulla per cui si deve punire gli eroi, perché è una benedizione di essere nel bel mezzo di eroi, umanitarie e le persone che conoscono il significato della frase, “restare umani”. Non importa quali scelte Vanessa e Greta faranno nella vita, noi saremo sempre dalla loro  parte, ci fidiamo di loro e li amiamo, e speriamo che ci possiamo essere degno di loro.

originale in inglese: http://wewritewhatwelike.com/2015/01/19/vanessa-and-greta-our-heroes-who-know-the-importance-of-being-there/ 

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Piccola guida per i “simpatizzanti di Assad” che si auto-definiscono “pro-palestinesi”

7 Mag

SCRITTO DA NICOLE MAGNOONA GERVITZ, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

– Settembre Nero 1970: Hafez al Assad inviò carri armati in Giordania per sostenere i palestinesi contro l’Hascemita re Hussein. L’OLP vinse il sostegno popolare tra le masse arabe dopo che i regimi furono completamente screditati nel 1967 per mano di Israele. Re Hussein ordinò al suo esercito di attaccare le forze dell’OLP in Giordania a causa della sua politica dichiarata di volerlo rovesciare. Assad si rifiutò di inviare un forte sostegno militare siriano perché temeva un’altra guerra con Israele. Rifiutò di fornire copertura aerea ai carri armati siriani e furono costretti a ritirarsi in seguito al bombardamento da parte dei giordani.

Questo lasciò i palestinesi isolati, abbandonati, e diverse migliaia di loro furono massacrati dall’esercito di Hussein. Solo poche settimane dopo quel Settembre Nero, Hafez al Assad portò a termine il suo colpo di stato militare a Damasco.

 

– 1973: la Siria tentò di riprendere il controllo delle alture del Golan e fu un altro fallimento. Hafez al Assad si trovò a diventare la guardia di sicurezza di Israele per il confine settentrionale. Il colonnello Rafik Halawi, comandante druso della brigata di fanteria che fu distrutto dagli israeliani nel Golan, fu giustiziato sotto gli ordini di Hafez prima della guerra da un funzionario vicino. Il regime siriano sostenne che fu ucciso nella battaglia con Israele, e a chiunque fosse catturato fu imposto di non dire niente, minacciato con torture e prigionia.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

– 1976: Hafez al Assad sostenne i falangisti libanesi fascisti cristiani contro l’alleanza comunista libanese  – OLP, che si era formata in opposizione sia ai falangisti che alla tirannia baathista. L’invasione militare siriana del Libano nel 1976 fu approvata dagli USA. Tuttavia, l’alleanza libanese comunista – OLP spazzò via le forze di occupazione siriane nel giugno dello stesso anno. Due mesi dopo Hafez al Assad spezzò quella resistenza. I falangisti, sostenuti da Hafez al Assad, commisero un massacro di palestinesi nel campo profughi di Tal al Zaatar.

Con la benedizione della Lega Araba il governo siriano decise di allearsi con Israele per impedire la sconfitta dei falangisti. I campi palestinesi di Karantina e Tel al Zaatar furono assediati dall’esercito siriano, e 2.000 palestinesi furono uccisi.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

Una lettera aperta dalla resistenza palestinese fu diffusa quell’estate all’interno dei campi;

“Vengono utilizzate armi siriane – la maggior parte, purtroppo – contro il nostro accampamento, mentre i governanti di Damasco continuano a ripetere che sono qui in Libano per difenderci. Questa è una menzogna assassina, una bugia che ci fa soffrire più di qualunque cosa … Ma noi desideriamo informare che ci batteremo in difesa di questo campo con le nostre mani nude, anche se tutte le nostre munizioni e tutte le nostre armi saranno esaurite, e che stringeremo la cinghia in modo da non lasciarci uccidere dalla fame. Abbiamo deciso di non arrendersi e non ci arrenderemo … “

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni '80.

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni ’80.

– 1980: Nell’ambito della sua repressione feroce contro i dissidenti di sinistra, nel 1980 il regime di Hafez al Assad arrestò centinaia di attivisti sia del Partito d’Azione Comunista che del Partito comunista siriano, nel tentativo di soffocare le ultime voci di dissenso dopo che aveva schiacciato la Fratellanza Musulmana. Restarono i comunisti siriani a lavorare con un gruppo di dissidenti palestinesi, quello fu chiamato “Comitato Popolare Palestinese del campo profughi di Yarmouk”, nel governatorato di Damasco. Fu fondato nel 1983, ma fu costretto a sciogliersi due anni più tardi a causa della campagna di arresti di Hafez al Assad. 200 membri del Partito d’azione comunista furono arrestati dalle forze di sicurezza siriane nel 1986.

– L’OLP cominciò a incrinarsi nel 1983. Il colonnello Saed Abu Musa era rivale di Arafat e guidò una ribellione contro al Fatah nella valle del Bekaa. Abu Musa era stato un soldato professionista nell’esercito giordano prima di entrare nell’OLP.

Il regime siriano lo sostenne, fornendogli armi. Abu Musa e i suoi seguaci cacciarono gli uomini di Arafat da Tripoli, quell’estate. Quando un giornalista del Newsweek chiese a Yasser Arafat un commento riguardo l’ammutinamento, egli rispose: “Non mi chiedere di burattini e cavalli di Troia … Assad vuole la mia pelle. Vuole la resa palestinese, e non voglio dargliela.”

La maggior parte dei rifugiati palestinesi scelsero Arafat contro il fantoccio siriano, ma come conseguenza, Hafez cacciò via gli uomini di Arafat da Tripoli, e la resistenza palestinese fu depotenziata.

– Nella “guerra dei campi”, tra il 1985 e il 1988, Hafez al Assad reclutò il movimento sciita libanese Amal. In quel momento era in conflitto con Hezbollah, ed aprì il fuoco contro i palestinesi e Hezbollah contemporaneamente.

Libano: Tripoli è una città a maggioranza sunnita, con una minoranza alawita che ha fornito sostegno finanziario al governo siriano. Gli alawiti siriani furono posti nel Parlamento libanese interamente per lle pressioni di Damasco. Le leggi sulla naturalizzazione del Libano vennero completamente sovvertite.

I rifugiati palestinesi provenienti dalla Nakba del 1948, e durante il suo sequel nel 1967, che hanno vissuto nei campi profughi, non possono ottenere la cittadinanza libanese, ma agli alawiti siriani è garantito in qualsiasi momento.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

– 2000: Mentre Bashar al Assad elogiava la seconda Intifada, centinaia di palestinesi languivano nelle sue carceri. Attieyeh Dhiab Attieyeh, un palestinese di 30 anni, morì nel carcere di Tadmur all’inizio del 2000, a causa di negligenza medica. Era già molto malato quando fu trasferito a Tadmur nel 1996. Attieyeh era un membro di Fatah, la fazione guidata da Yasser Arafat, e fu arrestato nel 1989 nel sud del Libano prima di essere inviato in Siria.

– 2008: C’è una somiglianza tra il massacro di Hama del 1982 e Piombo fuso.

In entrambi i massacri, i minareti delle moschee sono stati distrutti dalle forze di occupazione, che hanno sostenuto che i minareti venivano utilizzati dai cecchini islamici. Non ci sono prove di ciò in entrambi i casi, ma c’è la prova del disgusto per l’Islam ortodosso espresso da entrambi i regimi.

– Maggio 2011: Rompendo l’assedio (del regime siriano) su Deraa, a pochi palestinesi dal campo di Yarmouk  è stato possibile consegnare alcune forniture mediche di cui si aveva disperatamente bisogno.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

– Nakba Day 2011: Centinaia di palestinesi provenienti dai campi profughi nei dintorni di Damasco furono inviati nella zona demilitarizzata che separa la Siria dalle alture del Golan. La sicurezza dei civili palestinesi non era la priorità. La recinzione fu violata e le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco, e una dozzina di palestinesi furono uccisi. Ci fu un secondo spargimento di sangue a giugno, nel Naksa Day, l’anniversario dello scoppio della guerra del giugno 1967. Un’altra decina di palestinesi furono uccisi. Questi fatti erano senza precedenti,  perché mai prima di allora il governo siriano aveva spinto centinaia di palestinesi sul Golan, in entrambi gli anniversari. Perché nel 2011? Per distogliere l’attenzione dal massacro in corso nelle strade siriane. Uno dei principali rami dell’intelligence siriana si occupa solo di questioni relative alla Palestina. E’ impossibile che l governo siriano non sapesse che una violazione della recinzione del Golan sarebbe costata tante vite palestinesi.

– Autunno 2011: Ghiyath Matar, un giovane di origini palestinesi che viveva nei sobborghi di Daraya di Damasco, utilizzò la strategia di distribuire rose e acqua alle forze di sicurezza alawite inviate dal regime per sparare sui manifestanti.

images (6)Ai primi di settembre del 2011 era morto. Il suo cadavere mutilato fu consegnato alla famiglia quattro giorni dopo il suo arresto. Diversi inviati americani hanno partecipato al suo funerale. Il portavoce del regime di Assad sostenne che una banda armata fu responsabile della tortura e della morte di Ghiyath, e questa è una mezza verità perché, dopo tutto, quella banda armata era inviata dal governo.

– Come risultato della campagna di repressione genocida di Bashar al Assad, Yarmouk è diventata la casa per un milione di profughi siriani sfollati entro la fine del 2011. Quando l’Esercito siriano libero guadagnò terreno nella periferia meridionale di Damasco, l’esercito siriano cominciò a colpire il campo mentre, allo stesso tempo, armava il pro-regime PFLP-GC. Mortai sono stati sparati sul campo da parte delle forze di Assad prima ancora che l’FSA vi mettesse piede.

– Estate 2012: paramilitari alawiti che vivevano a Nisreen, vicino a Yarmouk, aprirono il fuoco su una massiccia manifestazione anti-governativa, uccidendo dieci palestinesi, tra cui un bambino.

– Autunno 2012: L’FSA istituì una linea di alimentazione attraverso Yarmouk, a cui seguì una massiccia punizione collettiva per mano del regime: le forze governative siriane e le milizie alawite circondarono Yarmouk, e nell’ottobre del 2012 gli ingressi al campo furono aperti solo per due o tre giorni alla settimana. I civili portavano il peso della violenza; la fame, la malattia, e i bombardamenti indiscriminati. 

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei "pro-palestinesi" osservavo un totale silenzio.

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei “pro-palestinesi” osservavo un totale silenzio.

– Dicembre 2012: aerei militari del regime siriano bombardano una moschea a Yarmouk, che ospitava rifugiati siriani sfollati. Decine furono uccisi. Il pretesto per una tale atrocità era che l’FSA aveva nascosto alcune armi nel seminterrato della moschea.

– 2013: Khaled Bakrawi. un giovane siro-palestinese organizzatore di comunità e membro fondatore della Fondazione Jafra per il soccorso e lo sviluppo della gioventù, fu arrestato dalle forze di sicurezza statali alawite, nel gennaio del 2013, per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto a Yarmouk. A settembre i palestinesi di Yarmouk seppero che Khaled fu ucciso sotto tortura in un centro di detenzione a Damasco.

Khaled Bakrawi prese parte alla marcia di giugno nel Golan. Vedendo il leader del FPLP-CG, Ahmad Jibril, condurre il popolo nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, e sapendo cosa stava per accadere, cercò di dissuadere i suoi compagni palestinesi dal seguire gli ordini di Ahmad Jibril, ma inutilmente. Khaled fu costretto a guardare come le forze di sicurezza di Stato alawiti si rilassavano bevendo tè, mentre i soldati di occupazione israeliani scaricavano proiettili verso i suoi fratelli. Khaled prese due proiettili nella gamba.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Il giovane che fu definito eroe per i proiettili sionisti, sarebbe poi svanito nell’oblio dopo il suo assassinio per mano delle forze di sicurezza di Bashar al Assad.

– I Palestinesi di Yarmouk sono stai a volte uccisi da altri palestinesi. Il missile russo BM -21 Grad fu utilizzato per attaccare Yarmouk nel luglio del 2013. Due missili grad furono lanciati sulla struttura di panificio di Hamdan il 24 luglio, uccidendo quindici civili. E’ stato riferito sia da Reuters che dal Comitato di Coordinamento campo di Yarmouk che questo attacco è stato effettuato dal FPLP-CG. Quindici palestinesi di Yarmouk morirono di fame tra settembre e dicembre del 2013. Il numero dei profughi palestinesi uccisi dal 2011 in Siria ha raggiunto i 1.597, oltre ad altri 651 dispersi o imprigionati, e i 74 torturati a morte nei centri di detenzione del regime dal 2013.

– L’annichilimento del paese da parte del regime di Assad è positivo per Israele: un despota arabo che schiaccia il suo popolo ha sempre un posto speciale nel cuore sionista. Israele ha sempre fatto affidamento sui despoti arabi corrotti come Bashar al Assad, per reprimere le masse al suo posto; un sentimento anti-iraniano è stato seminato nel mondo arabo a causa della sua colonizzazione della Siria.

E Hezbollah è troppo occupato nell’omicidio di siriani per causare disturbo ad Israele. Ed Israele non è più esposto ad alcuna pressione ad abbandonare le alture del Golan.”

originale: http://wewritewhatwelike.com/2014/05/05/a-guide-for-the-palestinian-or-pro-palestinian-shabiha-sympathizer-in-your-life/

SIRIA, GENERAZIONE PERDUTA.

29 Apr
Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di  Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

SCRITTO DA KHALED HOSSEINI, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

“Qualcosa nel ragazzo non andava. Sembrava disorientato, staccato dal suo ambiente.
Parlava a malapena, e quando lo faceva era a monosillabi piatti, i suoi occhi erano assenti e bassi, come se il peso di tutto quello che avevano visto fosse troppo pesante per poterli alzare. Era l’immagine di una silenziosa devastazione, di un’infanzia sempre scheggiata.

Lui aveva 14 anni, un rifugiato siriano, seduto con la sua famiglia in una piccola stanza nel palazzo di registrazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a Erbil, nel nord dell’Iraq. Negli affollati, rumorosi uffici al piano terra, decine di rifugiati appena arrivati in coda per registrarsi, tra cui una famiglia di Rom esausta, dall’aspetto polveroso – e una donna siriana con un piede che zoppicava nei corridoi, che implorava ad ogni passante di darle asilo in Germania.

Nell’ufficio al piano di sopra, da me, il padre del ragazzo era seduto su un tavolo.

Un ragazzo di bell’aspetto di 36 anni che ha raccontato, con ammirevole calma, la storia della straziante fuga della sua famiglia, due settimane prima, dalla loro città natale, Aleppo, e il loro viaggio attraverso il confine turco e nella regione del Kurdistan Iraqeno.

Prima della guerra, ha detto, lavorava in un negozio di scarpe, e i suoi tre figli eccellevano a scuola. Era una vita borghese modesta, ma felice. Ma poi arrivò la guerra, e improvvisamente le granate hanno sibilato tutto il giorno, e Aleppo è stata crivellata dalle bombe. Ha perso il suo lavoro e la scuola dei suoi figli ha chiuso; sarebbero passati due anni di scuola prima di un’eventuale fuga.

Ben presto, è mancata elettricità, nessun servizio telefonico, senza cibo. Il padre ha venduto beni della famiglia, fino all’ultimo pezzo di arredamento. Quando i soldi finirono, prese in prestito la farina dai vicini di casa per far fare il pane alla moglie.

“A volte non mangiavamo per due o tre giorni, avevamo solo pane e acqua da dare ai bambini per sopravvivere” ha detto.

Eppure, si sentiva relativamente fortunato, anche se le esplosioni avevano danneggiato il palazzo in cui vivevano. Ma la fortuna ha voluto che la famiglia riuscisse a correre fuori quando una bomba colpì il loro edificio di cinque piani. L’ultimo piano è stato demolito. Ha descritto una scena di carneficina. Quattro persone sono morte: un uomo anziano e tre bambini; molti altri sono stati feriti. Fu allora che la famiglia decise di fuggire e venire a Erbil per stare con il fratello, che lavorava in un hotel.

Mi ritrovai a sperare che non mi avrebbe detto le cose seguenti, ma lo ha fatto: “I nostri ragazzi hanno visto tutto. Persone strappate in 100 pezzi. La carne degli esseri umani lacerata davanti a noi. Carne e sangue”. Rubai uno sguardo al suo ragazzo, e un velo di buio svolazzava sul suo viso.

Io sono padre di due figli. Non riesco a immaginare cosa avrebbe fatto loro vedere queste cose raccapriccianti. Eppure, è ciò che sta accadendo ogni giorno in Siria. Un’intera generazione di bambini, testimone della catastrofe, non è in grado di frequentare la scuola, le loro vite sperimentano la violenza, il dolore e la fuga.

Quest’anno, la Siria supererà il mio paese natale, l’Afghanistan, in termini di rifugiati.

Ora ci sono 2,5 milioni di profughi provenienti dalla Siria, 1,2 milioni dei quali sono bambini. Due terzi dei bambini rifugiati siriani, e quasi tre milioni di bambini all’interno del paese, non vanno a scuola. Si trovano ad affrontare un futuro spezzato. La Siria è sul punto di perdere una generazione. Questa è forse la conseguenza più grave di questa terribile guerra.

Mi è stato raccontato tanto da Payman, una ragazza di 16 anni che vive con i suoi genitori e tre fratelli più giovani nel campo di Kawergosk, nei pressi di Erbil. Kawergosk è stato costruito quasi letteralmente durante la notte lo scorso agosto, quando un improvviso afflusso di decine di migliaia di siriani è entrato nel nord dell’Iraq. Oggi, è sede di 12.000 persone, una città di tende bianche distesa ai piedi di una collina verde, scolpita da uno zig-zag di piste fangose lungo le quali gli uomini fumano e parlano di guerra, i ragazzi tirano calci ai palloni e le donne si chinano sulle spirali di fumo dei fuochi di cottura.

Payman indossava una maglietta blu a righe con una farfalla dei cartoni animati sul davanti , ma come molti bambini siriani che ho incontrato, il suo comportamento era di un’età superiore ai suoi anni. Nella tenda della famiglia, Payman mi ha fatto vedere vecchie fotografie e mi ha mostrato un home video di una festa di compleanno di tanto tempo fa. Avevano visto quei video innumerevoli volte, ha detto, e ancora, ogni sera, si riuniscono per guardarlo ancora, trafitta da quelle immagini sgranate di quando erano più liberi, più felici incarnazioni di se stessi.

Payman è rimasta composta fino a quando ho pronunciato la parola “educazione”. Le salirono lacrime agli occhi scuri quando mi disse che le sue speranze di finire la scuola e di diventare una scrittrice sembravano ora un sogno logoro. “Senza scuola non c’è futuro”, disse. “Non c’è felicità.”

In Siria, la guerra non accenna a finire. Molte altre famiglie come Payman saranno costrette ad abbandonare le loro case e a fuggire attraverso le frontiere. I paesi vicini – Iraq, Libano, Giordania, Egitto, Turchia – stanno generosamente facendo quello che possono, a caro prezzo per le proprie economie, i servizi sociali e le infrastrutture.

In Libano, per esempio, i profughi siriani costituiscono quasi un quarto della popolazione.

TS Eliot scrisse una volta che l’umanità non può sopportare troppa realtà. Ma questa è una realtà che tutti dobbiamo sopportare, non possiamo restare in una nebbia di apatia.

I paesi vicini alla Siria non possono e non dovrebbero portare il costo della cura dei rifugiati da soli. La comunità internazionale deve condividere l’onere con loro, fornendo aiuti economici, investendo nello sviluppo in quei paesi, e aprendo i propri confini a disperate famiglie siriane in cerca di protezione. E i cittadini comuni possono aiutare a finanziare la formazione di milioni di bambini siriani come Payman, al fine di garantire che il loro futuro non sia completamente distrutto.

Quando abbiamo lasciato l’edificio di registrazione, ho visto il padre che avevo incontrato prima, e la sua famiglia, in attesa di registrarsi, in un ufficio affollato. Suo figlio seduto su una sedia di legno, immobile, con le braccia incrociate, gli occhi vuoti.

Per un attimo, ha guardato nella mia direzione. Ho intravisto la condizione di un’intera generazione di bambini siriani, catturati tra il dolore di quanto è successo e l’incertezza di ciò che deve ancora arrivare. Il ragazzo sbatté le palpebre e distolse lo sguardo. Non ho visto alcun riconoscimento nei suoi occhi.

* Khaled Hosseini è un ambasciatore per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’autore dei romanzi “The Kite Runner ” e, più recentemente, “E le montagne fecero eco.”

 

Originale: http://www.nytimes.com/2014/04/13/opinion/sunday/syrias-lost-generation.html

Il Palestinianismo come antitesi al Neutralismo

22 Apr
Palestinian students wave Syrian flags during a march in Gaza City.

Palestinian students wave Syrian flags during a march in Gaza City.

DI OMAR CHAABAN per Beyond Compromise. Traduzione di Claudia Avolio.

Essere sempre, sempre, sempre dalla parte degli oppressi.

Questo dovrebbe essere un principio non negoziabile né discutibile che contiene in sé tutto ciò che caratterizza un essere umano con una morale. Non dovrebbero esserci “ma“, “se,”, “e che dire [di questo o quest’altro]”, perché tutte queste espressioni indicano un fallimento nel comprendere cosa significa essere contro la tirannia e l’oppressione. E se lo riconosciamo come un fallimento – e ne vediamo le implicazioni – allora non dovremmo cambiare percorso per convincerci che si tratta solo del risultato di imperativi politici e strategici miseri ed incontrollabili. E lo dico perché questi cosiddetti imperativi politici e strategici non dovrebbero annebbiarci la vista davanti a principi morali fondamentali. In ogni situazione e contesto, questi imperativi non significano nulla nel caso siano assunti a spese della sofferenza di un altro popolo.

Questo è il principio che noi, come palestinesi, abbiamo sempre usato per portare avanti la nostra causa. Noi, come nazione espropriata e andata incontro alla pulizia etnica, non abbiamo mai accettato la narrativa proposta dai sionisti e dai loro sostenitori a Washington e Londra. Abbiamo sempre rifiutato la premessa secondo cui – visto che gli ebrei sono stati vittime di uno dei più efferati genocidi – ciò consenta a un gruppo che appartiene al sionismo politico di chiedere un risarcimento a nostre spese. Abbiamo sempre rifiutato l’idea sionista secondo cui solo attraverso la colonizzazione della Palestina gli ebrei potessero ottenere una sorta di giustizia. Abbiamo rifiutato queste narrative in primo luogo perché al massimo dell’amoralità, e in quanto si basano solo su falsi calcoli politici maturati in Europa.

In secondo luogo, abbiamo sempre rifiutato ogni imposizione di soluzioni dall’esterno. Abbiamo sempre sostenuto di essere i padroni della nostra causa e del nostro destino. E che nessun essere umano può strapparci via questa proprietà.

Con questa conoscenza, e questa idea fondante, i nostri genitori e nonni hanno avviato la rivoluzione palestinese: una rivoluzione il cui nocciolo è credere che la liberazione si possa ottenere solo quando le nostre strategie non siano separate dalla moralità. Abbiamo sostenuto ancora e di nuovo di non poter mai difendere la nostra causa se non possedendo una forte comprensione morale del fatto che – a prescindere dall’opinione internazionale e dalle avversità politiche e militari che possiamo incontrare  – non lasceremo indietro i principi fondamentali che includono il ritorno di tutti i palestinesi alle loro terre senza condizione. La necessità, anche, di non scordare mai il nostro attaccamento alla terra intera della Palestina storica, e l’importanza di perseguire i nostri obiettivi con ogni mezzo necessario, resistenza armata inclusa ma non esclusiva.

Abbiamo inoltre rifiutato la nozione di neutralità. Il mondo ha provato ad imporcela. Hanno detto che – se volevamo andare avanti – la comunità internazionale doveva rimanere neutrale (che abbiamo inteso come: mantenere una facciata di neutralità). Hanno anche detto di non poter essere un arbitro imparziale in un conflitto sanguinoso se avessero preso le parti di un lato piuttosto che dell’altro. Per loro la geopolitca richiede neutralità in un conflitto storico assai complesso. Ma noi abbiamo rifiutato tutte queste dichiarazioni ed argomentazioni, e abbiamo chiesto al mondo di stare dalla nostra parte. Abbiamo sostenuto ancora e ancora che soccombendo alla neutralità si instaura nella mente un falso senso di obiettività che maschera la realtà in cui si sta dalla parte dell’oppressore. Abbiamo detto che essere neutrali significa in effetti chiudere un occhio sull’aggressione, relegandola a un fatto di mero dissenso politico. Abbiamo affermato che nei conflitti sanguinari non c’è neutralità: o stai con l’aggressore o stai con la vittima.

E da questa posizione, il movimento di solidarietà nell’Occidente trae la sua forza. Così quando chiediamo a corporazioni, chiese, istituzioni, università, unioni ed altri di boicottare l’entità sionista e di smetterla di investire in qualunque cosa rafforzi l’occupazione della Palestina, stiamo loro in effetti chiedendo di togliersi questa maschera di neutralità e prendere una posizione politica e scegliere da che parte stare: o sei un sostenitore dell’aggressione sionista o sei un oppositore. Quando camminiamo nelle aule universitarie, negli incontri sindacali, nelle congreghe ecclesiastiche indossando la kefiah palestinese, non stiamo solo annunciando a chi abbiamo davanti che abbiamo preso una posizione politica – e che tale posizione è a sostegno delle aspirazioni del popolo palestinese – ma stiamo anche richiedendogli che prenda una posizione forte anche lui e lo annunci alle altre persone.

Il Palestinianismo è antitetico a ogni nozione di neutralità. I palestinesi non sono mai stati neutrali e non lo saranno mai. L’essenza del Palestinianismo richiede a chi vi converga – e nel farlo si propone come motivante spinta verso il bene – di prendere una posizione decisa contro l’oppressione chiunque e dovunque sia perpetrata. L’essenza del Palestinianismo ci richiede di dare priorità ad imperativi morali al di sopra di ogni considerazione strategica o pragmatica. E l’essenza del Palestinianismo rifiuta la mano tesa di un regime che non esita ad uccidere le persone che dichiara di governare.

Detto questo, non dobbiamo confondere la neutralità esercitata per sopravvivere con la neutralità intesa come strategia preconcetta e sconsiderata per assolverci da ogni responsabilità morale verso il popolo della Siria. Come sta diventando chiaro giorno dopo giorno, la gente di Yarmouk è sempre stata e sarà sempre gente di principio. Il loro aver assunto una posizione neutrale nelle prime fasi della rivoluzione è stato un diretto risultato della loro consapevolezza del fatto che la propria sopravvivenza come popolo spossessato dipende da questo. Sono rimasti neutrali perché sapevano bene che – per le condizioni in cui vivono – sono incapaci di resistere ad una inevitabile punizione collettiva che, come abbiamo visto, ha compreso un deliberato lasciar morire di fame ed il regolare quanto indiscriminato bombardamento di basi civili.

Ora, grazie al meticoloso e quanto mai apprezzato lavoro di attivisti come Nidal Bitari e altri, sappiamo che il campo è in questa sua attuale difficile situazione a causa di un premeditato tentativo – per mano dei “clienti” del regime (FPLP/CG, Fatah El-Intifada e El-Sa’eqa) – di provocare il Libero Esercito Siriano ed altri militanti così da usarlo come pretesto per imporre sul campo politiche descrivibili solo come un genocidio. Abbiamo questa informazione a disposizione, abbiamo i mezzi per diffonderla, e abbiamo l’esperienza storica che ci permette di comprenderla e contestualizzarla. Eppure, continuiamo a nasconderci dietro il velo della neutralità, e così non stiamo solo scordando che significa essere un saldo, perseverante e forte palestinese, ma stiamo anche tradendo i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi e siriani di Yarmouk e in tutta la Siria.

Nell’era dell’informazione, la neutralità è complicità. Gli abitanti di Yarmouk non si sono mai considerati sconnessi dalla rivoluzione, perché sanno bene che Yarmouk – come capitale della rivoluzione palestinese, non può essere in alcun modo separata dalla rivoluzione siriana. Tuttavia, e per loro sfortuna, i loro fratelli e sorelle in Occidente non sembrano essere preparati ad accettare la loro narrativa e continuano a plasmare argomentazioni incomprensibili per giustificare la loro neutralità mal studiata.

English version: http://beyondcompromise.com/2014/04/14/palestinianism-as-the-antithesis-to-neutralism/

Perduto e solo a Washington

21 Mar
A Washington

A Washington

Scritto da Qusai Zakarya, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

“Ci sono echi e ombre dei giorni precedenti e vecchi amici.

E’ strano come la vita può diventare un sogno ad occhi aperti.

Non più in bianco e nero per me, credo.

Tutto è colorato in grigio: il mio passato, presente e futuro.

Ci sono volute quasi tre settimane a Damasco, soggiornando al Dama Rose Hotel, incontrando funzionari di alto profilo della Quarta Divisione, recitando e mentendo loro fino a quando sono riuscito ad andare a Beirut con un documento falso.

A Beirut, le cose sono diventate ancora più imbarazzanti per me, che ho incontrato amici e giornalisti con cui avevo parlato e lavorato per mesi senza mai incontrarsi di persona.

E’ strano come questo tipo di relazioni si sviluppano, come mettiamo poi insieme i nomi con i volti e i corpi alle voci al telefono e su Skype.

Io mi sono preso un nuovo numero di telefono in Libano utilizzando il mio documento di ID falso, e in poche ore era già sotto sorveglianza di Dio sa chi. A volte, mentre parlavo con gli amici, la linea sembrava aprire ad altre chiamate, e sentivo persone che parlavano in russo. Altre volte, casualmente sentivo la segreteria telefonica di un numero Syriatel, come se avessi chiamato qualcuno il cui telefono era spento. La parte migliore di Beirut mi ha fatto incontrare un sacco di incredibili e belle persone di buon cuore, arrivando a conoscerle meglio.

A Beirut, ho anche rotto con la mia ragazza che non avevo visto per anni.

Sembra che tra l’ultima volta che la vidi e quando l’ho chiamata da Beirut, si sia trasferita e abbia cambiato la sua vita. Non è più la ragazza che conoscevo. E inoltre stavo male per essere così vicino alla mia mamma e ai miei familiari senza poterli vedere.

Nel frattempo, a casa , amici e persone di cui pensavo che potevo fidarmi hanno cominciato a dire cose cattive su di me perché sono andato via, o perché ho parlato della corruzione che si stava verificando in Siria.

Anche il regime era incazzato e ha creato una vasta campagna contro di me e la mia famiglia, accusandomi di essere un agente della CIA o chissà che altro, perché sto chiedendo a persone negli Stati Uniti e nel mondo di preoccuparsi di più per la Siria e di spingere i loro governi ad aiutare.

Pur lasciando Beirut, ho passato un sacco di guai fino a quando non sono partito.per arrivare qui. Mi sentivo come Ben Affleck in Argo, ma appena l’aereo è decollato dal Libano non c’era più paura di essere scoperti … credo.

Ora eccomi qui, dall’altra parte del pianeta, lontano dalla mia amata Siria e da Moadamiya, circondato da tanti incredibili siriani, in strade affollate, edifici alti, e una solitudine che cresce come una bestia, che mi mangia da dentro.

Ogni volta che sento il rumore di un aereo, i miei occhi si rivolgono al cielo in cerca di un caccia MiG o di un elicottero da barili esplosivi. Tengo sempre il mio cellulare sul caricatore in preparazione per un blackout. Immagazzino pacchetti extra di sigarette e caramelle nel caso che succeda qualcosa, non morirò di fame o per una sigaretta, come facevo.

Qui non sanno quanto sono fortunati ad avere corrente, cibo e sicurezza, e lo prendono per scontato. Non abbracciano i loro familiari e amici stretti come facciamo noi, perché non sentono che potrebbe essere l’ultima volta che potrebbero vederli. Non capiscono … e semplicemente non lo fanno. Ma tutto questo sta per cambiare. Parlerò, urlerò, e scriverò, fino a quando inizieranno ad ascoltare … fino a quando non capiranno.

In DC, ho incontrato un paio di amici che considero vicini, ma ho fatto del mio meglio per nascondermi da loro, perché sanno quanto io soffra e non voglio cadere a pezzi e piangere come un vecchio di cinque anni. Ci farebbe solo stare male. Ma ora mi sento ancora peggio perché mi rendo conto che la mia evasione li faceva sentire come se non mi importasse di loro, mentre tutto quello che cercavo di fare era rimanere abbastanza forte per fare il lavoro che dovrei fare qui.

In qualche modo, devo trovare un modo per smettere di sentirmi perso e solo a Washington.”

http://stopthesiege.wordpress.com/2014/03/20/lost-and-lonely-in-washington/

Libertà per le donne siriane – Nuovi arresti di adolescenti

20 Dic

 

 

 

Muna Burhan e Ruba Omar

 

Muna Burhan e Ruba Omar sono due giovani studentesse di Damasco. Sono state arrestate e portate via dal Campus universitario della capitale.

E’ l’ennesima aggressione all’interno di un campus universitario, l’ennesimo arresto di civili inermi.

Ricordiamo che il numero accertato dei prigionieri per reati di opinione in Siria supera i 200 mila. Tra di loro molte donne, molti giovani, persino alcuni bambini.

Ricordiamo anche che il regime usa sistematicamente lo strumento della tortura e dello stupro. Sono ormai migliaia le ragazze e le donne che hanno subito questo atroce crimine da parte dei criminali del regime.

La “speranza” (è terrificante usare questa parola in un contesto simile), è che siano state rapite “solo” per chiedere un riscatto alle loro famiglie. In questo caso potrebbero venire rilasciate a seguito del pagamento di una consistente cifra…

Se emergesse, invece, che le due ragazze sono attive nell’opposizione al regime e che sono state arrestate per questa ragione,  il loro destino sarebbe davvero terribile…

Condividete la loro foto e la loro storia, perché simili crimini contro l’umanità non possono lasciarci indifferenti, non possono lasciarci indifferenti, non possono lasciarci indifferenti!!!!

Non lasciamo che il silenzio le uccida!

Libertà per le donne siriane – II parte

10 Dic

Isra Mahmoud Assayad rapita il 26 ottobre 2012 a DamascoIsra’à Mahmoud Assayad è una giovane di Damasco. 20 anni, studentessa all’Accademia, è stata rapita il 26 ottobre 2012 a Damasco, con in sequestro brutale. Isra’à non è coinvolta in alcuna attività politica.

Di lei non si ha alcuna notizia. La famiglia e gli amici la aspettano con ansia.

Le ragioni per cui il regime sequestra giovani donne sono diverse: per punirle o punire le loro famiglie, nel caso di un loro impegno in attività politiche; per chiedere un riscatto, nel caso di famiglie facoltose; per ritorsione verso gli oppositori di un determinato quartiere o di una determinata città, allo scopo di “macchiare il loro onore”.

L’unica cosa che può macchiare l’onore di una persona è essere schiavi di chi ti ordina di uccidere! Il regime di assad è brutale e commette delitti e reati riprovevoli, quindi è fatto di uomini senza onore!!!!

 

LIBERTA’ PER ISRA’A MAHMOUD ASSAYAD E PER TUTTE LE DONNE SIRIANE

 

I giovani all’era della repressione sanguinaria di assad

6 Dic

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6 dicembre 2012, non è un tatuaggio…

studenti ad Aleppo

 

 

 

 

 

 

 

 

Studenti ad Aleppo

Hadi Aljandy martire

 

 

 

 

 

Il martire Hadi Aljandy: “Ricordatevi di me quando festeggerete la vittoria”

 

Come vivono i corrispondenti: Jalal Abu Sulaiman

Si è improvvisato reporter per raccontare il dramma siriano; si è dotato di strumenti per comunicare, così da far arrivare la voce dei siriani al mondo. Vive ormai isolato dai suoi coetanei, senza più un giorno sereno e spensierato. Non era abituato a vedere i morti, le macerie, la distruzione, ora racconta ogni giorno, ad ogni ora, un dramma senza fine. Se sappiamo cosa accade in Siria, è solo grazie a giovani come loro. In casa anche un’arma, per difendersi dai cecchini…

Straordinaria intervista ad un Siriano Libero. Come si è vissuto per oltre 40 anni? Quali sono le radici della rivoluzione?

25 Set

Le facce in gigantografia che vedano tutto, anche dopo la morte

Ruth Riegler ha intervistato un attivista in Siria per comprendere la vita che si conduce nella Siria rivoluzionaria. Egli usa uno pseudonomo. Traduzione a cura di Shadi Inomad

RR: Come descriveresti la vita prima della rivoluzione? E quali credi siano state le origini della rivoluzione?

FS: Il mio nome è Libero Siriano (Free Syrian). Voglio dire al mondo perché abbiamo fatto la rivoluzione contro Bashar Al Assad e il suo regime. Tutti nel mondo sanno che si tratta di una grandiosa rivoluzione, ma in realtà nessuno sa quale sia la vera ragione dietro di essa. Te lo dirò io. Voglio che il mondo intero sappia come si viveva prima della rivoluzione e quali sono le ragioni di questa. Vivevamo in un mondo in cui abbiamo dovuto dar retta e obbedire come schiavi – qualunque cosa dicesse il padrone, dovevi obbedire e farlo, e se gli disubbidivi ti puniva o ti uccideva.

Abbiamo vissuto in uno stato di sicurezza, il che significa che siamo stati governati da un presidente e dai suoi militari, dall’intelligence, dagli ufficiali dell’esercito, dalla polizia regolare e quella militare, dagli informatori e dagli shabbiha (bande armate, sono delle milizie paramilitari a base settaria, ossia composta da alawiti, che vengono pagate profumatamente e agiscono a sostegno di Assad, ndr). Quando volevi far qualcosa, dovevi prima ottenere il loro permesso e vedere se le loro regole ti permettevano di farlo o no, il che significava che non avevi il diritto di fare nessuna cosa in modo indipendente e avresti dovuto affrontare degli ostacoli se avessi tentato. Solo il personale del regime poteva vivere liberamente e senza essere governati da delle leggi; potevano fare ciò che volevano senza chiedere, comandando ogni settore, tra cui il sistema politico, il petrolio e il gas, l’economia, le banche, il commercio, i militari, l’agricoltura e l’istruzione. In effetti, si consideravano degli dei.

I siriani erano proibiti dal toccare la loro terra: l’esercito israeliano, addirittura faceva esercitazioni.

Abbiamo vissuto sotto questo regime, che rivendica di essere anti-sionista, ma in realtà questa è solo un’altra menzogna perché per 47 anni non ha mai sparato un solo proiettile contro Israele e ha mantenuto la calma nelle alture occupate del Golan, vietando a qualsiasi siriano di sparare anche un solo colpo contro Israele o di rivendicare questa terra rubata. Chiunque lo avesse fatto sarebbe stato gettato in prigione, punito ed eventualmente ucciso.

Abbiamo vissuto come schiavi, senza alcun diritto. Ci sono stati vietati la scelta di un candidato alla presidenza, lo svolgimento di elezioni libere, la costituzione di partiti politici o la selezione di nostri rappresentanti per il parlamento. Solo ad Assad e alla sua rete di intelligence era concesso scegliere i parlamentari e scelsero le persone più corrotte, senza morale o coscienza, permettendo loro di fare i propri interessi. Se ti fossi opposto a qualunque cosa facessero, saresti stati messo in prigione e ti avrebbero fatto ogni cosa avessero voluto, perché tu non sei nulla per loro.

La gente aveva paura di opporsi o dissentire con il regime o chiunque fosse vicino ai servizi segreti: i siriani impararono a tenere la testa bassa e non dire nulla. Anche se solo avessi maledetto Bashar, sarebbero venuti a prenderti ovunque tu fossi e ti avrebbero portato alla sezione locale dei servizi segreti, senza che nessuno sapesse dove tu fossi o osasse chiedere di te o anche solo nominare il tuo nome. Se volevi dare vita a un movimento politico sarebbe successo lo stesso, perché in Siria abbiamo avuto un solo partito e tutti i siriani erano costretti a farne parte. Se tu avessi evitato il servizio militare obbligatorio e non volessi servire, ti avrebbero imprigionato per tre o più mesi per poi in ogni caso costringerti a fare il servizio militare. Se si fosse morti in custodia dei servizi segreti, nessuno avrebbe chiesto come e perché eri morto e nessuno sarebbe stato ritenuto responsabile per la tua morte, perché la Costituzione conferisce l’immunità completa al presidente, ai suoi servizi di intelligence e i suoi alleati militari. Il popolo siriano è trattato come gli insetti che sono schiacciati sotto i piedi, senza attenzione per i nostri morti.

L’oppressione non si può fotografare, ma la si può sentire ovunque.

Il sistema permetteva al presidente, alle sue forze armate e ai servizi segreti, di arrestare, torturare o uccidere chiunque, di fare quello che volevano di noi, senza che nessuno nel mondo esterno sapesse cosa stava succedendo. La corruzione, il nepotismo e il favoritismo sono la norma in tutte le istituzioni statali e la gente ha imparato a esistere solo e a badare solo ai propri interessi, non chiedendo o aiutando nessuno se non sè stessi, dove solo Assad ei suoi fedelissimi del regime avevano il permesso di fare ciò che volevano; la Siria è la sua fattoria e i siriani sono gli animali.

Vorrei anche fare un accenno sull’economia siriana. Nonostante la scoperta di riserve di petrolio e di gas nel nord-est del paese e di enormi riserve di petrolio e di gas offshore, ci chiedevamo perché questi prodotti fossero così costosi per noi e perché invece compravamo gas e petrolio dall’Iran, Iraq ed Egitto. Abbiamo scoperto che questo accadeva perché Bashar e la sua famiglia rubavano il gas e il petrolio della Siria per venderlo sottocosto alla Russia e ai paesi europei, mantenendo i profitti per sè stessi, mentre noi siriani non avevamo altra scelta che comprare gas e petrolio dalle aziende statali a prezzi elevati – sempre che riuscissimo a trovarne per tutti. Il governo aumentò artificiosamente in modo costante il prezzo del petrolio e del gas e di conseguenza i prezzi di ogni altro bene – pane, riso, zucchero, vestiti, prodotti elettronici, case, tutto – aumentò e continuò a crescere senza mai diminuire. Data la grande ricchezza di petrolio e gas del nostro Paese, questa è la situazione più assurda.

La nostra economia è una farsa. Anche se il governo ha ottenuto aiuti provenienti da altri paesi, qualunque nostra domanda riguardo dove sarebbero finiti tali fondi è rimasta senza risposta. Quando volevamo sviluppare la didattica del paese, la sanità, l’agricoltura, alcuni settori industriali o la sua rete elettrica, il governo disse che avrebbe avuto bisogno di imporre più tasse per farlo, che avrebbe avuto bisogno dell’aiuto di altre nazioni, perché la Siria non aveva le risorse.

Ogni aspetto della vita dei siriani era controllato, l’intelligenza spiava sempre. Ecco la vita sotto degli Assad.

Se un siriano, cercando di vivere una vita dignitosa, avesse voluto avviare una attività produttiva per vendere i nostri propri prodotti, o di importare merci da rivendere, come automobili, vestiti o apparecchiature elettriche, il regime non ce lo avrebbe permesso, a meno che ne avesse una percentuale degli utili e fossero pagate tangenti regolari [oltre le consuete tasse]. Se eri d’accordo, ti avrebbero concesso una licenza di esercizio, ma se ti fossi rifiutato, ti avrebbero respinto la richiesta e creato ostacoli.

Chiunque avesse voluto aprire qualsiasi tipo di negozio, sia un piccolo negozio che venda generi alimentari, o una libreria, un supermercato, un internet café o qualsiasi altra cosa, avrebbe dovuto anzitutto ottenere il permesso da parte dei servizi segreti, prima di richiedere una licenza agli organi statali competenti, e pagare tangenti ai funzionari. Per esempio, se avessi voluto aprire un internet café, avrei dovuto in primis ottnere il permesso dei servizi segreti, quindi andare al ministero della comunicazione e pagare una tangente ai funzionari perché alla domanda fosse dato il suo corso, prima di andare all’ufficio locale del governatorato, poi all’ente dell’istituzione finanziaria, e proseguire con questo groviglio burocratico per mesi prima di non arrivare comunque a ottenere niente. Anche se volevi sposarti e organizzare una festa di nozze, per farlo dovevi prima ottenere il permesso ufficiale dello stato; mi dispiace usare un linguaggio grezzo, ma è una storiella ricorrente tra siriani che anche se tu volessi fare l’amore con tua moglie era prima necessario ottenere il permesso scritto del governo.

Abbiamo anche avuto il servizio militare obbligatorio per ogni uomo di una certa età. Molti fuggono all’estero per lavorare o studiare quando raggiungono i 18 anni, o pagano tangenti per evitare il servizio militare (dai 1000 dollari americani in su, cioè lo stipendio medio annuale di un siriano, ndr). Se non potevi permetterti di viaggiare e lavorare o studiare all’estero e non avessi altro modo per sfuggire alla coscrizione, avresti potuto lavorare per loro come un servo, un autista o una guardia. Se eri in grado di pagare una tangente settimanale agli ufficiali superiori, avresti potuto esser esentato dal servizio e avresti potuto ottenere il permesso di andare a cercare un posto di lavoro o piuttosto rimanere disoccupato. Se avessi potuto permetterti di pagare una tangente maggiore come l’acquisto di un televisore per un alto ufficiale, o di pagare le loro bollette telefoniche, o riparare la sua macchina o facendo un qualsiasi altro servizio utile, avresti potuto essere in grado di evitare il servizio militare per i prossimi due anni, ma dopo ciò avresti dovuti iniziare la tua vita ancora una volta da zero.

I siriani vogliano la libertà

Queste sono alcune delle cose che ci hanno spinto a insorgere contro il regime di Assad. Vogliamo la libertà. Vogliamo scegliere noi stessi la nostra vita. Vogliamo organizzare e rafforzare il nostro paese con le nostre mani. Vogliamo costruire e produrre le nostre merci nei nostri stabilimenti. Vogliamo migliorare l’istruzione della Siria, la salute, l’agricoltura e tutti gli altri settori, che Assad ha ignorato, vogliamo essere innovatori, per costruire le prime automobili e primi treni arabi. Sì, siamo persone come chiunque altro al mondo che vuole dignità. Per tutte queste ragioni noi continueremo a combattere e non torneremo indietro; vivremo la nostra vita con dignità o moriremo come martiri. Vogliamo la libertà.

RR: Puoi brevemente descrivere una giornata tipo in modo da dare ai lettori un’idea di ciò che tu e altri siriani dovete avere a che fare?

FS: Immaginati di svegliarti in una bella mattina di sole, di lavarti il viso e poi bere il tuo caffè, sorridendo al pensiero di quel che otterrai oggi, anche se devi superare degli ostacoli introdotti da parte del governo sul tuo percorso. Quella era la vita prima della rivoluzione.

Ora riusciamo a dormire in orari normali e ci svegliamo presto, sempre che riusciamo a dormire. Tutto ciò che riguarda le nostre vite è cambiato da quando è iniziata la nostra benedetta rivoluzione, il 15 Marzo 2011 a Daraa. Ad ogni modo, lascia che ti dica cosa è cambiato nel mio programma quotidiano e nella vita in generale. Anzitutto, ho comiciato a dormire tardi oppure a mala pena non dormire affatto, svegliandomi sempre per udire esplosioni di bombe, colpi di cannone, spari oppure manifestazioni, giorno e notte. Pure le mie abitudini sono cambiate. Frequentavo un istituto locale di lingua inglese per esercitarmi nella capacità di traduzione e per sviluppare le mie competenze dopo la laurea, così come mi incontravo con un amico per lavorare in modo da trovare il miglior posto per ottenere un master in traduzione. Trovai un posto in un corso a Preston, nel Regno Unito, ma sfortunatamente non sono stato in grado di accettare l’offerta poiché non in possesso di un passaporto e poiché erano stati sospeti i corsi TOEFL al Centro Linguistico Americo nella mia città. Nonostante io abbia anche contattato il British Council per cercare di convincerli ad offrire un corso TOEFL o ILTES nel Regno Unito, non penso che quest’anno riuscirò a iniziare il mio Master e comunque ho perso la mia occasione. Questo non è stato l’unico problema che ho dovuto affrontare da quando, dopo aver cercato per un certo tempo un lavoro, me ne era stato promesso uno l’anno scorso in una società privata di comunicazioni. Tuttavia anche questo è saltato dato che la situazione qui era diventata sempre peggiore. Il fatto che non avessi svolto il servizio militare significava che non potevo lavorare o viaggiare, perché non fare il servizio militare ti preclude la possibilità di fare entrambe le cose, un altro ostacolo per lasciare il paese per fare il mio Master. Questo mi ha fatto sentire senza speranza, senza lavoro e senza la speranza di un Master stavo perdendo il desiderio per la vita e tutto il resto. In seguito il regime cominciò ad uccidere la nostra gente, in un primo momento a Daraa, dove le truppe di Assad usavano proiettili veri contro manifestanti disarmati, e in seguito con carri armati dentro le città. A noi giovani siriani ciò non piacque e cominciammo a manifestare contro questo atteggiamento. Successivamente il regime cominciò ad utilizzare delinquenti e picchiatori in borghese, noti come “shabbiha”, per terrorizzarci, e da allora ha usato di tutto contro di noi.

Prima della rivoluzione ero solito avere tre pasti al giorno, ora ne ho uno solo. Prima dormivo otto ore, ora avrei potuto al massimo dormirne cinque e spesso restavo sveglio fino al mattino. Ho lavorato per far quel che potevo per aiutare i siriani che avevano bisogno di assistenza, nascondendoli e aiutando chiunque avesse bisogno di tradurre notizie o video inviati da altri attivisti. Ricevo un sacco di notizie, le traduco e le condivido ovunque posso, parlando con amici e scambiando opinioni su cosa dovremmo fare. Gran parte delle nostre conversazioni ruotano attorno a come ogni altra nazione del mondo stia sostenendo Bashar affinché rimanga al potere perché non vogliono perdere il loro maialino domestico che protegge Israele e ne preserva la sicurezza nella regione.

Il regime ora ha collocato posti di blocco sulle strade principali in ogni paesino ed in ogni città, e ha chiuso tutte le strade che portano al suo palazzo a Damasco, così come ha posizionato cecchini ovunque, specialmente nelle zone dei ribelli. Se vuoi andare a fare shopping o in palestra, vedere gli amici o andare da qualsiasi parte, le truppe del regime ti feramo ai checkpoints e verificano che il tuo nome non sia inserito nella lunga lista dei soggetti ricercati, di quelli che identificati come attivisti o di quelli che hanno evitato il servizio militare. Se il tuo nome è nella lista, ti arrestano o semplicemente ti sparano sul posto. Ogni giorno dobbiamo passare attraverso questi posti di blocco. Un giorno, di recente, sono andato a trovare degli amici per aiutarli nel lavoro connesso alla rivoluzione. Fui fermato per una mezz’ora ad un checkpoint e cominciai a preoccuparmi. Quando un soldato del regime chiamò il mio nome, andai da lui e gli chiesi quale fosse il problema: mi guardò e mi disse “Prendi la tua carta d’identità e vattene, stai sprecando il nostro tempo alla ricerca del nulla”. Dopo questo avvenimento, decisi che ovunque sarei andato, avrei utilizzato una scorciatoria per evitare i posti di blocco. Recentemente, in un’altra occasione, andai a Barzeh a visitare i genitori di un amico di nome Salim che era stato colpito a morte da un cecchino, per portar loro le mie condoglianze. In quel momento in quella zona vi erano degli scontri feroci tra le truppe del regime e l’ESL. Mentre ero in direzione dell’isolato dove si trovava l’appartamento della famiglia di Salim, un cecchino mi sparò ma mi manco per poco. Realizzai tutto ciò solo quando uno sconosciuto mi tirò verso l’entrata e mi disse “Sei matto? Vuoi morire così in malo modo?”.

La vita sotto i cecchini

Bashar il maiale ha ordinato di piazzare cecchini ovunque e ha dato loro istruzioni di sparare a chiunque essi vogliano. Molti dei miei amici sono stati uccisi dai cecchini, mentre altri sono stati nel mirino ma sono sopravvissuti. Un mio amico di nome Anwar ch era senza paura e partecipava ad ogni manifestazione anti-regime, fu colpito alla testa. Nonostante sia rimasto nel reparti di terapia intensiva per sei mesi, Allah ha evidentemente voluto che continuasse a vivere, con il proiettile che era passato attraverso il cranio. Nonostante sia sopravvissuto, tuttavia ora è parzialmente paralizzato e ha una mobilità molto limitata del suo braccio e della gamba destre. Altri amici sono tra coloro che sono scomparsi dopo esser stati arrestati dalle forze del regime; nessuno sa dove siano o se siano ancora ancora in vita. Uno di loro, un mio caro amico che si chiama Bilal, era sempre solito venire ad ogni manifestazione per sostenere la caduta del regime. Quotidianamente sento di amici che vengono rapiti per ottenere un riscatto, mentre alcuni amici vengono rapiti per strada oppure ai posti di blocco. Alcuni chiamano i loro genitori per chiedere soldi da versare ai rapitori; a meno che il riscatto non sia pagato non gli viene detto dove si trovi il loro bambino.

E’ impossibile descrivere l’interno che stiamo vivendo, senza alcun ordine o stabilità, mentre il mondo sta a guardare e non fa nulla. Molti giovani per sopravvivere fuggono all’estero: altri si uniscono all’ESL, molti dei quali  dopo aver defezionato dalle forze del regime che sono sono costretti a servire. Al momento questa è la mia vita in Siria. Ho pensato di entrare nell’ESL. A dire il vero, spesso vorrei fuggire il più velocemente possibile. Già avevo pensato di fuggire e di andare all’estero, ma come ho detto non ho un passaporto e, nonostante abbia chiesto a molti amici e conoscenti di aiutarmi ad uscire, è molto difficile farlo senza passaporto.

Alla fine voglio dire che odio Bashar Al Assad e suo padre da quando sono venuti a governare la Siria. Conosciamo tutta la storia della sua famiglia e quel che hanno fatto. Sappiamo della loro distruzione assassina e sappiamo che Hafez Al Assad ebbe supporto e copertura dei suoi crimi a Hama, Aleppo e Deir El Zour (all’inizio degli anni ’80, ndr) da parte di USA, Russia, Iran e Israele e che questi stessi paesi stanno facendo lo stesso per suo figlio Bashar.

Dopo l’ennesima invasione del campo rifugiati vicino Damasco. Carri armati che hanno devastato anche le macchine.

RR: Come rispondi a quelli che continuano ad insistere sul fatto che Assad è un’icona anti-sionista?

FS: Tutti sappiamo che Hafez Al Assad (che Allah possa maledire lui e suo figlio) ha venduto le alture del Golan ad Israele e che fu responsabile dell’uccisione di molti palestinesi in Libano e Siria per preservare la sicurezza di Israele in Libano. Ora suo figlio Bashar sta facendo la stessa cosa in maniera differente. Ha attaccato molte aree palestinesi presenti in Siria, in particolare a Damasco il campo profughi di Yarmouk, che ho visto con i miei occhi. Se credi che egli sostenga Hezbollah per combattere e sconfiggere Israele, questa è una menzogna. Tutti sappiamo che (Bashar, ndr) ha dato a Hezbollah il via libera di uccidere il leader sunnita Rafiq Al Hariri in Libano, oltre ad esser d’accordo con Nasrallah per migliorare l’immagine di Nasrallah stesso e farlo sembrare un eroe di guerra, ma la guerra del 2007 contro Israele fu un’altra menzogna, semplicemente uno stratagemma per consentire l’espansione di Hezbollah in Libano e far sì che gli sciiti avessero un maggior potere nel paese per permettere all’Iran di avere lì il controllo e realizzare il piano di Teheran per un Medio Oriente sciita, dall’Iran all’Iraq, Siria, Libano, Egitto, Arabia Saudita e Yemen. Bashar Al Assad insiste sempre sul fatto che si oppone a Israele, che egli conduce la resistenza contro Israele stesso. Al che io rispondo: allora perché improgioni, torturi e uccidi i miei amici e decine di migliaia di altre persone in Siria? Perché ammazzi i miei fratelli palestinesi e iracheni? Perché non hai fatto nulla quando gli aerei militari israeliani violarono lo spazio aereo siriano? Non cercare di mentire al popolo siriano, noi ti conosciamo meglio di chiunque altro, lo sappiamo che il tuo lavoro è quello di uccidere noi e proteggere Israele; che Dio ti maledica, figlio di un adulterio.

 

Homs, molte famiglie cercano il reparo durante un bombardamento

RR: Come fai fronte allo stress per vivere in quella che è a tutti gli effetti una zona di guerra?

FS: E’ molto difficile per noi garantire i nostri bisogni in queste circostanze; viviamo con prudenza e mangiamo e compriamo solo lo stretto necessario. Per me, diventa più difficile sapendo che sono senza lavoro e che mio padre mi sta tuttora aiutando finanziariamente. Vivo con i miei genitori e li aiuto; nella situazione attuale, in Siria la maggior parte delle famiglie allargate è ammassata in una sola casa, con qualcosa come dalle tre alle dieci famiglie separate in ogni casa. La situazione è molto brutta, la maggior parte della Siria, tra il 65 e il 75%, è distrutta. Cerchiamo di acquistare e immagazzinare tutto il cibo che si può, ma alcune zone sono senza niente. In aree come quella di Homs non riescono a trovare alcun cibo e niente con cui proteggersi e mantenersi al caldo. L’inverno presto arriverà, fra due mesi, e vogliamo porre fine a ciò il più presto possibile. La maggior parte delle città siriana non hanno più nulla, Assad ha bruciato la maggior parte delle colture e ha distrutto le case. Io posso mangiare quasi tutti i giorni, ma altri non possono e sono preoccupato per loro. Gli inviamo aiuti ma il regime sta assediando quelle aree, nonostante l’ESL faccia del suo meglio e lavora duramente per fornire aiuti e medicine.

Nessuno ha una minima idea della tragedia che stiamo vivendo, ma i nostri spiriti rimangono forti e tutti noi sappiamo che vinceremo perché Allah è con noi e uccideremo Bashar, inshallah. Continueremo a sostenerci l’un l’altro con cibo, medicine o qualsiasi cosa necessaria per vincere. Voglio sottolineare che il vero esercito del nostro paese è l’Esercito Siriano Libero, l’ESL, e siamo molto orgogliosi di loro. Siamo tutti parte del popolo siriano e saremo tutti uniti: come gridiamo alle nostre manifestazioni, “Uno, uno, uno – il popolo siriano è uno”.

Dov’è il mondo?

RR: Come ti senti circa l’apatia di gran parte del mondo nei confronti della rivoluzione siriana e hai cambiato opinione riguardo la “comunità internazionale”? Se sì, come?

FS: Perché il mondo intero ha benedetto le rivoluzioni in Tunisia, Egitto, Libia e Yemen e le ha sostenute, mentre nessuno ha aiutato o supportato la nostra rivoluzione inSiria o ha cercato di raccontare la verità sulla giustezza della nostra causa? Perché è stato permesso a Russia, Iran, Cina e Iraq di continuare ad aiutare Bashar e il suo regime con armi, denaro, petrolio, benzina e iniziative politiche? Perché le potenze occidentali non hanno cercato di aiutarci creando una no-fly zone, fornendoci le armi necessarie o garantire zone al sicuro per i civili?

Tutte queste domande possono sembrare senza risposta, ma noi siriani sappiamo perché: le potenze occidentali vogliono imporci la loro soluzione con le loro maniere, e questo è ciò che non accetteremo mai. Ma ti dirò quali sono le opzioni o le soluzioni che ci offrono. Vogliono farci accettare le loro condizioni, consentendo a Bashar di rimanere al potere, accordandoci una libertà apparente e dei cambiamenti di facciata creando un governo di unità nazionale. Non vogliono gente nobile o veri ed autentici patrioti così come non vogliono l’ESL; vogliono ucciderli tutti e imporci a loro volontà. Quel che più conta è che vogliono che Israele sia lasciata in pace senza che nessuno possa persino portare qualsiasi pericolo, e come la storia dimostra, Bashar è il miglior candidato per questo. Per questo motivo (le potenze occidentali, ndr) lasciano che Iran, Russia e Iraq lo sostengano inviandogli più armi e truppe per aiutarlo dopo che non avrà più siriani che compiono defezioni di massa in quanto i siriani non lo vogliono. Esse permettono a questi paesi di inviargli soldi e truppe da parte di Hezbollah, dell’Esercito del Mahdy (formazione paramilitare irachena creata nel giugno 2003 dal leader sciita iracheno Moqtada Al-Sadr, ndr) e della Quds Force (letteralmente “Brigata Gerusalemme”, l’unità delle Guardie Rivoluzionarie responsabile dell’esportazione dell’ideologia khomeinista fuori dall’Iran, è guidata dal generale Qasem Suleimani, ndr). Il loro pretesto per consentire ciò è che la questione è difficile e complessa, ma in realtà è molto semplice: vogliamo la libertà. Dateci le armi pesanti necessarie a distruggere i suoi aerei da guerra, carri armati e lanciarazzi e possiamo vincere. Essi sanno che Bashar è estremamente povero così usano anche la scusa che se ci dessero le armi, l’ESL non sarebbe in grado di controllarne l’accesso e Al Qaeda acquisirebbe potere. Ma i siriani sono tutti ben consapevoli che non esiste Al Qaeda nè in Siria nè in nessun paese arabo, e così le potenze occidentali tirarono fuori un’altra scusa: che la nostra opposizione non è unita. Ma in realtà neanchè le opposizioni che rovesciarono regimi in altre nazioni erano unite.

Le potenze occidentali non hanno fatto nulla neanche per i rifugiati siriani in Turchia, Giordania, Libano e Iraq; non hanno inviato loro alcun aiuto reale e non hanno permesso loro di fare nessun lavoro. Non li hanno nemmeno registrati presso le Nazioni Unite (come rifugiati, ndr), li hanno semplicemente lassciati nei campi situati in zone morte in Iraq e Giordania, perché vogliono che i siriani obbediscano ai loro ordini, accettando Bashar Al Asssad e ritornando a vivere sotto il suo regime e se rifiuteranno, verranno puniti lasciandoli senza cibo, acqua o i servizi essenziali. Non ci aiuteranno a ucciderlo, nessuno ci aiuterà. Abbiamo solo noi stessi e facciamo affidanmento solo a Dio, e questo è quel già stiamo facendo ora.

Momento durante un funerale per gli FSA

RR: Come vedi svilupparsi la situazione in Siria nel breve e nel lungo termine, e ti senti ottimista che si possa avere la pace dopo la caduta di Assad?

FS: La situazione si svilupperà in maniera lenta e sanguinosa se non lavoreremo sodo per risolverla. Se siamo in grado di muoverci velocemente per liberar noi stessi sarà il miligior modo per non perdere altri siriani e per salvare ciò che ancora possiamo del nostro popolo, delle nostre proprietà, infrastrutture, economia e tutto il resto. Se lo lasciamo fare ciò che lui, i suoi alleati e le potenze occidentali vogliono, perderemo altre persone e ci sarà un ulteriore spargimento di sangue. Se ciò accade, il bagno di sangue continuerà, sarà un genocidio, con altre migliaia di morti, il paese sarà saccheggiato e depredato dalle sue forze, gli edifici e le infrastrutture saranno distrutti, l’economia devastata, altre migliaia di persone che vivranno in esilio e una fuga di cervelli delle persone migliori che sono essenziali per ricostruire il paese, che sarà lasciato nel caos. Noi siriani non vogliamo nè accettiamo questo, e così lavoriamo sodo tra di noi per unire le nostre forze per ucciderlo e porre al più presto fine a questa terribile situazione. Noi popolo siriano siamo ottimisti perché Allah è con noi e siamo tutti uniti, e crediamo che prestò ci sarà la pace. Se restasse non ci sarebbe nessuna pace, solo più caos e spargimenti di sangue e vivremo nelle tenebre per sempre come schiavi. Ci rifiutiamo di accetare questo per cui preferiamo vivere con dignità oppure morire come martiri. Questa è la nostre opzione preferite, la morte piuttosto che l’umiliazione.

RR: Come vedi la pretesa ripetuta da molti mezzi di informazione che si tratti di una “guerra civile settaria”?

FS: Non vi è una guerra civile settaria: questa è soltanto propaganda usata e promossa dal regime e in altri paesi. Essi sostengono che se il regime crolla ci sarà la guerra civile e la gente che si ammazza a vicenda, ma se rimane manterrà integra la società siriana. Questa è una menzogna sfacciata; quello a cui il regime e loro (le potenze straniere, ndr) stanno lavorando è dividere la Siria in regioni autonome come in Iraq, ai Curdi uno stato nel nord-est, ai drusi uno nel sud e agli alawiti uno sulla costa siriana, mentre ai sunniti rimarrebbe il resto. Questo è il loro piano e Bashar sta lavorando duramente per realizzare la sua ambizione di uno stato alawita-sciita. Si dimenticano però che fin dall’inizio della rivoluzione il nostro moto è stato “Uno, uno, uno – il popolo siriano è uno”.

Il regime spinge sul settarismo mentre il popolo siriano la pensa diversamente

Questa nazione è per tutti: qualunque sia la tua religione, setta o gruppo tu sei siriano e appartieni alla Siria. Tutte le sette del popolo siriano rifiutano questo piano di dividere la nazione e si sono appellate all’unità. Durante la rivoluzione ho incontrato e parlato con siriani alawiti, sciiti, cristiani, drusi e sunniti e tutti hanno respinto questi piani per dividerci. Tutti invochiamo l’unità – un popolo una nazione, anche se il regime ha tentato più volte di armare sette diverse e dirigerle l’una contro l’altra, per creare divisioni tra di noi. Per quanto (il regime, ndr) si sforzi, non permetteremo di essere manovrati in questo modo, e di combattere e uccidere l’un l’altro – siamo tutti fratelli e sorelle.

Infine, voglio dire una cosa in più: prima che la nostra rivoluzione cominciasse, abbiamo tutti vissuto in pace e armonia. Io vivevo personalmente in un condominio con vicini sciiti, ebrei e cristiani. I miei amici appartengono a tutte le sette, ci amiamo vicendevolmente e viviamo assieme.

RR: Pensi che questa esperienza ti ha cambiato come persona? Se sì, in che modo?

FS: Sì, mi ha cambiato e ha accresciuto la mia consapevolezza riguardo il complotto globale volto a garantire il fallimento della nostra rivoluzione. Ho anche scoperto che l’intero mondo guarda solo ai propri interessi e non si preoccupa nient’altro che di sè stesso. Non credo più nella retorica delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative, che si tratti di Human Rights Watch, UNICEF, UNICO, della Corte penale internazionale, del CJI o di qualsiasi altra cosa. Il mondo intero non è riuscito ad ideare un programma per aiutare i siriani in Siria o i rifiugiati nei paesi limitrofi o addirittura tenere una riunione di donatori. Anche la conferenza “Amici della Siria” non ha ottenuto nulla; stanno solo a guardarci e a lasciarci uccidere con il sostegno russo e iraniano.

La rivoluzione mi ha comunque dato una speranza in un modo: vuoi sapere come? Mi ha insegnato che quando si incontrano problemi o ostacoli nella vita, nessun altro se non solo una manciata di veri amici si preoccuperanno o aiuteranno te e le tua famiglia, devi fare da solo e aiutare gli altri nella stessa situazione in qualunque maniera. Mi ha reso più consapevole e orgoglioso del mio popolo e del mio paese e di cosa dobbiamo fare per porre fine a ciò. Siamo gente pacifica e abbiamo delle risorse. Possiamo ricostruire noi stessi e il nostro paese, sviluppare le nostre competenze già esistenti e imparare nuove abilità. Ora sono più responsabile di quello che ero: voglio costruire me stesso, sviluppare le mie competenze, acquisire maggiori conoscenze e condividerle con la mia gente. Voglio tramandare alle generazioni future che abbiamo combattuto e sacrificato le nostre vite per ottenere la libertà e che non dovremo mai più accettare chiunque si credi un dio e ritenga di avere il diritto divino di governarci per sempre, ma dovremo eleggere solo leader altruisti che hanno a cuore il popolo siriano e la nazione piuttosto che l’auto-arricchimento.

Voglio sottolineare che la rivoluzione è nelle nostre mani. Credo che il mondo abbia bisogno di cambiare e realizzare che tutte le persone del pianeta sono uguali e gli deve essere concesso di ottenere la libertà. Ho anche scoperto che quelli che si definiscono “leader arabi” e governano paesi arabi sono in realtà infidi mandatari di poteri esterni o sempcliemente non si preoccupano affatto degli arabi.

RR: In cuor tuo, per quanto tempo ancora pensi che la rivoluzione possa continuare e cosa pensi che sia probabile che accada nel periodo successivo alla rivoluzione?

FS: Quando iniziammo questa rivoluzione, sapevamo che non saremmo mai tornati indietro e siamo ancora consci di questo: dopo tutto quello che abbiamo passato e sacrificato, saremmo condannati se soltanto considerassimo di ritornare a come stavano le cose; questa è la nostra risposta definitiva. Tutto ciò che Bashar ha commesso contro di noi e continua a farlo senza pause, lo ha fatto con il crescente supporto di Israele, Russia, Iran e China; abbiamo dimostrato al mondo che continua a negare il loro coinvolgimento, che truppe iraniane, russe e di Hezbollah sono state catturate in ogni città siriana, con ognuno di essi in possesso di documenti comprovanti ciò. Inoltre, abbiamo ottenuto dei documenti ufficiali del regime che dimostrano che Bashar ha importato sempre più soldati sciiti da Iran, Libano e Iraq, compresi dei membrei della Guardia Rivoluzionaria iraniana, con la Russia e altre nazioni che gli inviano armi così come delle truppe. Nonostante tutto questo, tuttavia, il suo regime sta perdendo la battaglia, ma i suoi alleati e le potenze occidentali vogliono che rimanga e continuare a coprirlo in qualsiasi modo possibile. Sfortunatamente per loro, noi sconfiggeremo lui e loro e lo uccideremo presto, inshallah.

Soldati del Esercito Libero Siriano entrano in una zona di Aleppo quasi raso al suolo dall’esercito del regime.

Quindi, se mi chiedete quanto tempo ancora continuerà la rivoluzione, io dico che la continueremo fino a quando non lo avremo ucciso e cacciato Russia, Iran e Hezbollah dal nostro paese. Nessuno in Siria accetterà di farla finita ora perché ogni famiglia in ogni villaggio, paesino o città siriane ha almeno un martire, un detenuto, una vittima di un rapimento da parte delle forze del regime o un membro della famiglia spinto verso l’esilio.

Lo sai che ha annientato molte famiglie intere? Lo sai che ha distrutto la maggior parte delle città e ha arrestato più di 250 mila persone? Lo sai che ora sta punendo collettivamente ogni persona in qualsiasi area che si è opposta a lui (la maggior parte della Siria) e che le sue forze stanno avvelenando le forniture di acqua e di prodotti alimentari, anche prendendo di mira i forni per fare in modo che la gente muoia di fame? Lo sai che le sue forze stanno negando le medicine e le cure mediche, bombardando ospedali e prendendo di mira il personale medico nella speranza che questo costringerà il popolo siriano ad obbedirgli? Noi gli diciamo, vai all’inferno!

Tutto il mondo lo vede e non fa nulla, scusandosi dicendo “E’ difficile e complicato” ma in realtà è molto semplice – i siriani vogliono liberarsi dalla dittatura – e potrebbero aiutare se solo lo volessero. I siriani sanno tutto questo. Continueremo e ci sosterremo a vicenda nonché sosterremo e combatteremo per l’ESL. Qualunque cosa Bashar faccia, noi non ci fermeremo; ogni uomo, ogni donna e ogni bambino si batterà fino all’ultimo respiro. Non acceteremo quel che il mondo vuole per noi, non indietreggieremo di un passo nè accetteremo quel che ci vogliono imporre. Abbiamo cominciato questo e noi lo porteremo a conclusione. E soprattutto, lo abbiamo detto fin dall’inizio, Allah è con noi e Allah e nessun al di fuori di Allah è co noi. Non abbiamo nessuno se non Allah.

Mi stai chiedendo “cosa farai dopo la rivoluzione?” Stiamo lavorando sotto copertura, per preparare tutto e cooperare tra di noi. Abbiamo progetti in atto ma il problema è che non possiamo rivelarli per timore che le persone sbagliate scoprano ciò che stiamo progettando. Tutto quello che posso dire è che stiamo coordinandoci tra l’ESL, i consigli militari, l’opposizione e i vari partiti per garantire che la normalità e lo stato di diritto siano ripristinati una volta caduto il regime, in modo che il popolo siriano possa ritornare a condurre una vita normale. Creeremo un governo di transizione che rimarrà in vigore fino a quando una nuova costituzione sarà stata creato e saranno decisi un nuovo presidente, un nuovo governo e un nuovo parlamento.

RR: Quali sono i tuoi progetti per il periodo post rivoluzionario? Le tue esperienze di vita attraverso la rivoluzione li hanno cambiati? Se sì, come?

FS: A dire il vero, mi piacerebbe far esperienza ed essere attivamente coinvolto in questioni politiche. Voglio avere un ruolo attivo nella ricostruzione e nello sviluppo del mio paese, e aiutare a fornire ciò che è necessario come il cibo e le medicine. Mi piacerebbe essere coinvolto negli aiuti e nell’assistenza umanitaria perché, come sai, ora abbiamo molti adulti e bambini amputati che hanno perso gli arti in attacchi del regime per cui hanno bisogno di arti artificiali, così come ci sono persone che necessitano di interventi chirurgici urgenti. Tutto ciò verra a costare miliardi per cui abbiamo bisogno di raccogliere fondi o di ricevere aiuto da ospedali all’estero.

Mi piacerebbe essere coinvolto nel sistema educativo. Come sai, sono uno traduttore e mi piacerebbe aiutare a insegnare ai bambini e ai giovani in scuole, università e altre istituzioni educative. Il regime ha ucciso docenti in molti settori per cui abbiamo una carenza enorme a riguardo e dobbiamo lavorare sodo per riempire questi posti vacanti e sovrintendere all’attuazione di un piano di vera educazione per introdurre un programma di apprendimento accelerato al fine di evitare problemi futuri per quei ragazzi che hanno già perso due anni di insegnamento a causa dei bombardamenti del regime e il caos ha significato che non avrebbero potuto continuare la loro educazione.

Noi vogliamo catturare tutti i soggetti coinvolti in uccisioni, torture, stupri e sacchegghi, per giudicarli, imprigionarli e giustiziare i peggiori colpevoli. Non permetteremo a nessuno di sfuggire alla pena a causa della propria setta. Siamo stati tutti esposti senza discriminazione alla persecuzione, terrore e intimidazione, e troppi sono stati torturati e/o uccisi per cui vogliamo giustizia e dignità allo stesso modo per tutti.

Infine, voglio partecipare attivamente al processo politico per aiutare e rappresentare il mio paese a la mia gente. Ho ancora l’ambizione di ottenere un Master in Traduzione e Interpretariato, anche se il regime mi ha privato di questa opportunità fino ad oggi e ha sprecato due anni della mia vita in una guerra brutale contro il popolo siriano. Questo è ciò che ci è stato imposto ma tuttora rifiutiamo il regime.

Originale in inglese http://wewritewhatwelike.com/2012/09/22/interview-with-a-free-syrian/

Siriani d’Italia – Ibrahim Thabet: “Il regime ha ucciso mio cugino. Andrò avanti anche per lui”

9 Set Il martire Shady Thabet

Se lo incontri per strada non diresti mai che è un ragazzo “straniero”: Ibrahim è un giovane diciassettenne, dai tratti mediterranei,  che parla con un inconfondibile accento marchigiano. Frequenta il quarto anno dell’I.T.I.S e ama il calcio. Prima dell’inizio della repressione Ibrahim viveva la sua vita da adolescente spensierato, diviso tra lo studio, qualche lavoretto estivo, gli amici e lo sport. Ma nell’ultimo anno e mezzo la sua vita è cambiata: oggi passa su internet  ogni istante libero e anche lunghe ore notturne che ruba al suo stesso sonno, per  informarsi su quanto accade in Siria, tradurre le notizie in italiano e condividere informazioni e foto con altre migliaia di giovani connessi in rete. Ibrahim è originario di Al Zabadany, periferia di Damasco. Non vede la sua città dal 2010 . Lo scorso agosto Ibrahim ha perso in Siria suo cugino, Shady. Da allora il suo dolore è ancora più grande, ma nonostante la sofferenza, è più che mai determinato ad andare avanti nella sua lotta per la libertà in Siria.

Il martire Shady Thabet

“Mio cugino è diventato martire lo scorso agosto; si chiamava Shady Thabet, aveva 23 anni. Suo padre è morto tre anni fa e Shady è rimasto con la madre e i due fratelli, di diciassette e quattordici anni. Era (un atleta della nazionale siriana) di lotta romana  ed era arrivato a qualificarsi per le Olimpiadi, ma alla fine ha rinunciato per via della situazione in Siria e per non lasciare sola la famiglia. Erano molto poveri,  lui faceva  più lavori per mantenere i suoi cari: fabbro, operaio, manovale.  Il fratello ha abbandonato la scuola per mettersi a lavorare e dare anche lui una mano. Shady fin da piccolo, era amante della Patria, era un ragazzo con l’animo buono, pronto ad aiutare chiunque … Amava stare con gli amici e non aveva problemi con nessuno. Lo conoscevano in tanti e tutti lo stimavano per la sua forza di volontà. Quando è cominciata la rivolta, stranamente era giorno dopo giorno più felice. Fin dagli inizi si è esposto durante le manifestazioni e solo a giugno (due mesi fa) è stato imprigionato e torturato per 14 giorni. Quando è uscito dalle carceri del regime, è tornato a casa barcollante e la prima cosa che ha detto è stata : “Curatemi, domani si combatte: mi arruolo con l’Esercito Libero…”. Ha combattuto fino alla fine, sempre in prima linea, con in mano il suo Kalashnikov.  Quando ha visto che le milizie del regime si stavano addentrando  fin sulla montagna, a Qasiun, vicino a casa sua, quando ha visto il suo quartiere bruciare, ha combattuto fino a che un cecchino non gli ha sparato al collo… Purtroppo non ha avuto la sepoltura che meritava, perché gli agenti della IV Divisione, intimidendo i parenti, hanno imposto che fosse seppellito in silenzio e in fretta.

Roma, manifestazione per la Siria

Io personalmente lo ricordo poco, lo vedevo raramente;  era sempre occupato, ma ne sentivo sempre parlare.  Era l’eroe del quartiere e ora è diventato eroe del popolo siriano. Quando ho saputo della sua morte, del suo martirio, sono stato da una parte contento, perché Shady ora è in Paradiso, ma dall’altra parte mi sono sentito affranto per la sofferenza che stanno patendo la madre e i fratelli. Era mio cugino e aveva negli occhi lo sguardo di un Thabet che ama la Siria…”.