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Mondo ipocrita

7 Gen

Siamo cosi bravi da potere rifornire di carburante un caccia bombardiere e paracadutare le armi ai nostri combattenti con il rischio di finire nelle mani dei nostri nemici ma facciamo molta fatica a lanciare dal cielo qualche sacco di farina e un po’ di latte per i bambini.

In Siria, i bambini stanno morendo di bronchite: EMERGENZA RACCOLTA DI MATERIALI

6 Feb

baby 1RACCOLTA DI FARMACI URGENTI PER L’OSPEDALE ATAREB IN SIRIA (Tra Idleb e Aleppo) DOVE UNA PANDEMIA DI BRONCHITE MORTALE STA DECIMANDO I BAMBINI.

IL PUNTO DI RACCOLTA E’ :
MOSCHEA CASCINA GOBBA – Via Padova 366 – 20100 Milano
VI PREGHIAMO DI INDICARE SUL PACCO, OLTRE ALL’INDIRIZZO, ANCHE LA DICITURA : “Per Ospedale Atareb, Syria”.

La lista del MATERIALE E DEI FARMACI è la seguente:

MACCHINARI
Respiratore Hamilton
Pompe di infusione
Macchina emogas sangue arterioso con cassette (Arterial blood gas machine with cassettes)
Ion analizzatori
ATM secretions

FARMACI
Salbutamolo (o albuterolo)
Cortivet
Adrenalina
Serum salin (soluzione salina?)
Serum mix
Dexa
Antibiotici (per patologie respiratorie e bronchiali)
Small handle O2 generators
Macchine per aerosol (nebulizzatori)
Sachin devices.
Aghi cannule gialli per bambini

BABYLAC PRE MILK – LATTE PER BAMBINI NATI PREMATURI

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Dalla pagina di Mohammad Almaksour
Silent Death of Children
Atareb Hospital-
Last week three children died because of a disease called Inflammation bronchiolitis.
The manger of Atareb Hospital, Dr. Abdulrahman Obied has stated that 2000 patients have been infected with this deadly disease and all of the affected are children under one year. 20 dangerous cares were moved to Turkish Hospitals.

baby 2La morte silenziosa dei bambini nell’Ospedale Atareb in Siria (zona tra Idleb e Aleppo) L’articolo ci informa che c’è una grave crisi in atto che sta colpendo senza tregua i bambini più piccoli. La settimana scorsa, sono morti 3 a causa della Bronchite, e molti altri sono in condizioni precarie. Il Direttore dell’Ospedale Dr. Abdulrahman Obied ha dichiarato che 2000 dei suoi pazienti sono affetti da questa malattia e che tutti i bambini che ne soffrano hanno meno di un anno. 20 casi particolarmente gravi sono stati trasferiti in convogli disperati verso la Turchia nel tentativo di salvarli, siccome qui mancano molte cose.

 

Basta con il silenzio – sostenete i rifugiati palestinesi in Yarmouk

27 Gen

Yarmouk refugee campSCRITTO DA Mariam Barghouti, tradotto da Mary Rizzo

Il caso dei rifugiati palestinesi è un argomento prioritario quando si parla della Palestina e della sua liberazione.

Tuttavia, sembra che quando i rifugiati palestinesi sono assediati e macellati in Siria ci sia un silenzio allucinante verso di loro. Il campo profughi di Yarmouk a Damasco è stato sotto assedio per quasi 550 giorni e lo è tutt’ora. Oltre 1.020 palestinesi sono morti nel campo per via della tortura nelle carceri del regime, a causa di esecuzioni e bombardamenti. Ogni morte atroce, e ogni gemito hanno come eco il silenzio. Di quelli che sono morti, oltre 200 sono morti come risultato diretto dell’assedio, e il numero dei morti non dà segno di fermarsi.

Mentre vi è un sentimento lamentoso riguardo ciò che sta accadendo ai profughi palestinesi in Siria; quando veniamo implorati di agire, i nostri difetti sono rivestiti sotto l’emblema della complessità e delle polemiche. Noi troviamo delle guistificazioni per questo assedio grottesco con proclami del tipo “Ma ricorda, il regime ha sostenuto la resistenza palestinese”, o che ci sono “troppi fattori in questo conflitto perché noi prendiamo una vera e propria posizione di parte.” Come il regime fece finta di estendere un braccio ai palestinesi mentre li macellava con l’altra impunemente. Ci sono stati “molti fattori” in tutte le situazioni di oppressione, ma siamo riusciti a prendere posizione contro di loro!

Confondere la situazione per potere giustificare l’oppressione fornisce al regime oppressivo ulteriori opportunità di continuare nei suoi crimini. Mentre tentiamo di razionalizzare le intenzioni di coloro che opprimono i residenti del campo, lo facciamo a scapito delle loro vite.

yarm 2Sembra che quando si parla del diritto di ritorno e dei profughi palestinesi, la maggior parte degli sforzi sono diretti verso un selezionato gruppo privilegiato. Forse è a causa della loro capacità di avere una piattaforma per esprimere le proprie opinioni e richieste. Allo stesso tempo, le voci dei profughi che soffrono dell’oppressione imposta ai campi in Libano o in Siria sono stati quasi silenziati. Questo dovrebbe indurci a riconsiderare il nostro punto di vista, come palestinesi. Per chi stiamo combattendo se mettiamo a tacere coloro dei cui nomi parliamo?

Quando i palestinesi in Siria hanno fatto appello alla comunità internazionale e proposto le loro richieste di porre fine all’assedio e la creazione di un percorso sicuro per uscire, si sono trovati di fronte a un silenzio, che continua ad estendersi oltre un anno e mezzo. Oltre al fallimento della comunità internazionale nel mostrare il sostegno, i palestinesi stessi hanno fallito nel fornire solidarietà per i fratelli che resistono alla crudeltà diffusa dal conflitto in corso.

Accanto al nostro silenzio verso la Siria e Yarmouk, nonostante la lotta e la forza contundente del conflitto, sia siriani che palestinesi all’interno del campo continuano a esprimere la loro solidarietà con le lotte in tutto il mondo e con la Palestina.

C’è una discrepanza tra lamentare una mostruosità ed esprimere sinceramente una solidarietà attiva attraverso il tentativo di mettere pressione sul governo e coloro che sono coinvolti nella distruzione di Yarmouk e altri campi in Siria.

Una volta acclamato come la capitale dei profughi palestinesi, Yarmouk ora è stato mezzo svuotato e assediato, mentre il numero dei suoi abitanti diminuisce di fronte alla morte. Prima del conflitto, Yarmouk aveva una popolazione di più di 1.000.000 persone, di cui 148.500 erano rifugiati palestinesi registrati presso le Nazioni Unite. Oggi, solo 18.000 rimangono nel campo alle prese con l’assedio e l’arduo compito di rimanere in vita.

Sono le nostre carenze, come parte della comunità internazionale, ma più in particolare come palestinesi di cui si parlerà quando questo asseidio macabro sarà finito. Non è il momento di sentirsi impotenti, piuttosto è il momento di prendere una posizione attiva contro l’ennesima ingiustizia commessa contro i palestinesi.

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Quelli nel campo hanno supplicato per un aiuto i palestinesi al di fuori e la comunità internazionale ad infinitum. Se continuiamo a prolungare il nostro silenzio, stiamo prendendo un ruolo attivo nel sostenere l’assedio; quindi anche noi siamo complici di questa ingiustizia.

E’ di vitale importanza esporre non solo l’assedio, ma i colpevoli responsabili per le mostruosità in corso. Il Fronte Palestinese per la Liberazione della Palestina – Comando Generale e altri hanno assistito il regime Assad, il carnefice primario dell’assedio del campo. Fino ad oggi, molti sforzi per rimuovere l’assedio sono stati ostruiti a causa della nostra incapacità di esprimere il nostro sostegno al popolo del campo e contestualmente la nostra inettitudine di divulgare chi siano i criminali responsabili.

Omettere tali fatti, e ignorare i colpevoli di questo scenario è agire sotto la bandiera della solidarietà attraverso la neutralità. In sostanza, si può rompere il nostro silenzio dell’assedio pur rimanendo complici nel convalidare l’oppressione tirannica sopportata dai palestinesi e dai siriani attraverso la nostra negazione dei perpetratori di questa ingiustizia calamitosa.

Nello stesso modo in cui memorizziamo risoluzioni delle Nazioni Unite per promuovere la causa palestinese, mentre parliamo dei resti delle case dalla Nakba, come ribadiamo storie tramandate dai nostri nonni sul loro esilio e le loro speranze di ritornare, come ululiamo la resistenza e gli sforzi per ricostruire villaggi palestinesi distrutti, dobbiamo chiederci: qual è il punto del lottare se molti di loro ritorneranno solo come fantasmi?

 

Sull’autrice:

Mariam Barghouti è una traduttrice palestinese e giornalista, e una studentessa all’università di Bir Zeit.

Originale: http://mondoweiss.net/2015/01/palestinian-refugees-yarmouk

SOS YARMOUK!!!!!!

26 Gen

yarmouk graphicSCRITTO DA MUSAAB BALCHI, tradotto da Fiore Sarti
YARMOUK CAMP, Siria – “Questo grafico fornisce informazioni sulla situazione a Yarmouk, il campo palestinese in Siria. Il grafico di per sé ha numeri e informazioni terrificanti per descrivere che cosa sta succedendo, è un disastro.
Vorrei sottolineare alcuni fatti che non possono essere incluse nel grafico.

Yarmouk è occupato dal fronte Alnusra, che è l’ala militare di Al Qaeda in Siria. Nel sud est di Yarmouk l’ISIS sta cercando di prendere il campo ad Alnusra. In realtà, hanno già preso una parte del territorio Yarmouk.

Nel frattempo, il regime siriano circonda Yarmouk per farlo tornare sotto al suo controllo, e non permette che alcun cibo entri nel campo. Ha lasciato entrare solo un numero limitato di scatole di aiuto, ma per più di un mese non è stato permesso altro. Il regime ha anche tagliato completamente la fornitura di acqua a Yarmouk e fa uso quotidiano di razzi lanciati sul campo.

Alnusra, che si trova all’interno di Yarmouk, aveva già ucciso 3 persone in pubblico con l’accusa di offese a dio. Inoltre, essi sono sospettati fortemente per l’uccisione di oltre 14 attivisti non violenti nel tempo passato.
Una settimana fa, ho parlato con il mio amico dentro Yarmouk. Ha detto che non si può nemmeno dare un’occhiata dalla finestra per paura che qualcuno lo uccida!

Aeham Ahmad il pianista è stato minacciato di taglio delle le dita se continua a fare i suoi spettacoli in pubblico.

La scorsa settimana, 2 persone, uno dei quali un bambino di solo alcuni mesi, sono morti a causa della fame.

Nello stesso periodo sono morti, un anno fa, 150 persone a causa della fame. Ora, la fame è quasi la stessa di quella volta. Inoltre, non ci sono acqua, forniture di medicina, ma solo razzi, scontri, ISIS, e Alqaeda.

Dobbiamo fare qualcosa prima che la fame mortale diventi un fatto concreto! Abbiamo bisogno del vostro aiuto! Io sono pronto a far parte di tutto ciò che si desidera fare a tale proposito. Pronti a lavorare insieme per fare qualcosa! Io non posso fare nulla da solo. Le Persone innocenti stanno chiedendo il nostro aiuto.

NOTA:
Yarmouk Camp è dove ho vissuto fino a giugno 2013, e il luogo da cui sono stato costretto a partire perché sono stato minacciato prima dell’assedio totale. Se non fosse stato per quelle minacce, sarei ancora all’interno del campo, insieme alle migliaia di persone che sono assediate ora.

Vanessa e Greta: le nostre eroine che sanno l’importanza dell’esserci

20 Gen

van a casagreta a casaScritto da Mary Rizzo

Centinaia di articoli, migliaia di commenti e decine di congetture sono emersi dopo la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo dalla loro prigionia in Siria. Leggendoli, sono continuamente sconvolta dal contenuto, soprattutto perché il rapporto del contenuto di questi articoli con la realtà è vicino a zero. E, naturalmente, dal momento che quelli di noi che conoscono queste donne hanno agito responsabilmente, seguendo le indicazioni del nostro governo a mantenere il silenzio stampa per il loro bene, ha dato spazio agli avvoltoi e mostri di stampo orientalista, cospiratorio, reazionario giornalismo scandalistico, che vedono in loro tutti gli ingredienti per i loro “articoli”: belle, giovani fanciulle che sono vittime del male che hanno abbracciato. Gli articoli sono venuta fuori basando la loro ricerca sugli articoli della spazzatura, pieni di falsità e congetture folle, perché in quei 5 mesi e mezzo senza fine, gli scrittori di spazzatura avevano carta bianca e le loro invenzioni, che naturalmente avranno le risposte che abbiamo dovuto tenere dentro visto che ora che è possibile rispondere a loro, e certamente sorgeranno delle cause contro di loro per la diffamazione che contengono.

Cinque mesi e mezzo in cui coloro che sanno come sono effettivamente le cose, sono stati scoraggiati dal manifestare la nostra solidarietà in pubblico, ci è stato chiesto di non fare cortei, creare petizioni, anche di evitare di fare qualcosa di così semplice come fare una pagina di sostegno su Facebook. Chiedere attivisti di andare contro i loro istinti di protestare, sempre nelle strade e coinvolgendo il pubblico in attività di sensibilizzazione sta chiedendo un sacco da loro, soprattutto se la cosa che si chiede di fare è quello di mantenere il silenzio per quanto riguarda le persone che conoscono e amano molto. Ma questo è stato fatto, alcuni di noi abbiamo dovuto sospendere i nostri sentimenti di delusione su come funziona il nostro governo, e semplicemente confidare nel loro buon operato e obbedire. Il nostro governo li ha liberato e ha  adempiuto l’obbligo di riportare le nostre concittadini che sono stati vittime di criminali in un paese straniero. Siamo grati a loro per i loro sforzi e entusiasti del loro successo.

Ci sono altri italiani che non sono così felice, però. Uno di loro, per esempio, è un ex ministro, Luca Zaia che dice, (prendendo le parole di qualche sconosciuto utente di “Tweeter” come legittima contro la parola del suo governo che stabilisce che nessun riscatto è stato pagato e leggi internazionali sono stati rispettati) “ci deve essere una norma per chi si mette nei guai, si arrangi a tirarsi fuori” Lui suggerisce che i beni delle famiglie di Greta e Vanessa dovrebbero essere confiscati per la vita, per rimborsare lo Stato italiano, in realtà. Tutto ciò è davvero sorprendente, proveniente da qualcuno che, quando era ministro dell’Agricoltura ha soggettato la cittadinanza dello Stato italiano multe pari a 2,4 miliardi di euro per non avere aderito ai limiti comunitari della produzione di latte, “I truffatori delle quote latte ci sono costati 4,5 miliardi.Nel 2009 l’allora ministro leghista Zaia salvò gli «splafonatori» privando Equitalia del potere di riscossione”.

Poi ci sono quelli che dicono che sono stati coinvolti con jihadisti e milizie di ogni genere. Altri che dicono che hanno dovuto restare in Italia e prendere cura dei nostro tanti poveri e bisognosi. Altri ancora dicono che non avevano la preparazione di andare dove sono andati a fare quello che ci hanno detto che erano lì a fare. Nessuno dei primi due gruppi hanno la più pallida idea di chi Greta e Vanessa sono. Non sanno che sono stati coinvolti nell’aspetto umanitario di ciò che è una zona di guerra. Hanno assolutamente un punto di vista, dato il loro interesse e la conoscenza della situazione, ed è impossibile rimanere “neutrale di fronte all’oppressione”, o far finta che non ci sia una guerra in corso e conoscere come è iniziato e quali aree sono soffrendo di più. Non sanno che anche loro hanno fatto esperienze di volontariato in Italia e sono stati addestrati sui soccorsi in Italia e in altri paesi, e che non erano “inviati” da nessuno. Sembra stranissimo a queste persone che giovani donne possono avere una conoscenza su una situazione molto complessa. Solo perché quelli che li condannano non hanno una comprensione, presume che dovrebbe essere lo stesso per Vanessa e Greta. Il terzo gruppo di critici ha un leggero vantaggio perché, mentre si sbagliano sul conto della loro total mancanza di preparazione, hanno ragione che questo tipo di volontariato in una zona di guerra non ha assolutamente alcun regole e tutto può succedere, anche per la persona più preparata, quindi questo è tanto più vero per due singoli rappresentanti di un gruppo umanitario di cui erano tra i fondatori, senza una forte e aggiornato utilizzo di norme di sicurezza collaudate e di uno staff per organizzare ogni particolare fino al più piccolo dettaglio.

Coloro che dubitano la loro sincerità, però, o per che chiede come mai dovesse essere così coinvolti in Siria, evidentemente non hanno avuto la stessa esposizione alle informazioni che le ragazze hanno avuto. Quelli che vengono informati della situazione della popolazione siriana, che hanno imparato a conoscere la sofferenza e il massacro di persone innocenti, in particolare i bambini, semplicemente non possono semplicemente spegnerlo. Esso diventa una sorta di ossessione, una sofferenza costante. Ci sono semplicemente persone nel mondo, le persone empatiche e umanitari, e Vanessa e Greta sono due di loro, che quando vedono la sofferenza degli altri, entrano in uno stato di profonda com-passione. Si sentono completamente la sofferenza, condividono il dolore altrui e diventa così profondamente parte di loro che sentono che il loro dovere è quello di aiutare, non possono NON aiutare. Essi credono nella forza dell’amore e il dovere umano di non distogliere lo sguardo, ma di fare come altri hanno fatto prima di loro in tutta la storia dell’umanità, dove le persone che ci  vengono dati come esempio per la vita vanno al covo del lebbroso e lo abbracciano, per fargli sentire che non è solo al mondo e cercare di guarire le sue ferite. Sapevano che il loro aiuto potrebbe essere una goccia nel mare, ma il potere di condividere la sofferenza, essere presente e testimonianza, che è qualcosa che si sentivano in dovere di fare, e tutto il consiglio amichevole di coloro che le amano non potevano cambiare la percorso che si misero davanti a se stesse, di essere lì per gli altri. Se ci sono coloro che dubitano che questo sentimento può esistere, dico che sono circondati da persone di colore grigio, e quando si trovano soli e nel dolore, potrebbero trovarci senza qualcuno che gli sta accanto, questo genere di cose non è contemplato nel loro mondo. Ma questo è il mondo di Greta e Vanessa, il mondo della compassione e della condivisione del peso che portano gli altri.

E ‘disgustoso leggere i vari commenti di persone che li criticano duramente o anche cercano di rovinare con delle bugie o le diffamano. Ma è bene rendersi conto che provengono da un mondo che è estraneo alla mia e a quella di Greta e Vanessa, che per fortuna godono del sostegno di molti, nonostante le voci più forti di quelle persone vili e volgari. Nelle scuole di tutta Italia (se prendo un esempio della scuola superiore della mia figlia) l’ora di religione – sì, le scuole pubbliche italiane hanno questo, e dato che gli studenti preferiscono stare insieme durante il giorno, anche quelli che non sono cattolici partecipano e sono fondamentalmente le classi in cui vengono discusse etica e attualità – tutti gli studenti hanno applaudito le ragazze, dicono che sono orgoglioso di loro, le ammirano, pensano che sono il miglior rappresentante delle ideali umani, ma semplicemente che si sono sbagliate nel avere sottovalutato quanto fosse pericoloso e di aver causato loro famiglie preoccupazione. In Italia, a differenza dell’America, i giovani spesso vivono a casa anche dopo che hanno raggiunto la maggior età, e l’indipendenza non è completa, anche se il diritto di prendere decisioni importanti è riconosciuto, è ancora considerato necessario di ottenere l’approvazione dei genitori per alcune cose, e in questo caso, gli studenti della classe della mia figlia hanno pensato che questa era l’unica cosa che hanno fatto male. Sembra che ragazzi di 17 anni hanno una migliore comprensione di persone che hanno 50 a volte …

Ma c’è un argomento che rimane da discutere, ed è di capire il modo in cui è successo. Tutto quello che sappiamo è che, nonostante il circo mediatico, la teoria del “jihad” è ridicola e altrettanto ridicola è quello che stavano lavorando per la FSA. Le dinamiche verranno fuori in tempo, e piuttosto che le piccole deboli Pollyanna che alcuni possono avere pensato che sono, le due donne italiane stanno dimostrando di essere più forti dei leoni. Essi non solo hanno dovuto subire gli orrori della prigionia, ma sono pienamente collaborando con i magistrati che indagano sul rapimento. Essi, in primo luogo, che credono nella giustizia e nella dignità, non stanno andando a trattenere nessun informazione che conduce all’arresto di coloro che sono responsabili per il loro rapimento e la loro detenzione contro la propria volontà. E’ possibile che i responsabili non vivono in una zona di guerra, così la giustizia può in effetti essere servita.

Si dice che nelle loro audizioni davanti gli investigatori, che hanno aperto il caso di indagare e perseguire i responsabili, che erano a conoscenza del motivo per cui sono stati rapiti nel momento in cui sono stati portati via, perché hanno chiesto: “Perché ??” e la risposta è stata: “Per i soldi”.

Sì, è qui che quelli di noi che non solo amano e ammirano Vanessa e Greta dobbiamo ora prendere una  forte posizione. Noi, come loro, crediamo nella giustizia, nei diritti umani e la maggior parte di noi anche sosteniamo la rivoluzione contro Assad. Siamo assolutamente pronti a condannare ogni e qualsiasi gruppo e individuo che non solo ha violato i diritti di umanitari, ma che hanno tradito la causa di opposizione a Assad se si impegnano in azioni che vanno contro i diritti umani e danneggiano persone innocenti. Se è vero che, come ammettono, si trovavano in un luogo considerato sicuro, solo di essere invece essere portate in una trappola abilmente creato da chi ha agito come amici solo per tradirli, allora questo non sta per essere sepolto sotto il tappeto, perché è vergognoso. Invece, ci fidiamo più che mai nelle nostre autorità di indagare, trovare le prove che si rivelerà che essi sono stati ingannati da ragazzi che si vantano della loro importanza all’interno della Siria con l’opposition e le loro connessioni eccellenti e sicuri, e non ci sarà nessun riposo se si scopre che si tratta di persone che si nascondono dietro la bandiera della rivoluzione siriana o agiscono come se fossero per il rovesciamento di Assad o anche se sono (come possono vantare) molto rispettati dai rivoluzionari e anche influente in Siria. Se le loro tattiche sono gli stessi, il trattamento di persone innocenti, come merce, una forma spicciola di traffico di esseri umani, che è tanto più vergognoso perché si è lavato il cervello che è per “la causa”. Non è per qualsiasi causa che Vanessa e Greta e il resto di noi sostengono. Se si tratta di una o più persone coinvolte nella milizia dell’opposizione, il mio augurio personale per loro è che semplicemente che continuano come stanno facendo, perché anche se ottengono il martirio, non hanno la possibilità di raggiungere mai Jannah (paradiso) perché hanno commesso un crimine così efferato, che non c’è modo di espiarlo. Essi staranno ad imparare che cosa è la reclusione e le privazioni, in eterno.

Se hanno anche il pensiero che la vita di queste donne hanno un valore X e le hanno ingannate o portato ad essere ingannate, allora non sono diversi da quello di cui siamo contro, e, si spera presto, saranno esposti, e che dovrebbe pagare il loro debito con la giustizia fino al loro ultimo giorno sulla terra. Essi non troveranno  nessun “amici” che coprono per loro o li da la pacca sulla spalla, o che giustificano quello che hanno fatto. Chiunque sia, che si sentono il cerchio si chiude su di loro, e prima che il popolo siriano è libero di tali traditori, meglio è. E’ anche un peccato che grazie a situazioni come questa, altri sforzi umanitari sono contrastati, sollievo e aiuti per la popolazione siriana che soffre sta per essere negata e la fine del regime di Assad sta per essere spostato ancora più avanti nel tempo. Sì. Grazie al tradimento di tali tipi di persone contro tutto ciò che è buono e giusto, che abusano la fiducia e la buona fede e la purezza delle persone oneste. Essi tradiscono tutta la Siria dalle loro azioni.

Infine, ringraziamo Greta e Vanessa dal cuore per averci dimostrato che c’è davvero l’umanità, per essere la bella persone che sono. Vogliamo per loro solo la gioia, la felicità, la serenità che meritano tanto e siamo entusiasti del fatto che loro sono riuniti con le loro famiglie che li hanno sostenuti con forza e ha attraversato la propria sofferenza, ma che non sono punitivi, perché non c’è nulla per cui si deve punire gli eroi, perché è una benedizione di essere nel bel mezzo di eroi, umanitarie e le persone che conoscono il significato della frase, “restare umani”. Non importa quali scelte Vanessa e Greta faranno nella vita, noi saremo sempre dalla loro  parte, ci fidiamo di loro e li amiamo, e speriamo che ci possiamo essere degno di loro.

originale in inglese: http://wewritewhatwelike.com/2015/01/19/vanessa-and-greta-our-heroes-who-know-the-importance-of-being-there/ 

Escalation di attacchi con barili bomba in Siria mentre cala l’attenzione del mondo

10 Nov
Danni collaterali?

Danni collaterali?

di Serene Assir per AFP – 01/11/2014. Traduzione di Claudia Avolio.

Nelle ultime settimane, mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla lotta contro i jihadisti, il regime siriano ha incrementato l’utilizzo di attacchi mortali coi barili bomba, uccidendo civili e seminando distruzione. In meno di due settimane gli aerei da guerra hanno sganciato almeno 401 barili bomba sulle aree controllate dai ribelli in otto province – a riferirlo è l’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo di monitoraggio.

L’attivista Yassin Abu Raed, dalla città di Anadan nel nord della provincia di Aleppo, ha visto la sua casa venire colpita tre volte dagli attacchi coi barili bomba. L’ultimo attacco l’ha distrutta completamente. “La morte ci circonda e a nessuno importa,” ha detto via Internet all’AFP. “I barili bomba uccidono chi amiamo di più, distruggono case, sogni e ricordi e ci lasciano senza alcuna speranza che le uccisioni possano un giorno fermarsi”.

“Tutto questo e nessuno ha mai sentito parlare di noi, a nessuno dispiace”.

L’Osservatorio – che documenta vittime ed attacchi contando su un’ampia rete di attivisti e medici sparsi nella Siria devastata dalla guerra – ha detto che dal 20 ottobre almeno 232 civili sono stati uccisi negli attacchi aerei del regime, inclusi quelli coi barili bomba. Il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha riferito che il numero di attacchi coi barili bomba è ora “molto più alto” rispetto a qualche settimana fa.

Il regime ha iniziato ad usare i barili bomba verso la fine del 2012, ma ha incrementato gli attacchi quest’anno con un’ondata di raid che solo a febbraio hanno ucciso centinaia di persone. I barili bomba sono di solito formati da grandi fusti di petrolio, bombole di gas o serbatoi d’acqua riempiti di materiale altamente esplosivo e rottami metallici.

I raid contro il campo per rifugiati

Mercoledì 29 ottobre degli elicotteri hanno sganciato quattro barili bomba su un campo di sfollati nella provincia nordoccidentale di Idlib, uccidendo almeno 10 persone e ferendone a decine secondo quanto riferito dall’Osservatorio. Gli attivisti hanno postato riprese video terribili su YouTube che mostrano corpi smembrati e i lamenti delle persone mentre cercano di salvare i sopravvissuti. Gli Stati Uniti hanno denunciato l’attacco come “barbarico”.

Ismail al-Hassan, infermiere volontario in un ospedale da campo nella provincia di Idlib, ha detto via Internet all’AFP che gli operatori sanitari affrontano immense difficoltà nel curare i feriti dopo l’esplosione di un barile bomba. “La maggior parte delle vittime degli attacchi coi barili bomba sono donne e bambini,” ha detto Hassan, aggiungendo che lo staff medico soffre una grave penuria di attrezzature, rendendo difficile curare in modo adeguato i feriti.

Hassan ha anche fatto notare che lui ed i suoi colleghi soffrono di profonde cicatrici psicologiche nel curare le vittime: “Una volta abbiamo dovuto decidere di lasciar morire un bambino: aveva troppe ferite nel corpo, non potevamo salvarlo”. Come molti siriani nelle zone controllate dai ribelli, Hassan prova del risentimento per il fallimento dell’Occidente nell’aiutare a far cadere il regime del presidente Bashar al-Assad.

“Tutti in Siria hanno capito che abbiamo solo Dio dalla nostra parte,” ha detto.

L’attenzione deviata del mondo

A febbraio il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria di porre fine agli attacchi contro i civili, con un riferimento specifico all’uso di barili bomba. Il governo nega di usare i barili bomba e dice di prendere di mira solo “terroristi”. Human Rights Watch, con sede a New York, ha espresso ripetuti richiami al regime di Damasco per il suo uso “illegale” di barili bomba, affermando che il tipo di arma colpisce in modo particolarmente indiscriminato.

La ricercatrice di HRW, Lama Fakih, ha detto che non c’è stato alcuno sforzo globale per ritenere il governo di Assad responsabile. “Mentre è in atto uno sforzo internazionale per porre fine agli abusi di Daesh (gruppo jihadista), non c’è alcuno sforzo congiunto per fermare gli abusi del governo siriano, compresi gli attacchi contro la popolazione civile,” ha detto.

Gli Stati Uniti ed i loro alleati perlopiù nel Golfo hanno avviato lo scorso mese degli attacchi aerei contro postazioni jihadiste in Siria, ma non si è discusso di estendere gli attacchi contro il regime di Assad. “Sfortunatamente, l’attenzione internazionale è stata deviata dall’avanzata di Daesh in Iraq e Siria,” ha detto Fakih all’AFP. Il direttore dell’Osservatorio Abdel Rahman si è trovato d’accordo con lei.

“Il numero degli attacchi aerei per mano del regime compresi quelli coi barili bomba è pazzesco, e negli ultimi giorni si è verificata una escalation,” ha detto. Ha accusato Damasco di “trarre vantaggio” dal fatto che il mondo è ora concentrato su Daesh per inasprire i suoi attacchi contro le aree dei ribelli. L’opposizione siriana afferma che le critiche internazionali al regime non sono abbastanza. “Gli Stati Uniti criticano il regime, ma non fanno nulla,” ha detto Samir Nashar, membro dell’opposizione nella Coalizione Nazionale, “Intanto, il regime sta avanzando militarmente”.

English article: http://news.yahoo.com/syria-escalates-barrel-bomb-attacks-world-attention-shifts-025623788.html

Assad espelle gruppi di Aiuti Umanitari mentre la Siria muore di fame

30 Mag
Assediere ed Affamare, la strategia del regime.

Assediare ed Affamare, la strategia del regime.

SCRITTO DA EMMA BEALS, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Dato che la situazione umanitaria all’interno della Siria si fa sempre più disperata, una ONG di primo piano rivela che il governo lo ha vietato di distribuire cibo e acqua alle zone controllate dai ribelli, come rappresaglia.

La situazione degli aiuti in Siria, terribile fin dall’inizio della guerra civile, ha raggiunto un nuovo, disperato apice a maggio, con le forze governative che affamano gli abitanti di Homs per forzare un cessate il fuoco; l’ONG Mercy Corps ha rivelato nell’ultima settimana che il regime di Assad aveva cacciato gli operatori da Damasco come rappresaglia, per il lavoro del gruppo in aree controllate dai ribelli. Le Nazioni Unite hanno anche ammesso pubblicamente di essere state minacciate di espulsione imminente dalla capitale, se si cercava di portare aiuti nel resto del paese devastato dalla guerra.

Cassandra Nelson, un direttore di Mercy Corps, ha detto al Daily Beast che il gruppo ha lasciato la capitale del paese “a seguito di una richiesta da parte delle autorità governative siriane a cessare la fornitura di assistenza umanitaria di là delle frontiere nelle zone non controllate dal governo, all’interno della Siria. Le autorità governative siriane hanno informato che Mercy Corps non poteva più operare da Damasco se non cessasse questo tipo di operazioni.”

L’ONG ha scelto di lasciare Damasco, piuttosto che abbandonare il suo programma ad Aleppo, dove sostiene di voler consegnare a 1,7 milioni di siriani “farina per panifici per assicurarsi che le famiglie abbiano accesso al pane quotidiano”, ha detto Nelson, così come “coperte, vestiti, kit di sopravvivenza per l’inverno, articoli per l’igiene, acqua e forniture igienico-sanitarie”.

Annunciando la sua espulsione, Mercy Corps è la prima ONG internazionale a rompere il silenzio sulla dimensione e la portata delle operazioni nel nord della Siria.

La maggior parte dei gruppi di aiuto restano in silenzio per paura di compromettere la loro capacità di operare in zone controllate dal governo come Damasco. Nel corso del conflitto, ormai al suo quarto anno, le ONG hanno operato nel nord del paese sotto un velo di segretezza, camminando sul confine a basso profilo senza entrare in questioni politiche ed operative, per assicurarsi la possibilità di fornire aiuto ad alcuni dei 9 milioni di persone in disperato bisogno all’interno della Siria.

Almeno 30 ONG internazionali stanno operando nel nord della Siria in questo modo, secondo Dominic Bowen, coordinatore del Forum delle ONG a Gaziantep.

Quel silenzio intorno alle operazioni nel nord ha permesso la valutazione e il monitoraggio dei bisogni umanitari, nonché il coordinamento e la raccolta di fondi vitali, difficile per le ONG che operano nella zona. Il Forum delle ONG è stato istituito in parte per colmare le lacune nella risposta umanitaria, normalmente attuata dalle Nazioni Unite.

Le Nazioni Unite si sono viste le mani legate nel fornire aiuti umanitari all’interno della Siria. Giovedì, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà per discutere la mancanza di progressi sulla risoluzione 2139, che cerca di consentire l’accesso umanitario a tutte le persone bisognose nel conflitto di Siria. La risoluzione, approvata nel mese di febbraio, ha chiesto a tutte le parti belligeranti di consentire ai gruppi umanitari di amministrare gli aiuti attraverso linee del fronte e i confini. Ma il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon, ha recentemente pubblicato un rapporto che ha dipinto un quadro di non conformità. “Le parti in conflitto, in particolare il governo della Siria, continuano a negare l’accesso all’assistenza umanitaria in maniera del tutto arbitraria e ingiustificabile”, ha detto, invitando il Consiglio di Sicurezza ad “agire per affrontare queste flagranti violazioni dei principi fondamentali della diritto internazionale”.

Il portavoce della missione del Regno Unito alle Nazioni Unite ha detto al Daily Beast che le violazioni sono “inaccettabili” aggiungendo, “che è diventato chiaro che avremo bisogno di intraprendere ulteriori azioni in risposta alla mancanza di conformità dalla Siria”. Due fonti di UNSC stati membri hanno confermato che ulteriori azioni da parte del consiglio sono imminenti.

Ma questa audace retorica sembra improbabile che si traduca in azione immediata. Un portavoce dell’Onu ha detto che l’attività di aiuto è stata “più difficile che in qualsiasi altro conflitto” e che “i bisogni sono molto, molto più grandi di quanto siamo in grado di fare.”

In un rapporto delle Nazioni Unite in materia di aiuti transfrontalieri, ottenuto dal Daily Beast, la strategia principale delle Nazioni Unite sembra essere la continuazione dello status quo. Il rapporto, scritto nel mese di aprile, esamina le possibili opzioni per il lavoro di fornitura di aiuti transfrontalieri, ma, in mancanza di approvazione del governo per l’utilizzo dei valichi di frontiera nel nord, sembra possibile consentire alle ONG che attualmente lavorano nella zona a continuare il loro lavoro con la facilitazione supplementare dalle Nazioni Unite, ove possibile, ad esempio in attività di lobbying per l’accesso al confine, attraverso una supplementare diplomazia.

Il rapporto rivela anche la mancanza di equivalenza tra problemi di accesso nelle zone controllate dal governo del paese e nelle aree controllate dai ribelli, affermando che molti dei gruppi ribelli più grandi nel territorio Aleppo e di Idlib, hanno un track record di cooperazione con gli sforzi per gli aiuti umanitari.

Ad alcune piccole spedizioni di aiuti è stato recentemente permesso di entrare in Siria. Un portavoce dell’Onu ha detto che 73 missioni cross-line sono state intraprese durante il conflitto, tra cui uno la settimana scorsa dal CICR, che opera esclusivamente in zone controllate dal governo del paese. Il CICR è anche riuscito a fornire aiuti nelle zone controllate dall’ISIS, nel nord-est del paese, in una missione approvata dal governo siriano in coordinamento con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana. Da parte dei gruppi sono state suggerite le aree di Manbij e Al-bab, che non avevano ricevuto aiuti per nove mesi, un reclamo contestato da un membro di una ONG che opera nel nord che stainvece trasportando su queste città, che non ha voluto essere citato di nome.

L’aiuto è stato fortemente politicizzato all’interno del conflitto. La campagna governativa, ‘Assediare e affamare’, in zone come la città vecchia di Homs e nei campi del Ghouta e di Yarmouk, ha punito collettivamente aree controllate dai ribelli per la loro fedeltà alla opposizione. Nel campo di Yarmouk, decine di residenti sono morti e, nonostante la risoluzione dell’ONU, l’UNRWA è stata in grado di fornire aiuti alimentari al campo assediato su base regolare. Il portavoce Christopher Gunness ha detto che l’Onu resta profondamente preoccupato per la situazione umanitaria disperata dei circa 18.000 civili intrappolati a Yarmouk, senza fine in vista del conflitto sanguinoso in Siria.

 

ORIGINALE http://www.thedailybeast.com/articles/2014/05/29/assad-expels-aid-groups-as-syria-starves.html

Piccola guida per i “simpatizzanti di Assad” che si auto-definiscono “pro-palestinesi”

7 Mag

SCRITTO DA NICOLE MAGNOONA GERVITZ, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

– Settembre Nero 1970: Hafez al Assad inviò carri armati in Giordania per sostenere i palestinesi contro l’Hascemita re Hussein. L’OLP vinse il sostegno popolare tra le masse arabe dopo che i regimi furono completamente screditati nel 1967 per mano di Israele. Re Hussein ordinò al suo esercito di attaccare le forze dell’OLP in Giordania a causa della sua politica dichiarata di volerlo rovesciare. Assad si rifiutò di inviare un forte sostegno militare siriano perché temeva un’altra guerra con Israele. Rifiutò di fornire copertura aerea ai carri armati siriani e furono costretti a ritirarsi in seguito al bombardamento da parte dei giordani.

Questo lasciò i palestinesi isolati, abbandonati, e diverse migliaia di loro furono massacrati dall’esercito di Hussein. Solo poche settimane dopo quel Settembre Nero, Hafez al Assad portò a termine il suo colpo di stato militare a Damasco.

 

– 1973: la Siria tentò di riprendere il controllo delle alture del Golan e fu un altro fallimento. Hafez al Assad si trovò a diventare la guardia di sicurezza di Israele per il confine settentrionale. Il colonnello Rafik Halawi, comandante druso della brigata di fanteria che fu distrutto dagli israeliani nel Golan, fu giustiziato sotto gli ordini di Hafez prima della guerra da un funzionario vicino. Il regime siriano sostenne che fu ucciso nella battaglia con Israele, e a chiunque fosse catturato fu imposto di non dire niente, minacciato con torture e prigionia.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

– 1976: Hafez al Assad sostenne i falangisti libanesi fascisti cristiani contro l’alleanza comunista libanese  – OLP, che si era formata in opposizione sia ai falangisti che alla tirannia baathista. L’invasione militare siriana del Libano nel 1976 fu approvata dagli USA. Tuttavia, l’alleanza libanese comunista – OLP spazzò via le forze di occupazione siriane nel giugno dello stesso anno. Due mesi dopo Hafez al Assad spezzò quella resistenza. I falangisti, sostenuti da Hafez al Assad, commisero un massacro di palestinesi nel campo profughi di Tal al Zaatar.

Con la benedizione della Lega Araba il governo siriano decise di allearsi con Israele per impedire la sconfitta dei falangisti. I campi palestinesi di Karantina e Tel al Zaatar furono assediati dall’esercito siriano, e 2.000 palestinesi furono uccisi.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

Una lettera aperta dalla resistenza palestinese fu diffusa quell’estate all’interno dei campi;

“Vengono utilizzate armi siriane – la maggior parte, purtroppo – contro il nostro accampamento, mentre i governanti di Damasco continuano a ripetere che sono qui in Libano per difenderci. Questa è una menzogna assassina, una bugia che ci fa soffrire più di qualunque cosa … Ma noi desideriamo informare che ci batteremo in difesa di questo campo con le nostre mani nude, anche se tutte le nostre munizioni e tutte le nostre armi saranno esaurite, e che stringeremo la cinghia in modo da non lasciarci uccidere dalla fame. Abbiamo deciso di non arrendersi e non ci arrenderemo … “

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni '80.

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni ’80.

– 1980: Nell’ambito della sua repressione feroce contro i dissidenti di sinistra, nel 1980 il regime di Hafez al Assad arrestò centinaia di attivisti sia del Partito d’Azione Comunista che del Partito comunista siriano, nel tentativo di soffocare le ultime voci di dissenso dopo che aveva schiacciato la Fratellanza Musulmana. Restarono i comunisti siriani a lavorare con un gruppo di dissidenti palestinesi, quello fu chiamato “Comitato Popolare Palestinese del campo profughi di Yarmouk”, nel governatorato di Damasco. Fu fondato nel 1983, ma fu costretto a sciogliersi due anni più tardi a causa della campagna di arresti di Hafez al Assad. 200 membri del Partito d’azione comunista furono arrestati dalle forze di sicurezza siriane nel 1986.

– L’OLP cominciò a incrinarsi nel 1983. Il colonnello Saed Abu Musa era rivale di Arafat e guidò una ribellione contro al Fatah nella valle del Bekaa. Abu Musa era stato un soldato professionista nell’esercito giordano prima di entrare nell’OLP.

Il regime siriano lo sostenne, fornendogli armi. Abu Musa e i suoi seguaci cacciarono gli uomini di Arafat da Tripoli, quell’estate. Quando un giornalista del Newsweek chiese a Yasser Arafat un commento riguardo l’ammutinamento, egli rispose: “Non mi chiedere di burattini e cavalli di Troia … Assad vuole la mia pelle. Vuole la resa palestinese, e non voglio dargliela.”

La maggior parte dei rifugiati palestinesi scelsero Arafat contro il fantoccio siriano, ma come conseguenza, Hafez cacciò via gli uomini di Arafat da Tripoli, e la resistenza palestinese fu depotenziata.

– Nella “guerra dei campi”, tra il 1985 e il 1988, Hafez al Assad reclutò il movimento sciita libanese Amal. In quel momento era in conflitto con Hezbollah, ed aprì il fuoco contro i palestinesi e Hezbollah contemporaneamente.

Libano: Tripoli è una città a maggioranza sunnita, con una minoranza alawita che ha fornito sostegno finanziario al governo siriano. Gli alawiti siriani furono posti nel Parlamento libanese interamente per lle pressioni di Damasco. Le leggi sulla naturalizzazione del Libano vennero completamente sovvertite.

I rifugiati palestinesi provenienti dalla Nakba del 1948, e durante il suo sequel nel 1967, che hanno vissuto nei campi profughi, non possono ottenere la cittadinanza libanese, ma agli alawiti siriani è garantito in qualsiasi momento.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

– 2000: Mentre Bashar al Assad elogiava la seconda Intifada, centinaia di palestinesi languivano nelle sue carceri. Attieyeh Dhiab Attieyeh, un palestinese di 30 anni, morì nel carcere di Tadmur all’inizio del 2000, a causa di negligenza medica. Era già molto malato quando fu trasferito a Tadmur nel 1996. Attieyeh era un membro di Fatah, la fazione guidata da Yasser Arafat, e fu arrestato nel 1989 nel sud del Libano prima di essere inviato in Siria.

– 2008: C’è una somiglianza tra il massacro di Hama del 1982 e Piombo fuso.

In entrambi i massacri, i minareti delle moschee sono stati distrutti dalle forze di occupazione, che hanno sostenuto che i minareti venivano utilizzati dai cecchini islamici. Non ci sono prove di ciò in entrambi i casi, ma c’è la prova del disgusto per l’Islam ortodosso espresso da entrambi i regimi.

– Maggio 2011: Rompendo l’assedio (del regime siriano) su Deraa, a pochi palestinesi dal campo di Yarmouk  è stato possibile consegnare alcune forniture mediche di cui si aveva disperatamente bisogno.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

– Nakba Day 2011: Centinaia di palestinesi provenienti dai campi profughi nei dintorni di Damasco furono inviati nella zona demilitarizzata che separa la Siria dalle alture del Golan. La sicurezza dei civili palestinesi non era la priorità. La recinzione fu violata e le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco, e una dozzina di palestinesi furono uccisi. Ci fu un secondo spargimento di sangue a giugno, nel Naksa Day, l’anniversario dello scoppio della guerra del giugno 1967. Un’altra decina di palestinesi furono uccisi. Questi fatti erano senza precedenti,  perché mai prima di allora il governo siriano aveva spinto centinaia di palestinesi sul Golan, in entrambi gli anniversari. Perché nel 2011? Per distogliere l’attenzione dal massacro in corso nelle strade siriane. Uno dei principali rami dell’intelligence siriana si occupa solo di questioni relative alla Palestina. E’ impossibile che l governo siriano non sapesse che una violazione della recinzione del Golan sarebbe costata tante vite palestinesi.

– Autunno 2011: Ghiyath Matar, un giovane di origini palestinesi che viveva nei sobborghi di Daraya di Damasco, utilizzò la strategia di distribuire rose e acqua alle forze di sicurezza alawite inviate dal regime per sparare sui manifestanti.

images (6)Ai primi di settembre del 2011 era morto. Il suo cadavere mutilato fu consegnato alla famiglia quattro giorni dopo il suo arresto. Diversi inviati americani hanno partecipato al suo funerale. Il portavoce del regime di Assad sostenne che una banda armata fu responsabile della tortura e della morte di Ghiyath, e questa è una mezza verità perché, dopo tutto, quella banda armata era inviata dal governo.

– Come risultato della campagna di repressione genocida di Bashar al Assad, Yarmouk è diventata la casa per un milione di profughi siriani sfollati entro la fine del 2011. Quando l’Esercito siriano libero guadagnò terreno nella periferia meridionale di Damasco, l’esercito siriano cominciò a colpire il campo mentre, allo stesso tempo, armava il pro-regime PFLP-GC. Mortai sono stati sparati sul campo da parte delle forze di Assad prima ancora che l’FSA vi mettesse piede.

– Estate 2012: paramilitari alawiti che vivevano a Nisreen, vicino a Yarmouk, aprirono il fuoco su una massiccia manifestazione anti-governativa, uccidendo dieci palestinesi, tra cui un bambino.

– Autunno 2012: L’FSA istituì una linea di alimentazione attraverso Yarmouk, a cui seguì una massiccia punizione collettiva per mano del regime: le forze governative siriane e le milizie alawite circondarono Yarmouk, e nell’ottobre del 2012 gli ingressi al campo furono aperti solo per due o tre giorni alla settimana. I civili portavano il peso della violenza; la fame, la malattia, e i bombardamenti indiscriminati. 

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei "pro-palestinesi" osservavo un totale silenzio.

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei “pro-palestinesi” osservavo un totale silenzio.

– Dicembre 2012: aerei militari del regime siriano bombardano una moschea a Yarmouk, che ospitava rifugiati siriani sfollati. Decine furono uccisi. Il pretesto per una tale atrocità era che l’FSA aveva nascosto alcune armi nel seminterrato della moschea.

– 2013: Khaled Bakrawi. un giovane siro-palestinese organizzatore di comunità e membro fondatore della Fondazione Jafra per il soccorso e lo sviluppo della gioventù, fu arrestato dalle forze di sicurezza statali alawite, nel gennaio del 2013, per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto a Yarmouk. A settembre i palestinesi di Yarmouk seppero che Khaled fu ucciso sotto tortura in un centro di detenzione a Damasco.

Khaled Bakrawi prese parte alla marcia di giugno nel Golan. Vedendo il leader del FPLP-CG, Ahmad Jibril, condurre il popolo nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, e sapendo cosa stava per accadere, cercò di dissuadere i suoi compagni palestinesi dal seguire gli ordini di Ahmad Jibril, ma inutilmente. Khaled fu costretto a guardare come le forze di sicurezza di Stato alawiti si rilassavano bevendo tè, mentre i soldati di occupazione israeliani scaricavano proiettili verso i suoi fratelli. Khaled prese due proiettili nella gamba.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Il giovane che fu definito eroe per i proiettili sionisti, sarebbe poi svanito nell’oblio dopo il suo assassinio per mano delle forze di sicurezza di Bashar al Assad.

– I Palestinesi di Yarmouk sono stai a volte uccisi da altri palestinesi. Il missile russo BM -21 Grad fu utilizzato per attaccare Yarmouk nel luglio del 2013. Due missili grad furono lanciati sulla struttura di panificio di Hamdan il 24 luglio, uccidendo quindici civili. E’ stato riferito sia da Reuters che dal Comitato di Coordinamento campo di Yarmouk che questo attacco è stato effettuato dal FPLP-CG. Quindici palestinesi di Yarmouk morirono di fame tra settembre e dicembre del 2013. Il numero dei profughi palestinesi uccisi dal 2011 in Siria ha raggiunto i 1.597, oltre ad altri 651 dispersi o imprigionati, e i 74 torturati a morte nei centri di detenzione del regime dal 2013.

– L’annichilimento del paese da parte del regime di Assad è positivo per Israele: un despota arabo che schiaccia il suo popolo ha sempre un posto speciale nel cuore sionista. Israele ha sempre fatto affidamento sui despoti arabi corrotti come Bashar al Assad, per reprimere le masse al suo posto; un sentimento anti-iraniano è stato seminato nel mondo arabo a causa della sua colonizzazione della Siria.

E Hezbollah è troppo occupato nell’omicidio di siriani per causare disturbo ad Israele. Ed Israele non è più esposto ad alcuna pressione ad abbandonare le alture del Golan.”

originale: http://wewritewhatwelike.com/2014/05/05/a-guide-for-the-palestinian-or-pro-palestinian-shabiha-sympathizer-in-your-life/

SIRIA, GENERAZIONE PERDUTA.

29 Apr
Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di  Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

SCRITTO DA KHALED HOSSEINI, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

“Qualcosa nel ragazzo non andava. Sembrava disorientato, staccato dal suo ambiente.
Parlava a malapena, e quando lo faceva era a monosillabi piatti, i suoi occhi erano assenti e bassi, come se il peso di tutto quello che avevano visto fosse troppo pesante per poterli alzare. Era l’immagine di una silenziosa devastazione, di un’infanzia sempre scheggiata.

Lui aveva 14 anni, un rifugiato siriano, seduto con la sua famiglia in una piccola stanza nel palazzo di registrazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a Erbil, nel nord dell’Iraq. Negli affollati, rumorosi uffici al piano terra, decine di rifugiati appena arrivati in coda per registrarsi, tra cui una famiglia di Rom esausta, dall’aspetto polveroso – e una donna siriana con un piede che zoppicava nei corridoi, che implorava ad ogni passante di darle asilo in Germania.

Nell’ufficio al piano di sopra, da me, il padre del ragazzo era seduto su un tavolo.

Un ragazzo di bell’aspetto di 36 anni che ha raccontato, con ammirevole calma, la storia della straziante fuga della sua famiglia, due settimane prima, dalla loro città natale, Aleppo, e il loro viaggio attraverso il confine turco e nella regione del Kurdistan Iraqeno.

Prima della guerra, ha detto, lavorava in un negozio di scarpe, e i suoi tre figli eccellevano a scuola. Era una vita borghese modesta, ma felice. Ma poi arrivò la guerra, e improvvisamente le granate hanno sibilato tutto il giorno, e Aleppo è stata crivellata dalle bombe. Ha perso il suo lavoro e la scuola dei suoi figli ha chiuso; sarebbero passati due anni di scuola prima di un’eventuale fuga.

Ben presto, è mancata elettricità, nessun servizio telefonico, senza cibo. Il padre ha venduto beni della famiglia, fino all’ultimo pezzo di arredamento. Quando i soldi finirono, prese in prestito la farina dai vicini di casa per far fare il pane alla moglie.

“A volte non mangiavamo per due o tre giorni, avevamo solo pane e acqua da dare ai bambini per sopravvivere” ha detto.

Eppure, si sentiva relativamente fortunato, anche se le esplosioni avevano danneggiato il palazzo in cui vivevano. Ma la fortuna ha voluto che la famiglia riuscisse a correre fuori quando una bomba colpì il loro edificio di cinque piani. L’ultimo piano è stato demolito. Ha descritto una scena di carneficina. Quattro persone sono morte: un uomo anziano e tre bambini; molti altri sono stati feriti. Fu allora che la famiglia decise di fuggire e venire a Erbil per stare con il fratello, che lavorava in un hotel.

Mi ritrovai a sperare che non mi avrebbe detto le cose seguenti, ma lo ha fatto: “I nostri ragazzi hanno visto tutto. Persone strappate in 100 pezzi. La carne degli esseri umani lacerata davanti a noi. Carne e sangue”. Rubai uno sguardo al suo ragazzo, e un velo di buio svolazzava sul suo viso.

Io sono padre di due figli. Non riesco a immaginare cosa avrebbe fatto loro vedere queste cose raccapriccianti. Eppure, è ciò che sta accadendo ogni giorno in Siria. Un’intera generazione di bambini, testimone della catastrofe, non è in grado di frequentare la scuola, le loro vite sperimentano la violenza, il dolore e la fuga.

Quest’anno, la Siria supererà il mio paese natale, l’Afghanistan, in termini di rifugiati.

Ora ci sono 2,5 milioni di profughi provenienti dalla Siria, 1,2 milioni dei quali sono bambini. Due terzi dei bambini rifugiati siriani, e quasi tre milioni di bambini all’interno del paese, non vanno a scuola. Si trovano ad affrontare un futuro spezzato. La Siria è sul punto di perdere una generazione. Questa è forse la conseguenza più grave di questa terribile guerra.

Mi è stato raccontato tanto da Payman, una ragazza di 16 anni che vive con i suoi genitori e tre fratelli più giovani nel campo di Kawergosk, nei pressi di Erbil. Kawergosk è stato costruito quasi letteralmente durante la notte lo scorso agosto, quando un improvviso afflusso di decine di migliaia di siriani è entrato nel nord dell’Iraq. Oggi, è sede di 12.000 persone, una città di tende bianche distesa ai piedi di una collina verde, scolpita da uno zig-zag di piste fangose lungo le quali gli uomini fumano e parlano di guerra, i ragazzi tirano calci ai palloni e le donne si chinano sulle spirali di fumo dei fuochi di cottura.

Payman indossava una maglietta blu a righe con una farfalla dei cartoni animati sul davanti , ma come molti bambini siriani che ho incontrato, il suo comportamento era di un’età superiore ai suoi anni. Nella tenda della famiglia, Payman mi ha fatto vedere vecchie fotografie e mi ha mostrato un home video di una festa di compleanno di tanto tempo fa. Avevano visto quei video innumerevoli volte, ha detto, e ancora, ogni sera, si riuniscono per guardarlo ancora, trafitta da quelle immagini sgranate di quando erano più liberi, più felici incarnazioni di se stessi.

Payman è rimasta composta fino a quando ho pronunciato la parola “educazione”. Le salirono lacrime agli occhi scuri quando mi disse che le sue speranze di finire la scuola e di diventare una scrittrice sembravano ora un sogno logoro. “Senza scuola non c’è futuro”, disse. “Non c’è felicità.”

In Siria, la guerra non accenna a finire. Molte altre famiglie come Payman saranno costrette ad abbandonare le loro case e a fuggire attraverso le frontiere. I paesi vicini – Iraq, Libano, Giordania, Egitto, Turchia – stanno generosamente facendo quello che possono, a caro prezzo per le proprie economie, i servizi sociali e le infrastrutture.

In Libano, per esempio, i profughi siriani costituiscono quasi un quarto della popolazione.

TS Eliot scrisse una volta che l’umanità non può sopportare troppa realtà. Ma questa è una realtà che tutti dobbiamo sopportare, non possiamo restare in una nebbia di apatia.

I paesi vicini alla Siria non possono e non dovrebbero portare il costo della cura dei rifugiati da soli. La comunità internazionale deve condividere l’onere con loro, fornendo aiuti economici, investendo nello sviluppo in quei paesi, e aprendo i propri confini a disperate famiglie siriane in cerca di protezione. E i cittadini comuni possono aiutare a finanziare la formazione di milioni di bambini siriani come Payman, al fine di garantire che il loro futuro non sia completamente distrutto.

Quando abbiamo lasciato l’edificio di registrazione, ho visto il padre che avevo incontrato prima, e la sua famiglia, in attesa di registrarsi, in un ufficio affollato. Suo figlio seduto su una sedia di legno, immobile, con le braccia incrociate, gli occhi vuoti.

Per un attimo, ha guardato nella mia direzione. Ho intravisto la condizione di un’intera generazione di bambini siriani, catturati tra il dolore di quanto è successo e l’incertezza di ciò che deve ancora arrivare. Il ragazzo sbatté le palpebre e distolse lo sguardo. Non ho visto alcun riconoscimento nei suoi occhi.

* Khaled Hosseini è un ambasciatore per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’autore dei romanzi “The Kite Runner ” e, più recentemente, “E le montagne fecero eco.”

 

Originale: http://www.nytimes.com/2014/04/13/opinion/sunday/syrias-lost-generation.html

Siria: l’Onu ha esortato a sfidare Assad in materia di aiuti o sono a rischio le vite di centinaia di migliaia di siriani

29 Apr
Palestinesi nel campo profughi assediati aspettano in fila per ottenere un po' di cibo.  L'Onu è rimasto bloccato fuori il campo di Yarmouk (Damasco) per più di 2 settimane.

Palestinesi nel campo profughi assediati aspettano in fila per ottenere un po’ di cibo. L’Onu è rimasto bloccato fuori il campo di Yarmouk (Damasco) per più di 2 settimane.

SCRITTO DA JULIAN BORGER, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Eminenti esperti legali sostengono che l’ONU dovrebbe ignorare il divieto a fornire aiuti direttamente nelle aree fuori dal controllo del regime di Assad.

La vita di centinaia di migliaia di siriani è in gioco a causa della interpretazione delle Nazioni Unite del suo “eccessivamente prudente” mandato per consegnare aiuti umanitari, lo afferma un gruppo di oltre 30 dei maggiori esperti di rivendicazioni legali del mondo.

Una lettera pubblicata sul Guardian martedì, firmata da 35 tra i migliori avvocati e professori di diritto di tutto il mondo, sostiene che le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite hanno il diritto legale di sfidare il rifiuto “arbitrario” del governo siriano, per consentire che aiuti alimentari e forniture mediche raggiungano zone sotto il controllo dei ribelli. L’ONU stima che ora ci sono più di 9 milioni di persone bisognose di aiuti umanitari, di cui 3,5 milioni sono in zone difficili da raggiungere. Quasi un quarto di milione di loro sono completamente tagliati fuori dalla guerra, e di questi, l’80% è assediato dalle truppe governative.

La lettera (tra i cui firmatari figurano Richard Goldstone, ex procuratore capo per i crimini di guerra del Tribunale dell’Aia per l’ex Jugoslavia; sir Nicolas Bratza, ex presidente della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, e diverse altre autorità mondiali sul diritto internazionale umanitario) sostiene che il permesso dato dai gruppi di opposizione in vista di un efficace controllo del territorio siriano, rappresenta basi legali sufficienti per fornire aiuti a quelle aree.

Inoltre, la lettera dice che in base al diritto umanitario internazionale, le parti di un conflitto possono impedire la consegna di aiuti umanitari per motivi di legge vigenti, o durante un’operazione militare specifica e temporanea, per esempio.
“Ma non possono, comunque, legalmente negare il consenso per indebolire la resistenza al nemico, lasciare morire di fame i civili o proibire l’assistenza medica. Se il consenso viene negato per queste ragioni arbitrarie, l’operazione di soccorso è lecita anche senza consenso”, sostengono gli esperti legali.

“La posta in gioco per correggere questa interpretazione giuridica eccessivamente prudente è elevata: centinaia di migliaia di vite sono in pericolo. Le organizzazioni umanitarie sicuramente dovranno affrontare enormi rischi nello svolgimento delle operazioni di soccorso transfrontaliere e possono rifiutarsi di farlo.”

Secondo alcuni esperti, più di 700.000 persone potrebbero essere aiutate se l’ONU ignorasse i divieti del governo siriano sulla fornitura di assistenza direttamente nelle zone al di fuori del suo controllo. Il governo britannico ha dato il suo sostegno nella notte di lunedì all’argomento giuridico stabilito nella lettera.

“Il Regno Unito riconosce che fornire aiuto umanitario imparziale transfrontaliero senza consenso esplicito del regime non è illegittimo, in circostanze in cui il regime nega arbitrariamente l’accesso umanitario attraverso le frontiere o i valichi su cui non ha alcun controllo, e alla luce del fatto che il regime sta usando la fame come strumento di guerra contro il proprio popolo”, ha detto un portavoce del Foreign Office. “Tali aiuti devono tuttavia soddisfare le esigenze di umanità e imparzialità.”

David Miliband, ex ministro degli esteri britannico ora presidente di un gruppo umanitario statunitense, l’International Rescue Committee (IRC), ha dichiarato: “Il principio della sovranità nazionale è stato sviluppato per proteggere le persone e le nazioni da aggressione, ma viene abusato qui in un modo che protegge gli aggressori, non le vittime. L’aspetto morale di intervenire per salvare vite umane è palese. Il caso legale è chiaro.”

La scorsa settimana, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, fece appello al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a fare di più per far valere la propria delibera, concordata nel mese di febbraio, invitando tutte le parti, ma in particolare Damasco, per consentire l’assistenza al disperato bisogno di aiuti. Ma il consiglio è in fase di stallo, con la Russia che rifiuta di fare ulteriore pressione sul regime di Bashar al-Assad, che continua a negare l’autorizzazione per le forniture delle Nazioni Unite ad utilizzare cinque valichi critici sui confini turco, giordano e iracheno che sono sotto il controllo di gruppi ribelli.

Le Agenzie delle Nazioni Unite dicono che stanno operando in una situazione precaria e devono essere estremamente attenti a non mettere in pericolo le consegne sostanziali che stanno già attuando attraverso i canali ufficiali.

Greg Barrow, capo dell’ufficio di Londra del World Food Programme, ha detto: “La cosa importante da riconoscere è che c’è molta attenzione sull’argomento, e il WFP sta lavorando in tutti i governatorati della Siria. Se non negoziamo con cura l’accesso attraverso le frontiere, l’accesso a circa 4 milioni di persone all’interno del paese potrebbe essere compromesso.”
Gruppi di diritti umani e di aiuto ritengono che sul punto raggiunto non dovrebbe più essere consentito al regime di Assad di forzare l’ONU a scegliere tra la fornitura ad aree di governo o dei ribelli. Essi sostengono che c’è anche una zona grigia in cui le agenzie dell’ONU potrebbero, per esempio, consegnare rifornimenti alimentari alla frontiera, alle ONG che operano in aree controllate dai ribelli.

“Con o senza una luce verde da Damasco, è il momento per le Nazioni Unite di fare tutto il possibile per espandere la consegna degli aiuti attraverso le frontiere della Siria. La palese violazione da parte del regime delle leggi e delle richieste del Consiglio di sicurezza non dovrebbe permettere di ostacolare gli aiuti a centinaia di migliaia di persone in disperato bisogno”, ha dichiarato Peggy Hicks, direttore dell’avvocatura globale presso Human Rights Watch, che ha anche chiesto alle Nazioni Unite un approccio più attivo.

Miliband, la cui organizzazione, l’IRC, sta offrendo personale medico e altri aiuti alle zone sotto il controllo dell’opposizione, ha detto: “I funzionari delle Nazioni Unite affrontano dilemmi difficili in cui sono messi al confronto dal governo siriano con ultimatum e minacce. E’ dovere degli Stati membri dell’ONU, in particolare quelli del Consiglio di Sicurezza, di alzarsi in piedi e sostenere i funzionari delle Nazioni Unite per mettere al primo posto le vite dei civili nelle aree controllate dal governo dei ribelli, così come in quelle controllate dal regime”.

Originale: http://www.theguardian.com/world/2014/apr/28/legal-experts-urge-united-nations-ignore-assad-ban-aid-syria-rebels