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In Siria, i bambini stanno morendo di bronchite: EMERGENZA RACCOLTA DI MATERIALI

6 Feb

baby 1RACCOLTA DI FARMACI URGENTI PER L’OSPEDALE ATAREB IN SIRIA (Tra Idleb e Aleppo) DOVE UNA PANDEMIA DI BRONCHITE MORTALE STA DECIMANDO I BAMBINI.

IL PUNTO DI RACCOLTA E’ :
MOSCHEA CASCINA GOBBA – Via Padova 366 – 20100 Milano
VI PREGHIAMO DI INDICARE SUL PACCO, OLTRE ALL’INDIRIZZO, ANCHE LA DICITURA : “Per Ospedale Atareb, Syria”.

La lista del MATERIALE E DEI FARMACI è la seguente:

MACCHINARI
Respiratore Hamilton
Pompe di infusione
Macchina emogas sangue arterioso con cassette (Arterial blood gas machine with cassettes)
Ion analizzatori
ATM secretions

FARMACI
Salbutamolo (o albuterolo)
Cortivet
Adrenalina
Serum salin (soluzione salina?)
Serum mix
Dexa
Antibiotici (per patologie respiratorie e bronchiali)
Small handle O2 generators
Macchine per aerosol (nebulizzatori)
Sachin devices.
Aghi cannule gialli per bambini

BABYLAC PRE MILK – LATTE PER BAMBINI NATI PREMATURI

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Dalla pagina di Mohammad Almaksour
Silent Death of Children
Atareb Hospital-
Last week three children died because of a disease called Inflammation bronchiolitis.
The manger of Atareb Hospital, Dr. Abdulrahman Obied has stated that 2000 patients have been infected with this deadly disease and all of the affected are children under one year. 20 dangerous cares were moved to Turkish Hospitals.

baby 2La morte silenziosa dei bambini nell’Ospedale Atareb in Siria (zona tra Idleb e Aleppo) L’articolo ci informa che c’è una grave crisi in atto che sta colpendo senza tregua i bambini più piccoli. La settimana scorsa, sono morti 3 a causa della Bronchite, e molti altri sono in condizioni precarie. Il Direttore dell’Ospedale Dr. Abdulrahman Obied ha dichiarato che 2000 dei suoi pazienti sono affetti da questa malattia e che tutti i bambini che ne soffrano hanno meno di un anno. 20 casi particolarmente gravi sono stati trasferiti in convogli disperati verso la Turchia nel tentativo di salvarli, siccome qui mancano molte cose.

 

Basta con il silenzio – sostenete i rifugiati palestinesi in Yarmouk

27 Gen

Yarmouk refugee campSCRITTO DA Mariam Barghouti, tradotto da Mary Rizzo

Il caso dei rifugiati palestinesi è un argomento prioritario quando si parla della Palestina e della sua liberazione.

Tuttavia, sembra che quando i rifugiati palestinesi sono assediati e macellati in Siria ci sia un silenzio allucinante verso di loro. Il campo profughi di Yarmouk a Damasco è stato sotto assedio per quasi 550 giorni e lo è tutt’ora. Oltre 1.020 palestinesi sono morti nel campo per via della tortura nelle carceri del regime, a causa di esecuzioni e bombardamenti. Ogni morte atroce, e ogni gemito hanno come eco il silenzio. Di quelli che sono morti, oltre 200 sono morti come risultato diretto dell’assedio, e il numero dei morti non dà segno di fermarsi.

Mentre vi è un sentimento lamentoso riguardo ciò che sta accadendo ai profughi palestinesi in Siria; quando veniamo implorati di agire, i nostri difetti sono rivestiti sotto l’emblema della complessità e delle polemiche. Noi troviamo delle guistificazioni per questo assedio grottesco con proclami del tipo “Ma ricorda, il regime ha sostenuto la resistenza palestinese”, o che ci sono “troppi fattori in questo conflitto perché noi prendiamo una vera e propria posizione di parte.” Come il regime fece finta di estendere un braccio ai palestinesi mentre li macellava con l’altra impunemente. Ci sono stati “molti fattori” in tutte le situazioni di oppressione, ma siamo riusciti a prendere posizione contro di loro!

Confondere la situazione per potere giustificare l’oppressione fornisce al regime oppressivo ulteriori opportunità di continuare nei suoi crimini. Mentre tentiamo di razionalizzare le intenzioni di coloro che opprimono i residenti del campo, lo facciamo a scapito delle loro vite.

yarm 2Sembra che quando si parla del diritto di ritorno e dei profughi palestinesi, la maggior parte degli sforzi sono diretti verso un selezionato gruppo privilegiato. Forse è a causa della loro capacità di avere una piattaforma per esprimere le proprie opinioni e richieste. Allo stesso tempo, le voci dei profughi che soffrono dell’oppressione imposta ai campi in Libano o in Siria sono stati quasi silenziati. Questo dovrebbe indurci a riconsiderare il nostro punto di vista, come palestinesi. Per chi stiamo combattendo se mettiamo a tacere coloro dei cui nomi parliamo?

Quando i palestinesi in Siria hanno fatto appello alla comunità internazionale e proposto le loro richieste di porre fine all’assedio e la creazione di un percorso sicuro per uscire, si sono trovati di fronte a un silenzio, che continua ad estendersi oltre un anno e mezzo. Oltre al fallimento della comunità internazionale nel mostrare il sostegno, i palestinesi stessi hanno fallito nel fornire solidarietà per i fratelli che resistono alla crudeltà diffusa dal conflitto in corso.

Accanto al nostro silenzio verso la Siria e Yarmouk, nonostante la lotta e la forza contundente del conflitto, sia siriani che palestinesi all’interno del campo continuano a esprimere la loro solidarietà con le lotte in tutto il mondo e con la Palestina.

C’è una discrepanza tra lamentare una mostruosità ed esprimere sinceramente una solidarietà attiva attraverso il tentativo di mettere pressione sul governo e coloro che sono coinvolti nella distruzione di Yarmouk e altri campi in Siria.

Una volta acclamato come la capitale dei profughi palestinesi, Yarmouk ora è stato mezzo svuotato e assediato, mentre il numero dei suoi abitanti diminuisce di fronte alla morte. Prima del conflitto, Yarmouk aveva una popolazione di più di 1.000.000 persone, di cui 148.500 erano rifugiati palestinesi registrati presso le Nazioni Unite. Oggi, solo 18.000 rimangono nel campo alle prese con l’assedio e l’arduo compito di rimanere in vita.

Sono le nostre carenze, come parte della comunità internazionale, ma più in particolare come palestinesi di cui si parlerà quando questo asseidio macabro sarà finito. Non è il momento di sentirsi impotenti, piuttosto è il momento di prendere una posizione attiva contro l’ennesima ingiustizia commessa contro i palestinesi.

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Quelli nel campo hanno supplicato per un aiuto i palestinesi al di fuori e la comunità internazionale ad infinitum. Se continuiamo a prolungare il nostro silenzio, stiamo prendendo un ruolo attivo nel sostenere l’assedio; quindi anche noi siamo complici di questa ingiustizia.

E’ di vitale importanza esporre non solo l’assedio, ma i colpevoli responsabili per le mostruosità in corso. Il Fronte Palestinese per la Liberazione della Palestina – Comando Generale e altri hanno assistito il regime Assad, il carnefice primario dell’assedio del campo. Fino ad oggi, molti sforzi per rimuovere l’assedio sono stati ostruiti a causa della nostra incapacità di esprimere il nostro sostegno al popolo del campo e contestualmente la nostra inettitudine di divulgare chi siano i criminali responsabili.

Omettere tali fatti, e ignorare i colpevoli di questo scenario è agire sotto la bandiera della solidarietà attraverso la neutralità. In sostanza, si può rompere il nostro silenzio dell’assedio pur rimanendo complici nel convalidare l’oppressione tirannica sopportata dai palestinesi e dai siriani attraverso la nostra negazione dei perpetratori di questa ingiustizia calamitosa.

Nello stesso modo in cui memorizziamo risoluzioni delle Nazioni Unite per promuovere la causa palestinese, mentre parliamo dei resti delle case dalla Nakba, come ribadiamo storie tramandate dai nostri nonni sul loro esilio e le loro speranze di ritornare, come ululiamo la resistenza e gli sforzi per ricostruire villaggi palestinesi distrutti, dobbiamo chiederci: qual è il punto del lottare se molti di loro ritorneranno solo come fantasmi?

 

Sull’autrice:

Mariam Barghouti è una traduttrice palestinese e giornalista, e una studentessa all’università di Bir Zeit.

Originale: http://mondoweiss.net/2015/01/palestinian-refugees-yarmouk

SOS YARMOUK!!!!!!

26 Gen

yarmouk graphicSCRITTO DA MUSAAB BALCHI, tradotto da Fiore Sarti
YARMOUK CAMP, Siria – “Questo grafico fornisce informazioni sulla situazione a Yarmouk, il campo palestinese in Siria. Il grafico di per sé ha numeri e informazioni terrificanti per descrivere che cosa sta succedendo, è un disastro.
Vorrei sottolineare alcuni fatti che non possono essere incluse nel grafico.

Yarmouk è occupato dal fronte Alnusra, che è l’ala militare di Al Qaeda in Siria. Nel sud est di Yarmouk l’ISIS sta cercando di prendere il campo ad Alnusra. In realtà, hanno già preso una parte del territorio Yarmouk.

Nel frattempo, il regime siriano circonda Yarmouk per farlo tornare sotto al suo controllo, e non permette che alcun cibo entri nel campo. Ha lasciato entrare solo un numero limitato di scatole di aiuto, ma per più di un mese non è stato permesso altro. Il regime ha anche tagliato completamente la fornitura di acqua a Yarmouk e fa uso quotidiano di razzi lanciati sul campo.

Alnusra, che si trova all’interno di Yarmouk, aveva già ucciso 3 persone in pubblico con l’accusa di offese a dio. Inoltre, essi sono sospettati fortemente per l’uccisione di oltre 14 attivisti non violenti nel tempo passato.
Una settimana fa, ho parlato con il mio amico dentro Yarmouk. Ha detto che non si può nemmeno dare un’occhiata dalla finestra per paura che qualcuno lo uccida!

Aeham Ahmad il pianista è stato minacciato di taglio delle le dita se continua a fare i suoi spettacoli in pubblico.

La scorsa settimana, 2 persone, uno dei quali un bambino di solo alcuni mesi, sono morti a causa della fame.

Nello stesso periodo sono morti, un anno fa, 150 persone a causa della fame. Ora, la fame è quasi la stessa di quella volta. Inoltre, non ci sono acqua, forniture di medicina, ma solo razzi, scontri, ISIS, e Alqaeda.

Dobbiamo fare qualcosa prima che la fame mortale diventi un fatto concreto! Abbiamo bisogno del vostro aiuto! Io sono pronto a far parte di tutto ciò che si desidera fare a tale proposito. Pronti a lavorare insieme per fare qualcosa! Io non posso fare nulla da solo. Le Persone innocenti stanno chiedendo il nostro aiuto.

NOTA:
Yarmouk Camp è dove ho vissuto fino a giugno 2013, e il luogo da cui sono stato costretto a partire perché sono stato minacciato prima dell’assedio totale. Se non fosse stato per quelle minacce, sarei ancora all’interno del campo, insieme alle migliaia di persone che sono assediate ora.

I palestinesi in Siria lottano per il pane e l’auto-rappresentanza

22 Dic
Manifestanti palestinesi in solidarietà con i palestinesi in Yarmouk. Demotix/Mahmoud Essa. All rights reserved.

Manifestanti palestinesi in solidarietà con i palestinesi in Yarmouk. Demotix/Mahmoud Essa. All rights reserved.

di Céline Cantat. Open Democracy 5/12/2014. Traduzione di Claudia Avolio.

In un recente articolo pubblicato da Russia Today e ripostato su siti solidali verso la Palestina, Sharmine Narwani offre una versione della situazione dei palestinesi in Siria considerevolmente diversa da quella descritta da numerosi rifugiati siro-palestinesi.

Nel suo articolo, Narwani descrive la popolazione palestinese come infinitamente grata al regime, che non avrebbe mai fallito nel sostegno alla lotta palestinese. I rifugiati palestinesi in Siria – piuttosto che avere una propria rappresentanza politica e guardare ai propri interessi rispetto alla crisi che colpisce il Paese in cui hanno vissuto per oltre 60 anni – avevano un solo motto politico: “neutralità”. Dichiara inoltre che “ribelli islamici” avrebbero sfidato questa neutralità invadendo quartieri palestinesi e obbligando i rifugiati ad imbracciare le armi.

L’autrice presenta i palestinesi in Siria come un blocco omogeneo, che parla con una sola voce – cioè quella dei loro leader politici, che sono le principali fonti nel suo articolo. Tralascia sia la diversità della comunità politica palestinese che – punto più importante – il modo in cui il regime siriano ha coltivato il conflitto tra le fazioni palestinesi sin dagli anni ’70, per meglio garantire la sua presa egemonica sulla regione.

Nel 1976 Hafez al-Assad disse a Yasser Arafat: “Non c’è alcun popolo palestinese, non c’è alcuna entità palestinese, c’è solo la Siria… Siamo dunque noi – le autorità siriane – ad essere i veri rappresentanti del popolo palestinese”. Kissinger, grande ammiratore di Hafez al-Assad, spiegò che “ad Assad non piaceva il PLO perché uno Stato palestinese indipendente avrebbe sconvolto il suo obiettivo strategico a lungo termine: quello di una Grande Siria”.

Narwani cita diversi rappresentanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (FPLP-CG) guidato da Ahmad Jibril. Il FPLP-CG è un alleato storico del regime siriano, che lo sostiene in termini materiali e logistici. Nel 1976, quando l’esercito siriano permise alle milizie libanesi cristiane di uccidere migliaia di combattenti del PLO e di civili palestinesi nel corso dell’assedio di Tel al-Zaatar, il FPLP-CG gli rimase leale. In modo simile, nel corso della guerra nel campo degli anni ’80, il FPLP-CG prese le parti del regime siriano del Baath e assassinò numerosi combattenti del PLO in suo nome.

In seguito alla sconfitta della rivoluzione palestinese, il FPLP-CG aiutò il regime siriano arrestando e detenendo combattenti del PLO entrati in Siria. La fazione continua a sostenere il regime siriano ancora oggi, pattugliando i campi palestinesi in Siria e fornendo intelligence riguardo la popolazione locale. L’autrice cita anche As-Sai’qa e Fatah el-Intifada, rispettivamente la branca palestinese del partito siriano Baath e un gruppo di dissidenti rispetto a Fatah di Yasser Arafat incoraggiati dal regime siriano  a formare il proprio gruppo, che lo stesso regime sostiene e controlla da vicino.

Narwani cita poi diversi funzionari dell’Esercito Palestinese di Liberazione (PLA) che secondo dei siro-palestinesi “non ha più nulla a che fare col liberare la Palestina”. Istituitosi in origine in diversi Paesi arabi, si è mobilitato raramente e sempre per ordine del regime siriano per fornire supporto al suo esercito nel corso delle guerre libanesi. Kissinger suggerì che era in pratica “una branca dell’esercito siriano”, che Hafez al-Assad poteva usare per rinforzare il suo ascendente sul Libano e destabilizzare il PLO.

Nel PLA esiste una unità priva di personale sin dal 1983. Quell’anno, mentre i combattimenti imperversavano in Libano, il regime siriano ordinò ai giovani coscritti del PLA di sparare ai combattenti del PLO rifugiatisi nel campo palestinese di Beddawi, nel nord del Paese. I coscritti si rifiutarono: dei soldati siriani gli spararono sul posto, tutti. L’unità resta, ma da allora è rimasta senza personale.

Quando, in seguito agli accordi di Oslo, venne istituita l’Autorità Palestinese, il resto delle branche del PLA nei Paesi arabi si dissolse eccetto in Siria, dove venne posto sotto il diretto comando dell’esercito siriano. Dalla fine della guerra libanese, il PLA non si è mobilitato in alcuna azione per liberare la Palestina.

Ad ogni modo, è stato di recente chiamato a rapporto dal regime siriano perché proteggesse siti strategici. Le unità del PLA sono state poste a Adra, sud di Damasco, per impedire a gruppi armati d’opposizione di avanzare verso la capitale. Altre unità sono state inviate a Harran al-Awamid, dove proteggono un impianto elettrico. I giovani palestinesi obbligati a fare il servizio militare pagano un alto prezzo: i disertori vanno incontro alla morte e a ritorsioni verso le proprie famiglie.

Ancora prima dell’inizio della rivolta in Siria, queste organizzazioni avevano perso gran parte della loro credibilità tra la popolazione palestinese nel Paese. Sin dal 1982, il disimpegno della comunità dalla politica di partito è andata crescendo, allargando la forbice tra leadership politica e rifugiati. Una gran parte dei palestinesi in Siria rese chiaro il proprio malcontento ritirando dalle fazioni palestinesi la propria partecipazione.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbash (da non confondersi con il FPLP-CG che se ne distaccò per schierarsi dalla parte siriana nel 1968) aveva storicamente mantenuto una posizione intermedia nel panorama politico palestinese, assicurando un equilibrio tra le fazioni. Ma dopo la morte di Abu Ali Mustafa nel 2001 – successore di George Habbash – il FPLP si era indebolito, anche in seguito agli arresti in Palestina dei due prossimi leader, Ahmad Saadat e Abdelrahim Maluh.

Di conseguenza, negli anni 2000 Maher Taher – nuovo leader del FPLP in Siria – si avvicinò al regime siriano e a Hamas. Il segretario dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, venne allora ospitato e pienamente supportato da Damasco. Maher Taher ha preso le distanze da Hamas solo in seguito al disaccordo tra il partito islamico e Bashar al-Assad, come risultato del sostegno di Hamas verso la rivolta siriana.

Narwani cita Maher Taher come se rappresentasse i palestinesi in Siria. Tuttavia, rifugiati palestinesi arrabbiati lo cacciarono dal cimitero di Yarmouk quando provò a presenziare i funerali dei giovani uccisi dall’esercito israeliano nel Golan il 5 giugno 2011 – giornata che Narwani descrive in modo inaccurato.

La storia iniziò alcuni mesi prima. Attivisti palestinesi, incoraggiati dalle rivolte arabe, si erano rivolti ai rifugiati palestinesi in Egitto, Giordania, Libano e Siria perché organizzassero manifestazioni davanti al confine con Israele nei loro rispettivi Paesi per il 15 maggio – il giorno della commemorazione della Nakba (“catastrofe” in arabo, in riferimento alla creazione dello Stato di Israele e l’esilio di migliaia di palestinesi dalla loro terra natia).

Il regime siriano decise di permettere l’evento, per restaurare la propria immagine di “campione della resistenza contro Israele” e distrarre l’attenzione da ciò che stava avvenendo all’interno della Siria. Ma quando i palestinesi giunsero nel Golan, di cui una parte fu conquistata da Israele nella guerra del 1967, il regime non poteva immaginare la piega che gli eventi avrebbero preso.

Questo tipo di manifestazione si limita di solito a qualche discorso e foto di leader di fazioni e alcuni membri del partito Baath. Stavolta, infiammati dagli eventi in tutto il mondo arabo ed esasperati dalla situazione in Siria, un gruppo di giovani palestinesi attraversò la zona militare siriana puntando al confine israeliano.

In centinaia li seguirono. Raggiunsero l’altro lato, prendendo di sorpresa l’unica pattuglia israeliana sul posto. Furono chiamati rinforzi per il lato israeliano e soldati aprirono il fuoco sulla folla, uccidendo quattro palestinesi e ferendone altre decine. I leader delle fazioni palestinesi, accompagnati dai loro bodyguard e da alcuni combattenti, non fecero nulla per evitare l’uccisione di civili palestinesi.

Ciò che davvero sorprese i palestinesi quel giorno non fu il fatto che Israele sparò contro di loro. Fu semmai scoprire che la strada verso il confine e verso la Palestina non era – come il regime aveva sempre dichiarato – cosparsa di mine. L’unico ostacolo tra i rifugiati e la Palestina erano le bugie del regime siriano.

In seguito a questo tragico episodio, delle fazioni palestinesi – in particolare il FPLP-CG – decise di organizzare un evento simile per il 5 giugno, giorno della commemorazione della Naksa (la sconfitta araba del 1967). Questa proposta accese discussioni infervorate nei campi, soprattutto a Yarmouk. I palestinesi si ritrovarono davanti ad una domanda inaspettata e senza precedenti: questo invito poteva condurli alla terra natia o era una trappola che li avrebbe condotti alla morte? Ora sapevano che il confine era aperto dalla parte siriana. Ma l’esperienza del 15 maggio aveva loro anche insegnato che le fazioni palestinesi non li avrebbero difesi.

La sera del 4 giugno, il regime annunciò ufficialmente che l’evento era stato cancellato. Ma il giorno dopo, pullman allestiti dal regime siriano e dal FPLP-CG erano fermi all’entrata del campo. Gruppi di giovani palestinesi di Yarmouk furono portati come da programma nel Golan. Al loro arrivo, si resero conto con sorpresa che Anwar Raja, a capo delle pubbliche relazioni del FPLP-CG (anch’egli intervistato da Narwani) li stava aspettando con giornalisti e reporter di diversi canali siriani ufficiali. Raja si lanciò in un’arringa riguardante la “vera resistenza”, dicendo che l’unica vera battaglia che invitava a sacrificarsi era la lotta contro Israele. Quel giorni, altri 25 giovani palestinesi furono uccisi e 350 feriti. Né Anwar Raja né i suoi bodyguard si diressero da alcuna parte vicina al confine, né difesero i loro compatrioti palestinesi.

Queste furono le ragioni della rabbia palestinese che li condusse a cacciare Maher Taher dal cimitero quando i funerali si stavano svolgendo. Questa stessa rabbia poi condusse la folla agli uffici del FPLP-CG dove residenti del campo intendevano ritenere responsabili i leader della fazione. Lì trovarono ad aspettarli le mitragliatrici dei combattenti di Ahmad Jibril, colui che diede l’ordine di aprire il fuoco sulla folla, il che risultò nell’uccisione di diversi manifestanti.

Incontrando una tale, sanguinosa repressione, la rabbia dei manifestanti si alimentò ancora di più e, a dispetto dei proiettili del FPLP-CG, iniziarono a invocare “la caduta delle fazioni” (el sha’ab yourid esqat el fasa’il). Appropriandosi dello slogan della rivoluzione araba, la gente di Yarmouk intravvide la possibilità della propria rivolta. Protetto dai suoi bodyguard armati, Ahmad Jibril scappò, lasciando dietro di sé tre dei suoi combattenti che vennero calpestati dalla folla mentre questa si faceva a tutti i costi largo per aprire le porte, giungere agli uffici e darli alle fiamme.

Nei mesi seguenti, il FPLP-CG rafforzò le sue operazioni di sicurezza nei campi. Solo a Yarmouk, oltre 1000 palestinesi furono arrestati ed interrogati dal braccio palestinese dei servizi di sicurezza siriani. Il FPLP-CG iniziò anche ad armare i suoi sostenitori nel campo, nonostante la riluttanza di altre fazioni palestinesi. Non ci volle molto perché milizie del FPLP-CG apparissero nel campo. Sostenevano le operazioni dell’esercito siriano nelle aree confinanti, come Tadamon e Hajr al-Aswad. Fermarono ed uccisero persone che percepivano come nemici. Derubarono anche molti negozi ed abitazioni.

Nel corso dell’estate durante la quale Narwani visitò Yarmouk per la prima volta, diverse bombe caddero sul campo. Nessuno sapeva con certezza da dove provenissero. Ma quando l’aereo militare MiG prese a bombardare il campo il 16 dicembre 2012, prendendo di mira edifici civili come ospedali, scuole e moschee, fu chiaro che erano pilotati e controllati da ufficiali dell’esercito siriano. Questo intenso bombardamento forzò molta della popolazione di Yarmouk a scappare tra il 16 e il 17 dicembre. In seguito a questo esodo di massa di palestinesi, tra cui combattenti del FPLP-CG, gruppi armati entrarono a Yarmouk dalle zone vicine. Non si trovarono neanche a dover combattere: il campo era già mezzo vuoto.

Dopo l’arrivo di gruppi d’opposizione a Yarmouk, il regime siriano stabilì un checkpoint all’entrata del campo, di lì a poco conosciuto in Siria come uno dei più pericolosi di tutto il Paese. Il checkpoint la mattina era aperto e la gente poteva attraversarlo finché uno dei cecchini del regime posizionati lì vicino cominciava a sparare sui passanti. Questo era il segnale che la via non era più sicura. Il checkpoint restava poi chiuso per il resto della giornata.

Quando usavano quest’unico punto di passaggio, le donne erano spesso vessate dai soldati, e molte persone – soprattutto giovani uomini – venivano arrestati. I palestinesi mi hanno detto come, per attraversare il checkpoint dalla rotonda che segna l’inizio del campo, si muovevano in gruppi, in strette file e zigzagando di continuo per evitare di essere colpiti dai cecchini: “Sentivamo la morte avvicinarsi ad ogni passo”. Tuttavia dovevano lasciare il campo in cui il cibo stava diventando sempre più scarso. I soldati avevano limitato la quantità di pane che ogni abitante poteva portare dentro con sé a una sola busta. Le famiglie non erano più in grado di nutrire i propri figli.

Nel luglio 2013, il regime sigillò ermeticamente il campo, su cui venne imposto un inflessibile assedio. Col pretesto di obbligare i combattenti nemici ad uscire, la popolazione venne circondata. La gente fu lasciata senza cibo né medicine e per settimane senza acqua potabile. Decine di persone sono morte per gli effetti dell’assedio – soprattutto bambini, donne ed anziani. A mantenere l’embargo è solo il regime. E solo il regime è responsabile delle morti che ne sono risultate. Malgrado ciò, nel suo articolo Narwani non giudica nulla di tutto questo come da menzionare, nonostante gli echi delle guerre medievali che ce ne giungono e l’ineguagliabile crudeltà che riflette.

Quando descrive le difficoltà incontrate dalle agenzie umanitarie nel tentativo di distribuire aiuti alimentari a Yarmouk, Narwani non fa riferimento al fatto che il campo è sotto assedio. Non spiega che il regime siriano controlla l’entrata principale al campo, la più vicina a Damasco, e che quindi solo il regime può decidere di lasciar passare i convogli umanitari.

Il portavoce dell’UNRWA Chris Gunness nel gennaio 2014 ha spiegato che “quando le autorità siriane hanno finalmente permesso all’UNRWA di distribuire aiuti a Yarmouk, l’hanno obbligata ad usare l’entrata sud. Ciò significa che il convoglio ha dovuto attraversare 20 km in un’area di intenso conflitto armato in cui molti dei gruppi armati d’opposizione – tra cui i gruppi jihadisti più estremisti – avevano una forte presenza”. Gunness ha aggiunto: “Citando preoccupazioni legate alla sicurezza, le autorità siriane non hanno permesso all’UNRWA di passare per l’entrata nord di Yarmouk, che era sotto il controllo del governo ed era considerata molto più accessibile e relativamente meno rischiosa”.

Ci si può legittimamente chiedere quali problemi di sicurezza possano giustificare l’invio di un convoglio umanitario in una zona di intenso conflitto. A meno che, certo, la volontà del regime di distribuire aiuti umanitari agli abitanti assediati ed affamati di Yarmouk fosse in realtà una finta.

I residenti del campo hanno raccontato una storia molto diversa da quella che Narwani ha ottenuto parlando con gli alleati del regime siriano:

“Gli aiuti non sono entrati. Eravamo tutti presenti, gruppi di civili del campo. Quello che è successo è che il regime siriano e la gente di Jibril (Ahmad Jibril del FPLP-CG) hanno iniziato uno scontro per evitare che gli aiuti avessero accesso al campo. Non avevamo né militanti né armi. E la gente  presente, come potete vedere, erano tutti civili, nessuno di noi possiede armi. Quindi hanno iniziato questo scontro prendendo a dire “Ci sono persone dei vostri che ci stanno sparando”. Nessuno di noi stava sparando. Siamo qui solo per prendere gli aiuti per le persone. Insomma hanno dato vita a questo scontro e ci hanno sparato tre missili da un carrarmato – noi non abbiamo carriarmati – tre missili di carrarmato sono stati sparati contro di noi. E gli uomini hanno svolto riprese del luogo in cui il missile del carrarmato è stato sparato. Hanno fatto questo per inasprire l’assedio sul campo. Ed è l’uccisione dei palestinesi e di quest’area”.

Nel tentativo di porre fine a questa carestia organizzata, una delegazione dell’Autorità Palestinese è alla fine entrata a Damasco per negoziare la possibilità di portare cibo nel campo. Il regime siriano ha fatto finta di essere d’accordo di far entrare 2 camion dell’UNRWA, ma questo convoglio irrisorio è stato fermato da un gruppo di shabbiha (civili pagati che operano come paramilitari del regime) prima che potesse raggiungerne i beneficiari. I negoziati si sono trascinati, ma l’Autorità Palestinese non è mai riuscita a garantire sostegno umanitario ai palestinesi di Yarmouk.

I palestinesi di Siria sono stati davvero tirati dentro il conflitto siriano. Sono rimasti vittime delle manovre del regime dittatoriali e dei suoi alleati. Più che mai, si ritrovano ora orfani del mondo arabo, traditi dai loro leader politici, presi nella morsa tra proiettili israeliani, quelli del regime siriano e quelli delle fazioni palestinesi alleate. Questo non può che ricordarci la situazione dei siriani che, dopo oltre tre anni dall’inizio della loro rivolta, si ritrovano presi tra il regime sanguinario e gruppi estremisti ugualmente brutali.

Nel momento in cui ciò viene scritto, i colpevoli sono ancora a piede libero e i loro crimini contro le popolazioni siriana e palestinese in Siria continuano.

Originale in inglese: https://www.opendemocracy.net/arab-awakening/c%C3%A9line-cantat/palestinians-in-syria-struggle-for-bread-and-agency

Assad espelle gruppi di Aiuti Umanitari mentre la Siria muore di fame

30 Mag
Assediere ed Affamare, la strategia del regime.

Assediare ed Affamare, la strategia del regime.

SCRITTO DA EMMA BEALS, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Dato che la situazione umanitaria all’interno della Siria si fa sempre più disperata, una ONG di primo piano rivela che il governo lo ha vietato di distribuire cibo e acqua alle zone controllate dai ribelli, come rappresaglia.

La situazione degli aiuti in Siria, terribile fin dall’inizio della guerra civile, ha raggiunto un nuovo, disperato apice a maggio, con le forze governative che affamano gli abitanti di Homs per forzare un cessate il fuoco; l’ONG Mercy Corps ha rivelato nell’ultima settimana che il regime di Assad aveva cacciato gli operatori da Damasco come rappresaglia, per il lavoro del gruppo in aree controllate dai ribelli. Le Nazioni Unite hanno anche ammesso pubblicamente di essere state minacciate di espulsione imminente dalla capitale, se si cercava di portare aiuti nel resto del paese devastato dalla guerra.

Cassandra Nelson, un direttore di Mercy Corps, ha detto al Daily Beast che il gruppo ha lasciato la capitale del paese “a seguito di una richiesta da parte delle autorità governative siriane a cessare la fornitura di assistenza umanitaria di là delle frontiere nelle zone non controllate dal governo, all’interno della Siria. Le autorità governative siriane hanno informato che Mercy Corps non poteva più operare da Damasco se non cessasse questo tipo di operazioni.”

L’ONG ha scelto di lasciare Damasco, piuttosto che abbandonare il suo programma ad Aleppo, dove sostiene di voler consegnare a 1,7 milioni di siriani “farina per panifici per assicurarsi che le famiglie abbiano accesso al pane quotidiano”, ha detto Nelson, così come “coperte, vestiti, kit di sopravvivenza per l’inverno, articoli per l’igiene, acqua e forniture igienico-sanitarie”.

Annunciando la sua espulsione, Mercy Corps è la prima ONG internazionale a rompere il silenzio sulla dimensione e la portata delle operazioni nel nord della Siria.

La maggior parte dei gruppi di aiuto restano in silenzio per paura di compromettere la loro capacità di operare in zone controllate dal governo come Damasco. Nel corso del conflitto, ormai al suo quarto anno, le ONG hanno operato nel nord del paese sotto un velo di segretezza, camminando sul confine a basso profilo senza entrare in questioni politiche ed operative, per assicurarsi la possibilità di fornire aiuto ad alcuni dei 9 milioni di persone in disperato bisogno all’interno della Siria.

Almeno 30 ONG internazionali stanno operando nel nord della Siria in questo modo, secondo Dominic Bowen, coordinatore del Forum delle ONG a Gaziantep.

Quel silenzio intorno alle operazioni nel nord ha permesso la valutazione e il monitoraggio dei bisogni umanitari, nonché il coordinamento e la raccolta di fondi vitali, difficile per le ONG che operano nella zona. Il Forum delle ONG è stato istituito in parte per colmare le lacune nella risposta umanitaria, normalmente attuata dalle Nazioni Unite.

Le Nazioni Unite si sono viste le mani legate nel fornire aiuti umanitari all’interno della Siria. Giovedì, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà per discutere la mancanza di progressi sulla risoluzione 2139, che cerca di consentire l’accesso umanitario a tutte le persone bisognose nel conflitto di Siria. La risoluzione, approvata nel mese di febbraio, ha chiesto a tutte le parti belligeranti di consentire ai gruppi umanitari di amministrare gli aiuti attraverso linee del fronte e i confini. Ma il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon, ha recentemente pubblicato un rapporto che ha dipinto un quadro di non conformità. “Le parti in conflitto, in particolare il governo della Siria, continuano a negare l’accesso all’assistenza umanitaria in maniera del tutto arbitraria e ingiustificabile”, ha detto, invitando il Consiglio di Sicurezza ad “agire per affrontare queste flagranti violazioni dei principi fondamentali della diritto internazionale”.

Il portavoce della missione del Regno Unito alle Nazioni Unite ha detto al Daily Beast che le violazioni sono “inaccettabili” aggiungendo, “che è diventato chiaro che avremo bisogno di intraprendere ulteriori azioni in risposta alla mancanza di conformità dalla Siria”. Due fonti di UNSC stati membri hanno confermato che ulteriori azioni da parte del consiglio sono imminenti.

Ma questa audace retorica sembra improbabile che si traduca in azione immediata. Un portavoce dell’Onu ha detto che l’attività di aiuto è stata “più difficile che in qualsiasi altro conflitto” e che “i bisogni sono molto, molto più grandi di quanto siamo in grado di fare.”

In un rapporto delle Nazioni Unite in materia di aiuti transfrontalieri, ottenuto dal Daily Beast, la strategia principale delle Nazioni Unite sembra essere la continuazione dello status quo. Il rapporto, scritto nel mese di aprile, esamina le possibili opzioni per il lavoro di fornitura di aiuti transfrontalieri, ma, in mancanza di approvazione del governo per l’utilizzo dei valichi di frontiera nel nord, sembra possibile consentire alle ONG che attualmente lavorano nella zona a continuare il loro lavoro con la facilitazione supplementare dalle Nazioni Unite, ove possibile, ad esempio in attività di lobbying per l’accesso al confine, attraverso una supplementare diplomazia.

Il rapporto rivela anche la mancanza di equivalenza tra problemi di accesso nelle zone controllate dal governo del paese e nelle aree controllate dai ribelli, affermando che molti dei gruppi ribelli più grandi nel territorio Aleppo e di Idlib, hanno un track record di cooperazione con gli sforzi per gli aiuti umanitari.

Ad alcune piccole spedizioni di aiuti è stato recentemente permesso di entrare in Siria. Un portavoce dell’Onu ha detto che 73 missioni cross-line sono state intraprese durante il conflitto, tra cui uno la settimana scorsa dal CICR, che opera esclusivamente in zone controllate dal governo del paese. Il CICR è anche riuscito a fornire aiuti nelle zone controllate dall’ISIS, nel nord-est del paese, in una missione approvata dal governo siriano in coordinamento con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana. Da parte dei gruppi sono state suggerite le aree di Manbij e Al-bab, che non avevano ricevuto aiuti per nove mesi, un reclamo contestato da un membro di una ONG che opera nel nord che stainvece trasportando su queste città, che non ha voluto essere citato di nome.

L’aiuto è stato fortemente politicizzato all’interno del conflitto. La campagna governativa, ‘Assediare e affamare’, in zone come la città vecchia di Homs e nei campi del Ghouta e di Yarmouk, ha punito collettivamente aree controllate dai ribelli per la loro fedeltà alla opposizione. Nel campo di Yarmouk, decine di residenti sono morti e, nonostante la risoluzione dell’ONU, l’UNRWA è stata in grado di fornire aiuti alimentari al campo assediato su base regolare. Il portavoce Christopher Gunness ha detto che l’Onu resta profondamente preoccupato per la situazione umanitaria disperata dei circa 18.000 civili intrappolati a Yarmouk, senza fine in vista del conflitto sanguinoso in Siria.

 

ORIGINALE http://www.thedailybeast.com/articles/2014/05/29/assad-expels-aid-groups-as-syria-starves.html

Piccola guida per i “simpatizzanti di Assad” che si auto-definiscono “pro-palestinesi”

7 Mag

SCRITTO DA NICOLE MAGNOONA GERVITZ, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

– Settembre Nero 1970: Hafez al Assad inviò carri armati in Giordania per sostenere i palestinesi contro l’Hascemita re Hussein. L’OLP vinse il sostegno popolare tra le masse arabe dopo che i regimi furono completamente screditati nel 1967 per mano di Israele. Re Hussein ordinò al suo esercito di attaccare le forze dell’OLP in Giordania a causa della sua politica dichiarata di volerlo rovesciare. Assad si rifiutò di inviare un forte sostegno militare siriano perché temeva un’altra guerra con Israele. Rifiutò di fornire copertura aerea ai carri armati siriani e furono costretti a ritirarsi in seguito al bombardamento da parte dei giordani.

Questo lasciò i palestinesi isolati, abbandonati, e diverse migliaia di loro furono massacrati dall’esercito di Hussein. Solo poche settimane dopo quel Settembre Nero, Hafez al Assad portò a termine il suo colpo di stato militare a Damasco.

 

– 1973: la Siria tentò di riprendere il controllo delle alture del Golan e fu un altro fallimento. Hafez al Assad si trovò a diventare la guardia di sicurezza di Israele per il confine settentrionale. Il colonnello Rafik Halawi, comandante druso della brigata di fanteria che fu distrutto dagli israeliani nel Golan, fu giustiziato sotto gli ordini di Hafez prima della guerra da un funzionario vicino. Il regime siriano sostenne che fu ucciso nella battaglia con Israele, e a chiunque fosse catturato fu imposto di non dire niente, minacciato con torture e prigionia.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

– 1976: Hafez al Assad sostenne i falangisti libanesi fascisti cristiani contro l’alleanza comunista libanese  – OLP, che si era formata in opposizione sia ai falangisti che alla tirannia baathista. L’invasione militare siriana del Libano nel 1976 fu approvata dagli USA. Tuttavia, l’alleanza libanese comunista – OLP spazzò via le forze di occupazione siriane nel giugno dello stesso anno. Due mesi dopo Hafez al Assad spezzò quella resistenza. I falangisti, sostenuti da Hafez al Assad, commisero un massacro di palestinesi nel campo profughi di Tal al Zaatar.

Con la benedizione della Lega Araba il governo siriano decise di allearsi con Israele per impedire la sconfitta dei falangisti. I campi palestinesi di Karantina e Tel al Zaatar furono assediati dall’esercito siriano, e 2.000 palestinesi furono uccisi.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

Una lettera aperta dalla resistenza palestinese fu diffusa quell’estate all’interno dei campi;

“Vengono utilizzate armi siriane – la maggior parte, purtroppo – contro il nostro accampamento, mentre i governanti di Damasco continuano a ripetere che sono qui in Libano per difenderci. Questa è una menzogna assassina, una bugia che ci fa soffrire più di qualunque cosa … Ma noi desideriamo informare che ci batteremo in difesa di questo campo con le nostre mani nude, anche se tutte le nostre munizioni e tutte le nostre armi saranno esaurite, e che stringeremo la cinghia in modo da non lasciarci uccidere dalla fame. Abbiamo deciso di non arrendersi e non ci arrenderemo … “

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni '80.

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni ’80.

– 1980: Nell’ambito della sua repressione feroce contro i dissidenti di sinistra, nel 1980 il regime di Hafez al Assad arrestò centinaia di attivisti sia del Partito d’Azione Comunista che del Partito comunista siriano, nel tentativo di soffocare le ultime voci di dissenso dopo che aveva schiacciato la Fratellanza Musulmana. Restarono i comunisti siriani a lavorare con un gruppo di dissidenti palestinesi, quello fu chiamato “Comitato Popolare Palestinese del campo profughi di Yarmouk”, nel governatorato di Damasco. Fu fondato nel 1983, ma fu costretto a sciogliersi due anni più tardi a causa della campagna di arresti di Hafez al Assad. 200 membri del Partito d’azione comunista furono arrestati dalle forze di sicurezza siriane nel 1986.

– L’OLP cominciò a incrinarsi nel 1983. Il colonnello Saed Abu Musa era rivale di Arafat e guidò una ribellione contro al Fatah nella valle del Bekaa. Abu Musa era stato un soldato professionista nell’esercito giordano prima di entrare nell’OLP.

Il regime siriano lo sostenne, fornendogli armi. Abu Musa e i suoi seguaci cacciarono gli uomini di Arafat da Tripoli, quell’estate. Quando un giornalista del Newsweek chiese a Yasser Arafat un commento riguardo l’ammutinamento, egli rispose: “Non mi chiedere di burattini e cavalli di Troia … Assad vuole la mia pelle. Vuole la resa palestinese, e non voglio dargliela.”

La maggior parte dei rifugiati palestinesi scelsero Arafat contro il fantoccio siriano, ma come conseguenza, Hafez cacciò via gli uomini di Arafat da Tripoli, e la resistenza palestinese fu depotenziata.

– Nella “guerra dei campi”, tra il 1985 e il 1988, Hafez al Assad reclutò il movimento sciita libanese Amal. In quel momento era in conflitto con Hezbollah, ed aprì il fuoco contro i palestinesi e Hezbollah contemporaneamente.

Libano: Tripoli è una città a maggioranza sunnita, con una minoranza alawita che ha fornito sostegno finanziario al governo siriano. Gli alawiti siriani furono posti nel Parlamento libanese interamente per lle pressioni di Damasco. Le leggi sulla naturalizzazione del Libano vennero completamente sovvertite.

I rifugiati palestinesi provenienti dalla Nakba del 1948, e durante il suo sequel nel 1967, che hanno vissuto nei campi profughi, non possono ottenere la cittadinanza libanese, ma agli alawiti siriani è garantito in qualsiasi momento.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

– 2000: Mentre Bashar al Assad elogiava la seconda Intifada, centinaia di palestinesi languivano nelle sue carceri. Attieyeh Dhiab Attieyeh, un palestinese di 30 anni, morì nel carcere di Tadmur all’inizio del 2000, a causa di negligenza medica. Era già molto malato quando fu trasferito a Tadmur nel 1996. Attieyeh era un membro di Fatah, la fazione guidata da Yasser Arafat, e fu arrestato nel 1989 nel sud del Libano prima di essere inviato in Siria.

– 2008: C’è una somiglianza tra il massacro di Hama del 1982 e Piombo fuso.

In entrambi i massacri, i minareti delle moschee sono stati distrutti dalle forze di occupazione, che hanno sostenuto che i minareti venivano utilizzati dai cecchini islamici. Non ci sono prove di ciò in entrambi i casi, ma c’è la prova del disgusto per l’Islam ortodosso espresso da entrambi i regimi.

– Maggio 2011: Rompendo l’assedio (del regime siriano) su Deraa, a pochi palestinesi dal campo di Yarmouk  è stato possibile consegnare alcune forniture mediche di cui si aveva disperatamente bisogno.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

– Nakba Day 2011: Centinaia di palestinesi provenienti dai campi profughi nei dintorni di Damasco furono inviati nella zona demilitarizzata che separa la Siria dalle alture del Golan. La sicurezza dei civili palestinesi non era la priorità. La recinzione fu violata e le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco, e una dozzina di palestinesi furono uccisi. Ci fu un secondo spargimento di sangue a giugno, nel Naksa Day, l’anniversario dello scoppio della guerra del giugno 1967. Un’altra decina di palestinesi furono uccisi. Questi fatti erano senza precedenti,  perché mai prima di allora il governo siriano aveva spinto centinaia di palestinesi sul Golan, in entrambi gli anniversari. Perché nel 2011? Per distogliere l’attenzione dal massacro in corso nelle strade siriane. Uno dei principali rami dell’intelligence siriana si occupa solo di questioni relative alla Palestina. E’ impossibile che l governo siriano non sapesse che una violazione della recinzione del Golan sarebbe costata tante vite palestinesi.

– Autunno 2011: Ghiyath Matar, un giovane di origini palestinesi che viveva nei sobborghi di Daraya di Damasco, utilizzò la strategia di distribuire rose e acqua alle forze di sicurezza alawite inviate dal regime per sparare sui manifestanti.

images (6)Ai primi di settembre del 2011 era morto. Il suo cadavere mutilato fu consegnato alla famiglia quattro giorni dopo il suo arresto. Diversi inviati americani hanno partecipato al suo funerale. Il portavoce del regime di Assad sostenne che una banda armata fu responsabile della tortura e della morte di Ghiyath, e questa è una mezza verità perché, dopo tutto, quella banda armata era inviata dal governo.

– Come risultato della campagna di repressione genocida di Bashar al Assad, Yarmouk è diventata la casa per un milione di profughi siriani sfollati entro la fine del 2011. Quando l’Esercito siriano libero guadagnò terreno nella periferia meridionale di Damasco, l’esercito siriano cominciò a colpire il campo mentre, allo stesso tempo, armava il pro-regime PFLP-GC. Mortai sono stati sparati sul campo da parte delle forze di Assad prima ancora che l’FSA vi mettesse piede.

– Estate 2012: paramilitari alawiti che vivevano a Nisreen, vicino a Yarmouk, aprirono il fuoco su una massiccia manifestazione anti-governativa, uccidendo dieci palestinesi, tra cui un bambino.

– Autunno 2012: L’FSA istituì una linea di alimentazione attraverso Yarmouk, a cui seguì una massiccia punizione collettiva per mano del regime: le forze governative siriane e le milizie alawite circondarono Yarmouk, e nell’ottobre del 2012 gli ingressi al campo furono aperti solo per due o tre giorni alla settimana. I civili portavano il peso della violenza; la fame, la malattia, e i bombardamenti indiscriminati. 

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei "pro-palestinesi" osservavo un totale silenzio.

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei “pro-palestinesi” osservavo un totale silenzio.

– Dicembre 2012: aerei militari del regime siriano bombardano una moschea a Yarmouk, che ospitava rifugiati siriani sfollati. Decine furono uccisi. Il pretesto per una tale atrocità era che l’FSA aveva nascosto alcune armi nel seminterrato della moschea.

– 2013: Khaled Bakrawi. un giovane siro-palestinese organizzatore di comunità e membro fondatore della Fondazione Jafra per il soccorso e lo sviluppo della gioventù, fu arrestato dalle forze di sicurezza statali alawite, nel gennaio del 2013, per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto a Yarmouk. A settembre i palestinesi di Yarmouk seppero che Khaled fu ucciso sotto tortura in un centro di detenzione a Damasco.

Khaled Bakrawi prese parte alla marcia di giugno nel Golan. Vedendo il leader del FPLP-CG, Ahmad Jibril, condurre il popolo nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, e sapendo cosa stava per accadere, cercò di dissuadere i suoi compagni palestinesi dal seguire gli ordini di Ahmad Jibril, ma inutilmente. Khaled fu costretto a guardare come le forze di sicurezza di Stato alawiti si rilassavano bevendo tè, mentre i soldati di occupazione israeliani scaricavano proiettili verso i suoi fratelli. Khaled prese due proiettili nella gamba.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Il giovane che fu definito eroe per i proiettili sionisti, sarebbe poi svanito nell’oblio dopo il suo assassinio per mano delle forze di sicurezza di Bashar al Assad.

– I Palestinesi di Yarmouk sono stai a volte uccisi da altri palestinesi. Il missile russo BM -21 Grad fu utilizzato per attaccare Yarmouk nel luglio del 2013. Due missili grad furono lanciati sulla struttura di panificio di Hamdan il 24 luglio, uccidendo quindici civili. E’ stato riferito sia da Reuters che dal Comitato di Coordinamento campo di Yarmouk che questo attacco è stato effettuato dal FPLP-CG. Quindici palestinesi di Yarmouk morirono di fame tra settembre e dicembre del 2013. Il numero dei profughi palestinesi uccisi dal 2011 in Siria ha raggiunto i 1.597, oltre ad altri 651 dispersi o imprigionati, e i 74 torturati a morte nei centri di detenzione del regime dal 2013.

– L’annichilimento del paese da parte del regime di Assad è positivo per Israele: un despota arabo che schiaccia il suo popolo ha sempre un posto speciale nel cuore sionista. Israele ha sempre fatto affidamento sui despoti arabi corrotti come Bashar al Assad, per reprimere le masse al suo posto; un sentimento anti-iraniano è stato seminato nel mondo arabo a causa della sua colonizzazione della Siria.

E Hezbollah è troppo occupato nell’omicidio di siriani per causare disturbo ad Israele. Ed Israele non è più esposto ad alcuna pressione ad abbandonare le alture del Golan.”

originale: http://wewritewhatwelike.com/2014/05/05/a-guide-for-the-palestinian-or-pro-palestinian-shabiha-sympathizer-in-your-life/

SIRIA, GENERAZIONE PERDUTA.

29 Apr
Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di  Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

SCRITTO DA KHALED HOSSEINI, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

“Qualcosa nel ragazzo non andava. Sembrava disorientato, staccato dal suo ambiente.
Parlava a malapena, e quando lo faceva era a monosillabi piatti, i suoi occhi erano assenti e bassi, come se il peso di tutto quello che avevano visto fosse troppo pesante per poterli alzare. Era l’immagine di una silenziosa devastazione, di un’infanzia sempre scheggiata.

Lui aveva 14 anni, un rifugiato siriano, seduto con la sua famiglia in una piccola stanza nel palazzo di registrazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a Erbil, nel nord dell’Iraq. Negli affollati, rumorosi uffici al piano terra, decine di rifugiati appena arrivati in coda per registrarsi, tra cui una famiglia di Rom esausta, dall’aspetto polveroso – e una donna siriana con un piede che zoppicava nei corridoi, che implorava ad ogni passante di darle asilo in Germania.

Nell’ufficio al piano di sopra, da me, il padre del ragazzo era seduto su un tavolo.

Un ragazzo di bell’aspetto di 36 anni che ha raccontato, con ammirevole calma, la storia della straziante fuga della sua famiglia, due settimane prima, dalla loro città natale, Aleppo, e il loro viaggio attraverso il confine turco e nella regione del Kurdistan Iraqeno.

Prima della guerra, ha detto, lavorava in un negozio di scarpe, e i suoi tre figli eccellevano a scuola. Era una vita borghese modesta, ma felice. Ma poi arrivò la guerra, e improvvisamente le granate hanno sibilato tutto il giorno, e Aleppo è stata crivellata dalle bombe. Ha perso il suo lavoro e la scuola dei suoi figli ha chiuso; sarebbero passati due anni di scuola prima di un’eventuale fuga.

Ben presto, è mancata elettricità, nessun servizio telefonico, senza cibo. Il padre ha venduto beni della famiglia, fino all’ultimo pezzo di arredamento. Quando i soldi finirono, prese in prestito la farina dai vicini di casa per far fare il pane alla moglie.

“A volte non mangiavamo per due o tre giorni, avevamo solo pane e acqua da dare ai bambini per sopravvivere” ha detto.

Eppure, si sentiva relativamente fortunato, anche se le esplosioni avevano danneggiato il palazzo in cui vivevano. Ma la fortuna ha voluto che la famiglia riuscisse a correre fuori quando una bomba colpì il loro edificio di cinque piani. L’ultimo piano è stato demolito. Ha descritto una scena di carneficina. Quattro persone sono morte: un uomo anziano e tre bambini; molti altri sono stati feriti. Fu allora che la famiglia decise di fuggire e venire a Erbil per stare con il fratello, che lavorava in un hotel.

Mi ritrovai a sperare che non mi avrebbe detto le cose seguenti, ma lo ha fatto: “I nostri ragazzi hanno visto tutto. Persone strappate in 100 pezzi. La carne degli esseri umani lacerata davanti a noi. Carne e sangue”. Rubai uno sguardo al suo ragazzo, e un velo di buio svolazzava sul suo viso.

Io sono padre di due figli. Non riesco a immaginare cosa avrebbe fatto loro vedere queste cose raccapriccianti. Eppure, è ciò che sta accadendo ogni giorno in Siria. Un’intera generazione di bambini, testimone della catastrofe, non è in grado di frequentare la scuola, le loro vite sperimentano la violenza, il dolore e la fuga.

Quest’anno, la Siria supererà il mio paese natale, l’Afghanistan, in termini di rifugiati.

Ora ci sono 2,5 milioni di profughi provenienti dalla Siria, 1,2 milioni dei quali sono bambini. Due terzi dei bambini rifugiati siriani, e quasi tre milioni di bambini all’interno del paese, non vanno a scuola. Si trovano ad affrontare un futuro spezzato. La Siria è sul punto di perdere una generazione. Questa è forse la conseguenza più grave di questa terribile guerra.

Mi è stato raccontato tanto da Payman, una ragazza di 16 anni che vive con i suoi genitori e tre fratelli più giovani nel campo di Kawergosk, nei pressi di Erbil. Kawergosk è stato costruito quasi letteralmente durante la notte lo scorso agosto, quando un improvviso afflusso di decine di migliaia di siriani è entrato nel nord dell’Iraq. Oggi, è sede di 12.000 persone, una città di tende bianche distesa ai piedi di una collina verde, scolpita da uno zig-zag di piste fangose lungo le quali gli uomini fumano e parlano di guerra, i ragazzi tirano calci ai palloni e le donne si chinano sulle spirali di fumo dei fuochi di cottura.

Payman indossava una maglietta blu a righe con una farfalla dei cartoni animati sul davanti , ma come molti bambini siriani che ho incontrato, il suo comportamento era di un’età superiore ai suoi anni. Nella tenda della famiglia, Payman mi ha fatto vedere vecchie fotografie e mi ha mostrato un home video di una festa di compleanno di tanto tempo fa. Avevano visto quei video innumerevoli volte, ha detto, e ancora, ogni sera, si riuniscono per guardarlo ancora, trafitta da quelle immagini sgranate di quando erano più liberi, più felici incarnazioni di se stessi.

Payman è rimasta composta fino a quando ho pronunciato la parola “educazione”. Le salirono lacrime agli occhi scuri quando mi disse che le sue speranze di finire la scuola e di diventare una scrittrice sembravano ora un sogno logoro. “Senza scuola non c’è futuro”, disse. “Non c’è felicità.”

In Siria, la guerra non accenna a finire. Molte altre famiglie come Payman saranno costrette ad abbandonare le loro case e a fuggire attraverso le frontiere. I paesi vicini – Iraq, Libano, Giordania, Egitto, Turchia – stanno generosamente facendo quello che possono, a caro prezzo per le proprie economie, i servizi sociali e le infrastrutture.

In Libano, per esempio, i profughi siriani costituiscono quasi un quarto della popolazione.

TS Eliot scrisse una volta che l’umanità non può sopportare troppa realtà. Ma questa è una realtà che tutti dobbiamo sopportare, non possiamo restare in una nebbia di apatia.

I paesi vicini alla Siria non possono e non dovrebbero portare il costo della cura dei rifugiati da soli. La comunità internazionale deve condividere l’onere con loro, fornendo aiuti economici, investendo nello sviluppo in quei paesi, e aprendo i propri confini a disperate famiglie siriane in cerca di protezione. E i cittadini comuni possono aiutare a finanziare la formazione di milioni di bambini siriani come Payman, al fine di garantire che il loro futuro non sia completamente distrutto.

Quando abbiamo lasciato l’edificio di registrazione, ho visto il padre che avevo incontrato prima, e la sua famiglia, in attesa di registrarsi, in un ufficio affollato. Suo figlio seduto su una sedia di legno, immobile, con le braccia incrociate, gli occhi vuoti.

Per un attimo, ha guardato nella mia direzione. Ho intravisto la condizione di un’intera generazione di bambini siriani, catturati tra il dolore di quanto è successo e l’incertezza di ciò che deve ancora arrivare. Il ragazzo sbatté le palpebre e distolse lo sguardo. Non ho visto alcun riconoscimento nei suoi occhi.

* Khaled Hosseini è un ambasciatore per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’autore dei romanzi “The Kite Runner ” e, più recentemente, “E le montagne fecero eco.”

 

Originale: http://www.nytimes.com/2014/04/13/opinion/sunday/syrias-lost-generation.html

Tel Al-Zaatar e Yarmouk – gli assedi dei campi di rifugiati, le somiglianze

11 Mar

Tamim-Al-Barghoutidi Tamim al-Barghouti. Traduzione di Claudia Avolio.

Il campo di rifugiati palestinesi di Yarmouk, Damasco, è sotto assedio da mesi, esposto ad attacchi aerei e via terra. Molti dei rifugiati muoiono di fame e finiscono per mangiare foglie e cactus. La mancanza di acqua pulita causa anche la diffusione di malattie intestinali e cutanee. I neonati e le loro madri, gli anziani, gli ammalati ed i feriti sono morti per via della penuria di medicinali. Il campo è stato bombardato in numerose occasioni e chiunque provi a uscirne viene ucciso. Anche se il regime siriano ha permesso l’ingresso nel campo di alcuni aiuti – in seguito alla pressione dei media stranieri – ha poi di fatto continuato con l’assedio appena la pressione si è allentata o l’attenzione dei media non era più vigile.

I tentativi da parte dei sostenitori del regime di negarne la responsabilità per le condizioni del campo sono penosi. Il campo di Yarmouk è un quartiere di Damasco: la responsabilità legale, etica, locale e regionale del campo resta nelle mani dell’esercito che controlla la città – l’esercito del regime. Anche se i sostenitori del regime sostengono di portare avanti una causa o un diritto, compiere il male è mille volte meglio di sostenere che quel male lo si sta compiendo nel nome di una causa.

Il regime siriano ha una lunga storia legata al far morire di fame i palestinesi – forse più lunga di qualsiasi altro regime arabo. Tre dei quattro Paesi attorno alla Palestina sono stati coinvolti nella morte di palestinesi: il Settembre nero, Sabra e Shatila e l’assedio di Gaza. Ma solo uno dei quattro Paesi è rimasto coinvolto in un bagno di sangue palestinese tre volte: Tel Zaatar, la Guerra dei Campi e ora Yarmouk. In tutt’e tre i casi, la scena è la stessa: il regime siriano usa milizie alleate e ordina loro di circondare il campo.

Nel caso di Tel Al-Zaatar (1976), ha usato le milizie maronite-cristiane libanesi, formate dalla principale milizia cristiana, i Falangisti, così come le forze del Kataeb, i Guardiani dei Cedri e il movimento Marada.

Nella Guerra dei Campi (1985-88), il regime ha reclutato il movimento sciita libanese Amal che a quei tempi era in un conflitto armato con Hezbollah per il controllo su Beirut e sul sud. Hezbollah non ha preso parte alla Guerra dei Campi, ma il movimento Amal ha aperto il fuoco contro i palestinesi e contro Hezbollah nello stesso momento.

Oggi, il regime siriano fa affidamento sul suo stesso esercito e su alcune milizie palestinesi leali al regime come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina / Comando Generale e Fatah al-Intifada.

In tutt’e tre i casi le forniture di acqua ed elettricità sono state tagliate dai campi, privati anche dei beni comuni che una volta esauriti hanno portato la popolazione a morire di fame. In tutt’e tre i casi la fame ha costretto le persone a nutrirsi di foglie e a chiedere una fatwa per poter mangiare cani, gatti ed animali morti. Le donne che si dirigevano ai pozzi funzionanti e alle pompe d’acqua ai margini del campo sono state uccise dai cecchini che lo circondavano.

Stando alle testimonianze di Hussain Ayyad e Maysa Khatib, residenti a Tel Al-Zaatar, le donne cui i cecchini hanno sparato sono cadute nei pozzi e la gente è stata costretta ad utilizzarli anche mentre i corpi delle martiri vi si trovavano dentro. Non sono riusciti a rimuovere i corpi perché i cecchini continuavano a sparargli.

In tutt’e tre i casi, ai media è stato detto che il livello di fame nei campi era una bugia, che i resoconti dei testimoni erano deliranti e che la fame delle vittime era solo un bisogno di stare sotto ai riflettori. In tutt’e tre i casi, le forze che hanno imposto l’assedio ai campi mangiavano e bevevano davanti alle telecamere delle agenzie news intorno al campo, per umiliare ed insultare ancora di più la gente.

Una delle stazioni tv libanesi che sostiene il regime siriano ha mandato in onda un servizio sul campo di Yarmouk, mostrando i soldati che hanno imposto l’assedio mentre mangiavano con uno dei corrispondenti della tv. Nel farlo, negavano il fatto che la gente fosse affamata, ripetendo la scena del latte versato durante gli assedi di Sabra e Shatila e di Burj El-Barajneh negli anni ’80 – il primo imposto dal Libano e supportato da Israele (giugno-settembre 1982), il secondo imposto dal Libano e supportato dalla Siria (1985-88).

In tutt’e tre i casi, il regime siriano ha dichiarato di aver ucciso i palestinesi per le loro opinioni radicali e la loro resistenza, ma non si è mai scontrato con Israele, neppure quando ha bombardato Damasco. In tutt’e tre i casi, umiliare i palestinesi nei media è stata parte essenziale della guerra contro di loro. Non era solo per demoralizzare la gente nei campi e chi li difendeva sotto assedio, ma anche per distorcere l’immagine della Palestina e dei simboli politici e culturali palestinesi. Questo, confondendo l’opinione pubblica siriana e libanese e le reazioni a tali atti, o quantomeno ritardando le loro eventuali azioni per opporsi all’assedio dei campi.

Refugee camp in Damascus, SyriaIl 9 gennaio 2014 il portavoce dell’UNRWA Christopher Gunness ha detto: “La somma sofferenza civile di Yarmouk si fa più profonda, con report di malnutrizione diffusa a macchia d’olio e assenza di assistenza medica, anche per chi ha gravi ferite causate dal conflitto e per le donne partorienti, con conseguenze fatali per alcune di loro”.

Il britannico The Guardian ha riportato le parole dello stesso portavoce a un mese da quell’affermazione, il 9 febbraio 2014, in cui diceva che il dottor Ibrahim Mohammed (UNRWA) ha salvato la vita di un neonato di 14 mesi di nome Khaled, provato da una grave malnutrizione. Il piccolo ha vissuto quasi solo d’acqua per due mesi. Sua madre Noor, 29 anni, ha detto che bollivano l’acqua con spezie per nutrirsi e che una volta finita, hanno iniziato a mangiare l’erba, finché non è finita anche quella.

In un messaggio documentato dall’Euro-Mediterranean Human Rights Network (EMHRN) – un’organizzazione con base a Ginevra che lavora in coordinamento con l’UNRWA per portare cibo nel campo – si parla di una ragazza di 15 anni di nome Heba e del suo piccolo di 5 mesi, che hanno riferito a chi distribuiva il cibo per conto dell’ONU di non aver mangiato per tre giorni e che perciò lei non aveva potuto allattare il suo bambino. Quando i paramedici hanno dato al piccolo dell’acqua, gli ha causato un gonfiore dovuto al fatto che non aveva avuto nulla nello stomaco per giorni. I paramedici erano preoccupati per lui e uno dei dottori della Croce Rossa Internazionale è stato incaricato di curare il piccolo.

Questi esempi di fame sono stati seguiti in passato dall’uccisione di chiunque cercasse di lasciare il campo. Nel caso di Tel Al-Zaatar, per esempio, dopo aver fatto morire di fame il campo per mesi, le milizie Falangiste supportate dal regime siriano, hanno annunciato che avrebbero permesso ai palestinesi di uscire per consentire alla Croce Rossa di trasportarli ai suoi rifugi. Quando i palestinesi hanno iniziato a lasciare il campo, le milizie hanno iniziato ad ucciderli. A riferirlo è Maysa al-Khatib, tra i sopravvissuti del massacro la cui testimonianza – insieme a quella di Hussain Ayyad – è stata pubblicata nell’appendice palestinese del quotidiano libanese Al-Safir il 12 agosto 2013 ed il 15 settembre 2012.

“Un massacro è stato commesso contro ogni giovane uomo e ragazzo sopra i 10 anni che abbia tentato di lasciare il campo, così come contro decine di ragazze, donne e anziani. Una donna con in braccio il suo piccolo di appena due giorni è stata avvicinata da uno degli assassini, che ha preso il bambino e l’ha gettato lontano. Il piccolo è finito tra alcuni alberi e la donna non ha potuto scorgere il punto in cui il corpicino era atterrato. Una giovane donna con le gambe ferite si stava trascinando verso la folla e uno degli assassini ha detto all’altro: “Prendila sotto l’albero di fico e falla contenta”. Lei ha replicato: “La morte è mille volte meglio”. Lui ha detto: “Allora muori,” e le ha sparato.

Mio cugino Ghazi stava portando sulle spalle mia nonna, pensando che così l’avrebbe salvata dalla morte – loro hanno ucciso prima lei e poi lui. Un’anziana donna è scivolata cadendo in un fosso e mentre cercava di uscirne, uno degli assassini ha detto: “Dove vai? Resta dove sei”, e le ha sparato diverse volte alla testa.

Abu Yaseen Freijah, infermiere dell’UNRWA, era vestito con la sua bianca uniforme e portava sua moglie che era stata colpita da uno sparo alla spalla e gli assassini gliel’hanno strappata dalle braccia, hanno legato le sue gambe a due auto e le hanno messe in moto in due diverse direzioni.

Mio cugino Ali, 17 anni, mite ed innocuo, è stato legato al cofano di un’auto che è partita a tutta velocità sull’asfalto. Abu Akram, il famoso venditore di tessuti, ha cercato di fermare gli assassini che stavano prendendo suo figlio, dando loro tutti i soldi che aveva, ma loro hanno ucciso il ragazzo davanti ai suoi occhi e poi hanno sparato anche a lui, prendendo i soldi.”

Ad oggi, quelli che hanno commesso il massacro di Tel Al-Zaatar e hanno fatto morire la gente di fame nella Guerra dei Campi non sono stati puniti ed alcuni sono anche diventati ministri e capi di organi rappresentativi in Libano e leader in Siria. Queste tragedie si stanno ripetendo nel campo di Yarmouk. Anche se l’inizio delle tragedie in atto a Yarmouk è simile agli inizi delle tragedie a Tel Al-Zaatar, dobbiamo tutti agire perché non finiscano nello stesso modo.

Tamim Al Barghouti è un poeta palestinese ed un politologo. Al Barghouti proviene da una famiglia di letterati. Suo padre è il poeta palestinese Mourid Barghouti, e sua madre la scrittrice e studiosa egiziana Radwa Ashour. Questo articolo è stato pubblicato in arabo sul quotidiano Shorouk, il 25 febbraio 2014.

http://palestinianpundit.blogspot.se/2014/02/tel-al-zaatar-and-yarmouk-refugee-camp.html?showComment=1393665781150 in inglese

http://wewritewhatwelike.com/2014/03/11/tel-al-zaatar-et-yarmouk-sieges-des-camps-de-refugies-les-similitudes/ in francese

American Muslims for Palestine denuncia il regime siriano; chiede la fine dell’assedio su campo profughi di Yarmouk

16 Gen
Bambino morente nel campo profughi di Yarmouk, vicino a Damasco.

Bambino morente nel campo profughi di Yarmouk, vicino a Damasco.

(CHICAGO 2014/01/15) – Almeno 43 palestinesi sono morti di fame negli ultimi tre mesi nel campo profughi di Yarmouk fuori Damasco perché il regime siriano lo mise sotto un assedio totale nel luglio 2013. La consegna di aiuti umanitari, compresi cibo e forniture mediche, è vietata da allora, secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite UNWRA, che se ne occupa dei palestinesi.

Le donne muoiono durante il parto, ei bambini sono affetti da malattie legate alla malnutrizione grave, secondo Chris Gunness, portavoce dell’UNRWA.

“I residenti, compresi i neonati e bambini, sussistono per lunghi periodi con la sola dieta di verdure stantio, erbe aromatiche, pasta di pomodoro in polvere, alimenti per animali e le spezie da cucina disciolti in acqua,” ha detto Gunness in un comunicato.

American Muslims for Palestine (AMP) condanna il regime siriano nei termini più duri possibili per la fame e la sofferenza dei rifugiati palestinesi in Yarmouk, e per avere usato i palestinesi come pedine e parte delle condizioni della guerra che sta conducendo contro i propri cittadini. Inoltre, AMP condanna il regime per i suoi tentativi di introdurre un cuneo di divisioni tra palestinesi, opprimendo alcuni mentre collaborando con gli altri nel tentativo di istituire un deleterio dicotomia di “buon palestinese contro cattivo palestinese.”

“Sfruttando il supporto storico per alcune fazioni palestinesi per facilitare l’assedio è deplorevole e verrà solamente a frammentare ulteriormente il corpo politico palestinese e seminare i semi della sfiducia e animosità tra il popolo siriano e palestinese, che servirà solo ad Israele ei suoi alleati dittatori nel mondo arabo,”, ha detto il dottor Hatem Bazian, presidente di AMP e professore ad UC Berkeley. “Chiediamo a tutte le fazioni palestinesi in Siria di mettere la loro fiducia nel popolo siriano e non nel regime. Chiediamo a voi di non consentire il sostegno finanziario o politico per la giusta causa della Palestina, che storicamente era stato prorogato dal governo siriano, di essere monetizzato nell’atto di accettare le sue atrocità contro il popolo siriano.”

L’assedio deve finire adesso e AMP richiede il regime siriano e di altri complici dell’assedio di consentire le Nazioni Unite e le sue organismi di accedere ai profughi di Yarmouk, al fine di valutare il loro livello di bisogno. AMP inoltre richiede l’immediata consegna di aiuti umanitari e forniture mediche.

“Il regime siriano è ancora responsabile sotto accordi di Ginevra per proteggere i profughi palestinesi. Di violare i loro diritti o usarli come pedine nella condotta della guerra costituisce un grave violazione del diritto internazionale ed è un crimine di guerra,”, ha detto il dottor Bazian, un esperto di diritto internazionale.

Mentre AMP chiede urgentemente aiuto per i profughi palestinesi in Yarmouk, l’organizzazione per educazione e sostegno non ha dimenticato le centinaia di migliaia di altre vittime dei due anni di lotta.

“AMP afferma chiaramente che sta con il popolo siriano e le loro legittime aspirazioni di libertà e democrazia,” ​​ha detto il dottor Osama Abu Irshaid, esperto analista politico e membro del consiglio nazionale di AMP. “Allo stesso tempo, la situazione in Yarmouk è incomprensibile ed è un esempio della più crudele delle violazioni dei diritti umani. L’assedio deve finire adesso.”

Un tempo Yarmouk, un sobborgo a sud della città di Damasco, ha ospitato più di 160.000 rifugiati palestinesi. Nel mese di dicembre 2012 e nei mesi successivi, il conflitto armato ha provocato almeno 140.000 profughi palestinesi ad abbandonare le loro case a Yarmouk, mentre gruppi di opposizione armata hanno stabilito una presenza nella zona, con le forze governative che controllano la periferia. Tra il dicembre 2012 e il giugno 2013, i civili ricevevano ancora l’assistenza dell’UNRWA all’ingresso di Zahera di Yarmouk. Tuttavia, da metà luglio del 2013, i rifugiati palestinesi sono stati intrappolati nella zona, con poco o nessun accesso o la libertà di movimento.

AMP afferma che è indispensabile che tutte le parti coinvolte nel conflitto siriano astengono dal spostare la loro lotta per i campi palestinesi, siccome i palestinesi sono profughi e quindi sono un popolo protette, che hanno diritto a protezione e ad una qualità della vita.

originale: http://www.ampalestine.org/index.php/newsroom/statements/518-amp-denounces-syrian-regime-in-harshest-possible-terms-and-demands-an-end-to-siege-on-yarmouk-refugee-camp

traduzione italiano da Mary Rizzo

Perché l’occidente si è sbagliato sulla Siria

16 Ott
Gli attivisti nel sobborgo di Damasco Muadamiyah dicono che Duaa di sette anni soffre di malnutrizione a causa del blocco alimentare imposto dalle forze governative siriane. Credit: YouTube.

Gli attivisti nel sobborgo di Damasco Muadamiyah dicono che Duaa di sette anni soffre di malnutrizione a causa del blocco alimentare imposto dalle forze governative siriane. Credit: YouTube.

SCRITTO DA Razan Zaitouneh, tradotto da Mary Rizzo

Perché l’occidente insiste a che fare con i nostri morti e feriti come se fossero di meno valore di quelli di un occidentale – e come se le nostre vittime non meritano neanche il rispetto o la compassione? 

Dopo il massacro chimico nei due Ghouta della Siria, abbiamo pensato che il mondo avrebbe potuto, finalmente, prendere in considerazione i nostri interessi in un modo o nell’altro. Noi non abbiamo potuto credere che, dopo aver visto centinaia di bambini morti, la comunità internazionale avrebbe agito solo a favore dei propri interessi limitati.

Il massacro chimico è stato una pietra miliare, non solo nella rivoluzione siriana, ma anche nella coscienza e nella mente dei siriani.

Sono stata personalmente tesimone del massacro. Ho visto i corpi di uomini, donne e bambini per le strade. Ho sentito le gride di dolore delle madri  quando hanno trovato i corpi dei loro bambini tra i morti.

Come un attivista per i diritti umani che ha sempre creduto nei principi umanitari delle Nazioni Unite, potrei parlare per ore sul crollo psicologico e la quantità di umiliazione che ho sentito dopo l’adozione della Risoluzione 2118 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questa risoluzione implica che Bashar al-Assad continuerà a governare la Siria per almeno un altro anno, con il tacito consenso della comunità internazionale. La risoluzione rivela anche la bugia che tutti noi stavamo vivendo per quanto riguarda i principi dei diritti umani che non sono stati applicati, neppure formalmente, in Siria. Se questo è quanto mi sento, come si sente il cittadino siriano media, che non ha mai creduto nostri slogan ingannevoli circa l’unità umana e l’uguaglianza, come si sente dopo aver subito tale discriminazione e ingiustizia?

Il mondo va ulteriormente a mancare di rispetto alle sofferenze dei siriani con l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace di quest’anno all’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche. Questo premio dimostra che l’occidente ha scambiato i suoi obblighi etici e morali per quelli legali.

Nel frattempo Assad, il vero criminale, è libero perché non importa a nessuno.

Gli appelli sono diventati inutili, come se ci fosse un muro spesso che impedisce tutte le chiamate dal raggiungere l’occidente “civilizzato”, una regione che continua a delineare il futuro della nostra rivoluzione, come se non esistono più i nostri cittadini e ribelli, e di fare orecchie da mercante verso la volontà e le aspirazioni dei siriani che hanno lavorato duramente per fare sì che la rivoluzione accadesse.

Ora, scenari per la conferenza di Ginevra 2 vengono suggeriti accanto le molte fughe di notizie riguarda le proposte soluzioni americane e russe. L’ opposizione siriana viene spinto a partecipare e ad assentire.

L’occidente sta cercando di ripetere lo scenario iracheno in Siria in un modo paradossale e terrificante in cui rifiuta di fare ciò che si deve fare con il pretesto di non trasformare la Siria in un secondo Iraq. Eppure lo fa praticamente nulla, ma continuare ad osservare la distruzione dello Stato siriano e della società in un modo che non lascia spazio per la ricostruzione per i prossimi decenni, soprattutto per quanto riguarda le strutture sociali divise .

Come è noto, nel 2011 siriani sono scesi in piazza in manifestazioni pacifiche dove hanno richiesto una Siria libera e democratica, dietro lo slogan “il popolo siriano è uno”, ma, da allora, l’occidente ha puntato sullo sviluppo di conflitti settari piuttosto che incoraggiare il movimento rivoluzionario pacifico che è iniziato nel 2011. Nonostante tutto, stiamo ancora combattendo molte battaglie contro il brutale regime settario di Assad e gli sforzi del regime per impedire una Siria che è giusta, unita e libera.

L’occidente finge di proteggere le minoranze, ma ha permesso al regime di condurre una guerra settaria contro la maggioranza dei siriani per due anni e mezzo ormai.

L’occidente sta usando Al-Qaeda e gli estremisti come un pretesto, ma ha contribuito alla loro ascesa e la loro popolarità, ritardando il suo sostegno per l’Esercito siriano libero, uno dei progetti nazionali dell’opposizione che aderisce a una ideologia lontano dall’estremismo e da agenda non-nazionali.

L’occidente, fin dall’inizio, ha respinto qualsiasi cosa che l’Esercito libero ha chiesto, a partire con il rifiuto di fornire armi efficaci o per creare una no-fly zone e aree sicure per i civili. Poi ha incolpato l’ESL per essere diviso e debole, e per la diffusione degli estremisti.

Che cosa vuole veramente l’occidente dalla Siria? Il desiderio di distruggere le armi chimiche del regime e per fissare i confini di Israele è del tutto comprensibile. Ma l’occidente dovrebbe anche ascoltare quello che i siriani vogliono. Chiudere un occhio alle esigenze del popolo siriano potrà solo portare al fallimento di tutti i suoi piani, siccome nessuna opposizione unificata – come è stato riconosciuto – può imporre ciò che le “superpotenze”, decidono di comune accordo. E i ribelli siriani non sono disposti ad accettare mezze soluzioni, dopo tutto quello che hanno sofferto.

E’ quindi utile per l’occidente di smetterd di trascurare i nostri massacri e martiri, e si dovrebbe  iniziare ad ascoltare al fine di raggiungere un certo equilibrio tra i propri interessi – che considera come strategiche – e quello che le sue politiche attuali stanno facendo per il futuro dei suoi interessi strategici.

I siriani non dimenticheranno che la comunità internazionale ha costretto il regime a smantellare le sue armi chimiche, ma non poteva costringerlo a rompere l’assedio di una città dove i bambini muoiono di fame ogni giorno. “Non poteva” non sono le parole precise per quello che è successo e quello che succeda ora; “non voleva” oppure, “non era nei loro interessi” potrebbe essere più preciso. Questo, i siriani non lo dimenticheranno.

A proposito, in Ghouta, dove attualmente vivo, più di 23 bambini sono morti negli ultimi tre mesi a causa di malnutrizione e la mancanza di medicine derivanti dall’assedio del governo qui. I miei amici in Hajar Aswad sotto assedio stanno mangiando un solo pasto al giorno, composto di lenticchie, perché è l’ unico cibo che è rimasto lì.

Naturalmente questi “piccoli dettagli” non sembrano giustificare la preoccupazione dell’occidente .

Tali “problemi minori” dovrebbero essere sul tavolo di Ginevra 2, in modo che i membri presenti non hanno sogni sereni. Sì , tutti i siriani vogliono fermare lo spargimento di sangue per fermare le sue cause, cioè dal fermare prima di ogni cosa il brutale regime di Assad, e ottenere il suo effettivo smantellamento.

Gli interessi strategici dell’occidente non devono superare ciò che resta della sua umanità. Anche se l’occidente continua lungo lo stesso percorso, non permetteremo quella decisione di distruggere ciò che resta della nostra determinazione a continuare la nostra rivoluzione fino alla fine.

Originale: http://www.damascusbureau.org/?p=5962