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Basta con il silenzio – sostenete i rifugiati palestinesi in Yarmouk

27 Gen

Yarmouk refugee campSCRITTO DA Mariam Barghouti, tradotto da Mary Rizzo

Il caso dei rifugiati palestinesi è un argomento prioritario quando si parla della Palestina e della sua liberazione.

Tuttavia, sembra che quando i rifugiati palestinesi sono assediati e macellati in Siria ci sia un silenzio allucinante verso di loro. Il campo profughi di Yarmouk a Damasco è stato sotto assedio per quasi 550 giorni e lo è tutt’ora. Oltre 1.020 palestinesi sono morti nel campo per via della tortura nelle carceri del regime, a causa di esecuzioni e bombardamenti. Ogni morte atroce, e ogni gemito hanno come eco il silenzio. Di quelli che sono morti, oltre 200 sono morti come risultato diretto dell’assedio, e il numero dei morti non dà segno di fermarsi.

Mentre vi è un sentimento lamentoso riguardo ciò che sta accadendo ai profughi palestinesi in Siria; quando veniamo implorati di agire, i nostri difetti sono rivestiti sotto l’emblema della complessità e delle polemiche. Noi troviamo delle guistificazioni per questo assedio grottesco con proclami del tipo “Ma ricorda, il regime ha sostenuto la resistenza palestinese”, o che ci sono “troppi fattori in questo conflitto perché noi prendiamo una vera e propria posizione di parte.” Come il regime fece finta di estendere un braccio ai palestinesi mentre li macellava con l’altra impunemente. Ci sono stati “molti fattori” in tutte le situazioni di oppressione, ma siamo riusciti a prendere posizione contro di loro!

Confondere la situazione per potere giustificare l’oppressione fornisce al regime oppressivo ulteriori opportunità di continuare nei suoi crimini. Mentre tentiamo di razionalizzare le intenzioni di coloro che opprimono i residenti del campo, lo facciamo a scapito delle loro vite.

yarm 2Sembra che quando si parla del diritto di ritorno e dei profughi palestinesi, la maggior parte degli sforzi sono diretti verso un selezionato gruppo privilegiato. Forse è a causa della loro capacità di avere una piattaforma per esprimere le proprie opinioni e richieste. Allo stesso tempo, le voci dei profughi che soffrono dell’oppressione imposta ai campi in Libano o in Siria sono stati quasi silenziati. Questo dovrebbe indurci a riconsiderare il nostro punto di vista, come palestinesi. Per chi stiamo combattendo se mettiamo a tacere coloro dei cui nomi parliamo?

Quando i palestinesi in Siria hanno fatto appello alla comunità internazionale e proposto le loro richieste di porre fine all’assedio e la creazione di un percorso sicuro per uscire, si sono trovati di fronte a un silenzio, che continua ad estendersi oltre un anno e mezzo. Oltre al fallimento della comunità internazionale nel mostrare il sostegno, i palestinesi stessi hanno fallito nel fornire solidarietà per i fratelli che resistono alla crudeltà diffusa dal conflitto in corso.

Accanto al nostro silenzio verso la Siria e Yarmouk, nonostante la lotta e la forza contundente del conflitto, sia siriani che palestinesi all’interno del campo continuano a esprimere la loro solidarietà con le lotte in tutto il mondo e con la Palestina.

C’è una discrepanza tra lamentare una mostruosità ed esprimere sinceramente una solidarietà attiva attraverso il tentativo di mettere pressione sul governo e coloro che sono coinvolti nella distruzione di Yarmouk e altri campi in Siria.

Una volta acclamato come la capitale dei profughi palestinesi, Yarmouk ora è stato mezzo svuotato e assediato, mentre il numero dei suoi abitanti diminuisce di fronte alla morte. Prima del conflitto, Yarmouk aveva una popolazione di più di 1.000.000 persone, di cui 148.500 erano rifugiati palestinesi registrati presso le Nazioni Unite. Oggi, solo 18.000 rimangono nel campo alle prese con l’assedio e l’arduo compito di rimanere in vita.

Sono le nostre carenze, come parte della comunità internazionale, ma più in particolare come palestinesi di cui si parlerà quando questo asseidio macabro sarà finito. Non è il momento di sentirsi impotenti, piuttosto è il momento di prendere una posizione attiva contro l’ennesima ingiustizia commessa contro i palestinesi.

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Quelli nel campo hanno supplicato per un aiuto i palestinesi al di fuori e la comunità internazionale ad infinitum. Se continuiamo a prolungare il nostro silenzio, stiamo prendendo un ruolo attivo nel sostenere l’assedio; quindi anche noi siamo complici di questa ingiustizia.

E’ di vitale importanza esporre non solo l’assedio, ma i colpevoli responsabili per le mostruosità in corso. Il Fronte Palestinese per la Liberazione della Palestina – Comando Generale e altri hanno assistito il regime Assad, il carnefice primario dell’assedio del campo. Fino ad oggi, molti sforzi per rimuovere l’assedio sono stati ostruiti a causa della nostra incapacità di esprimere il nostro sostegno al popolo del campo e contestualmente la nostra inettitudine di divulgare chi siano i criminali responsabili.

Omettere tali fatti, e ignorare i colpevoli di questo scenario è agire sotto la bandiera della solidarietà attraverso la neutralità. In sostanza, si può rompere il nostro silenzio dell’assedio pur rimanendo complici nel convalidare l’oppressione tirannica sopportata dai palestinesi e dai siriani attraverso la nostra negazione dei perpetratori di questa ingiustizia calamitosa.

Nello stesso modo in cui memorizziamo risoluzioni delle Nazioni Unite per promuovere la causa palestinese, mentre parliamo dei resti delle case dalla Nakba, come ribadiamo storie tramandate dai nostri nonni sul loro esilio e le loro speranze di ritornare, come ululiamo la resistenza e gli sforzi per ricostruire villaggi palestinesi distrutti, dobbiamo chiederci: qual è il punto del lottare se molti di loro ritorneranno solo come fantasmi?

 

Sull’autrice:

Mariam Barghouti è una traduttrice palestinese e giornalista, e una studentessa all’università di Bir Zeit.

Originale: http://mondoweiss.net/2015/01/palestinian-refugees-yarmouk

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SOS YARMOUK!!!!!!

26 Gen

yarmouk graphicSCRITTO DA MUSAAB BALCHI, tradotto da Fiore Sarti
YARMOUK CAMP, Siria – “Questo grafico fornisce informazioni sulla situazione a Yarmouk, il campo palestinese in Siria. Il grafico di per sé ha numeri e informazioni terrificanti per descrivere che cosa sta succedendo, è un disastro.
Vorrei sottolineare alcuni fatti che non possono essere incluse nel grafico.

Yarmouk è occupato dal fronte Alnusra, che è l’ala militare di Al Qaeda in Siria. Nel sud est di Yarmouk l’ISIS sta cercando di prendere il campo ad Alnusra. In realtà, hanno già preso una parte del territorio Yarmouk.

Nel frattempo, il regime siriano circonda Yarmouk per farlo tornare sotto al suo controllo, e non permette che alcun cibo entri nel campo. Ha lasciato entrare solo un numero limitato di scatole di aiuto, ma per più di un mese non è stato permesso altro. Il regime ha anche tagliato completamente la fornitura di acqua a Yarmouk e fa uso quotidiano di razzi lanciati sul campo.

Alnusra, che si trova all’interno di Yarmouk, aveva già ucciso 3 persone in pubblico con l’accusa di offese a dio. Inoltre, essi sono sospettati fortemente per l’uccisione di oltre 14 attivisti non violenti nel tempo passato.
Una settimana fa, ho parlato con il mio amico dentro Yarmouk. Ha detto che non si può nemmeno dare un’occhiata dalla finestra per paura che qualcuno lo uccida!

Aeham Ahmad il pianista è stato minacciato di taglio delle le dita se continua a fare i suoi spettacoli in pubblico.

La scorsa settimana, 2 persone, uno dei quali un bambino di solo alcuni mesi, sono morti a causa della fame.

Nello stesso periodo sono morti, un anno fa, 150 persone a causa della fame. Ora, la fame è quasi la stessa di quella volta. Inoltre, non ci sono acqua, forniture di medicina, ma solo razzi, scontri, ISIS, e Alqaeda.

Dobbiamo fare qualcosa prima che la fame mortale diventi un fatto concreto! Abbiamo bisogno del vostro aiuto! Io sono pronto a far parte di tutto ciò che si desidera fare a tale proposito. Pronti a lavorare insieme per fare qualcosa! Io non posso fare nulla da solo. Le Persone innocenti stanno chiedendo il nostro aiuto.

NOTA:
Yarmouk Camp è dove ho vissuto fino a giugno 2013, e il luogo da cui sono stato costretto a partire perché sono stato minacciato prima dell’assedio totale. Se non fosse stato per quelle minacce, sarei ancora all’interno del campo, insieme alle migliaia di persone che sono assediate ora.

Escalation di attacchi con barili bomba in Siria mentre cala l’attenzione del mondo

10 Nov
Danni collaterali?

Danni collaterali?

di Serene Assir per AFP – 01/11/2014. Traduzione di Claudia Avolio.

Nelle ultime settimane, mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla lotta contro i jihadisti, il regime siriano ha incrementato l’utilizzo di attacchi mortali coi barili bomba, uccidendo civili e seminando distruzione. In meno di due settimane gli aerei da guerra hanno sganciato almeno 401 barili bomba sulle aree controllate dai ribelli in otto province – a riferirlo è l’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo di monitoraggio.

L’attivista Yassin Abu Raed, dalla città di Anadan nel nord della provincia di Aleppo, ha visto la sua casa venire colpita tre volte dagli attacchi coi barili bomba. L’ultimo attacco l’ha distrutta completamente. “La morte ci circonda e a nessuno importa,” ha detto via Internet all’AFP. “I barili bomba uccidono chi amiamo di più, distruggono case, sogni e ricordi e ci lasciano senza alcuna speranza che le uccisioni possano un giorno fermarsi”.

“Tutto questo e nessuno ha mai sentito parlare di noi, a nessuno dispiace”.

L’Osservatorio – che documenta vittime ed attacchi contando su un’ampia rete di attivisti e medici sparsi nella Siria devastata dalla guerra – ha detto che dal 20 ottobre almeno 232 civili sono stati uccisi negli attacchi aerei del regime, inclusi quelli coi barili bomba. Il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha riferito che il numero di attacchi coi barili bomba è ora “molto più alto” rispetto a qualche settimana fa.

Il regime ha iniziato ad usare i barili bomba verso la fine del 2012, ma ha incrementato gli attacchi quest’anno con un’ondata di raid che solo a febbraio hanno ucciso centinaia di persone. I barili bomba sono di solito formati da grandi fusti di petrolio, bombole di gas o serbatoi d’acqua riempiti di materiale altamente esplosivo e rottami metallici.

I raid contro il campo per rifugiati

Mercoledì 29 ottobre degli elicotteri hanno sganciato quattro barili bomba su un campo di sfollati nella provincia nordoccidentale di Idlib, uccidendo almeno 10 persone e ferendone a decine secondo quanto riferito dall’Osservatorio. Gli attivisti hanno postato riprese video terribili su YouTube che mostrano corpi smembrati e i lamenti delle persone mentre cercano di salvare i sopravvissuti. Gli Stati Uniti hanno denunciato l’attacco come “barbarico”.

Ismail al-Hassan, infermiere volontario in un ospedale da campo nella provincia di Idlib, ha detto via Internet all’AFP che gli operatori sanitari affrontano immense difficoltà nel curare i feriti dopo l’esplosione di un barile bomba. “La maggior parte delle vittime degli attacchi coi barili bomba sono donne e bambini,” ha detto Hassan, aggiungendo che lo staff medico soffre una grave penuria di attrezzature, rendendo difficile curare in modo adeguato i feriti.

Hassan ha anche fatto notare che lui ed i suoi colleghi soffrono di profonde cicatrici psicologiche nel curare le vittime: “Una volta abbiamo dovuto decidere di lasciar morire un bambino: aveva troppe ferite nel corpo, non potevamo salvarlo”. Come molti siriani nelle zone controllate dai ribelli, Hassan prova del risentimento per il fallimento dell’Occidente nell’aiutare a far cadere il regime del presidente Bashar al-Assad.

“Tutti in Siria hanno capito che abbiamo solo Dio dalla nostra parte,” ha detto.

L’attenzione deviata del mondo

A febbraio il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria di porre fine agli attacchi contro i civili, con un riferimento specifico all’uso di barili bomba. Il governo nega di usare i barili bomba e dice di prendere di mira solo “terroristi”. Human Rights Watch, con sede a New York, ha espresso ripetuti richiami al regime di Damasco per il suo uso “illegale” di barili bomba, affermando che il tipo di arma colpisce in modo particolarmente indiscriminato.

La ricercatrice di HRW, Lama Fakih, ha detto che non c’è stato alcuno sforzo globale per ritenere il governo di Assad responsabile. “Mentre è in atto uno sforzo internazionale per porre fine agli abusi di Daesh (gruppo jihadista), non c’è alcuno sforzo congiunto per fermare gli abusi del governo siriano, compresi gli attacchi contro la popolazione civile,” ha detto.

Gli Stati Uniti ed i loro alleati perlopiù nel Golfo hanno avviato lo scorso mese degli attacchi aerei contro postazioni jihadiste in Siria, ma non si è discusso di estendere gli attacchi contro il regime di Assad. “Sfortunatamente, l’attenzione internazionale è stata deviata dall’avanzata di Daesh in Iraq e Siria,” ha detto Fakih all’AFP. Il direttore dell’Osservatorio Abdel Rahman si è trovato d’accordo con lei.

“Il numero degli attacchi aerei per mano del regime compresi quelli coi barili bomba è pazzesco, e negli ultimi giorni si è verificata una escalation,” ha detto. Ha accusato Damasco di “trarre vantaggio” dal fatto che il mondo è ora concentrato su Daesh per inasprire i suoi attacchi contro le aree dei ribelli. L’opposizione siriana afferma che le critiche internazionali al regime non sono abbastanza. “Gli Stati Uniti criticano il regime, ma non fanno nulla,” ha detto Samir Nashar, membro dell’opposizione nella Coalizione Nazionale, “Intanto, il regime sta avanzando militarmente”.

English article: http://news.yahoo.com/syria-escalates-barrel-bomb-attacks-world-attention-shifts-025623788.html

Un Metodo Pericoloso: Siria, Sy Hersh e l’arte del revisionismo dei crimini di massa

4 Giu

hersh_2055La Siria di Assad è stata soccorsa da Sy Hersh attraverso un giornalismo poco professionale?

SCRITTO DA MUHAMMAD IDREES AHMAD, tradotto da Mary Rizzo

Nel giorno in cui il London Review of Books ha pubblicato un ampiamente diffuso  articolo del giornalista veterano Seymour Hersh, esonerando il regime siriano per l’attacco chimico dello scorso anno, 118 siriani, tra cui 19 bambini, sono morti in un bombardamento aereo e di artiglieria pesante. E solo il regime ha aerei e artiglieria pesante.

Dallo scorso novembre, Aleppo è stata presa di mira da elicotteri da alta quota che sganciano barili riempiti di esplosivi. Tra novembre scorso e la fine di marzo, Human Rights Watch ha registrato 2.321 morti civili provocati da questa arma indiscriminata. E solo il regime ha elicotteri.

Per molti mesi dopo il massacro chimico, i quartieri presi di mira e il campo profughi di Yarmouk sono stati tenuti sotto assedio per affamare la popolazione. Alle agenzie umanitarie è stato negato l’ ingresso. E solo il regime controlla l’accesso.

La spietatezza del regime non è mai stata in dubbio. I rapporti di Human Rights Watch, di Amnesty International, della Commissione Indipendente d’Inchiesta Internazionale dell’ONU, e quelli di una miriade di giornalisti e testimoni sul posto, hanno ripetutamente confermato la stessa cosa. Il regime ha dimostrato volontà e capacità di infliggere violenza di massa. La repressione è ancora in corso.

Così, quando lo scorso agosto è avvenuto un attacco, tramite un’arma notoriamente in possesso del regime, ed utilizzando un meccanismo di consegna peculiare al suo arsenale, su un luogo che il regime bersagliava regolarmente e contro persone che il regime era noto detestare, è stato non irragionevole dedurre che la responsabilità fosse del regime. Questa conclusione è stata confermata dai primi soccorritori, investigatori delle Nazioni Unite, organizzazioni per i diritti umani e analisti indipendenti.

hersh460x276Quando un giornalista vincitore del Premio Pulitzer e una rispettabile pubblicazione letteraria decidono di mettere il loro impegno a sfidare un consenso, si può ragionevolmente prevedere che siano stati fatti tutti i controlli del caso anche sulle evidenze. La gravità della questione esige che un elevato onere della prova sia soddisfatto. Le fonti dovrebbero essere controllate, le affermazioni confermate, prove contrarie affrontate.

Ma gli editori non hanno fatto nulla di tutto questo. Hanno dato la precedenza alla narrazione anziché al racconto della verità. Hanno ignorato i dati disponibili e, sulla base di affermazioni non confermate che provengono da una singola fonte anonima, hanno assolto l’autore di un’orribile atrocità, demonizzando i suoi oppositori e calunniando un capo di stato straniero. Peggio ancora, usando Hersh come esca, hanno fornito una cortina fumogena per nuove violazioni.

Cinque giorni dopo che l’articolo di Hersh è stato diffuso, un elicottero militare ha sganciato una bomba barile su Kafr Zita. Essa conteneva cloro tossico invece del solito TNT. Il regime, come Hersh, ha accusato il gruppo islamista Jabhat al-Nusra. Ma solo il regime ha una forza aerea.

In ogni un momento del massacro in corso,  offuscare la ben documentata  responsabilità del regime per un crimine di guerra non solo aiutare il regime oggi, ma lo aiuta anche domani. Finché rimangono dubbi sulle atrocità precedenti, ci sarà titubanza nell’assegnare nuove colpe.

La responsabilità verrà rinviata.

La propaganda di solito viene fatta funzionare su due binari: a volte si costruisce il sostegno ad una politica voluta, a volte indebolisce il supporto ad una politica indesiderata. Il primo metodo si basa sulla persuasione, l’ultimo sull’offuscamento. “Il dubbio è il nostro prodotto” fu la garanzia che le imprese di Relazioni Pubbliche diedero nel 1950 ad una industria di tabacco che fu colpita dalle crescenti prove scientifiche che collegano le sigarette al cancro. Energiche società che vogliono respingere una legislazione ambientale, hanno da allora investito nella stessa strategia.

Questo è anche il metodo di Hersh.

Il dubbio è spesso un controllo utile contro l’errore della fede senza riserve. Lo scetticismo è sano. Ma quando si ossifica in una volontà di NON credere, si nutre paranoia.

La Sala degli Specchi

I giornalisti non sono sempre esperti delle materie su cui scrivono i loro articoli. Ma novizi diligenti sanno come valutare la plausibilità di una storia, la credibilità di una fonte e la validità delle prove: si verifica quello che viene affermato e se ne fa un confronto relativo  alle conoscenze esistenti. Solo se tale controllo resiste, si avvia la pubblicazione. I redattori di Hersh sembrano aver fatto molto poco, semmai hanno fatto qualcosa, di tutto ciò.

Hersh sostiene che per la strage del 21 agosto il regime di Assad era innocente, e che in effetti l’attacco fu effettuato dal gruppo ribelle islamista Jabhat al-Nusra, come parte di ciò che la fonte di Hersh descrive come “una covert action pianificata dalla gente di [Primo Ministro turco Recep] Erdogan per spingere Obama oltre la linea rossa.”

Prima di approvare le prove di Hersh per queste affermazioni, i suoi editori avrebbero dovuto porsi le ovvie domande: se gli oppositori di Assad sono in possesso di sarin e missili balistici, perché non li hanno mai usati a loro vantaggio sul campo di battaglia? Se l’opposizione è determinata ad attivare l’intervento occidentale con qualsiasi mezzo, compreso il fratricidio, ad usarlo non dovrebbe essere il presunto “agente dell’Occidente”, cioè l’Esercito Siriano Libero (FSA), piuttosto che l’intransigente Jabhat al-Nusra, gruppo che è nel mirino del’Occidente? (Gli Stati Uniti lo hanno designato una organizzazione terroristica straniera.)

Se gli Stati Uniti erano determinati ad intervenire, come Hersh insiste che fosse, perché si sarebbero limitati ad un dubbioso pretesto chimico, quando c’erano così tanti casi umanitari indubitabili di cui avvalersi? Se il regime fosse innocente, perché si nega agli investigatori delle Nazioni Unite l’accesso al sito per quattro giorni, sottoponendo l’area all’implacabile fuoco di artiglieria? [i] Perché mai la Turchia, un Paese che non ha un programma di armi chimiche, dovrebbe rischiare la propria adesione alla NATO – e la sua, potenzialmente, futura adesione all’UE – con la produzione di sarin, facendolo specificamente per una goffa operazione false flag?

Ma ammettiamo pure che le affermazioni di Hersh siano vere. Allora, come ha fatto la Turchia a contrabbandare una tonnellata di sarin in una zona assediata? Come è stato organizzato un meccanismo di consegna per un tale carico di sostanze tossiche? Come sono stati coordinati i lanci su luoghi geograficamente separati, effettuati per far apparire che tutti siano stati fatti da zone sotto il controllo del regime?

Nessuno si aspetta che una rivista letteraria possieda la capacità di giudicare affermazioni tecniche, ma ogni impresa giornalistica deve soddisfare gli standard minimi. L’uso di fonti anonime non è problematico in sé. Ma è prassi comune tra gli editori seri trovare una fonte secondaria, questa volta non anonima, per corroborare le informazioni ottenute da una invece anonima.

Le accuse schiaccianti di Hersh sono tutte attribuite ad un’unica fonte. Non vi è alcuna conferma indipendente. Infatti, in un originale approccio al controllo incrociato, Hersh permette alla sua fonte di approvare la propria storia. La fonte sostiene che un memorandum del Defense Intelligence Agency (DIA) supporta le sue affermazioni. La DIA e l’Ufficio del Direttore della Intelligence Nazionale (ODNI) negano che esista un tale documento. Tali rifiuti possono essere prevedibili e facili da ignorare, ma Hersh non offre ulteriori verifiche. Né si spiega come la sua fonte, un “consulente”, sia  a conoscenza di un documento “altamente qualificato”. Senza conferme, ci sono buone ragioni per dubitare della sua autenticità. Come vedremo, un gruppo di individui che corrispondono alla descrizione delle fonti di Hersh, hanno già indicato il motivo e l’intenzione di fabbricare documenti per coinvolgere la Turchia e l’Arabia Saudita.

hershHersh poi fa il ritratto di un ufficiale dell’intelligence russa. Questo avrebbe un senso se la fonte dicesse qualcosa di coerente per essere una spia russa. Ma il funzionario russo afferma che la posizione russa ufficiale è che l’alleato della Russia è innocente. Hersh e il LRB trovano questa affermazione persuasiva – perché il “consulente dell’intelligence”, la cui storia dovrebbe essere corroborata, è ritenuto “affidabile”. La Sala degli specchi di Hersh rivela un mondo di misteri, intrighi e inganni. Ma l’unico inganno che si rivela è Hersh stesso. Scrive, per esempio, che secondo la sua fonte, “in pochi giorni dall’attacco del 21 agosto [… ] agenti russi dei servizi segreti militari avevano recuperato campioni di agenti chimici”, poi trasmessi al laboratorio di armi chimiche inglesi a Porton Down. Secondo la fonte di Hersh, l’ufficio britannico avrebbe confermato che il sarin non è venuto dall’arsenale del regime. Hersh non avalla la dichiarazione. In realtà, l’unica cosa che il laboratorio ha confermato è che il sarin è stato usato – basando le sue conclusioni sui campioni di terreno e di stoffa portati clandestinamente fuori dai siti colpiti. (Hersh non spiega perché ritiene che il laboratorio avrebbe considerato valido qualsiasi campione fornito dalla Russia, uno Stato determinato ad assolvere il suo cliente con qualsiasi mezzo, non importa quanto maldestro.)

Campioni sono stati anche recuperati dal sito dall’ONU. Ma Hersh non fa menzione di questi. Qualunque scoperta Porton Down avrebbe potuto fare, avrebbe sostituito ciò che gli ispettori dell’ONU hanno recuperato e studiato in prima persona. Il mandato delle Nazioni Unite non ha incluso l’assegnazione di responsabilità, ma la sentenza lascia poco spazio a dubbi. Gli autori dell’attacco, conclude, “hanno avuto accesso alle scorte di armi chimiche dell’esercito siriano, nonché alle competenze e alle attrezzature necessarie per gestire in modo sicuro grandi quantità di agenti chimici.” I risultati sono anche stati confermati dalle stesse dichiarazioni del regime siriano, dall’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC), come parte del suo accordo di cedere il suo arsenale chimico. Il regime ha dichiarato 80 tonnellate di esammina, un additivo specifico per la formula del sarin del regime; tracce di esso sono state trovate nelle prove raccolte dagli ispettori. Hersh menziona l’inchiesta delle Nazioni Unite in seguito, ma solo per consentire ad una fonte anonima, “a conoscenza delle attività delle Nazioni Unite”, di sostenere la soppressione delle sue conclusioni su un attacco chimico avvenuto in precedenza su Khan al-Assal. Hersh.  Evidentemente, non ha letto il rapporto. “Per quanto riguarda l’incidente di Khan Al-Assal del 19 marzo”, dice, “gli agenti chimici utilizzati in questo attacco portavano le stesse caratteristiche uniche di quelle utilizzate ad Al-Ghouta.”

Per giudicare il metodo di Hersh, consideriamo questa frase emblematica sugli investigatori delle Nazioni Unite: “[Il loro] accesso ai siti dell’attacco, avvenuto cinque giorni dopo la gasazione, era controllato dalle forze ribelli.” Insinuando che l’ONU potrebbe essere stato condizionato dalla presenza dei ribelli, Hersh vuole che i lettori trascurino un dettaglio fondamentale: la visita “è avvenuta cinque giorni dopo la gasazione” perché il regime ha negato l’accesso ai siti, sottoponendoli ad incessante fuoco di artiglieria.

Questa non è la segnalazione di un giornalista; è la distorsione di un propagandista.

L’evidenza

Per molti dei lettori di Hersh, il suo fascino sta meno nella qualità del suo giornalismo che nella sua forma espositiva. L’aria rarefatta di mistero, con figure indistinte che rivelano i loro segreti a un intrepido narratore di “verità”, risuonano in lettori pasciuti col giornalismo ad effetto  stile Guerra Fredda. Ma le fonti raramente sono agenti passivi: hanno dei programmi. Alcuni possono essere nobili; molti altri vogliono solo portare avanti vendette personali. La storia che Hersh spaccia al dettaglio è stata su internet per mesi. E’ apparsa in precedenza in una lettera aperta a Barack Obama, scritta da un gruppo di ex ufficiali dei servizi segreti e diplomatici che si fanno chiamare “Professionisti Veterani dell’intelligence per la Sanità Mentale” (VIPS), che avvertivano: “Vi è un crescente corpo di evidenze dedotte da numerose fonti in Medio Oriente – per lo più collegate all’opposizione siriana e ai suoi sostenitori – che forniscono un quadro circostanziale del fatto che l’incidente chimico del 21 agosto fosse una provocazione pianificata da tempo dall’opposizione siriana e dai suoi sostenitori saudita e turco. L’obiettivo sarebbe stato quello di creare il tipo di incidente che avrebbe coinvolto gli Stati Uniti nella guerra.”

Yossef Bodansky

Yossef Bodansky

I firmatari includono l’ex ufficiale della DIA Pat Lang, l’ex funzionario della NSA Thomas Drake, l’ex funzionario dell’FBI Coleen Rowley, l’ex funzionario del Dipartimento di Stato Matthew Hoh, e gli ex ufficiali della CIA Larry Johnson, Ray McGovern, e Philip Giraldi. La data era il 6 settembre 2013. Ma cinque giorni prima, il sito complottista canadese Global Research, aveva pubblicato un articolo di Yossef Bodansky, un sostenitore israelo-americano dello zio di Bashar, Rifaat Assad, che dichiara come di seguito:

“Vi è un crescente volume di nuove prove da numerose fonti nel Medio Oriente – per lo più affiliati all’opposizione siriana e ai suoi sponsor e sostenitori – che conferma fortemente, sulla base di prove circostanziali solide, che il 21 agosto 2013 un attacco chimico nei sobborghi di Damasco fu davvero una provocazione premeditata da parte dell’opposizione siriana.”

I VIPS avevano plagiato Bodansky. Aggiungendo sauditi e turchi come un abbellimento supplementare. Non avevano fonti. (Matthew Hoh ha ritirato la sua firma e si è scusato dopo che ho portato il plagio alla sua attenzione). E’ possibile che la fonte di Hersh faccia parte di questo gruppo, e la sua storia è una perfetta eco di ciò che dichiarano. I VIPS nel frattempo sono occupati a  promuovere vigorosamente la teoria della cospirazione di Hersh.

Due dei VIPS, Pat Lang e Larry Johnson, corrispondono alla descrizione della fonte di Hersh. Uno di loro, Johnson, ha usato un linguaggio simile a quello usato da Hersh (“sarin da cucina”). Lui è del Tea Party, fucina della persuasione della destra americana, e ha un curriculum  di calunnie politicamente motivate​​.

Questo, però, non è la vera causa dell’imbarazzo per i VIPS. Un’altra storia da cui hanno attinto viene da un sito oscuro chiamato MintPress. Esso ha affermato che il principe saudita Bandar bin Sultan aveva fornito il sarin, e che un ribelle lo avesse accidentalmente liberato in un tunnel. Questo “incidente” avrebbe in qualche modo coinvolto 12 quartieri separati geograficamente, lasciando tutte le zone tra loro miracolosamente inalterate. All’articolo è stata dato credibilità tramite la firma di Dale Gavlak, un reporter di AP. Gavlak, che tuttavia ha ripudiato l’articolo dicendo di non aver potuto verificare le sue affermazioni. Il suo coautore, una figura nebulosa, è sparito silenziosamente verso l’Iran, rifiutando di rispondere alle domande.

Lloyd and Postol

Lloyd and Postol

MintPress ora è riemersa come primo difensore di Hersh. Ha fornito a due delle fonti di Hersh una piattaforma per attaccare i suoi critici. Il loro obiettivo principale è Eliot Higgins, il blogger noto come Brown Moses, che ha dimostrato la mancanza di plausibilità della teoria di Hersh. I pugili, Theodore Postol e Richard Lloyd, sono esperti in munizioni. Hanno prodotto delle avvaloranti analisi sui carichi e i raggi d’azione dei razzi utilizzati il 21 agosto. C’è poca ragione di dubitare della loro esperienza in questo settore. Ma c’è tanto da mettere in discussione nelle loro analisi politiche e speculazioni. Cioè: Postol e Lloyd sostengono che, dato il carico pesante, la gamma dei razzi poteva  partire da due chilometri, e quindi non avrebbe potuto avere origine dal “cuore” delle aree controllate dal regime, come l’amministrazione Obama ha sostenuto. Ma l’amministrazione Obama ha anche sovrastimato la distanza delle posizioni del regime. Usando l’analisi della traiettoria è stato possibile calcolare le coordinate probabili di lancio, che, anche nel raggio di due chilometri, li colloca in zone in cui le forze del regime erano attive il 21 agosto.

Inoltre, Postol inizialmente ha sostenuto che il razzo utilizzato durante l’attacco “non riesce a giustificare le traiettorie specifiche di un razzo simile, ma di uno più piccolo noto per essere nell’arsenale siriano.” Ha sostenuto – una pretesa che Hersh ripete come un eco – che il razzo avrebbe potuto essere riprodotto in una modesta officina attrezzata [ii] Ma prove video e fotografiche dimostrano che i razzi corrispondono esattamente alle tipologie specifiche di due tipi noti per essere nell’arsenale del regime – il Volcano e il Soviet 140mm M14. Essi non sono, come Postol e Lloyd insistono, “improvvisati”.

Accettare questo come plausibile, si potrebbe anche accettare la relativa dichiarazione di Hersh che il sarin può essere prodotto in una cucina. Bashar al-Assad condivide questo punto di vista, ma gli esperti di armi chimiche non sono comprensibilmente d’accordo. Il Sarin è una sostanza mortale; la sua produzione richiede un sostanziale impegno tecnico, finanziario e logistico. Non è il genere di cosa che si può nascondere in una casa; né è qualcosa che si può caricare in razzi artigianali utilizzando guanti da cucina. E’ significativo che Postol e Lloyd ignorino l’aspetto dela preparazione dell’operazione.

Il metodo ideologico

Forse questo non è poi così sorprendente: Postol ha detto al GlobalPost che la sua ricerca si è ispirata alle teorie di Hersh; e nella sua determinazione per convalidarla, sembra che abbia ignorato tutte le prove che invece le mina. Émile Durkheim ha chiamato questo”metodo ideologico” – “Nozioni per disciplinare la raccolta dei fatti, piuttosto che far derivare nozioni da essi”.

Questo descrive anche il metodo di Hersh. Egli ignora o offusca fatti accertati che contraddicono la sua teoria: come il fatto che il sistema di erogazione utilizzato negli attacchi è peculiare al regime, o che l’ONU abbia stabilito che il sarin poteva venire solo dalle scorte governative. Invece, egli  trasmette una frottola inventata da una parte interessata e rinuncia alle conferme. Per Hersh, il fatto che la DIA e la ODNI abbiano seccamente respinto la sua storia è un’ulteriore prova di insabbiatura. Egli non spiega, allora, perché i servizi segreti britannici, francesi e tedeschi abbiano raggiunto esattamente la stessa conclusione. Egli non menziona affatto l’indagine svolta da Human Rights Watch o le analisi di Higgins e dell’esperto di armi chimiche britannico Dan Kaszeta.

Perché?

Che cosa possiede una pubblicazione letteraria rispettabile che pesca a strascico in improbabili teorie del complotto,  nel tentativo di confutare un singolo (anche se singolare) crimine di guerra, il cui significato è da tempo confermato dalla frequenza di altri? Al tempo degli attacchi, 60.000 siriani sono stati uccisi; da allora, più di 80.000 sono stati uccisi. The London Review stabilirà forse  che questo evento è stato significativo non tanto per il numero di civili uccisi o per il metodo raccapricciante che ha causato la loro morte, ma per l’intervento che ha quasi scatenato. La minaccia di un intervento, però, era labile – ed è passata. Se fosse stato lanciato, non è certo che le conseguenze sarebbero state peggiori di quanto le conseguenze del non-intervento. La repressione dello Stato siriano nel frattempo è sostenuto, e continua. Come si spiega questa distorta gerarchia di preoccupazioni?

Se, per il mondo, Obama è un Amleto sconclusionato, per Hersh è un Coriolano intransigente. L’Obama di Hersh faceva pressioni militari per lanciare un “attacco mostruoso”, usando tra l’altro “due B-52”.  Non ci viene detto perché Obama  – il presidente-drone – agirebbe così fuori di carattere. Le sue preferenze hanno spaziato dai missili Tomahawk agli Hellfire, non Black Hawks e B-52.

Hersh può anche essere un credulone, ma alcune sue dichiarazioni lasciano poco dubbio al fatto che qualcosa di meno benigno stia succedendo. Egli non solo esonera il regime accusando i suoi oppositori dei suoi crimini; ma produce, nei fatti, un argomento mirato perchè Assad possa mantenere il suo arsenale. “Il regime siriano continua nel processo di eliminazione del suo arsenale chimico,” ma, Hersh avverte, “dopo la distruzione della riserva di Assad, al-Nusra e i suoi alleati islamici potrebbero restare come unica fazione all’interno della Siria ad avere accesso agli ingredienti che possono produrre sarin, arma strategica diversa da qualsiasi altra in zona di guerra.” Gli editori del LRB hanno davvero permesso che si pubblicasse questo passaggio!

Per The London Review of Books, a quanto pare, i siriani sono pedine in una battaglia ideologica. E’ molto più facile intrattenere una teoria della cospirazione, tuttavia inverosimile, piuttosto che accettare che Obama e la comunità di intelligence potrebbero avere ragione sull’aguzzino del popolo siriano. La rivista ha pubblicato quattro articoli che danno la colpa dei crimini di Assad alle sue vittime. Eppure non ha consentito ad un solo siriano di scrivere sul conflitto. Avrebbe potuto, per esempio, considerare di discutere con i primi soccorritori; si potrebbe, per esempio, permettere ai sopravvissuti di raccontare le loro storie. Ma questo causerebbe la “dissonanza cognitiva”. Ammettere che Assad potrebbe essere responsabile dei propri crimini, significa mettere in discussione, o almeno dequalificare, l’assioma che gli Stati Uniti sono la fonte unica di tutti i mali.

Ormai anche il più dogmatico tra gli editori di Hersh deve aver capito che sono stati presi in giro. Le loro propensioni ideologiche e l’ansia per di audience hanno facilitato l’inganno.

Hanno giocato, inoltrandosi in ciò che è in effetti propaganda pro-fascista. Se hanno una minima premura per la loro credibilità, dovrebbero rivelare il nome della loro fonte – o accettare di essere per sempre associati ad una bufala mostruosa.

 

553742_10151918576195591_227039585_nDr. Muhammad Ahmad Idrees è l’autore di “The Road to Iraq: The Making of a Neo-Conservative War”. Potete seguirlo su Twitter : @im_pulse

[i] Il cospirazionismo, però, ha le sue proprie domande e una propria logica deduttiva. Entro una settimana dagli attacchi, uno scrittore del LRB aveva già distribuito testi per affermare l’innocenza del regime. “Chiaramente” ha affermato, “il beneficiario non era il regime siriano” Chiaramente, da questa logica, si deduce che gli Stati Uniti non hanno mai invaso l’Iraq.

[ii] Anche se entrambi si sono dati alle dichiarazioni roboanti, Lloyd sorpassa anche l’irascibile Postol: “I ribelli siriani sicuramente hanno la capacità di creare queste armi,” ha detto a McClatchyDC. “Penso che potrebbero avere anche più possibilità dello stesso governo siriano.” Lui pensa. Che bisogno di prove c’è?

ORIGINALE: http://lareviewofbooks.org/essay/dangerous-method-syria-sy-hersh-art-mass-crime-revisionism/#

Piccola guida per i “simpatizzanti di Assad” che si auto-definiscono “pro-palestinesi”

7 Mag

SCRITTO DA NICOLE MAGNOONA GERVITZ, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

– Settembre Nero 1970: Hafez al Assad inviò carri armati in Giordania per sostenere i palestinesi contro l’Hascemita re Hussein. L’OLP vinse il sostegno popolare tra le masse arabe dopo che i regimi furono completamente screditati nel 1967 per mano di Israele. Re Hussein ordinò al suo esercito di attaccare le forze dell’OLP in Giordania a causa della sua politica dichiarata di volerlo rovesciare. Assad si rifiutò di inviare un forte sostegno militare siriano perché temeva un’altra guerra con Israele. Rifiutò di fornire copertura aerea ai carri armati siriani e furono costretti a ritirarsi in seguito al bombardamento da parte dei giordani.

Questo lasciò i palestinesi isolati, abbandonati, e diverse migliaia di loro furono massacrati dall’esercito di Hussein. Solo poche settimane dopo quel Settembre Nero, Hafez al Assad portò a termine il suo colpo di stato militare a Damasco.

 

– 1973: la Siria tentò di riprendere il controllo delle alture del Golan e fu un altro fallimento. Hafez al Assad si trovò a diventare la guardia di sicurezza di Israele per il confine settentrionale. Il colonnello Rafik Halawi, comandante druso della brigata di fanteria che fu distrutto dagli israeliani nel Golan, fu giustiziato sotto gli ordini di Hafez prima della guerra da un funzionario vicino. Il regime siriano sostenne che fu ucciso nella battaglia con Israele, e a chiunque fosse catturato fu imposto di non dire niente, minacciato con torture e prigionia.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

– 1976: Hafez al Assad sostenne i falangisti libanesi fascisti cristiani contro l’alleanza comunista libanese  – OLP, che si era formata in opposizione sia ai falangisti che alla tirannia baathista. L’invasione militare siriana del Libano nel 1976 fu approvata dagli USA. Tuttavia, l’alleanza libanese comunista – OLP spazzò via le forze di occupazione siriane nel giugno dello stesso anno. Due mesi dopo Hafez al Assad spezzò quella resistenza. I falangisti, sostenuti da Hafez al Assad, commisero un massacro di palestinesi nel campo profughi di Tal al Zaatar.

Con la benedizione della Lega Araba il governo siriano decise di allearsi con Israele per impedire la sconfitta dei falangisti. I campi palestinesi di Karantina e Tel al Zaatar furono assediati dall’esercito siriano, e 2.000 palestinesi furono uccisi.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

Una lettera aperta dalla resistenza palestinese fu diffusa quell’estate all’interno dei campi;

“Vengono utilizzate armi siriane – la maggior parte, purtroppo – contro il nostro accampamento, mentre i governanti di Damasco continuano a ripetere che sono qui in Libano per difenderci. Questa è una menzogna assassina, una bugia che ci fa soffrire più di qualunque cosa … Ma noi desideriamo informare che ci batteremo in difesa di questo campo con le nostre mani nude, anche se tutte le nostre munizioni e tutte le nostre armi saranno esaurite, e che stringeremo la cinghia in modo da non lasciarci uccidere dalla fame. Abbiamo deciso di non arrendersi e non ci arrenderemo … “

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni '80.

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni ’80.

– 1980: Nell’ambito della sua repressione feroce contro i dissidenti di sinistra, nel 1980 il regime di Hafez al Assad arrestò centinaia di attivisti sia del Partito d’Azione Comunista che del Partito comunista siriano, nel tentativo di soffocare le ultime voci di dissenso dopo che aveva schiacciato la Fratellanza Musulmana. Restarono i comunisti siriani a lavorare con un gruppo di dissidenti palestinesi, quello fu chiamato “Comitato Popolare Palestinese del campo profughi di Yarmouk”, nel governatorato di Damasco. Fu fondato nel 1983, ma fu costretto a sciogliersi due anni più tardi a causa della campagna di arresti di Hafez al Assad. 200 membri del Partito d’azione comunista furono arrestati dalle forze di sicurezza siriane nel 1986.

– L’OLP cominciò a incrinarsi nel 1983. Il colonnello Saed Abu Musa era rivale di Arafat e guidò una ribellione contro al Fatah nella valle del Bekaa. Abu Musa era stato un soldato professionista nell’esercito giordano prima di entrare nell’OLP.

Il regime siriano lo sostenne, fornendogli armi. Abu Musa e i suoi seguaci cacciarono gli uomini di Arafat da Tripoli, quell’estate. Quando un giornalista del Newsweek chiese a Yasser Arafat un commento riguardo l’ammutinamento, egli rispose: “Non mi chiedere di burattini e cavalli di Troia … Assad vuole la mia pelle. Vuole la resa palestinese, e non voglio dargliela.”

La maggior parte dei rifugiati palestinesi scelsero Arafat contro il fantoccio siriano, ma come conseguenza, Hafez cacciò via gli uomini di Arafat da Tripoli, e la resistenza palestinese fu depotenziata.

– Nella “guerra dei campi”, tra il 1985 e il 1988, Hafez al Assad reclutò il movimento sciita libanese Amal. In quel momento era in conflitto con Hezbollah, ed aprì il fuoco contro i palestinesi e Hezbollah contemporaneamente.

Libano: Tripoli è una città a maggioranza sunnita, con una minoranza alawita che ha fornito sostegno finanziario al governo siriano. Gli alawiti siriani furono posti nel Parlamento libanese interamente per lle pressioni di Damasco. Le leggi sulla naturalizzazione del Libano vennero completamente sovvertite.

I rifugiati palestinesi provenienti dalla Nakba del 1948, e durante il suo sequel nel 1967, che hanno vissuto nei campi profughi, non possono ottenere la cittadinanza libanese, ma agli alawiti siriani è garantito in qualsiasi momento.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

– 2000: Mentre Bashar al Assad elogiava la seconda Intifada, centinaia di palestinesi languivano nelle sue carceri. Attieyeh Dhiab Attieyeh, un palestinese di 30 anni, morì nel carcere di Tadmur all’inizio del 2000, a causa di negligenza medica. Era già molto malato quando fu trasferito a Tadmur nel 1996. Attieyeh era un membro di Fatah, la fazione guidata da Yasser Arafat, e fu arrestato nel 1989 nel sud del Libano prima di essere inviato in Siria.

– 2008: C’è una somiglianza tra il massacro di Hama del 1982 e Piombo fuso.

In entrambi i massacri, i minareti delle moschee sono stati distrutti dalle forze di occupazione, che hanno sostenuto che i minareti venivano utilizzati dai cecchini islamici. Non ci sono prove di ciò in entrambi i casi, ma c’è la prova del disgusto per l’Islam ortodosso espresso da entrambi i regimi.

– Maggio 2011: Rompendo l’assedio (del regime siriano) su Deraa, a pochi palestinesi dal campo di Yarmouk  è stato possibile consegnare alcune forniture mediche di cui si aveva disperatamente bisogno.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

– Nakba Day 2011: Centinaia di palestinesi provenienti dai campi profughi nei dintorni di Damasco furono inviati nella zona demilitarizzata che separa la Siria dalle alture del Golan. La sicurezza dei civili palestinesi non era la priorità. La recinzione fu violata e le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco, e una dozzina di palestinesi furono uccisi. Ci fu un secondo spargimento di sangue a giugno, nel Naksa Day, l’anniversario dello scoppio della guerra del giugno 1967. Un’altra decina di palestinesi furono uccisi. Questi fatti erano senza precedenti,  perché mai prima di allora il governo siriano aveva spinto centinaia di palestinesi sul Golan, in entrambi gli anniversari. Perché nel 2011? Per distogliere l’attenzione dal massacro in corso nelle strade siriane. Uno dei principali rami dell’intelligence siriana si occupa solo di questioni relative alla Palestina. E’ impossibile che l governo siriano non sapesse che una violazione della recinzione del Golan sarebbe costata tante vite palestinesi.

– Autunno 2011: Ghiyath Matar, un giovane di origini palestinesi che viveva nei sobborghi di Daraya di Damasco, utilizzò la strategia di distribuire rose e acqua alle forze di sicurezza alawite inviate dal regime per sparare sui manifestanti.

images (6)Ai primi di settembre del 2011 era morto. Il suo cadavere mutilato fu consegnato alla famiglia quattro giorni dopo il suo arresto. Diversi inviati americani hanno partecipato al suo funerale. Il portavoce del regime di Assad sostenne che una banda armata fu responsabile della tortura e della morte di Ghiyath, e questa è una mezza verità perché, dopo tutto, quella banda armata era inviata dal governo.

– Come risultato della campagna di repressione genocida di Bashar al Assad, Yarmouk è diventata la casa per un milione di profughi siriani sfollati entro la fine del 2011. Quando l’Esercito siriano libero guadagnò terreno nella periferia meridionale di Damasco, l’esercito siriano cominciò a colpire il campo mentre, allo stesso tempo, armava il pro-regime PFLP-GC. Mortai sono stati sparati sul campo da parte delle forze di Assad prima ancora che l’FSA vi mettesse piede.

– Estate 2012: paramilitari alawiti che vivevano a Nisreen, vicino a Yarmouk, aprirono il fuoco su una massiccia manifestazione anti-governativa, uccidendo dieci palestinesi, tra cui un bambino.

– Autunno 2012: L’FSA istituì una linea di alimentazione attraverso Yarmouk, a cui seguì una massiccia punizione collettiva per mano del regime: le forze governative siriane e le milizie alawite circondarono Yarmouk, e nell’ottobre del 2012 gli ingressi al campo furono aperti solo per due o tre giorni alla settimana. I civili portavano il peso della violenza; la fame, la malattia, e i bombardamenti indiscriminati. 

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei "pro-palestinesi" osservavo un totale silenzio.

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei “pro-palestinesi” osservavo un totale silenzio.

– Dicembre 2012: aerei militari del regime siriano bombardano una moschea a Yarmouk, che ospitava rifugiati siriani sfollati. Decine furono uccisi. Il pretesto per una tale atrocità era che l’FSA aveva nascosto alcune armi nel seminterrato della moschea.

– 2013: Khaled Bakrawi. un giovane siro-palestinese organizzatore di comunità e membro fondatore della Fondazione Jafra per il soccorso e lo sviluppo della gioventù, fu arrestato dalle forze di sicurezza statali alawite, nel gennaio del 2013, per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto a Yarmouk. A settembre i palestinesi di Yarmouk seppero che Khaled fu ucciso sotto tortura in un centro di detenzione a Damasco.

Khaled Bakrawi prese parte alla marcia di giugno nel Golan. Vedendo il leader del FPLP-CG, Ahmad Jibril, condurre il popolo nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, e sapendo cosa stava per accadere, cercò di dissuadere i suoi compagni palestinesi dal seguire gli ordini di Ahmad Jibril, ma inutilmente. Khaled fu costretto a guardare come le forze di sicurezza di Stato alawiti si rilassavano bevendo tè, mentre i soldati di occupazione israeliani scaricavano proiettili verso i suoi fratelli. Khaled prese due proiettili nella gamba.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Il giovane che fu definito eroe per i proiettili sionisti, sarebbe poi svanito nell’oblio dopo il suo assassinio per mano delle forze di sicurezza di Bashar al Assad.

– I Palestinesi di Yarmouk sono stai a volte uccisi da altri palestinesi. Il missile russo BM -21 Grad fu utilizzato per attaccare Yarmouk nel luglio del 2013. Due missili grad furono lanciati sulla struttura di panificio di Hamdan il 24 luglio, uccidendo quindici civili. E’ stato riferito sia da Reuters che dal Comitato di Coordinamento campo di Yarmouk che questo attacco è stato effettuato dal FPLP-CG. Quindici palestinesi di Yarmouk morirono di fame tra settembre e dicembre del 2013. Il numero dei profughi palestinesi uccisi dal 2011 in Siria ha raggiunto i 1.597, oltre ad altri 651 dispersi o imprigionati, e i 74 torturati a morte nei centri di detenzione del regime dal 2013.

– L’annichilimento del paese da parte del regime di Assad è positivo per Israele: un despota arabo che schiaccia il suo popolo ha sempre un posto speciale nel cuore sionista. Israele ha sempre fatto affidamento sui despoti arabi corrotti come Bashar al Assad, per reprimere le masse al suo posto; un sentimento anti-iraniano è stato seminato nel mondo arabo a causa della sua colonizzazione della Siria.

E Hezbollah è troppo occupato nell’omicidio di siriani per causare disturbo ad Israele. Ed Israele non è più esposto ad alcuna pressione ad abbandonare le alture del Golan.”

originale: http://wewritewhatwelike.com/2014/05/05/a-guide-for-the-palestinian-or-pro-palestinian-shabiha-sympathizer-in-your-life/

Tel Al-Zaatar e Yarmouk – gli assedi dei campi di rifugiati, le somiglianze

11 Mar

Tamim-Al-Barghoutidi Tamim al-Barghouti. Traduzione di Claudia Avolio.

Il campo di rifugiati palestinesi di Yarmouk, Damasco, è sotto assedio da mesi, esposto ad attacchi aerei e via terra. Molti dei rifugiati muoiono di fame e finiscono per mangiare foglie e cactus. La mancanza di acqua pulita causa anche la diffusione di malattie intestinali e cutanee. I neonati e le loro madri, gli anziani, gli ammalati ed i feriti sono morti per via della penuria di medicinali. Il campo è stato bombardato in numerose occasioni e chiunque provi a uscirne viene ucciso. Anche se il regime siriano ha permesso l’ingresso nel campo di alcuni aiuti – in seguito alla pressione dei media stranieri – ha poi di fatto continuato con l’assedio appena la pressione si è allentata o l’attenzione dei media non era più vigile.

I tentativi da parte dei sostenitori del regime di negarne la responsabilità per le condizioni del campo sono penosi. Il campo di Yarmouk è un quartiere di Damasco: la responsabilità legale, etica, locale e regionale del campo resta nelle mani dell’esercito che controlla la città – l’esercito del regime. Anche se i sostenitori del regime sostengono di portare avanti una causa o un diritto, compiere il male è mille volte meglio di sostenere che quel male lo si sta compiendo nel nome di una causa.

Il regime siriano ha una lunga storia legata al far morire di fame i palestinesi – forse più lunga di qualsiasi altro regime arabo. Tre dei quattro Paesi attorno alla Palestina sono stati coinvolti nella morte di palestinesi: il Settembre nero, Sabra e Shatila e l’assedio di Gaza. Ma solo uno dei quattro Paesi è rimasto coinvolto in un bagno di sangue palestinese tre volte: Tel Zaatar, la Guerra dei Campi e ora Yarmouk. In tutt’e tre i casi, la scena è la stessa: il regime siriano usa milizie alleate e ordina loro di circondare il campo.

Nel caso di Tel Al-Zaatar (1976), ha usato le milizie maronite-cristiane libanesi, formate dalla principale milizia cristiana, i Falangisti, così come le forze del Kataeb, i Guardiani dei Cedri e il movimento Marada.

Nella Guerra dei Campi (1985-88), il regime ha reclutato il movimento sciita libanese Amal che a quei tempi era in un conflitto armato con Hezbollah per il controllo su Beirut e sul sud. Hezbollah non ha preso parte alla Guerra dei Campi, ma il movimento Amal ha aperto il fuoco contro i palestinesi e contro Hezbollah nello stesso momento.

Oggi, il regime siriano fa affidamento sul suo stesso esercito e su alcune milizie palestinesi leali al regime come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina / Comando Generale e Fatah al-Intifada.

In tutt’e tre i casi le forniture di acqua ed elettricità sono state tagliate dai campi, privati anche dei beni comuni che una volta esauriti hanno portato la popolazione a morire di fame. In tutt’e tre i casi la fame ha costretto le persone a nutrirsi di foglie e a chiedere una fatwa per poter mangiare cani, gatti ed animali morti. Le donne che si dirigevano ai pozzi funzionanti e alle pompe d’acqua ai margini del campo sono state uccise dai cecchini che lo circondavano.

Stando alle testimonianze di Hussain Ayyad e Maysa Khatib, residenti a Tel Al-Zaatar, le donne cui i cecchini hanno sparato sono cadute nei pozzi e la gente è stata costretta ad utilizzarli anche mentre i corpi delle martiri vi si trovavano dentro. Non sono riusciti a rimuovere i corpi perché i cecchini continuavano a sparargli.

In tutt’e tre i casi, ai media è stato detto che il livello di fame nei campi era una bugia, che i resoconti dei testimoni erano deliranti e che la fame delle vittime era solo un bisogno di stare sotto ai riflettori. In tutt’e tre i casi, le forze che hanno imposto l’assedio ai campi mangiavano e bevevano davanti alle telecamere delle agenzie news intorno al campo, per umiliare ed insultare ancora di più la gente.

Una delle stazioni tv libanesi che sostiene il regime siriano ha mandato in onda un servizio sul campo di Yarmouk, mostrando i soldati che hanno imposto l’assedio mentre mangiavano con uno dei corrispondenti della tv. Nel farlo, negavano il fatto che la gente fosse affamata, ripetendo la scena del latte versato durante gli assedi di Sabra e Shatila e di Burj El-Barajneh negli anni ’80 – il primo imposto dal Libano e supportato da Israele (giugno-settembre 1982), il secondo imposto dal Libano e supportato dalla Siria (1985-88).

In tutt’e tre i casi, il regime siriano ha dichiarato di aver ucciso i palestinesi per le loro opinioni radicali e la loro resistenza, ma non si è mai scontrato con Israele, neppure quando ha bombardato Damasco. In tutt’e tre i casi, umiliare i palestinesi nei media è stata parte essenziale della guerra contro di loro. Non era solo per demoralizzare la gente nei campi e chi li difendeva sotto assedio, ma anche per distorcere l’immagine della Palestina e dei simboli politici e culturali palestinesi. Questo, confondendo l’opinione pubblica siriana e libanese e le reazioni a tali atti, o quantomeno ritardando le loro eventuali azioni per opporsi all’assedio dei campi.

Refugee camp in Damascus, SyriaIl 9 gennaio 2014 il portavoce dell’UNRWA Christopher Gunness ha detto: “La somma sofferenza civile di Yarmouk si fa più profonda, con report di malnutrizione diffusa a macchia d’olio e assenza di assistenza medica, anche per chi ha gravi ferite causate dal conflitto e per le donne partorienti, con conseguenze fatali per alcune di loro”.

Il britannico The Guardian ha riportato le parole dello stesso portavoce a un mese da quell’affermazione, il 9 febbraio 2014, in cui diceva che il dottor Ibrahim Mohammed (UNRWA) ha salvato la vita di un neonato di 14 mesi di nome Khaled, provato da una grave malnutrizione. Il piccolo ha vissuto quasi solo d’acqua per due mesi. Sua madre Noor, 29 anni, ha detto che bollivano l’acqua con spezie per nutrirsi e che una volta finita, hanno iniziato a mangiare l’erba, finché non è finita anche quella.

In un messaggio documentato dall’Euro-Mediterranean Human Rights Network (EMHRN) – un’organizzazione con base a Ginevra che lavora in coordinamento con l’UNRWA per portare cibo nel campo – si parla di una ragazza di 15 anni di nome Heba e del suo piccolo di 5 mesi, che hanno riferito a chi distribuiva il cibo per conto dell’ONU di non aver mangiato per tre giorni e che perciò lei non aveva potuto allattare il suo bambino. Quando i paramedici hanno dato al piccolo dell’acqua, gli ha causato un gonfiore dovuto al fatto che non aveva avuto nulla nello stomaco per giorni. I paramedici erano preoccupati per lui e uno dei dottori della Croce Rossa Internazionale è stato incaricato di curare il piccolo.

Questi esempi di fame sono stati seguiti in passato dall’uccisione di chiunque cercasse di lasciare il campo. Nel caso di Tel Al-Zaatar, per esempio, dopo aver fatto morire di fame il campo per mesi, le milizie Falangiste supportate dal regime siriano, hanno annunciato che avrebbero permesso ai palestinesi di uscire per consentire alla Croce Rossa di trasportarli ai suoi rifugi. Quando i palestinesi hanno iniziato a lasciare il campo, le milizie hanno iniziato ad ucciderli. A riferirlo è Maysa al-Khatib, tra i sopravvissuti del massacro la cui testimonianza – insieme a quella di Hussain Ayyad – è stata pubblicata nell’appendice palestinese del quotidiano libanese Al-Safir il 12 agosto 2013 ed il 15 settembre 2012.

“Un massacro è stato commesso contro ogni giovane uomo e ragazzo sopra i 10 anni che abbia tentato di lasciare il campo, così come contro decine di ragazze, donne e anziani. Una donna con in braccio il suo piccolo di appena due giorni è stata avvicinata da uno degli assassini, che ha preso il bambino e l’ha gettato lontano. Il piccolo è finito tra alcuni alberi e la donna non ha potuto scorgere il punto in cui il corpicino era atterrato. Una giovane donna con le gambe ferite si stava trascinando verso la folla e uno degli assassini ha detto all’altro: “Prendila sotto l’albero di fico e falla contenta”. Lei ha replicato: “La morte è mille volte meglio”. Lui ha detto: “Allora muori,” e le ha sparato.

Mio cugino Ghazi stava portando sulle spalle mia nonna, pensando che così l’avrebbe salvata dalla morte – loro hanno ucciso prima lei e poi lui. Un’anziana donna è scivolata cadendo in un fosso e mentre cercava di uscirne, uno degli assassini ha detto: “Dove vai? Resta dove sei”, e le ha sparato diverse volte alla testa.

Abu Yaseen Freijah, infermiere dell’UNRWA, era vestito con la sua bianca uniforme e portava sua moglie che era stata colpita da uno sparo alla spalla e gli assassini gliel’hanno strappata dalle braccia, hanno legato le sue gambe a due auto e le hanno messe in moto in due diverse direzioni.

Mio cugino Ali, 17 anni, mite ed innocuo, è stato legato al cofano di un’auto che è partita a tutta velocità sull’asfalto. Abu Akram, il famoso venditore di tessuti, ha cercato di fermare gli assassini che stavano prendendo suo figlio, dando loro tutti i soldi che aveva, ma loro hanno ucciso il ragazzo davanti ai suoi occhi e poi hanno sparato anche a lui, prendendo i soldi.”

Ad oggi, quelli che hanno commesso il massacro di Tel Al-Zaatar e hanno fatto morire la gente di fame nella Guerra dei Campi non sono stati puniti ed alcuni sono anche diventati ministri e capi di organi rappresentativi in Libano e leader in Siria. Queste tragedie si stanno ripetendo nel campo di Yarmouk. Anche se l’inizio delle tragedie in atto a Yarmouk è simile agli inizi delle tragedie a Tel Al-Zaatar, dobbiamo tutti agire perché non finiscano nello stesso modo.

Tamim Al Barghouti è un poeta palestinese ed un politologo. Al Barghouti proviene da una famiglia di letterati. Suo padre è il poeta palestinese Mourid Barghouti, e sua madre la scrittrice e studiosa egiziana Radwa Ashour. Questo articolo è stato pubblicato in arabo sul quotidiano Shorouk, il 25 febbraio 2014.

http://palestinianpundit.blogspot.se/2014/02/tel-al-zaatar-and-yarmouk-refugee-camp.html?showComment=1393665781150 in inglese

http://wewritewhatwelike.com/2014/03/11/tel-al-zaatar-et-yarmouk-sieges-des-camps-de-refugies-les-similitudes/ in francese

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Bashar Al-Assad is lying in front of the Turkish media

9 Ott

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Syria| Violent Shelling on Al-Qusayr City 21, May, 2013

23 Mag

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C’era una volta la città più antica al mondo!!!!!!!!Aleppooooooooooooo.

11 Mag

aleppo

Aggiornamento su Omar Al Tellawi

10 Mar

 

10 marzo 2013 Omar Al Tellawi è rimasto ferito oggi a Baba Amr, durante i bombardamenti sulla città vecchia di Homs. Soccorso in un ospedale da campo, il giovane sta ora meglio e ci ha già inviato questa foto, con questo messaggio: “Celebriamo la liberazione di Baba Amr e attendiamo la liberazione della periferia nord”.  Nulla può piegare questi eroi.555025_463919487011306_1528985449_n

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0 marzo 2013 Omar al Tellawi - Baba Amr