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In Siria, i bambini stanno morendo di bronchite: EMERGENZA RACCOLTA DI MATERIALI

6 Feb

baby 1RACCOLTA DI FARMACI URGENTI PER L’OSPEDALE ATAREB IN SIRIA (Tra Idleb e Aleppo) DOVE UNA PANDEMIA DI BRONCHITE MORTALE STA DECIMANDO I BAMBINI.

IL PUNTO DI RACCOLTA E’ :
MOSCHEA CASCINA GOBBA – Via Padova 366 – 20100 Milano
VI PREGHIAMO DI INDICARE SUL PACCO, OLTRE ALL’INDIRIZZO, ANCHE LA DICITURA : “Per Ospedale Atareb, Syria”.

La lista del MATERIALE E DEI FARMACI è la seguente:

MACCHINARI
Respiratore Hamilton
Pompe di infusione
Macchina emogas sangue arterioso con cassette (Arterial blood gas machine with cassettes)
Ion analizzatori
ATM secretions

FARMACI
Salbutamolo (o albuterolo)
Cortivet
Adrenalina
Serum salin (soluzione salina?)
Serum mix
Dexa
Antibiotici (per patologie respiratorie e bronchiali)
Small handle O2 generators
Macchine per aerosol (nebulizzatori)
Sachin devices.
Aghi cannule gialli per bambini

BABYLAC PRE MILK – LATTE PER BAMBINI NATI PREMATURI

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Dalla pagina di Mohammad Almaksour
Silent Death of Children
Atareb Hospital-
Last week three children died because of a disease called Inflammation bronchiolitis.
The manger of Atareb Hospital, Dr. Abdulrahman Obied has stated that 2000 patients have been infected with this deadly disease and all of the affected are children under one year. 20 dangerous cares were moved to Turkish Hospitals.

baby 2La morte silenziosa dei bambini nell’Ospedale Atareb in Siria (zona tra Idleb e Aleppo) L’articolo ci informa che c’è una grave crisi in atto che sta colpendo senza tregua i bambini più piccoli. La settimana scorsa, sono morti 3 a causa della Bronchite, e molti altri sono in condizioni precarie. Il Direttore dell’Ospedale Dr. Abdulrahman Obied ha dichiarato che 2000 dei suoi pazienti sono affetti da questa malattia e che tutti i bambini che ne soffrano hanno meno di un anno. 20 casi particolarmente gravi sono stati trasferiti in convogli disperati verso la Turchia nel tentativo di salvarli, siccome qui mancano molte cose.

 

Basta con il silenzio – sostenete i rifugiati palestinesi in Yarmouk

27 Gen

Yarmouk refugee campSCRITTO DA Mariam Barghouti, tradotto da Mary Rizzo

Il caso dei rifugiati palestinesi è un argomento prioritario quando si parla della Palestina e della sua liberazione.

Tuttavia, sembra che quando i rifugiati palestinesi sono assediati e macellati in Siria ci sia un silenzio allucinante verso di loro. Il campo profughi di Yarmouk a Damasco è stato sotto assedio per quasi 550 giorni e lo è tutt’ora. Oltre 1.020 palestinesi sono morti nel campo per via della tortura nelle carceri del regime, a causa di esecuzioni e bombardamenti. Ogni morte atroce, e ogni gemito hanno come eco il silenzio. Di quelli che sono morti, oltre 200 sono morti come risultato diretto dell’assedio, e il numero dei morti non dà segno di fermarsi.

Mentre vi è un sentimento lamentoso riguardo ciò che sta accadendo ai profughi palestinesi in Siria; quando veniamo implorati di agire, i nostri difetti sono rivestiti sotto l’emblema della complessità e delle polemiche. Noi troviamo delle guistificazioni per questo assedio grottesco con proclami del tipo “Ma ricorda, il regime ha sostenuto la resistenza palestinese”, o che ci sono “troppi fattori in questo conflitto perché noi prendiamo una vera e propria posizione di parte.” Come il regime fece finta di estendere un braccio ai palestinesi mentre li macellava con l’altra impunemente. Ci sono stati “molti fattori” in tutte le situazioni di oppressione, ma siamo riusciti a prendere posizione contro di loro!

Confondere la situazione per potere giustificare l’oppressione fornisce al regime oppressivo ulteriori opportunità di continuare nei suoi crimini. Mentre tentiamo di razionalizzare le intenzioni di coloro che opprimono i residenti del campo, lo facciamo a scapito delle loro vite.

yarm 2Sembra che quando si parla del diritto di ritorno e dei profughi palestinesi, la maggior parte degli sforzi sono diretti verso un selezionato gruppo privilegiato. Forse è a causa della loro capacità di avere una piattaforma per esprimere le proprie opinioni e richieste. Allo stesso tempo, le voci dei profughi che soffrono dell’oppressione imposta ai campi in Libano o in Siria sono stati quasi silenziati. Questo dovrebbe indurci a riconsiderare il nostro punto di vista, come palestinesi. Per chi stiamo combattendo se mettiamo a tacere coloro dei cui nomi parliamo?

Quando i palestinesi in Siria hanno fatto appello alla comunità internazionale e proposto le loro richieste di porre fine all’assedio e la creazione di un percorso sicuro per uscire, si sono trovati di fronte a un silenzio, che continua ad estendersi oltre un anno e mezzo. Oltre al fallimento della comunità internazionale nel mostrare il sostegno, i palestinesi stessi hanno fallito nel fornire solidarietà per i fratelli che resistono alla crudeltà diffusa dal conflitto in corso.

Accanto al nostro silenzio verso la Siria e Yarmouk, nonostante la lotta e la forza contundente del conflitto, sia siriani che palestinesi all’interno del campo continuano a esprimere la loro solidarietà con le lotte in tutto il mondo e con la Palestina.

C’è una discrepanza tra lamentare una mostruosità ed esprimere sinceramente una solidarietà attiva attraverso il tentativo di mettere pressione sul governo e coloro che sono coinvolti nella distruzione di Yarmouk e altri campi in Siria.

Una volta acclamato come la capitale dei profughi palestinesi, Yarmouk ora è stato mezzo svuotato e assediato, mentre il numero dei suoi abitanti diminuisce di fronte alla morte. Prima del conflitto, Yarmouk aveva una popolazione di più di 1.000.000 persone, di cui 148.500 erano rifugiati palestinesi registrati presso le Nazioni Unite. Oggi, solo 18.000 rimangono nel campo alle prese con l’assedio e l’arduo compito di rimanere in vita.

Sono le nostre carenze, come parte della comunità internazionale, ma più in particolare come palestinesi di cui si parlerà quando questo asseidio macabro sarà finito. Non è il momento di sentirsi impotenti, piuttosto è il momento di prendere una posizione attiva contro l’ennesima ingiustizia commessa contro i palestinesi.

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Ragazzi palestinesi in solidarietà con Yarmouk

Quelli nel campo hanno supplicato per un aiuto i palestinesi al di fuori e la comunità internazionale ad infinitum. Se continuiamo a prolungare il nostro silenzio, stiamo prendendo un ruolo attivo nel sostenere l’assedio; quindi anche noi siamo complici di questa ingiustizia.

E’ di vitale importanza esporre non solo l’assedio, ma i colpevoli responsabili per le mostruosità in corso. Il Fronte Palestinese per la Liberazione della Palestina – Comando Generale e altri hanno assistito il regime Assad, il carnefice primario dell’assedio del campo. Fino ad oggi, molti sforzi per rimuovere l’assedio sono stati ostruiti a causa della nostra incapacità di esprimere il nostro sostegno al popolo del campo e contestualmente la nostra inettitudine di divulgare chi siano i criminali responsabili.

Omettere tali fatti, e ignorare i colpevoli di questo scenario è agire sotto la bandiera della solidarietà attraverso la neutralità. In sostanza, si può rompere il nostro silenzio dell’assedio pur rimanendo complici nel convalidare l’oppressione tirannica sopportata dai palestinesi e dai siriani attraverso la nostra negazione dei perpetratori di questa ingiustizia calamitosa.

Nello stesso modo in cui memorizziamo risoluzioni delle Nazioni Unite per promuovere la causa palestinese, mentre parliamo dei resti delle case dalla Nakba, come ribadiamo storie tramandate dai nostri nonni sul loro esilio e le loro speranze di ritornare, come ululiamo la resistenza e gli sforzi per ricostruire villaggi palestinesi distrutti, dobbiamo chiederci: qual è il punto del lottare se molti di loro ritorneranno solo come fantasmi?

 

Sull’autrice:

Mariam Barghouti è una traduttrice palestinese e giornalista, e una studentessa all’università di Bir Zeit.

Originale: http://mondoweiss.net/2015/01/palestinian-refugees-yarmouk

SOS YARMOUK!!!!!!

26 Gen

yarmouk graphicSCRITTO DA MUSAAB BALCHI, tradotto da Fiore Sarti
YARMOUK CAMP, Siria – “Questo grafico fornisce informazioni sulla situazione a Yarmouk, il campo palestinese in Siria. Il grafico di per sé ha numeri e informazioni terrificanti per descrivere che cosa sta succedendo, è un disastro.
Vorrei sottolineare alcuni fatti che non possono essere incluse nel grafico.

Yarmouk è occupato dal fronte Alnusra, che è l’ala militare di Al Qaeda in Siria. Nel sud est di Yarmouk l’ISIS sta cercando di prendere il campo ad Alnusra. In realtà, hanno già preso una parte del territorio Yarmouk.

Nel frattempo, il regime siriano circonda Yarmouk per farlo tornare sotto al suo controllo, e non permette che alcun cibo entri nel campo. Ha lasciato entrare solo un numero limitato di scatole di aiuto, ma per più di un mese non è stato permesso altro. Il regime ha anche tagliato completamente la fornitura di acqua a Yarmouk e fa uso quotidiano di razzi lanciati sul campo.

Alnusra, che si trova all’interno di Yarmouk, aveva già ucciso 3 persone in pubblico con l’accusa di offese a dio. Inoltre, essi sono sospettati fortemente per l’uccisione di oltre 14 attivisti non violenti nel tempo passato.
Una settimana fa, ho parlato con il mio amico dentro Yarmouk. Ha detto che non si può nemmeno dare un’occhiata dalla finestra per paura che qualcuno lo uccida!

Aeham Ahmad il pianista è stato minacciato di taglio delle le dita se continua a fare i suoi spettacoli in pubblico.

La scorsa settimana, 2 persone, uno dei quali un bambino di solo alcuni mesi, sono morti a causa della fame.

Nello stesso periodo sono morti, un anno fa, 150 persone a causa della fame. Ora, la fame è quasi la stessa di quella volta. Inoltre, non ci sono acqua, forniture di medicina, ma solo razzi, scontri, ISIS, e Alqaeda.

Dobbiamo fare qualcosa prima che la fame mortale diventi un fatto concreto! Abbiamo bisogno del vostro aiuto! Io sono pronto a far parte di tutto ciò che si desidera fare a tale proposito. Pronti a lavorare insieme per fare qualcosa! Io non posso fare nulla da solo. Le Persone innocenti stanno chiedendo il nostro aiuto.

NOTA:
Yarmouk Camp è dove ho vissuto fino a giugno 2013, e il luogo da cui sono stato costretto a partire perché sono stato minacciato prima dell’assedio totale. Se non fosse stato per quelle minacce, sarei ancora all’interno del campo, insieme alle migliaia di persone che sono assediate ora.

I palestinesi in Siria lottano per il pane e l’auto-rappresentanza

22 Dic
Manifestanti palestinesi in solidarietà con i palestinesi in Yarmouk. Demotix/Mahmoud Essa. All rights reserved.

Manifestanti palestinesi in solidarietà con i palestinesi in Yarmouk. Demotix/Mahmoud Essa. All rights reserved.

di Céline Cantat. Open Democracy 5/12/2014. Traduzione di Claudia Avolio.

In un recente articolo pubblicato da Russia Today e ripostato su siti solidali verso la Palestina, Sharmine Narwani offre una versione della situazione dei palestinesi in Siria considerevolmente diversa da quella descritta da numerosi rifugiati siro-palestinesi.

Nel suo articolo, Narwani descrive la popolazione palestinese come infinitamente grata al regime, che non avrebbe mai fallito nel sostegno alla lotta palestinese. I rifugiati palestinesi in Siria – piuttosto che avere una propria rappresentanza politica e guardare ai propri interessi rispetto alla crisi che colpisce il Paese in cui hanno vissuto per oltre 60 anni – avevano un solo motto politico: “neutralità”. Dichiara inoltre che “ribelli islamici” avrebbero sfidato questa neutralità invadendo quartieri palestinesi e obbligando i rifugiati ad imbracciare le armi.

L’autrice presenta i palestinesi in Siria come un blocco omogeneo, che parla con una sola voce – cioè quella dei loro leader politici, che sono le principali fonti nel suo articolo. Tralascia sia la diversità della comunità politica palestinese che – punto più importante – il modo in cui il regime siriano ha coltivato il conflitto tra le fazioni palestinesi sin dagli anni ’70, per meglio garantire la sua presa egemonica sulla regione.

Nel 1976 Hafez al-Assad disse a Yasser Arafat: “Non c’è alcun popolo palestinese, non c’è alcuna entità palestinese, c’è solo la Siria… Siamo dunque noi – le autorità siriane – ad essere i veri rappresentanti del popolo palestinese”. Kissinger, grande ammiratore di Hafez al-Assad, spiegò che “ad Assad non piaceva il PLO perché uno Stato palestinese indipendente avrebbe sconvolto il suo obiettivo strategico a lungo termine: quello di una Grande Siria”.

Narwani cita diversi rappresentanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (FPLP-CG) guidato da Ahmad Jibril. Il FPLP-CG è un alleato storico del regime siriano, che lo sostiene in termini materiali e logistici. Nel 1976, quando l’esercito siriano permise alle milizie libanesi cristiane di uccidere migliaia di combattenti del PLO e di civili palestinesi nel corso dell’assedio di Tel al-Zaatar, il FPLP-CG gli rimase leale. In modo simile, nel corso della guerra nel campo degli anni ’80, il FPLP-CG prese le parti del regime siriano del Baath e assassinò numerosi combattenti del PLO in suo nome.

In seguito alla sconfitta della rivoluzione palestinese, il FPLP-CG aiutò il regime siriano arrestando e detenendo combattenti del PLO entrati in Siria. La fazione continua a sostenere il regime siriano ancora oggi, pattugliando i campi palestinesi in Siria e fornendo intelligence riguardo la popolazione locale. L’autrice cita anche As-Sai’qa e Fatah el-Intifada, rispettivamente la branca palestinese del partito siriano Baath e un gruppo di dissidenti rispetto a Fatah di Yasser Arafat incoraggiati dal regime siriano  a formare il proprio gruppo, che lo stesso regime sostiene e controlla da vicino.

Narwani cita poi diversi funzionari dell’Esercito Palestinese di Liberazione (PLA) che secondo dei siro-palestinesi “non ha più nulla a che fare col liberare la Palestina”. Istituitosi in origine in diversi Paesi arabi, si è mobilitato raramente e sempre per ordine del regime siriano per fornire supporto al suo esercito nel corso delle guerre libanesi. Kissinger suggerì che era in pratica “una branca dell’esercito siriano”, che Hafez al-Assad poteva usare per rinforzare il suo ascendente sul Libano e destabilizzare il PLO.

Nel PLA esiste una unità priva di personale sin dal 1983. Quell’anno, mentre i combattimenti imperversavano in Libano, il regime siriano ordinò ai giovani coscritti del PLA di sparare ai combattenti del PLO rifugiatisi nel campo palestinese di Beddawi, nel nord del Paese. I coscritti si rifiutarono: dei soldati siriani gli spararono sul posto, tutti. L’unità resta, ma da allora è rimasta senza personale.

Quando, in seguito agli accordi di Oslo, venne istituita l’Autorità Palestinese, il resto delle branche del PLA nei Paesi arabi si dissolse eccetto in Siria, dove venne posto sotto il diretto comando dell’esercito siriano. Dalla fine della guerra libanese, il PLA non si è mobilitato in alcuna azione per liberare la Palestina.

Ad ogni modo, è stato di recente chiamato a rapporto dal regime siriano perché proteggesse siti strategici. Le unità del PLA sono state poste a Adra, sud di Damasco, per impedire a gruppi armati d’opposizione di avanzare verso la capitale. Altre unità sono state inviate a Harran al-Awamid, dove proteggono un impianto elettrico. I giovani palestinesi obbligati a fare il servizio militare pagano un alto prezzo: i disertori vanno incontro alla morte e a ritorsioni verso le proprie famiglie.

Ancora prima dell’inizio della rivolta in Siria, queste organizzazioni avevano perso gran parte della loro credibilità tra la popolazione palestinese nel Paese. Sin dal 1982, il disimpegno della comunità dalla politica di partito è andata crescendo, allargando la forbice tra leadership politica e rifugiati. Una gran parte dei palestinesi in Siria rese chiaro il proprio malcontento ritirando dalle fazioni palestinesi la propria partecipazione.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbash (da non confondersi con il FPLP-CG che se ne distaccò per schierarsi dalla parte siriana nel 1968) aveva storicamente mantenuto una posizione intermedia nel panorama politico palestinese, assicurando un equilibrio tra le fazioni. Ma dopo la morte di Abu Ali Mustafa nel 2001 – successore di George Habbash – il FPLP si era indebolito, anche in seguito agli arresti in Palestina dei due prossimi leader, Ahmad Saadat e Abdelrahim Maluh.

Di conseguenza, negli anni 2000 Maher Taher – nuovo leader del FPLP in Siria – si avvicinò al regime siriano e a Hamas. Il segretario dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, venne allora ospitato e pienamente supportato da Damasco. Maher Taher ha preso le distanze da Hamas solo in seguito al disaccordo tra il partito islamico e Bashar al-Assad, come risultato del sostegno di Hamas verso la rivolta siriana.

Narwani cita Maher Taher come se rappresentasse i palestinesi in Siria. Tuttavia, rifugiati palestinesi arrabbiati lo cacciarono dal cimitero di Yarmouk quando provò a presenziare i funerali dei giovani uccisi dall’esercito israeliano nel Golan il 5 giugno 2011 – giornata che Narwani descrive in modo inaccurato.

La storia iniziò alcuni mesi prima. Attivisti palestinesi, incoraggiati dalle rivolte arabe, si erano rivolti ai rifugiati palestinesi in Egitto, Giordania, Libano e Siria perché organizzassero manifestazioni davanti al confine con Israele nei loro rispettivi Paesi per il 15 maggio – il giorno della commemorazione della Nakba (“catastrofe” in arabo, in riferimento alla creazione dello Stato di Israele e l’esilio di migliaia di palestinesi dalla loro terra natia).

Il regime siriano decise di permettere l’evento, per restaurare la propria immagine di “campione della resistenza contro Israele” e distrarre l’attenzione da ciò che stava avvenendo all’interno della Siria. Ma quando i palestinesi giunsero nel Golan, di cui una parte fu conquistata da Israele nella guerra del 1967, il regime non poteva immaginare la piega che gli eventi avrebbero preso.

Questo tipo di manifestazione si limita di solito a qualche discorso e foto di leader di fazioni e alcuni membri del partito Baath. Stavolta, infiammati dagli eventi in tutto il mondo arabo ed esasperati dalla situazione in Siria, un gruppo di giovani palestinesi attraversò la zona militare siriana puntando al confine israeliano.

In centinaia li seguirono. Raggiunsero l’altro lato, prendendo di sorpresa l’unica pattuglia israeliana sul posto. Furono chiamati rinforzi per il lato israeliano e soldati aprirono il fuoco sulla folla, uccidendo quattro palestinesi e ferendone altre decine. I leader delle fazioni palestinesi, accompagnati dai loro bodyguard e da alcuni combattenti, non fecero nulla per evitare l’uccisione di civili palestinesi.

Ciò che davvero sorprese i palestinesi quel giorno non fu il fatto che Israele sparò contro di loro. Fu semmai scoprire che la strada verso il confine e verso la Palestina non era – come il regime aveva sempre dichiarato – cosparsa di mine. L’unico ostacolo tra i rifugiati e la Palestina erano le bugie del regime siriano.

In seguito a questo tragico episodio, delle fazioni palestinesi – in particolare il FPLP-CG – decise di organizzare un evento simile per il 5 giugno, giorno della commemorazione della Naksa (la sconfitta araba del 1967). Questa proposta accese discussioni infervorate nei campi, soprattutto a Yarmouk. I palestinesi si ritrovarono davanti ad una domanda inaspettata e senza precedenti: questo invito poteva condurli alla terra natia o era una trappola che li avrebbe condotti alla morte? Ora sapevano che il confine era aperto dalla parte siriana. Ma l’esperienza del 15 maggio aveva loro anche insegnato che le fazioni palestinesi non li avrebbero difesi.

La sera del 4 giugno, il regime annunciò ufficialmente che l’evento era stato cancellato. Ma il giorno dopo, pullman allestiti dal regime siriano e dal FPLP-CG erano fermi all’entrata del campo. Gruppi di giovani palestinesi di Yarmouk furono portati come da programma nel Golan. Al loro arrivo, si resero conto con sorpresa che Anwar Raja, a capo delle pubbliche relazioni del FPLP-CG (anch’egli intervistato da Narwani) li stava aspettando con giornalisti e reporter di diversi canali siriani ufficiali. Raja si lanciò in un’arringa riguardante la “vera resistenza”, dicendo che l’unica vera battaglia che invitava a sacrificarsi era la lotta contro Israele. Quel giorni, altri 25 giovani palestinesi furono uccisi e 350 feriti. Né Anwar Raja né i suoi bodyguard si diressero da alcuna parte vicina al confine, né difesero i loro compatrioti palestinesi.

Queste furono le ragioni della rabbia palestinese che li condusse a cacciare Maher Taher dal cimitero quando i funerali si stavano svolgendo. Questa stessa rabbia poi condusse la folla agli uffici del FPLP-CG dove residenti del campo intendevano ritenere responsabili i leader della fazione. Lì trovarono ad aspettarli le mitragliatrici dei combattenti di Ahmad Jibril, colui che diede l’ordine di aprire il fuoco sulla folla, il che risultò nell’uccisione di diversi manifestanti.

Incontrando una tale, sanguinosa repressione, la rabbia dei manifestanti si alimentò ancora di più e, a dispetto dei proiettili del FPLP-CG, iniziarono a invocare “la caduta delle fazioni” (el sha’ab yourid esqat el fasa’il). Appropriandosi dello slogan della rivoluzione araba, la gente di Yarmouk intravvide la possibilità della propria rivolta. Protetto dai suoi bodyguard armati, Ahmad Jibril scappò, lasciando dietro di sé tre dei suoi combattenti che vennero calpestati dalla folla mentre questa si faceva a tutti i costi largo per aprire le porte, giungere agli uffici e darli alle fiamme.

Nei mesi seguenti, il FPLP-CG rafforzò le sue operazioni di sicurezza nei campi. Solo a Yarmouk, oltre 1000 palestinesi furono arrestati ed interrogati dal braccio palestinese dei servizi di sicurezza siriani. Il FPLP-CG iniziò anche ad armare i suoi sostenitori nel campo, nonostante la riluttanza di altre fazioni palestinesi. Non ci volle molto perché milizie del FPLP-CG apparissero nel campo. Sostenevano le operazioni dell’esercito siriano nelle aree confinanti, come Tadamon e Hajr al-Aswad. Fermarono ed uccisero persone che percepivano come nemici. Derubarono anche molti negozi ed abitazioni.

Nel corso dell’estate durante la quale Narwani visitò Yarmouk per la prima volta, diverse bombe caddero sul campo. Nessuno sapeva con certezza da dove provenissero. Ma quando l’aereo militare MiG prese a bombardare il campo il 16 dicembre 2012, prendendo di mira edifici civili come ospedali, scuole e moschee, fu chiaro che erano pilotati e controllati da ufficiali dell’esercito siriano. Questo intenso bombardamento forzò molta della popolazione di Yarmouk a scappare tra il 16 e il 17 dicembre. In seguito a questo esodo di massa di palestinesi, tra cui combattenti del FPLP-CG, gruppi armati entrarono a Yarmouk dalle zone vicine. Non si trovarono neanche a dover combattere: il campo era già mezzo vuoto.

Dopo l’arrivo di gruppi d’opposizione a Yarmouk, il regime siriano stabilì un checkpoint all’entrata del campo, di lì a poco conosciuto in Siria come uno dei più pericolosi di tutto il Paese. Il checkpoint la mattina era aperto e la gente poteva attraversarlo finché uno dei cecchini del regime posizionati lì vicino cominciava a sparare sui passanti. Questo era il segnale che la via non era più sicura. Il checkpoint restava poi chiuso per il resto della giornata.

Quando usavano quest’unico punto di passaggio, le donne erano spesso vessate dai soldati, e molte persone – soprattutto giovani uomini – venivano arrestati. I palestinesi mi hanno detto come, per attraversare il checkpoint dalla rotonda che segna l’inizio del campo, si muovevano in gruppi, in strette file e zigzagando di continuo per evitare di essere colpiti dai cecchini: “Sentivamo la morte avvicinarsi ad ogni passo”. Tuttavia dovevano lasciare il campo in cui il cibo stava diventando sempre più scarso. I soldati avevano limitato la quantità di pane che ogni abitante poteva portare dentro con sé a una sola busta. Le famiglie non erano più in grado di nutrire i propri figli.

Nel luglio 2013, il regime sigillò ermeticamente il campo, su cui venne imposto un inflessibile assedio. Col pretesto di obbligare i combattenti nemici ad uscire, la popolazione venne circondata. La gente fu lasciata senza cibo né medicine e per settimane senza acqua potabile. Decine di persone sono morte per gli effetti dell’assedio – soprattutto bambini, donne ed anziani. A mantenere l’embargo è solo il regime. E solo il regime è responsabile delle morti che ne sono risultate. Malgrado ciò, nel suo articolo Narwani non giudica nulla di tutto questo come da menzionare, nonostante gli echi delle guerre medievali che ce ne giungono e l’ineguagliabile crudeltà che riflette.

Quando descrive le difficoltà incontrate dalle agenzie umanitarie nel tentativo di distribuire aiuti alimentari a Yarmouk, Narwani non fa riferimento al fatto che il campo è sotto assedio. Non spiega che il regime siriano controlla l’entrata principale al campo, la più vicina a Damasco, e che quindi solo il regime può decidere di lasciar passare i convogli umanitari.

Il portavoce dell’UNRWA Chris Gunness nel gennaio 2014 ha spiegato che “quando le autorità siriane hanno finalmente permesso all’UNRWA di distribuire aiuti a Yarmouk, l’hanno obbligata ad usare l’entrata sud. Ciò significa che il convoglio ha dovuto attraversare 20 km in un’area di intenso conflitto armato in cui molti dei gruppi armati d’opposizione – tra cui i gruppi jihadisti più estremisti – avevano una forte presenza”. Gunness ha aggiunto: “Citando preoccupazioni legate alla sicurezza, le autorità siriane non hanno permesso all’UNRWA di passare per l’entrata nord di Yarmouk, che era sotto il controllo del governo ed era considerata molto più accessibile e relativamente meno rischiosa”.

Ci si può legittimamente chiedere quali problemi di sicurezza possano giustificare l’invio di un convoglio umanitario in una zona di intenso conflitto. A meno che, certo, la volontà del regime di distribuire aiuti umanitari agli abitanti assediati ed affamati di Yarmouk fosse in realtà una finta.

I residenti del campo hanno raccontato una storia molto diversa da quella che Narwani ha ottenuto parlando con gli alleati del regime siriano:

“Gli aiuti non sono entrati. Eravamo tutti presenti, gruppi di civili del campo. Quello che è successo è che il regime siriano e la gente di Jibril (Ahmad Jibril del FPLP-CG) hanno iniziato uno scontro per evitare che gli aiuti avessero accesso al campo. Non avevamo né militanti né armi. E la gente  presente, come potete vedere, erano tutti civili, nessuno di noi possiede armi. Quindi hanno iniziato questo scontro prendendo a dire “Ci sono persone dei vostri che ci stanno sparando”. Nessuno di noi stava sparando. Siamo qui solo per prendere gli aiuti per le persone. Insomma hanno dato vita a questo scontro e ci hanno sparato tre missili da un carrarmato – noi non abbiamo carriarmati – tre missili di carrarmato sono stati sparati contro di noi. E gli uomini hanno svolto riprese del luogo in cui il missile del carrarmato è stato sparato. Hanno fatto questo per inasprire l’assedio sul campo. Ed è l’uccisione dei palestinesi e di quest’area”.

Nel tentativo di porre fine a questa carestia organizzata, una delegazione dell’Autorità Palestinese è alla fine entrata a Damasco per negoziare la possibilità di portare cibo nel campo. Il regime siriano ha fatto finta di essere d’accordo di far entrare 2 camion dell’UNRWA, ma questo convoglio irrisorio è stato fermato da un gruppo di shabbiha (civili pagati che operano come paramilitari del regime) prima che potesse raggiungerne i beneficiari. I negoziati si sono trascinati, ma l’Autorità Palestinese non è mai riuscita a garantire sostegno umanitario ai palestinesi di Yarmouk.

I palestinesi di Siria sono stati davvero tirati dentro il conflitto siriano. Sono rimasti vittime delle manovre del regime dittatoriali e dei suoi alleati. Più che mai, si ritrovano ora orfani del mondo arabo, traditi dai loro leader politici, presi nella morsa tra proiettili israeliani, quelli del regime siriano e quelli delle fazioni palestinesi alleate. Questo non può che ricordarci la situazione dei siriani che, dopo oltre tre anni dall’inizio della loro rivolta, si ritrovano presi tra il regime sanguinario e gruppi estremisti ugualmente brutali.

Nel momento in cui ciò viene scritto, i colpevoli sono ancora a piede libero e i loro crimini contro le popolazioni siriana e palestinese in Siria continuano.

Originale in inglese: https://www.opendemocracy.net/arab-awakening/c%C3%A9line-cantat/palestinians-in-syria-struggle-for-bread-and-agency

Escalation di attacchi con barili bomba in Siria mentre cala l’attenzione del mondo

10 Nov
Danni collaterali?

Danni collaterali?

di Serene Assir per AFP – 01/11/2014. Traduzione di Claudia Avolio.

Nelle ultime settimane, mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla lotta contro i jihadisti, il regime siriano ha incrementato l’utilizzo di attacchi mortali coi barili bomba, uccidendo civili e seminando distruzione. In meno di due settimane gli aerei da guerra hanno sganciato almeno 401 barili bomba sulle aree controllate dai ribelli in otto province – a riferirlo è l’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo di monitoraggio.

L’attivista Yassin Abu Raed, dalla città di Anadan nel nord della provincia di Aleppo, ha visto la sua casa venire colpita tre volte dagli attacchi coi barili bomba. L’ultimo attacco l’ha distrutta completamente. “La morte ci circonda e a nessuno importa,” ha detto via Internet all’AFP. “I barili bomba uccidono chi amiamo di più, distruggono case, sogni e ricordi e ci lasciano senza alcuna speranza che le uccisioni possano un giorno fermarsi”.

“Tutto questo e nessuno ha mai sentito parlare di noi, a nessuno dispiace”.

L’Osservatorio – che documenta vittime ed attacchi contando su un’ampia rete di attivisti e medici sparsi nella Siria devastata dalla guerra – ha detto che dal 20 ottobre almeno 232 civili sono stati uccisi negli attacchi aerei del regime, inclusi quelli coi barili bomba. Il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha riferito che il numero di attacchi coi barili bomba è ora “molto più alto” rispetto a qualche settimana fa.

Il regime ha iniziato ad usare i barili bomba verso la fine del 2012, ma ha incrementato gli attacchi quest’anno con un’ondata di raid che solo a febbraio hanno ucciso centinaia di persone. I barili bomba sono di solito formati da grandi fusti di petrolio, bombole di gas o serbatoi d’acqua riempiti di materiale altamente esplosivo e rottami metallici.

I raid contro il campo per rifugiati

Mercoledì 29 ottobre degli elicotteri hanno sganciato quattro barili bomba su un campo di sfollati nella provincia nordoccidentale di Idlib, uccidendo almeno 10 persone e ferendone a decine secondo quanto riferito dall’Osservatorio. Gli attivisti hanno postato riprese video terribili su YouTube che mostrano corpi smembrati e i lamenti delle persone mentre cercano di salvare i sopravvissuti. Gli Stati Uniti hanno denunciato l’attacco come “barbarico”.

Ismail al-Hassan, infermiere volontario in un ospedale da campo nella provincia di Idlib, ha detto via Internet all’AFP che gli operatori sanitari affrontano immense difficoltà nel curare i feriti dopo l’esplosione di un barile bomba. “La maggior parte delle vittime degli attacchi coi barili bomba sono donne e bambini,” ha detto Hassan, aggiungendo che lo staff medico soffre una grave penuria di attrezzature, rendendo difficile curare in modo adeguato i feriti.

Hassan ha anche fatto notare che lui ed i suoi colleghi soffrono di profonde cicatrici psicologiche nel curare le vittime: “Una volta abbiamo dovuto decidere di lasciar morire un bambino: aveva troppe ferite nel corpo, non potevamo salvarlo”. Come molti siriani nelle zone controllate dai ribelli, Hassan prova del risentimento per il fallimento dell’Occidente nell’aiutare a far cadere il regime del presidente Bashar al-Assad.

“Tutti in Siria hanno capito che abbiamo solo Dio dalla nostra parte,” ha detto.

L’attenzione deviata del mondo

A febbraio il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Siria di porre fine agli attacchi contro i civili, con un riferimento specifico all’uso di barili bomba. Il governo nega di usare i barili bomba e dice di prendere di mira solo “terroristi”. Human Rights Watch, con sede a New York, ha espresso ripetuti richiami al regime di Damasco per il suo uso “illegale” di barili bomba, affermando che il tipo di arma colpisce in modo particolarmente indiscriminato.

La ricercatrice di HRW, Lama Fakih, ha detto che non c’è stato alcuno sforzo globale per ritenere il governo di Assad responsabile. “Mentre è in atto uno sforzo internazionale per porre fine agli abusi di Daesh (gruppo jihadista), non c’è alcuno sforzo congiunto per fermare gli abusi del governo siriano, compresi gli attacchi contro la popolazione civile,” ha detto.

Gli Stati Uniti ed i loro alleati perlopiù nel Golfo hanno avviato lo scorso mese degli attacchi aerei contro postazioni jihadiste in Siria, ma non si è discusso di estendere gli attacchi contro il regime di Assad. “Sfortunatamente, l’attenzione internazionale è stata deviata dall’avanzata di Daesh in Iraq e Siria,” ha detto Fakih all’AFP. Il direttore dell’Osservatorio Abdel Rahman si è trovato d’accordo con lei.

“Il numero degli attacchi aerei per mano del regime compresi quelli coi barili bomba è pazzesco, e negli ultimi giorni si è verificata una escalation,” ha detto. Ha accusato Damasco di “trarre vantaggio” dal fatto che il mondo è ora concentrato su Daesh per inasprire i suoi attacchi contro le aree dei ribelli. L’opposizione siriana afferma che le critiche internazionali al regime non sono abbastanza. “Gli Stati Uniti criticano il regime, ma non fanno nulla,” ha detto Samir Nashar, membro dell’opposizione nella Coalizione Nazionale, “Intanto, il regime sta avanzando militarmente”.

English article: http://news.yahoo.com/syria-escalates-barrel-bomb-attacks-world-attention-shifts-025623788.html

Piccola guida per i “simpatizzanti di Assad” che si auto-definiscono “pro-palestinesi”

7 Mag

SCRITTO DA NICOLE MAGNOONA GERVITZ, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

Hafez al-Assad (secondo da sinistra) riceve il briefing da uno dei suoi ufficiali in una trincea in Libano. Accanto Hafez al-Assad è il ministro della Difesa Mustafa Tlas, e accanto Tlas, Rifaat al-Assad, 1973.

– Settembre Nero 1970: Hafez al Assad inviò carri armati in Giordania per sostenere i palestinesi contro l’Hascemita re Hussein. L’OLP vinse il sostegno popolare tra le masse arabe dopo che i regimi furono completamente screditati nel 1967 per mano di Israele. Re Hussein ordinò al suo esercito di attaccare le forze dell’OLP in Giordania a causa della sua politica dichiarata di volerlo rovesciare. Assad si rifiutò di inviare un forte sostegno militare siriano perché temeva un’altra guerra con Israele. Rifiutò di fornire copertura aerea ai carri armati siriani e furono costretti a ritirarsi in seguito al bombardamento da parte dei giordani.

Questo lasciò i palestinesi isolati, abbandonati, e diverse migliaia di loro furono massacrati dall’esercito di Hussein. Solo poche settimane dopo quel Settembre Nero, Hafez al Assad portò a termine il suo colpo di stato militare a Damasco.

 

– 1973: la Siria tentò di riprendere il controllo delle alture del Golan e fu un altro fallimento. Hafez al Assad si trovò a diventare la guardia di sicurezza di Israele per il confine settentrionale. Il colonnello Rafik Halawi, comandante druso della brigata di fanteria che fu distrutto dagli israeliani nel Golan, fu giustiziato sotto gli ordini di Hafez prima della guerra da un funzionario vicino. Il regime siriano sostenne che fu ucciso nella battaglia con Israele, e a chiunque fosse catturato fu imposto di non dire niente, minacciato con torture e prigionia.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

Soldati palestinesi in Libano, 1976.

– 1976: Hafez al Assad sostenne i falangisti libanesi fascisti cristiani contro l’alleanza comunista libanese  – OLP, che si era formata in opposizione sia ai falangisti che alla tirannia baathista. L’invasione militare siriana del Libano nel 1976 fu approvata dagli USA. Tuttavia, l’alleanza libanese comunista – OLP spazzò via le forze di occupazione siriane nel giugno dello stesso anno. Due mesi dopo Hafez al Assad spezzò quella resistenza. I falangisti, sostenuti da Hafez al Assad, commisero un massacro di palestinesi nel campo profughi di Tal al Zaatar.

Con la benedizione della Lega Araba il governo siriano decise di allearsi con Israele per impedire la sconfitta dei falangisti. I campi palestinesi di Karantina e Tel al Zaatar furono assediati dall’esercito siriano, e 2.000 palestinesi furono uccisi.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

profughi da Tel Al Zaatar, nuovamente cacciati e verso un futuro di miseria.

Una lettera aperta dalla resistenza palestinese fu diffusa quell’estate all’interno dei campi;

“Vengono utilizzate armi siriane – la maggior parte, purtroppo – contro il nostro accampamento, mentre i governanti di Damasco continuano a ripetere che sono qui in Libano per difenderci. Questa è una menzogna assassina, una bugia che ci fa soffrire più di qualunque cosa … Ma noi desideriamo informare che ci batteremo in difesa di questo campo con le nostre mani nude, anche se tutte le nostre munizioni e tutte le nostre armi saranno esaurite, e che stringeremo la cinghia in modo da non lasciarci uccidere dalla fame. Abbiamo deciso di non arrendersi e non ci arrenderemo … “

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni '80.

alcuni delle vittime delle campagne repressivi di Assad negli anni ’80.

– 1980: Nell’ambito della sua repressione feroce contro i dissidenti di sinistra, nel 1980 il regime di Hafez al Assad arrestò centinaia di attivisti sia del Partito d’Azione Comunista che del Partito comunista siriano, nel tentativo di soffocare le ultime voci di dissenso dopo che aveva schiacciato la Fratellanza Musulmana. Restarono i comunisti siriani a lavorare con un gruppo di dissidenti palestinesi, quello fu chiamato “Comitato Popolare Palestinese del campo profughi di Yarmouk”, nel governatorato di Damasco. Fu fondato nel 1983, ma fu costretto a sciogliersi due anni più tardi a causa della campagna di arresti di Hafez al Assad. 200 membri del Partito d’azione comunista furono arrestati dalle forze di sicurezza siriane nel 1986.

– L’OLP cominciò a incrinarsi nel 1983. Il colonnello Saed Abu Musa era rivale di Arafat e guidò una ribellione contro al Fatah nella valle del Bekaa. Abu Musa era stato un soldato professionista nell’esercito giordano prima di entrare nell’OLP.

Il regime siriano lo sostenne, fornendogli armi. Abu Musa e i suoi seguaci cacciarono gli uomini di Arafat da Tripoli, quell’estate. Quando un giornalista del Newsweek chiese a Yasser Arafat un commento riguardo l’ammutinamento, egli rispose: “Non mi chiedere di burattini e cavalli di Troia … Assad vuole la mia pelle. Vuole la resa palestinese, e non voglio dargliela.”

La maggior parte dei rifugiati palestinesi scelsero Arafat contro il fantoccio siriano, ma come conseguenza, Hafez cacciò via gli uomini di Arafat da Tripoli, e la resistenza palestinese fu depotenziata.

– Nella “guerra dei campi”, tra il 1985 e il 1988, Hafez al Assad reclutò il movimento sciita libanese Amal. In quel momento era in conflitto con Hezbollah, ed aprì il fuoco contro i palestinesi e Hezbollah contemporaneamente.

Libano: Tripoli è una città a maggioranza sunnita, con una minoranza alawita che ha fornito sostegno finanziario al governo siriano. Gli alawiti siriani furono posti nel Parlamento libanese interamente per lle pressioni di Damasco. Le leggi sulla naturalizzazione del Libano vennero completamente sovvertite.

I rifugiati palestinesi provenienti dalla Nakba del 1948, e durante il suo sequel nel 1967, che hanno vissuto nei campi profughi, non possono ottenere la cittadinanza libanese, ma agli alawiti siriani è garantito in qualsiasi momento.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

morti nella prigione di Tadmur. Oppositori politici affollavano questo prigione.

– 2000: Mentre Bashar al Assad elogiava la seconda Intifada, centinaia di palestinesi languivano nelle sue carceri. Attieyeh Dhiab Attieyeh, un palestinese di 30 anni, morì nel carcere di Tadmur all’inizio del 2000, a causa di negligenza medica. Era già molto malato quando fu trasferito a Tadmur nel 1996. Attieyeh era un membro di Fatah, la fazione guidata da Yasser Arafat, e fu arrestato nel 1989 nel sud del Libano prima di essere inviato in Siria.

– 2008: C’è una somiglianza tra il massacro di Hama del 1982 e Piombo fuso.

In entrambi i massacri, i minareti delle moschee sono stati distrutti dalle forze di occupazione, che hanno sostenuto che i minareti venivano utilizzati dai cecchini islamici. Non ci sono prove di ciò in entrambi i casi, ma c’è la prova del disgusto per l’Islam ortodosso espresso da entrambi i regimi.

– Maggio 2011: Rompendo l’assedio (del regime siriano) su Deraa, a pochi palestinesi dal campo di Yarmouk  è stato possibile consegnare alcune forniture mediche di cui si aveva disperatamente bisogno.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

giovani palestinesi mandati direttamente nella linea di fuoco.

– Nakba Day 2011: Centinaia di palestinesi provenienti dai campi profughi nei dintorni di Damasco furono inviati nella zona demilitarizzata che separa la Siria dalle alture del Golan. La sicurezza dei civili palestinesi non era la priorità. La recinzione fu violata e le forze di occupazione israeliane aprirono il fuoco, e una dozzina di palestinesi furono uccisi. Ci fu un secondo spargimento di sangue a giugno, nel Naksa Day, l’anniversario dello scoppio della guerra del giugno 1967. Un’altra decina di palestinesi furono uccisi. Questi fatti erano senza precedenti,  perché mai prima di allora il governo siriano aveva spinto centinaia di palestinesi sul Golan, in entrambi gli anniversari. Perché nel 2011? Per distogliere l’attenzione dal massacro in corso nelle strade siriane. Uno dei principali rami dell’intelligence siriana si occupa solo di questioni relative alla Palestina. E’ impossibile che l governo siriano non sapesse che una violazione della recinzione del Golan sarebbe costata tante vite palestinesi.

– Autunno 2011: Ghiyath Matar, un giovane di origini palestinesi che viveva nei sobborghi di Daraya di Damasco, utilizzò la strategia di distribuire rose e acqua alle forze di sicurezza alawite inviate dal regime per sparare sui manifestanti.

images (6)Ai primi di settembre del 2011 era morto. Il suo cadavere mutilato fu consegnato alla famiglia quattro giorni dopo il suo arresto. Diversi inviati americani hanno partecipato al suo funerale. Il portavoce del regime di Assad sostenne che una banda armata fu responsabile della tortura e della morte di Ghiyath, e questa è una mezza verità perché, dopo tutto, quella banda armata era inviata dal governo.

– Come risultato della campagna di repressione genocida di Bashar al Assad, Yarmouk è diventata la casa per un milione di profughi siriani sfollati entro la fine del 2011. Quando l’Esercito siriano libero guadagnò terreno nella periferia meridionale di Damasco, l’esercito siriano cominciò a colpire il campo mentre, allo stesso tempo, armava il pro-regime PFLP-GC. Mortai sono stati sparati sul campo da parte delle forze di Assad prima ancora che l’FSA vi mettesse piede.

– Estate 2012: paramilitari alawiti che vivevano a Nisreen, vicino a Yarmouk, aprirono il fuoco su una massiccia manifestazione anti-governativa, uccidendo dieci palestinesi, tra cui un bambino.

– Autunno 2012: L’FSA istituì una linea di alimentazione attraverso Yarmouk, a cui seguì una massiccia punizione collettiva per mano del regime: le forze governative siriane e le milizie alawite circondarono Yarmouk, e nell’ottobre del 2012 gli ingressi al campo furono aperti solo per due o tre giorni alla settimana. I civili portavano il peso della violenza; la fame, la malattia, e i bombardamenti indiscriminati. 

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei "pro-palestinesi" osservavo un totale silenzio.

Il regime siriano ha bombardato la moschea di Yarmouk. Il mondo dei “pro-palestinesi” osservavo un totale silenzio.

– Dicembre 2012: aerei militari del regime siriano bombardano una moschea a Yarmouk, che ospitava rifugiati siriani sfollati. Decine furono uccisi. Il pretesto per una tale atrocità era che l’FSA aveva nascosto alcune armi nel seminterrato della moschea.

– 2013: Khaled Bakrawi. un giovane siro-palestinese organizzatore di comunità e membro fondatore della Fondazione Jafra per il soccorso e lo sviluppo della gioventù, fu arrestato dalle forze di sicurezza statali alawite, nel gennaio del 2013, per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di attività umanitarie e di aiuto a Yarmouk. A settembre i palestinesi di Yarmouk seppero che Khaled fu ucciso sotto tortura in un centro di detenzione a Damasco.

Khaled Bakrawi prese parte alla marcia di giugno nel Golan. Vedendo il leader del FPLP-CG, Ahmad Jibril, condurre il popolo nella zona del cessate il fuoco occupata da Israele, e sapendo cosa stava per accadere, cercò di dissuadere i suoi compagni palestinesi dal seguire gli ordini di Ahmad Jibril, ma inutilmente. Khaled fu costretto a guardare come le forze di sicurezza di Stato alawiti si rilassavano bevendo tè, mentre i soldati di occupazione israeliani scaricavano proiettili verso i suoi fratelli. Khaled prese due proiettili nella gamba.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Khaled Bakrawi e Hassan Hassan, due palestinesi attivi in servizi per la comunità. Entrambi torturati fino alla morte nelle prigioni del regime.

Il giovane che fu definito eroe per i proiettili sionisti, sarebbe poi svanito nell’oblio dopo il suo assassinio per mano delle forze di sicurezza di Bashar al Assad.

– I Palestinesi di Yarmouk sono stai a volte uccisi da altri palestinesi. Il missile russo BM -21 Grad fu utilizzato per attaccare Yarmouk nel luglio del 2013. Due missili grad furono lanciati sulla struttura di panificio di Hamdan il 24 luglio, uccidendo quindici civili. E’ stato riferito sia da Reuters che dal Comitato di Coordinamento campo di Yarmouk che questo attacco è stato effettuato dal FPLP-CG. Quindici palestinesi di Yarmouk morirono di fame tra settembre e dicembre del 2013. Il numero dei profughi palestinesi uccisi dal 2011 in Siria ha raggiunto i 1.597, oltre ad altri 651 dispersi o imprigionati, e i 74 torturati a morte nei centri di detenzione del regime dal 2013.

– L’annichilimento del paese da parte del regime di Assad è positivo per Israele: un despota arabo che schiaccia il suo popolo ha sempre un posto speciale nel cuore sionista. Israele ha sempre fatto affidamento sui despoti arabi corrotti come Bashar al Assad, per reprimere le masse al suo posto; un sentimento anti-iraniano è stato seminato nel mondo arabo a causa della sua colonizzazione della Siria.

E Hezbollah è troppo occupato nell’omicidio di siriani per causare disturbo ad Israele. Ed Israele non è più esposto ad alcuna pressione ad abbandonare le alture del Golan.”

originale: http://wewritewhatwelike.com/2014/05/05/a-guide-for-the-palestinian-or-pro-palestinian-shabiha-sympathizer-in-your-life/

SIRIA, GENERAZIONE PERDUTA.

29 Apr
Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di  Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

Alcuni dei migliaia di siriani che hanno attraversato in Iraq del nord alla frontiere di Sahela il 22 agosto 2013. Credit Lynsey Addario for The New York Times

SCRITTO DA KHALED HOSSEINI, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

“Qualcosa nel ragazzo non andava. Sembrava disorientato, staccato dal suo ambiente.
Parlava a malapena, e quando lo faceva era a monosillabi piatti, i suoi occhi erano assenti e bassi, come se il peso di tutto quello che avevano visto fosse troppo pesante per poterli alzare. Era l’immagine di una silenziosa devastazione, di un’infanzia sempre scheggiata.

Lui aveva 14 anni, un rifugiato siriano, seduto con la sua famiglia in una piccola stanza nel palazzo di registrazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a Erbil, nel nord dell’Iraq. Negli affollati, rumorosi uffici al piano terra, decine di rifugiati appena arrivati in coda per registrarsi, tra cui una famiglia di Rom esausta, dall’aspetto polveroso – e una donna siriana con un piede che zoppicava nei corridoi, che implorava ad ogni passante di darle asilo in Germania.

Nell’ufficio al piano di sopra, da me, il padre del ragazzo era seduto su un tavolo.

Un ragazzo di bell’aspetto di 36 anni che ha raccontato, con ammirevole calma, la storia della straziante fuga della sua famiglia, due settimane prima, dalla loro città natale, Aleppo, e il loro viaggio attraverso il confine turco e nella regione del Kurdistan Iraqeno.

Prima della guerra, ha detto, lavorava in un negozio di scarpe, e i suoi tre figli eccellevano a scuola. Era una vita borghese modesta, ma felice. Ma poi arrivò la guerra, e improvvisamente le granate hanno sibilato tutto il giorno, e Aleppo è stata crivellata dalle bombe. Ha perso il suo lavoro e la scuola dei suoi figli ha chiuso; sarebbero passati due anni di scuola prima di un’eventuale fuga.

Ben presto, è mancata elettricità, nessun servizio telefonico, senza cibo. Il padre ha venduto beni della famiglia, fino all’ultimo pezzo di arredamento. Quando i soldi finirono, prese in prestito la farina dai vicini di casa per far fare il pane alla moglie.

“A volte non mangiavamo per due o tre giorni, avevamo solo pane e acqua da dare ai bambini per sopravvivere” ha detto.

Eppure, si sentiva relativamente fortunato, anche se le esplosioni avevano danneggiato il palazzo in cui vivevano. Ma la fortuna ha voluto che la famiglia riuscisse a correre fuori quando una bomba colpì il loro edificio di cinque piani. L’ultimo piano è stato demolito. Ha descritto una scena di carneficina. Quattro persone sono morte: un uomo anziano e tre bambini; molti altri sono stati feriti. Fu allora che la famiglia decise di fuggire e venire a Erbil per stare con il fratello, che lavorava in un hotel.

Mi ritrovai a sperare che non mi avrebbe detto le cose seguenti, ma lo ha fatto: “I nostri ragazzi hanno visto tutto. Persone strappate in 100 pezzi. La carne degli esseri umani lacerata davanti a noi. Carne e sangue”. Rubai uno sguardo al suo ragazzo, e un velo di buio svolazzava sul suo viso.

Io sono padre di due figli. Non riesco a immaginare cosa avrebbe fatto loro vedere queste cose raccapriccianti. Eppure, è ciò che sta accadendo ogni giorno in Siria. Un’intera generazione di bambini, testimone della catastrofe, non è in grado di frequentare la scuola, le loro vite sperimentano la violenza, il dolore e la fuga.

Quest’anno, la Siria supererà il mio paese natale, l’Afghanistan, in termini di rifugiati.

Ora ci sono 2,5 milioni di profughi provenienti dalla Siria, 1,2 milioni dei quali sono bambini. Due terzi dei bambini rifugiati siriani, e quasi tre milioni di bambini all’interno del paese, non vanno a scuola. Si trovano ad affrontare un futuro spezzato. La Siria è sul punto di perdere una generazione. Questa è forse la conseguenza più grave di questa terribile guerra.

Mi è stato raccontato tanto da Payman, una ragazza di 16 anni che vive con i suoi genitori e tre fratelli più giovani nel campo di Kawergosk, nei pressi di Erbil. Kawergosk è stato costruito quasi letteralmente durante la notte lo scorso agosto, quando un improvviso afflusso di decine di migliaia di siriani è entrato nel nord dell’Iraq. Oggi, è sede di 12.000 persone, una città di tende bianche distesa ai piedi di una collina verde, scolpita da uno zig-zag di piste fangose lungo le quali gli uomini fumano e parlano di guerra, i ragazzi tirano calci ai palloni e le donne si chinano sulle spirali di fumo dei fuochi di cottura.

Payman indossava una maglietta blu a righe con una farfalla dei cartoni animati sul davanti , ma come molti bambini siriani che ho incontrato, il suo comportamento era di un’età superiore ai suoi anni. Nella tenda della famiglia, Payman mi ha fatto vedere vecchie fotografie e mi ha mostrato un home video di una festa di compleanno di tanto tempo fa. Avevano visto quei video innumerevoli volte, ha detto, e ancora, ogni sera, si riuniscono per guardarlo ancora, trafitta da quelle immagini sgranate di quando erano più liberi, più felici incarnazioni di se stessi.

Payman è rimasta composta fino a quando ho pronunciato la parola “educazione”. Le salirono lacrime agli occhi scuri quando mi disse che le sue speranze di finire la scuola e di diventare una scrittrice sembravano ora un sogno logoro. “Senza scuola non c’è futuro”, disse. “Non c’è felicità.”

In Siria, la guerra non accenna a finire. Molte altre famiglie come Payman saranno costrette ad abbandonare le loro case e a fuggire attraverso le frontiere. I paesi vicini – Iraq, Libano, Giordania, Egitto, Turchia – stanno generosamente facendo quello che possono, a caro prezzo per le proprie economie, i servizi sociali e le infrastrutture.

In Libano, per esempio, i profughi siriani costituiscono quasi un quarto della popolazione.

TS Eliot scrisse una volta che l’umanità non può sopportare troppa realtà. Ma questa è una realtà che tutti dobbiamo sopportare, non possiamo restare in una nebbia di apatia.

I paesi vicini alla Siria non possono e non dovrebbero portare il costo della cura dei rifugiati da soli. La comunità internazionale deve condividere l’onere con loro, fornendo aiuti economici, investendo nello sviluppo in quei paesi, e aprendo i propri confini a disperate famiglie siriane in cerca di protezione. E i cittadini comuni possono aiutare a finanziare la formazione di milioni di bambini siriani come Payman, al fine di garantire che il loro futuro non sia completamente distrutto.

Quando abbiamo lasciato l’edificio di registrazione, ho visto il padre che avevo incontrato prima, e la sua famiglia, in attesa di registrarsi, in un ufficio affollato. Suo figlio seduto su una sedia di legno, immobile, con le braccia incrociate, gli occhi vuoti.

Per un attimo, ha guardato nella mia direzione. Ho intravisto la condizione di un’intera generazione di bambini siriani, catturati tra il dolore di quanto è successo e l’incertezza di ciò che deve ancora arrivare. Il ragazzo sbatté le palpebre e distolse lo sguardo. Non ho visto alcun riconoscimento nei suoi occhi.

* Khaled Hosseini è un ambasciatore per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l’autore dei romanzi “The Kite Runner ” e, più recentemente, “E le montagne fecero eco.”

 

Originale: http://www.nytimes.com/2014/04/13/opinion/sunday/syrias-lost-generation.html

I rifugiati di Yarmouk raccontano dei trattamenti brutali per mano dei siriani.

28 Apr
Volontari distribuiscono cibo gratuitamente ai residenti del campo profughi di Yarmouk, Siria.

Voluntari distribuiscono cibo gratuitamente ai residenti del campo profughi di Yarmouk, Siria.

SCRITTO DA MARTIN CHULOV, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

Famiglie palestinesi che sono riuscite a fuggire dal campo siriano sono ora in Libano con le storie terribili della loro sofferenza.

Trascinandosi dietro un sacchetto di plastica con i vestiti e gli avanzi di cibo che sono riusciti a salvare, Umm Samir scacciato dalla sua casa in rovina, sta strisciando nel buio prima dell’alba per il suo secondo viaggio di esilio in 68 anni.

Giorni difficili, poiché lei ha fatto il suo percorso dal campo profughi palestinese di Yarmouk di Damasco fino a Beirut, dove ora si confronta con la realtà amara di essere di nuovo diventata una rifugiata, e il sogno di tutta una vita di tornare alla sua città natale è ora più lontano che mai.

“Ho sempre pensato che l’unica volta che avrei dovuto lasciare Yarmouk sarebbe stato per tornare in Palestina”, ha detto da una piccola cantina situata nel campo palestinese di Sabra – Shatila, nel cuore della capitale libanese, dove la famiglia ha cercato riparp tre giorni fa. “Ora mi trovo qui.”

Dall’altra parte della stanza, la figlia di Umm Samir, il genero, e cinque dei suoi 10 bambini, sono accovacciati in silenzio sul pavimento. Il padre dei bambini, Abu Sameer, ingobbito, colpiva l’aria, mentre Umm Samir si sposta velocemente tra rabbia e dolore.

“Non mi aspettavo questo”, ha detto Umm Samir circa l’assedio inesorabile sul campo di Yarmouk, che ha visto molti patire la fame fino al punto di morte. “Non pensavo che il regime siriano avrebbe fatto questo alla nostra gente. Il velo è caduto. Possiamo vedere chiaramente quanto ci hanno sfruttati.”

Negli ultimi quindici giorni, l’assedio di Yarmouk, il campo sostenuto dalla Siria nel corso di quattro decenni, come simbolo del suo (presunto, ndt) impegno per la causa palestinese, ha raggiunto un limite. Molti di quelli che restano sono stati in grado di nutrirsi, oppure hanno dovuto lasciarlo. Altri, come Abu Samir e la sua famiglia, hanno deciso che un suicidio a correre per le frontiere gelosamente custodite del campo era una scommessa migliore che restare in edifici abbandonati e frutteti saccheggiati.

“Abbiamo lasciato il campo a piccoli gruppi, ma cinque dei nostri figli sono ancora lì”, ha detto Abu Samir. ” Era troppo pericoloso portarli con noi. Stavamo morendo”, ha detto della sua decisione di lasciare. “Non avevamo scelta”.

La situazione disperata di coloro che hanno lasciato alle spalle è stata descritta la scorsa settimana dalle Nazioni Unite per il soccorso Works Agency (UNRWA) e dai piani di Observer. Entrambi hanno evidenziato la portata di una catastrofe crudamente in contrasto con una recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che chiedeva che aiuti umanitari fossero consegnati a tutti coloro che sono coinvolti in una guerra implacabile in Siria.

La settimana scorsa, dopo una richiesta del segretario generale Onu Ban Ki-moon, le cose sono cambiate a Yarmouk, pacchi di cibo hanno potuto raggiungere alcuni che li hanno ricevuti per la prima volta in 15 giorni. L’UNRWA ha riferito che i funzionari siriani avevano permesso l’entrata nelcampo di quasi 700 pacchi, ciascuno in grado di alimentare tra le cinque e le otto persone. La consegna facilita una crisi immediata, ma non riesce ad affrontare un deficit di scorte profondo, causato da mesi di ritardo nelle consegne dall’inizio dell’anno.

E i nuovi rifornimenti non hanno raggiunto tutti coloro che ne hanno bisogno. Un residente di Yarmouk, che ha chiesto di non essere nominato, era quasi troppo esausto per farsi sentire su tutta la linea telefonica venerdì. “E’ un incubo”, ha detto. “Da soli quattro mesi abbiamo mangiato solo riso e erba, ravanelli e erbaccia.”

Alla domanda sul perché non avesse cercato di scappare, ha detto: “Se fossimo stati presi, saremmo stati portati dritti al Palestine Branch (divisione dell’Intelligence). Chi va lì dentro non ne esce. E’ così che tante persone sono scomparse”.

Molti degli esuli di Yarmouk dicono che il nome della loro ex casa sarà presto inciso nella infamia nello stesso modo che Sabra – Shatila 32 anni fa, quando più di 1.000 palestinesi furono massacrati da milizie cristiane libanesi che all’epoca erano alleate dell’occupazione israeliana.

I fantasmi del 1982 sono profondamente sinonimo di sofferenza palestinese.

Ma alcuni dei nuovi arrivati dicono che la scala degli orrori attuali a Yarmouk e in altri campi siriani potrebbe presto perfino superare un episodio di tale dolore.

Iran e Siria “fingono di essere contro Israele”, ma questo è solo uno stratagemma, secondo Umm Ibrahim, la matriarca di una famiglia di Yarmouk, arrivata a Sabra – Shatila nelle ultime settimane. “Le alture del Golan sono state in silenzio per quanto tempo?” chiede retoricamente. “La resistenza palestinese le utilizzava per venire attraverso il Libano a combattere Israele, autorizzata ad entrare attraverso la terra siriana. Nemmeno a un uccello è stato permesso di volare attraverso la recinzione di confine.”

Il risentimento ribolle tra le due famiglie dei nuovi rifugiati. “Gli arabi sono nemici più grandi che gli israeliani”, ha detto Umm Samir. “Loro non si comportano così con i loro peggiori nemici.”

Indesiderati in Siria, coloro che fuggono da Yarmouk hanno appena capito che tipo di casa sia il Libano. Ai nuovi arrivi è dato un visto di una settimana, che impone loro di riferire alle autorità o di pagare una multa di $ 200, che pochi tra loro si possono permettere. Mentre l’UNRWA e le altre organizzazioni umanitarie offrono qualche aiuto alimentare e spazio di vita, le condizioni sono molto peggiori qui che in condizionidi pre-guerra in Siria.

“Non si preoccupano minimamente dinoi “, ha detto Umm Samir, che era troppo giovane per ricordare il suo primo viaggio in esilio nel 1948 dalla città palestinese di Safed, in quello che oggi è Israele, e troppo angosciata per voler ricordare il suo secondo viaggio della settimana scorsa. “Ho pensato che se avessi mai lasciato la mia casa ancora una volta prima di morire, sarebbe stato per tornare in Palestina.”

Fuori Sabra-Shatila, nella vicina ambasciata palestinese, l’alto funzionario Qassem Abu Mazen, responsabile per gli arrivi a Yarmouk, ha cercato di minimizzare la portata della crisi. “Le cose sono effettivamente migliorate nelle ultime settimane”, ha detto. “Non sono peggiorate. La leadership palestinese ha deciso di prendere una posizione di neutralità. Questo ci ha portato più vicino al regime siriano, nonostante tutto quello che è successo. E’ stata una decisione difficile, ma ci ha resi meno di parte. Questo è un gioco di scacchi che deve essere giocato da tutti nella regione”, ha detto della guerra siriana.

“Ma c’è una sola mente, l’America. Serve i loro interessi in modo che possano rimanere nella regione.”

Nel campo, i nuovi arrivati non credono assolutamente in tutto questo.

“I nostri cosiddetti leaders hanno le loro ragioni per la loro vicinanza al regime siriano”, ha detto Umm Samir. “E non ha nulla a che fare con noi. Vergogna su di loro e sul loro silenzio.”

ORIGINALE: http://www.theguardian.com/world/2014/apr/27/yarmouk-refugees-brutal-treatment-syrians

SE CI ACCUSI TUTTI FAI BENE.

15 Apr

Gaetano Berton

Si fa proprio bene di solito cerco di non farmi prendere dai sentimenti ma a volte mi chiedo dove sono tutti coloro che parlano dei diritti civili dell’ecologia dell’ambiente e di tante alte belle cose di fronte a quello che sta succedendo in Siria e sopratutto di fronte alla nostra indifferenza tutto il resto sono solo balle parole al vento dette solo per darsi un atteggiamento da ora in poi e fino a che durerà lo scempio della Siria mi sono promesso di non interessarmi più a null’altro e intanto comincerò col non andare a votare a votare per chi per un Europa e un’Italia che chiudono le porte ai siriani che sfuggono dalla morte.accusi

L’assedio di Al-Assad … da Tel Zaatar a Yarmouk

3 Apr
profughi siriani massacrati in 1976 in Tel el-Zaatar, con l'aiuto delle forze di Hafez Al-Assad

profughi siriani massacrati in 1976 in Tel el-Zaatar, con l’aiuto delle forze di Hafez Al-Assad

SCRITTO DA MARAH AL-BAQA’I, tradotto da Fiore Haneen Tafesh Sarti

“In Siria siamo al punto di trasferire il sangue da persona a persona, da coloro che sono morti a coloro che ne hanno bisogno, senza neanche prove per vedere se i gruppi sanguigni sono compatibili. Da persona a persona tramite grandi siringhe da 60 millilitri, perché le borse necessarie per la conservazione del sangue non sono più disponibili.” 

Questa era una dichiarazione rilasciata da un centro di statistiche in Siria, e presumibilmente proveniva da una delle infermiere che lavora nel campo profughi di Yarmouk, altrimenti noto come il campo della morte. C’è attualmente un solo ospedale in grado di ricevere i malati e i feriti, la clinica Falasteen. La clinica ha un solo medico di guardia e lui è in realtà uno studente di medicina che deve ancora finire gli studi.

Il regime di Al-Assad ha preso di mira e distrutto tutti gli ospedali e le cliniche del campo profughi di Yarmouk, e la maggior parte dei suoi medici sono stati assassinati o colpiti direttamente per aver accettato di trattare e curare i morenti e i membri feriti dell’opposizione.

Il blocco imposto dal regime di Al- Assad al campo, che va dal lancio di razzi e bombardamenti, pioggia di agenti chimici da aerei e divieto di far entrare cibo e medicine da un intero anno, è diventato un crimine di guerra che minaccia tutti i cittadini, compresi quelli che risiedono nelle loro case.

profughi palestinesi, vittime dei bombardamenti del regime siriano su Yarmouk

profughi palestinesi, vittime dei bombardamenti del regime siriano su Yarmouk

Come è possibile che stiamo discutendo di un campo profughi palestinese che il governo siriano giurò di proteggere? Il governo siriano ha l’obbligo di curare e proteggere questo campo secondo le norme fondamentali del diritto internazionale e secondo un accordo preso con l’UNRWA , l’organizzazione dell’ONU fondata appositamente per far fronte alle esigenze dei profughi palestinesi.

La tregua di Ginevra

La clausola principale della prima conferenza di Ginevra ha chiesto al regime di sollevare l’assedio sui civili e di fare in modo che il cibo e le altre necessità possano essere trasportate. Eppure, non ci sembra che questo abbia avuto un significato circa la pressione internazionale da esercitare sul regime nonostante che questa clausola, sotto il titolo “Responsabilità di proteggere i civili”, sia un principio approvato dall’Assemblea Generale alle Nazioni Unite nel 1995. Entrambi, gli ambasciatori alle Nazioni Unite e i membri della Lega Araba, hanno fallito su questo principio di base, che ora è niente di più di inchiostro su carta, a partire dall’iniziativa di Kofi Anan che portò a Ginevra II.

La conferenza di Ginevra II si è tenuta dopo potenze internazionali mettono grande pressione sull’opposizione siriana a partecipare. Gli Stati Uniti e una serie di potenze europee hanno ritenuto di poter convincere il regime di Al-Assad a rispettare gli inquilini di base della prima conferenza di Ginevra, anche se non ha rispettato dopo la firma.

In prima linea delle richieste che l’opposizione posta sul tavolo è stato quello di sollevare l’assedio zone controllate dall’opposizione a Homs. In realtà, il successo dell’opposizione su questo punto è considerato uno dei più grandi innovazioni di Ginevra II.

La conferenza di Ginevra II si è tenuta dopo che le potenze internazionali fecero pressione sull’opposizione siriana a partecipare. Gli Stati Uniti e una serie di potenze europee hanno ritenuto di poter convincere il regime di Al-Assad a rispettare le linee di base della prima conferenza di Ginevra, anche se poi esse non sono state rispettate dopo la firma.

In prima linea delle richieste dell’opposizione c’era quella di sollevare l’assedio dalle zone controllate dall’opposizione a Homs. Il successo dell’opposizione su questo punto è considerato una delle più grandi innovazioni di Ginevra II.

L’inviato speciale per la Siria delle Nazioni Unite e Lega Araba, Lakhdar Brahimi, ha proposto una tregua umanitaria in modo che le forniture potessero raggiungere le persone bloccati nelle zone calde del conflitto nella parte vecchia di Homs, dove hanno bisogno di cibo, vestiti e assistenza medica dopo più di un anno sotto assedio.

Il regime di Al-Assad si affrettò ad accettare questa proposta perché ci vide uno sbocco internazionale, attraverso il quale avrebbe trattato direttamente con le Nazioni Unite, dandosi anche l’occasione perfetta per isolare l’opposizione attraverso un accordo fatto con l’UNRWA.

Il regime accolse la richiesta nei negoziati per il solo scopo di raggiungere i suoi obiettivi. La tregua ha permesso al regime di accedere alle zone di conflitto a Homs, e successivamente di detenere e interrogare i membri dell’opposizione. Alimenti e forniture mediche non sono stati fatti entrare in queste aree di conflitto, e alle Nazioni Unite non è stato concesso l’accesso a queste regioni. Al contrario, il regime è stato ancora in grado di devastare e intimidire i civili inermi.

È in questo modo che il regime ha cercato di sfruttare la posizione dell’opposizione e usarla a suo vantaggio.

Yarmouk tra le fauci della morte

Sotto l’influenza di questa forma di ritorsione arrivò la decisione del regime di sollevare l’assedio fuori dal campo profughi di Yarmouk, in modo da farlo apparire come una continuazione del suo percorso verso una decisione regionale. In realtà, questo passaggio è parte del senso di razzismo selettivo del regime, accompagnato da violenze e abusi orientati verso chi sfugge dal suo assedio. Molti di coloro che sfidano il regime vengono arrestati e interrogati in condizioni che in genere non soddisfano le basi fondamentali dei diritti umani e dei diritti civili in condizioni di guerra.

Il regime di Al-Assad, sostenuto da armati delle milizie palestinesi, ha fornito ai cittadini nelle zone di conflitto solo un temporaneo senso di sicurezza, ed è così che è stato in grado di ottenere il controllo di aree che in precedenza erano al di fuori del suo. Il regime ha poi impedito a cibo e forniture mediche di base di entrare nel campo. I membri delle milizie palestinesi erano dispersi tra i civili a Damasco e nei suoi dintorni, e fu una sorpresa per molti vedere che questi gruppi erano armati con armi sofisticate!

Il regime di Al-Assad, che si accredita come il “difensore di ogni resistenza e dei rivoluzionari”, ha vietato al popolo palestinese di avere qualsiasi tipo di armi sul suolo siriano. Anche un coltello da cucina è visto come un’arma pericolosa in mano a un palestinese.

truppe siriane mentre invadano il libano e mirano ai campi profughi dei palestinesi.

truppe siriane mentre invadano il libano e mirano ai campi profughi dei palestinesi.

 L’eredità del padre

Questo tipo di opportunismo razziale non nasce col regime di Bashar Al-Assad. Questa pesante eredità è stata ereditata dal padrino degli omicidi settari e della punizione collettiva, Hafez Al-Assad, padre dell’attuale presidente. L’assedio corrente sul campo profughi di Yarmouk è una ripetizione storica dell’assedio su Tel El- Zataar a Beirut, in un momento in cui le forze siriane in Libano controllavano in due modi: formalmente, attraverso il governo, e alimentando il conflitto settario.

Alla fine di giugno 1976, le forze siriane si allearono con sette cristiane estremisti del tempo, cooperando nell’imporre un assedio spaventoso sul campo profughi palestinese di Tel El- Zataar. Il blocco durò due mesi e il campo, che era la casa di 20.000 palestinesi e 15.000 libanesi, fu oggetto di violenze e punizioni collettive. A cibo e altri generi di prima necessità fu proibito di entrare nel campo. Circa 5.500 proiettili cadevano sulle teste dei civili, e alla Croce Rossa fu severamente vietato di entrare nell’area.

La notte del 14 agosto 1976, le forze di Hafez Al-Assad presero d’assalto il campo, indebolito dalla fame, dalla paura e dalla fatica, e commisero una delle stragi più atroci, che costò la vita a più di 3.000 palestinesi caduti vittima della violenza sistematica. Queste milizie marciarono sotto le divise del governo siriano commettendo crimini indicibili come il taglio della pancia a donne incinte, massacri di bambini e anziani, così come violenze sessuali e saccheggi.

Durante quello stesso periodo, Jisser Al-Basha e Al-Kalantina, altri due campi palestinesi, furono attaccati dal regime. Il silenzio e la morte colpirono la città e il mondo guardò con orrore le immagini televisive dei media internazionali sulla strage avvenuta per mano di Hafez Al-Assad.

Gli osservatori internazionali documentarono i massacri, tra essi lo storico Israel Shahak, noto per la sua dura critica al governo israeliano e, come tale, è spesso accusato di antisemitismo. Shahak scrisse che le forze siriane eseguirono quel massacro con il pieno sostegno di Israele e di un certo numero di gruppi politici americani.

Sull’orlo della morte

Il 3 marzo 2014, Al -Jazeera ha trasmesso un notiziario in diretta dal campo profughi di Yarmouk. Mostrava una delle scene più traumatiche che mai sia stata visualizzata su uno schermo televisivo: un uomo che urlando chiedeva a Israele di “salvarlo” dalle fauci del regime di Al-Assad.

“Io sono malato! Ho bisogno di medicine … portatemi agli ebrei!”, scongiurava.

Questa lezione di storia dimostra che il figliol prodigo ha ripristinato l’eredità di suo padre tiranno. Questa lezione è stata unica per il popolo siriano, perché proprio il governo del paese sottopone la sua gente alla violenza e all’estremismo.

 

originale: http://www.middleeastmonitor.com/articles/middle-east/10613-al-assads-blockadefrom-tel-zaatar-to-yarmouk